PROVVISIONATO / CI MANCA IL SUO GRANDE GIORNALISMO D’INCHIESTA

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Sentiamo un grande vuoto dentro di noi, una mancanza irreparabile, un’assenza che anche ora ci rende sgomenti. Un anno fa se ne è andato Sandro Provvisionato, il maestro del giornalismo d’inchiesta, la penna alla quale la Voce ha ancor più ispirato il suo modo di essere, di fare giornalismo, di intendere il modo di scrivere.

Ci siamo conosciuti più di quindici anni fa, nel 2002, ad una stragremita Festa dell’Unità a Bologna, un intero padiglione di voci, di domande, di partecipazione reale, volontà di conoscere. L’occasione era un confronto su volume fresco di stampa in Italia e prima negli Usa, “Tutto quello che sai è falso”  (editrice Nuovi Mondi Media): un ante litteram sulle fake news più clamorose, quelle autentiche, quelle doc, in campo scientifico, politico, economico. Le grandi bufale raccontate ai lettori, vere armi di distrazione di massa.

Il tema ci accomunava, perchè si trattava di vere controinchieste, capaci di svelare le bugie dei grandi media in ginocchio davanti al Potere e ai suoi Palazzi.

Sandro Provvisionato. In alto l’apertura di Misteri d’Italia e, sotto, il libro edito da Laterza

Dopo, sotto un tendone della Festa, mangiammo e bevemmo qualcosa; per noi la felicità di poter conoscere e parlare con un Mito, il giornalista al quale ci sentivamo da sempre più vicini (insieme ad Oliviero Beha) e che quella sera avevamo la fortuna di conoscere. Rimanemmo disarmati dalla sua semplicità, dai suoi modi pacati e gentili, tanto da sentirlo amico da una vita. Affascinati dal suo modo di raccontare, di ricostruire le storie, di collegare i fatti, di chiarirti in poche frasi qualcosa che ti sembrava complesso e oscuro.

Da allora cominciò a collaborare alla Voce, con contro-inchieste super documentate. Mitiche quelle sulla strage di Bologna. Anticipatrici di anni quelle sulla strage di via D’Amelio e il taroccamento del pentito Vincenzo Scarantino: una storia, quest’ultima, scritta a puntate anni fa e attualissima, in gradodi documentare per filo e per segno quel clamoroso depistaggio di Stato – con tanto di nomi e cognomi altisonanti – che emerge solo oggi.

UNA VITA PER LE INCHIESTE

Una vita, la sua, dedicata al giornalismo. Esordisce come redattore  e poi direttore di Radio Città Futura, la mitica antenna capitolina della “nuova sinistra” romana dell’epoca. Poi all’Ansa, quindi inviato dell’Europeo, capocronista del Tg5 per il quale ha diretto la sezione “inchieste”. Quindi dal 2000 al 2012 inviato e conduttore (con Tony Capuozzo) di “Terra”, cui si devono memorabili inchieste in campo internazionale. Giornalismo allo stato puro.

Moltissimi i libri firmati, regolarmente su temi bollenti, su misteri di Stato, connection da brividi.

Premonitore “Corruzione ad Alta Velocità”, scritto vent’anni fa (esce nel 1999) a quattro mani con Ferdinando Imposimato e dedicato ai grandi affari della Tav, partita da 27 mila miliardi di vecchie lire e approdata (allora) a ben 150 mila. Senza timore, gli autori fanno nomi e cognomi degli autori di quello scempio: economico, ambientale, capace di favorire l’infiltrazione delle mafie. Un business sul quale avevano appena puntato i riflettori – prima d’essere trucidati – Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. E, come detto, vengono alla luce le responsabilità della regia politica –  Romano Prodi – e dei depistaggi di Stato, per vie della non-inchiesta di Antonio DI Pietro, il quale si comporta come un angioletto – lui, storico pugno di ferro – nei confronti dell’uomo di tutti i segreti, “a un passo da Dio”, il super faccendiere Francesco Pacini Battaglia.

E ancora: “Vaticano rosso sangue – Dalle trame dell’agente G al rapimento di Emanuela Orlandi – cento anni di casi irrisolti all’ombra di San Pietro” del 2006, fino ad “Attentato al Papa” scritto con Imposimato nel 2009.

E sempre con Imposimato firma un vero capolavoro, “Doveva morire”, scritto 10 anni fa, nel 2008, nel quale viene minuziosamente ricostruito, passo dopo passo, il caso Moro, il quale doveva appunto morire prchè la sua politica andava contro gli interessi dell’Urss e soprattutto degli Usa, che non a caso inviarono dagli States un uomo forte della Cia per coordinare le operazioni di “liberazione” dello statista Dc. Un grande bluff, perchè – come ricostruiscono i due autori – lo stesso inviato speciale di Henry Kissinger, ossia Steve Pieczenick, confessa di aver lavorato perchè Moro non uscisse vivo da quel rapimento.

E ancora più dentro, per sviscerare quel giallo, Sandro scrive nel 2015, con Stefania Limiti, “Complici – Il caso Moro – Il patto segreto tra Dc e Br”, in cui vengono dettagliate tutte le responsabilità di pezzi da novanta della Dc – Francesco Cossiga e Giulio Andreotti in pole position – e il ruolo svolto dalla potente organizzazione paramiliatare segreta, Gladio, di cui Cossiga era un fiero sponsor.

“MISTERI D’ITALIA “, UN MIRACOLO DI GIORNALISMO

Ma la perla coltivata per anni e anni di duro e appassionato lavoro è “Misteri d’Italia”, la grande enciclopedia dei tanti buchi neri che hanno insanguinato il nostro Paese, un gigantesco archivio sulle tante storie di mafia, di depistaggi, di inchieste mal svolte e mai giunte a capo di niente, per una serie di complicità ad altississimi livelli. Un patrimonio che veniva regolarmente aggiornato da Sandro e dai suoi collabratori.

In qualsiasi Paese civile, un tale patrimonio troverebbe uno Stato che, per sua iniziativa, lo valorizza, vi raduna intorno energie per farlo vivere: non solo per onorare la memoria di Sandro, ma per rendere un servizio di grande conoscenza storica al Paese.

“Giustizia e memoria”, ne abbiamo parlato tante volte insieme, perchè il giornalismo possa uscire dal tunnel di una morte annunciata, di un giornalismo mortificato, cloroformizzato, minacciato, ormai omologato.

Chi vuole onorare sul serio la memoria di Sandro deve alzarsi dalla scrivania e cominciare a combattere una battaglia con ogni probabilità impossibile, ma che va combattuta per ragioni morali, ideali e professionali. Il giornalismo – in genere – e soprattutto quello d’inchiesta, non possono morire sommersi da veline e pezzi copia incolla. Il giornalismo investigativo, d’inchiesta è il sale della democrazia, l’unico – da sempre – capace di alzare i veli sul Potere, di fare reale contro informazione. Come ha sempre fatto, senza mai deflettere, Sandro Provvisionato. Come nel nostro piccolo cerchiamo, con enormi fatiche, di fare alla Voce.

Ciao, Sandro!

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