(Tip) Tap. Gasdotto no, anzi sì.

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Gara di “braccio di ferro” Lega-Stelle. La prova è in stallo, in perfetta parità. Il Ce l’ho duro-ducetto-mini-Orbàn Salvini, cede sul reddito di cittadinanza; l’Incompiuto fighetto pomiglianese Di Maio ingoia il rospo della Tap e fa contento il co-vice-premier, ma si becca le invettive dei pentastellati del Salento che inviano ai vertici del movimento un “Siete pezzi di m…, vergogna, dimettetevi”.

Dimettersi? Il grullino senz’arte né parte, elevato a ministro sotto la spinta del fuori di testa comico genovese, è avvitato alle poltrone di ministro, di sgrammaticato deus ex machina del movimento. Coperto con il telo impermeabile della strafottenza, tira dritto, per non far pendere completamene la partita di braccio di ferro dal lato del leghista di Pontida. Ecco a chi tocca affidare il futuro prossimo dell’Italia. I 5Stelle, a marzo, hanno racimolato un bel gruzzolo di voti con la campagna del no al gasdotto Puglia-Asia ed ora, impauriti, devono evitare ogni contatto con il Salento e con i loro incazzatissimi elettori. Il globetrotter di un anno sabatico, al secolo Alessandro Di Battista, poco più di un anno fa aveva esternato sulla questione: “Con i cinquestelle al governo bloccheremo il progetto”. A Melegnano, terminale del gasdotto, i 5Stelle, al grido di “No al mafiotto” hanno stravinto le elezioni di Marzo con la bellezza del 65 percento. Si rivotasse oggi? “Governo voltagabbana” urlerebbero i grillini al prediletto dei Casleggio, “Ti chiediamo conto delle tue bugie”.

Il mestiere di leader politico, se perfezionato con il ruolo di premier, è un vero affare per chi lo esercita. Quando si approda al capolinea del percorso istituzionale, è automatico imboccare il sentiero in discesa delle conferenze lautamente remunerate. Lo hanno imboccato uomini di Stato, presidenti di Paesi che contano nel mondo, quali sono Stati Uniti e Russia (Kissinger, Clinton, dopo di loro Obama e su altro fronte politico Gorbaciov). Dalle nostre parti il beneficiato è l’ex centro di propulsione dem Matteo Renzi, ex segretario Pd, ex premier. Dotato di innegabili qualità di affabulatore, ha mostrato più volte di poter parlare con competenza di politica, a braccio, senza dare una sbirciatina ad appunti scritti. Si dice che l’uomo della Leopolda intervenga a convegni e dibattiti dietro compenso di ventimila euro. Imboccata questa direzione di marcia post incarichi, Renzi tra non molto potrà dimostrare con quali soldi si accinge ad acquistare la sontuosa dimora, che ha fatto gridare ai detrattori “al lupo, al lupo”.

Lui si chiama Edoardo Rixi e di mestiere fa il vice ministro delle infrastrutture (sì del balneare Toninelli). Francesco Pinto, procuratore del tribunale genovese, ha chiesto per lui la condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione per spese “pazze”, sostenute con i fondi dei gruppi regionali. Rixi è in buona compagnia. Chieste condanne per altri 21 per ex e attuali consiglieri. Il termine “spese pazze” si riferisce a esborsi per faccende non istituzionali: cene, viaggi di piacere, divertimenti al Luna Park, gratta e vinci, scorpacciate di ostriche, fiori, per molte centinaia di migliaia di euro, specialmente collegate a feste come Natale, Pasqua e simili.

Traduciamo in lingua svedese il titolo del bel libro di Mimì Rea “Gesù fate Luce” e diventa “Jesus, gor ljus”. Perché? L’adeguamento si deve al gruppo Fagerhult, appunto svedese, che conta di inglobare entro la fine del 2018 il prestigioso marchio italianissimo IGuzzini, griffe leader nel settore dell’illuminazione. L’espropriazione è solo l’ultima di una serie che nel tempo ha consegnato a imprese estere, quasi per intero il comparto alimentare e per buona parte quelli dell’alta moda, degli elettrodomestici, Versace è americana (gruppo Kors), la Candy è del marchio Qindao Haler. I treni ultraveloci di Italo-Ntv, sono passati al fondo americano Global Infrastructur Partners. Niente paura, a noi spetta il primato di coltivatori di Kiwi.

A quando la vendita degli scavi di Pompei, dei Leonardo, Michelangelo, Raffaelo, Caravaggio?

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