TRONCHETTI PROVERA / ASSOLTO NELLA SPY STORY, “IL FATTO NON COSTITUISCE REATO”. E POTEVA NON SAPERE… 

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3 a 2. Dopo una battaglia giudiziaria durata 8 anni Marco Tronchetti Provera viene assolto dall’accusa di ricettazione per una brutta storia di spionaggio industriale. Secondo la Corte d’Appello di Milano, infatti, “il fatto non costituisce reato”, mentre invece per ben due volte la Cassazione aveva sostenuto e documentato esattamente il contrario, chiedendo la condanna del patròn della ormai gialla Pirelli (è per oltre la metà dei cinesi).

Cassazione contro Appello, dunque, una giustizia spezzata esattamente a metà.

La fresca assoluzione è anche in stridente contrasto con le pesanti condanne inflitte nel 2009 ai due super spioni al servizio di Telecom e quindi di Tronchetti Provera all’epoca dei fatti, il 2004: Giuliano Tavaroli, il capo della security di Telecom, e Fabio Ghioni, un grosso pirata informatico (facevano parte del cosiddetto Tiger Team) hanno patteggiato una condanna rispettivamente a 3 anni e 8 mesi e 3 anni e 4 mesi.

Giuliano Tavaroli. Sopra, Marco Tronchetti Provera

Sorge spontanea la domanda: come mai il Capo – ossia Tronchetti Provera – alla fine la fa franca mentre i suoi dipendenti sono stati condannati? Poteva “non sapere” ? Nelle loro difese, infatti, i due hanno sempre sostenuto che l’ordine di spionaggio era arrivato dal numero uno e certo non era partito da loro. Ovvio, lo capisce anche un bimbo delle elementari: difficile che una decisione così delicata venga assunta in modo autonomo da due dipendenti senza l’avallo del capo.

Tronchetti si è difeso sostenendo che era sì al corrente della situazione, ma che per trovare la soluzione operativa venne fatta una brevissima riunione, cinque minuti e via. Come dire: deciso il da farsi, vedetevela poi voi sul ‘come procedere’.

Ci ha creduto la Corte d’Appello, non ci aveva creduto la Cassazione.

SPIE CONTRO SPIE, LA GUERRA PER BRASIL TELECOM  

Ecco in breve cosa era successo. Nella guerra di Telecom, una delle partite più grosse si giocò, una quindicina d’anni fa, per il controllo di Brasil Telecom. Il gruppo anti Tronchetti ingaggiò una società investigativa, la Kroll, per dossierare Tronchetti (il quale, a sua volta, era coinvolto nell’altro grande scandalo sui dossieraggi illegali contro i rivali industriali e personali). L’ex vicepresidente dell’Inter venne a saperlo e quindi ordinò al suo team – capeggiato appunto da Tavaroli, braccio destro Ghioni – di trovare le prove. Il team riuscì a trafugare un cd made in Kroll e questo venne poi consegnato alla procura di Milano e anche a quella brasiliana. Insomma, una vera e propria guerra per bande.

Tronchetti ha sempre sostenuto di “non conoscere la provenienza illecita di quel cd”; la Cassazione, Tavaroli e Ghioni hanno sempre sostenuto il contrario. E la Terza Corte d’Appello di Milano ora ha messo la pietra tombale sulla vicenda credendo alle parole di Tronchetti.

Il tribunale di Milano

Incredibile ma vero. Ecco come funziona la giustizia italiana. Immaginate un piccolo imprenditore alle prese con una vicenda del genere: sarebbe rimasto stritolato da questo infernale meccanismo. Il Grande Tronchetti invece no: e può anche vantarsi di aver rinunciato alla prescrizione.

La vicenda fa andare in brodo di giuggiole il Corriere della Sera, che attacca l’accanimento giudiziario – figurarsi – contro gli imprenditori. Scrive Federico De Rosa: “La vicenda di Tronchetti è anche un riscatto nei confronti di un mondo, quello degli imprenditori, messi troppo spesso sotto accusa”.

Un ultimo cenno alla motivazione, “il fatto non costituisce reato”. Cosa, il dossieraggio? Lo spionaggio? La “non conoscenza” di Tronchetti su ciò che i suoi spioni facevano?

Siamo davvero ai confini della realtà.

P.S. Ricorderete l’altra maxi inchiesta sui dossieraggi voluti da Tronchetti ed eseguiti dal suo Tiger team sui suoi rivali industriali, politici e anche sportivi. Fece spiare perfino i calciatori della Juve e dell’Inter (in particolare Bobo Vieri) e la sua stessa moglie, Afef, sulla cui fedeltà evidentemente nutriva dei dubbi.

Ha subito qualcosa Tronchetti per quelle migliaia di spiate? Per aver fatto pedinare e intercettare a più non posso? Ancora una volta una giustizia a due facce. E sempre viene calpestata la giustizia con la G maiuscola.

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