ASSICURAZIONI / I 10 MILA INCIDENTI FASULLI DI NAPOLI. PER ORA

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Assicurazioni a Napoli, una montagna di truffe, falsi incidenti, gestiti da una “cupola” composta da presunte vittime, avvocati e faccendieri, un vorticoso giro di soldi che spesso confluiscono lungo le piste del riciclaggio. Sono almeno 10 mila gli incidenti taroccati, ma la cifra reale potrebbe aumentare in modo molto consistente. Potrebbe perfino trattarsi solo della punta dell’iceberg.

Un grande business e un gigantesco verminaio sul quale ha messo le mani (con il pesante capo d’accusa della “associazione a delinquere”) la procura di Napoli, e dalle 800 pagine scritte dal gip Maria Luisa Miranda emerge uno spaccato da brividi, una fetta di società – tanto per dire – che vive di truffe e danari sottratti illecitamente alle compagnie di assicurazione, le quali ovviamente aumentano i prezzi dei premi a danno quindi di tutti i cittadini.

Sembrano scene uscite dai film di Totò, invece è tutto drammaticamente vero. Nel marasma e nella confusione più generali – comode per chi vuol truffare – si inseriscono episodi paradossali. Ad esempio quelli dei veicoli pubblici, cioè delle aziende pubbliche di mobilità, dell’Asl o quant’altro che risultano aver provocato l’incidente mai avvenuto. Ma poi non si trova il modo di effettuare le perizie. Per cui il danno taroccato da 2000 o 3000 euro, grazie anche ad una sola testimonianza fasulla, viene liquidato.

Ecco l’altro bubbone: quello dei testi falsi. Osserva un avvocato: “E’ da anni e anni che si dovrebbe dar vita alla famosa anagrafe dei testimoni, con la quale sarebbe facilissimo scoprire che si sono centinaia di testi taroccati, che fanno questo di professione perchè beccano 100 euro per ogni testimonianza falsa. Perchè non viene mai attivato? Vuol dire allora che ci sono precisi interessi a che il sistema resti sempre così, marcio, una mangiatoia per tanti faccendieri, spesso compresi medici che attestano patologie inesistenti dopo un non esistente sinistro”.

Il problema si trascina da almeno vent’anni. E infatti risale proprio al 2000 l’uscita del volume “Il Grande Cartello” che ricostruiva non solo questo tipo di scenario truffaldino, ma soprattutto quel mondo delle assicurazioni al quale faceva comodissimo, per lucrare premi assicurativi sempre più alti. Tanto da mettere in piedi un vero e proprio “Cartello” che dopo alcuni anni venne punito con una colossale multa dell’Antitrust guidata, all’epoca, da Giuseppe Tesauro: da 700 miliardi la batosta per le compagnie d’assicurazione. Multa che, tra ricorsi, controricorsi e burocrazie varie, evidentemente non hanno mai sborsato. E mai avviando un processo graduale e reale di trasparenza,

per evitare tali tipi di truffa.

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