Condono: è festa per dieci milioni di italiani, non per l’Italia

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Vota X,Y. per te ci sono 50 euro. La proposta non è erga omnes. I destinatari del “comparaggio elettorale” sono selezionati con cura. La preferenza va a vecchi e vecchie malmessi, di quelli che le statistiche inseriscono nei sei milioni di poveri che con 50 euro ci mangiano una settimana. Minuziose indagini individuano elettori esplicitamente disinteressati alla politica, ipotetici membri dell’astensionismo, indotti a mutare opinione con l’offerta dei 50 euro. E sono tanti. C’è analogia con la captatio benevolentiae del condono, che mistificatori di professione spacciano per pace sociale? Certo che sì. Sono tanti anche gli evasori seriali, i furbetti del sistematico “non pago le tasse, un condono prima o poi arriva” e la Casaleggio company ne ha piena consapevolezza, come gli strateghi leghisti. I consensi che il governo gialloverde raccatta con lo sciatto e pericoloso decreto economia e finanza è poca cosa rispetto all’euforia di chi truffa sistematicamente il fisco, cioè gli italiani onesti, che pagano le tasse. Gli esperti calcolano in dieci milioni il numero degli evasori che ricorreranno al colpo di spugna del condono. Nello specifico saranno graziati con la cancellazione i debiti nei confronti della pubblica amministrazione al di sotto dei 1000 euro. Per evasioni più consistenti è previsto l’annullamento di sanzioni e interessi di mora e il pagamento del solo 20 percento delle imposte sul nuovo imponibile. La chiusura del contenzioso prevede il pagamento del 50 percento dell’imponibile. Come il poco prudente giocatore di poker, che con in mano una misera doppia coppia rilancia la posta sul piatto, lo scaltro evasore, che contribuisce al debito miliardario dello Stato, commenta l’interessato regalo del governo con un beffardo “piatto ricco mi ci ficco”.

Centro, sinistra, destra: le mutazioni partitiche di chi governa da settant’anni non cambiano di una virgola l’inganno dell’impegno pre elettorale di far cadere la mannaia sul mostro dell’evasione fiscale, che una volta al potere sfocia in sanatoria. I politologi definiscono “imbarazzo” le contestazioni della base grullina al condono, ma nel bunker che l’ospita l’Incompiuto pomiglianese “se ne frega”, indifferente anche alla bocciatura di Bruxelles della manovra economica, imperterrito autore della ritrattazione sul caso Tap. Il comico genovese minacciò di contrastare con il proprio esercito eventuali interventi militari per imporre la costruzione del gasdotto Puglia-Asia. Di Battista invitò i grullini a non preoccuparsi, avrebbe bloccato in due settimane l’operazione. La collega Lezzi definì il gasdotto una mangiatoia di soldi pubblici. La Tap si farà. Anche questa è l’Italia in gialloverde. In tema di retromarce, l’ultima è fresca, fresca: Palazzo Chigi annuncia l’azzeramento dell’ accesso a numero chiuso per le facoltà di medicina, ma consapevole di aver sparato un’idiozia smentisce un’ora dopo.

Martin Schulz, leader tedesco socialista: “Nessuna fiducia in Salvini e Di Maio?” Junker. “Conti in disordine”.

Foa, presidente designato a guidare la Rai, mica l’emittente di Roccacanuccia di sotto, invece di occuparsi del marasma che regna nell’azienda pubblica, vola a Tel Aviv ed è colto in fallo dagli israeliani, dai giornalisti al seguito. Definisce“celebrazione” la commemorazione del 65mo anniversario del rastrellamento nazista nel ghetto di Roma, avvenuto invece 75 anni, fa. I social lo sbeffeggiano, perché inadatto al ruolo. Lui non trova di meglio che giustificare le gaffe con l’emozione.

Virginia Raggi una ne pensa, cinquanta ne fa. Nomina tale Alberto Sasso, trombato 5Stelle alle ultime elezioni, presidente di Eur che per conto del Comune di Roma si occupa di gestire il patrimonio immobiliare del quartiere Eur. Nepotismo puro.

Che la magistratura impegnata a gestire il caso di Riace abbia orecchie aperte a percepire gli umori del Viminale (leggi Salvini) è forse un azzardo. Fatto sta che ha ordinato gli arresti domiciliari del sindaco Domenico Lucano, protagonista di uno straordinario esempio di accoglienza dei migranti. Indotto a recedere, per aver emesso un provvedimento discutibile, fa marcia indietro e fa peggio. Trasforma gli arresti domiciliari di Lucano in obbligo di residenza al di fuori di Riace, provvedimento estremo inflitto come prassi ai mafiosi.

Ponti e viadotti di mezza Italia sono a rischio crollo, ma auto e camion di ogni dimensione e peso continuano a percorrerli. Chi dalla Calabria o dalla Sicilia è diretto in treno al nord, superata Salerno, entra in un lungo tunnel, che in uscita si immette in un viadotto di non pochi dimensioni. Il treno avanza a passo d’uomo e si spiega l’eccessiva sosta nel tunnel per tutto il tempo impiegato da un altro treno per attraversare il ponte in direzione opposta. Il caso è parallelo all’autostrada Roma-Adriatico. Il balneare ministro delle infrastrutture Toninelli, dopo accurato sopralluogo, ha sentenziato che lo stato di alcuni piloni dei ponti di sostegno è allarmante. Ci si aspetterebbe la chiusura cautelate dell’arteria e un immediato avvio dei lavori di verifica e consolidamento. L’unica conseguenza dell’allarme è il calo del 7 percento di transiti degli automobilisti. Strada dei Parchi, concessionaria di A24 e A25, diffida il ministero di Toninelli perché sblocchi entro cinque giorni i 192 milioni per la messa in sicurezza dei viadotti, fondi inseriti nel decreto Genova. In caso contrario il governo assumerebbe la responsabilità di ritari o dinieghi.

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