Ecco la band degli stonati

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Suona come una band con il piano non accordato, una chitarra priva di un paio di corde, una batteria fuori tempo e un vocalist stonato: si chiama 5SStelle, ma con la massima valutazione dei grandi hotel ha zero in comune. Il fondatore, ovvero il comico genovese del ‘vaffa’, profitta dei mugugni di popolo ad alta diffusione e acchiappa consensi con proclami ad effetto. Aggancia il sentimento di ripulsa per la mala politica con la bandiera della rottamazione e condisce il progetto “rivoluzionario” con il sale di ‘onestà, onestà’ che spande a profusione nell’attraente, tempestivo piatto della guerra senza feriti contro il dilagare dei corrotti. Il grullo parlante aggancia il surreale Casaleggio, presunto guru dalle idee bislacche, e tanto più dentro il progetto pentastellato quanto meno contigue alla fattibilità. Il cosiddetto Movimento raccatta in giro per il Paese giovani senza ipotesi di futuro, in cerca di un mestiere e li inventa politici, antagonisti dell’esaurito establisment locale nazionale. Giovanotti senz’arte né parte si tuffano nell’impresa di inventarsi gestori di poteri minimi e massimi. Cingono qua e là fasce tricolore da sindaci e affini, danno la scalata al Parlamento, poi addirittura al governo e per questo passo finale devono sottostare a chi sarebbe teoricamente agli antipodi del grullismo. Sono spettacolari i curricula degli unti del Signore che occupano gli scanni istituzionali: il nulla a prescindere dalla partecipazione a tornate elettorali, premiate con la bellezza di trenta, cinquanta voti on line, o giù di lì. Il dato spicca per esempio nella biografia dell’Incompiuto Di Maio, pescato limbo degli “incompiuti”, perché convinto come il socio Casaleggio di poterlo manovrare a suo piacimento, come un burattino senz’anima e cervello. Gli va male, perché il giovanotto prende sul serio la nomina di capo 5Stelle e da quella base di presuntuosa convinzione costruisce con infaticabile lena il disastro dell’Italia, anche perché subalterno alla tracotanza leghista. Il Movimento rivela passo dopo passo la totale contrapposizione che appare presto stridente tra progetti teorici e ripetuti flop. Tutte le promesse fasulle sono sistematicamente disattese e il sistema Lega-5S frana con conseguenze preoccupanti per il Paese. L’incompetenza spocchiosa di Di Maio si coniuga con il niente di Conte, mandato allo sbaraglio dai due vice premier affamati di potere, inciampa in pseudo ministri che si muovono tra il ridicolo e il nefasto. Al secolo l’incompetente, sprovveduto e gaffeur Toninelli, o il bizzoco, omofobo Fontana, ma anche altri soggetti misteriosi, praticamente invisibili.

In mano a chi siamo. I due poli antitetici del governo gialloverde tirano in aria la moneta, una volta per ciascuno. Una volta è testa, una croce. Il grullino deve ingoiare un rospo grande così e smentire il movimento che aveva giurato di fermare la costruzione del gasdotto Asia-Puglia. È rivolta dei 5Stelle che insultano Di Maio come traditore, bugiardo e succube di Salvini. Il vice premier leghista sembra invece che debba autoflagellarsi in Padania. Costretto a cedere al collega che mette il veto sul Tav (Treno ad alta velocità) e non sulla Tav come dicono tutti sbagliando. Non è l’unico peccato non perdonabile di Di Maio che in questi giorni attacca Draghi, presidente della Bce, preoccupato per le finanza dell’Italia, poi innesta la solita retromarcia, indotto al pentimento dalla correzione del tiro di Tria, convinto del giusto ammonimento dell’economista a capo della Banca europea. Un governo tsunami come questo, che va allagando e terremotando il Paese, in presenza della sinistra in buona condizione psicofisica (ovvero politica), non sarebbe mai nato e tanto meno sarebbe sopravvissuto a se stesso per più di un mese.

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