Allarme, cresce il rischio di un asse Lega-destra europea anti Ue

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Hanno l’asso nascosto nella manica, fingono di litigare per star dietro agli umori dei loro elettori, giocano sporco, a turno usano il “me ne frego” da avanguardisti, per indispettire i vertici della comunità europea, si alienano le massime autorità finanziarie, mentono sul balzo in su dello spread e dei tassi d’interesse, definiscono il fenomeno passeggero, alimentato da allarmismo complottista, destinato a sgonfiarsi grazie all’applicazione della manovra bocciata dall’Europa e con molta probabilità dalle agenzie di rating, sottovalutano l’andamento in rosso di piazza Affari. Gli osservatori estranei all’area Lega-5Stelle provano a spiegare agli italiani il perché di quello che appare masochismo gialloverde. Dicono che i guai dell’Italia in corso dell’Italia nascondono il perverso disegno leghista, complice l’anima nera dei pentastellati, di esasperare l’autorità politica e monetaria di Bruxelles, fino a rompere in vista delle elezioni di primavera, ad addebitare il flop dell’economia italiana all’ostilità aggressiva dell’Europa, a vincere la competizione e saldare il sovranismo gialloverde con il pacchetto di destra degli Stati membri e la nascita di un blocco di destra antagonista della Ue. Provate a ricordare il sistematico esordio delle esternazioni di Martina, segretario pro tempore del Pd. E’ univoco, segnala la volontà, per ora sotterranea, di Lega e in qualche misura dei 5Stelle di uscire da questa Europa e dall’euro.

La manfrina del Def. Al punto cruciale del condono, a detta dell’Incompiuto id Pomigliano, il decreto avrebbe subito la manomissione per favorire i grandi evasori e la denuncia e ha vissuto momenti tragicomici. L’ambiguo Di Maio, a somiglianza del Berlusconi spaccone, ha dichiarato in televisione (Vespa) che si sarebbe rivolto alla Procura della Repubblica per indagare chi avrebbe aggiunto (nottetempo? ndr) qualche rigo al documento sottoposto al Presidente della Repubblica. Alla sparata, mandata in onda con evidente disprezzo per la correttezza politica (azioni del genere prima si compiono, poi se ne dà l’annuncio) ha risposto il Quirinale “Mai ricevuto il documento) e con rabbia la Lega: “Se c’è stata l’aggiunta, Di Maio indaghi tra i suoi”.

Come un elefante che si muove tra oggetti di vetro, l’inconsistente Premier Conte non ha affrontato i litiganti e si è rifugiato nella convocazione di un consiglio dei ministri per domenica prossima. Salvini, di nuovo con finto spirito battagliero, ha risposto picche. Ha declinato l’invito citando la coincidenza di un impegno in Veneto, del derby Milan-Inter, dei doveri di buon padre che trascorre la domenica con i figli.

Titoli a tutta pagina dei giornali sulla guerra Lega-5Stelle e perfino sull’ipotesi di crisi del governo, ma è durato il tempo di un amen. Il “Ce l’avevo duro” ha innestato la retromarcia e al consiglio dei ministri ci sarà. Nel frattempo Giorgetti, economista della Lega, sospettato da Di Maio di essere l’autore delle righe aggiunte, ha replicato con un “Ma cosa sta dicendo? Quel testo è stato scritto, letto e approvato da tutti come è adesso e c’era pure Di Maio”.

Di qui il nostro consiglio agli scommettitori: puntate sulla certezza che non si saprà mai chi ha modificato il documento della manovra per favorire con il condono evasori di ogni genere e tutto finirà in una pizzeria, ritrovo abituale dove il vicepremier pomiglianese dirime le grandi questioni del Paese.

Provare per credere. Accendete un mutuo casa. Scoprirete che i tassi di interesse bancari sono aumentati di pari passo con l’impennata dello spread e così gli interessi sui buoni del tesoro italiani, che di questo passo gli investitori stranieri si guarderanno bene dall’acquistare, a scapito del nostro debito pubblico. Chiedete agli imprenditori quanto costa di più il credito bancario. Achtung: e se lo spread toccasse i 400/500 punti? Fallimento.

Nel guazzabuglio grullin-leghista del Def sembrava rientrare anche il nodo diseguaglianze Nord-Sud dell’assicurazione auto. Debole, strumentale e illegittimo l’alibi delle Compagnie. “Al Sud risarciamo danni falsi”. La replica è semplice: l’automobilista virtuoso, perché deve pagare anche per i truffatori? Polizia, carabinieri, finanza continuino a scovare gli imbroglioni e gli avvocati che li assistono, i magistrati li puniscano, ma se un assicurato del sud non fa incidenti o denuncia quelli veri, perché dovrebbe pagare più di un milanese o un veneto? Come è giusto far pulizia del caos sanità e in particolare del costo diversificato di siringhe e altri oggetti paramedici e medici, unificando gli acquisti a livello nazionale e al prezzo più conveniente, sarebbe equa anche la tariffa unica delle assicurazioni, ma il governo gialloverde, a trazione leghista, difende i suoi feudi del Nord e tutto resta come prima.

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