Sesso e coca in Vaticano 

Condividi questo articolo

Il punto è: Bergoglio sapeva che nell’estate del 2017 (e chissà se era solo il primo e unico caso) nella casa del Signore, ovvero che nel palazzo della Congregazione per la Dottrina della Fede si faceva baldoria a base di omosessualità e cocaina? Indiscrezioni dicono che sapeva. oinvolto nel festino a luci rosse il cardinale Coccopalmerio, consigliere di papa Francesco, beccato nel corso di un blitz dalla gendarmeria vaticana nel bel mezzo di un party gay reso più eccitante dalla droga. Arrestato monsignor Luigi Capozzi, suo segretario. Ne ha dato notizia il sito americano LifesiteNews, ripreso dal blog del vaticanista Marco Tosatti. Bocche chiuse nel Vaticano. Tutto vero? In attesa di smentite o di dolorose conferme, ci si deve accontentare della dichiarazione di monsignor Becciu, ex sostituto della Segreteria di Stato e prefetto per le Cause dei Santi: “La notizia è priva di fondamento. Fu io ad informare dell’arresto del sacerdote il cardinale Coccopalmerio a fine giornata, non avendolo trovato al mattino per un disguido. Il prete non fu arrestato durante un fantomatico party, ma nel cortile della casa”. Fatto sta che monsignor Capozzi fu sottoposto a cure per disintossicarsi dalla droga.

L’Incompiuto Di Maio e il suo governo gialloverde dovranno assoldare migliaia di detective per selezionare gli italiani meritevoli di ricevere il cosiddetto reddito di cittadinanza. Il perché si deve all’indagine (2018) della Guardia di Finanza. Racconta con dati di fatto, che su dieci presunti poveri sei non lo sono, che dichiarano il falso e dovrebbero essere esclusi dal sussidio.

Chi si rivede. E’ un buon segno positivo che in piazza siano scesi uomini e donne del domani. Significa che i ragazzi si riprendono il ruolo di contestatori e il bersaglio è il governo, la cosiddetta manovra del popolo. Uno slogan comune ai settantamila studenti delle grandi città riprende con evidente e ammonitrice ironia “La pacchia è finita” del Salvini Ce l’ho duro. Uno dei temi della manifestazione è la mancanza di risorse per l’istruzione, il motivo di fondo è l’assenza di provvedimenti per combattere il lavoro precario. A Torino alcuni ragazzi hanno date alle fiamme i manichini di Salvini e Di Maio, gesto contrario alla legittima contestazione dei due vice premier e controproducente.

Il governo gialloverde prosegue nel cammino a ritroso e smantella un altro degli impegni pre elettorali. Il binomio Di Maio-Conte si rimangia il veto anti Tap e dice sì alla costruzione del gasdotto che collegherà la Puglia all’Asia. Identico dietrofront sul Tav, treno ad alta velocità. La spunta Salvini e i 5Stelle devono rimangiarsi il no, uno dei caposaldi del grullismo, proclamato a gran voce dal comico genovese.

Il ministro Tria rischia seriamente di essere buttato fuori dai dioscuri Castore e Polluce del governo solo teoricamente presieduto da Conte, nei fatti ostaggio di Lega e 5Stelle e messo lì perchè indossa abiti di sartoria e sorride anche ai funerali di vittime del tempo inclemente. Alle liti sullo sforamento del deficit al 2,4 percento, imposto al ministro dell’economia, fa seguito la protesta di Tria che denuncia lo scippo della questione Alitalia, tema di sua pertinenza, ad opera di Di Maio che ipotizza la nazionalizzazione della compagnia aerea di bandiera. Alla rabbiosa reazione di Tria, l’Incompiuto e dispotico vice premier risponde con toni da piccolo dittatore: “Se non gli sta bene, vada via”.

Condividi questo articolo

Lascia un commento