SAIPEM / COMMESSA BIS IN THAILANDIA. MA C’E’ L’INCUBO BRASILE

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Seconda commessa in Thailandia nel giro di pochi mesi per Saipem, il nostro colosso dell’impiantisca petrolifera ora controllato da Eni in condominio con la Cassa Depositi e Prestiti.

Stavolta si tratta di un progetto d’espansione della raffineria di Sriracha per un valore totale di 4 miliardi di dollari. Saipem partecipa alla commessa con altri due partner, Petrofac e Samsung: per cui a Saipem spetta un terzo, quasi un miliardo e mezzo.

Il precedente lavoro concerne la costruzione del rigassificatore Nong Fab, per un importo pari a circa mezzo miliardo di dollari.

In tutto – fanno sapere da casa Saipem – dall’inizio del 2018 sono stata raccolte commesse per un totale che supera i 7 miliardi di dollari. Una crescita dovuta anche alla stabilizzazione del prezzo del petrolio.

Grasso che cola, per la storica costola di Eni. E fieno da mettere in cascina per quando arriveranno i tempi bui. Vuoi per gli aumenti del prezzo del greggio, vuoi per i grattacapi derivanti dalle tante pendenze giudiziarie in giro per il mondo.

La più pesante è quella in Brasile (ma l’inchiesta per corruzione internazionale procede anche alla procura di Milano) per via dell’inchiesta “Lava Jato” che ha decapitato mezza classe politica carioca, compresi l’ex capo dello Stato Dilma Roussef e il suo mentore e predecessore Ignacio Lula Da Silva. La tangente del secolo (5 i miliardi di dollari accertati) versata dalla verdeoro Petrobras; protagoniste dell’affaire anche le italiane Eni, Saipem e Techint, il colosso privato guidato dalla dinasty che fa capo a Gianfelice Rocca.

 

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