Sbarre, porte blindate: Italia autarchica e chiavi in mano a Salvini

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Ignoranza oltre che tracotanza e becera autarchia nazionalista. Sono doti riconosciute al “Ce l’ho duro Salvini” che infrange norme fondamentali del dovere sancito universalmente di soccorrere in mare chi è in pericolo di vita. Quante vittime del Mediterraneo ha già e avrà sulla coscienza il ministro razzista dell’interno non è dato sapere, ma è evidente il cinismo di vietare l’approdo nei porti italiani delle imbarcazioni che salvano i naufraghi. L’ultima del vice premier razzista è la sparata sulla chiusura degli aeroporti italiani, che per la sua mente distorta dovrebbero respingere i voli charter tedeschi con a bordo migranti arrivati in Germania dal nostro Paese. Un “autorevole” ministro della Repubblica ignora che non può porre il veto perché non lo consente il trattato di Dublino, a cui è vincolata anche l’Italia. Ma cosa c’è dietro i tempi dell’iniziativa della Merkel non è difficile da intuire. Dichiarare guerra all’Europa, come fa il governo gialloverde, provoca inevitabilmente l’ostilità di chi è attaccato e risponde con il rinvio al mittente dei migranti sbarcati e transitati in Italia, per raggiungere a Germania.

In un tempo assolutamente breve, l’Italia degli inconsapevoli, che continuano a masturbarsi con le spallate alla democrazia dell’Incompiuto Di Maio edel Ce l’ho duro Salvini, ispirati l’uno dalle farneticazioni di un comico sul viale del tramonto qual è Grillo e l’altro dal razzismo valpadano, potrebbero svegliarsi, in un giorno non lontano, in pieno regime dittatoriale: un solo giornale e tg governativi, epurazioni dei dissidenti, abolizione della libertà di stampa, dei partiti, dei sindacati e chissà una dichiarazione di guerra. Di Maio insiste con la minaccia di morte dei giornali, in particolare di Repubblica, il quotidiano più puntuale nel raccontare il disastro del governo gialloverde. E per esempio l’aver messo in dubbio la democrazia rappresentativa, ipotesi Grillo-Casaleggio ripresa da Di Maio, la negazione dello Stato di diritto a firma 5Stelle, il valore della scienza disconosciuto con la folle campagna contro le vaccinazioni, la chiusura dei porti e il divieto alle navi di soccorrere i migranti in mare, il tentativo di disgregare l’Europa, l’empatia per la Russia e il suo tiranno Putin, per Visegrad, gruppo di Paesi xenofobi e nazionalisti, l’aggressione verbale agli avversari politici. Di Maio insulta i promotori della jobs act definendoli “terroristi”, attacca la magistratura e la stampa in puro stile Erdogan. Allarmismo? Purtroppo no, il pericolo incombe. Purtroppo è la realtà che viviamo ogni giorno. L’indifferenza, peggio la sottovalutazione, già negli anni venti ha preceduto l’avvento del fascismo.

Pazzo Paese l’Italia della politica. Stupore, è il termine giusto, per l’endorsement dichiarato alla Lega da Francesco Boccia, presidente della Confindustria, erede dell’importante stabilimento tipografico omonimo, fondato dal padre Orazio, comunista di ferrea convinzione. Due le ipotesi: o si è pentito, o ritiene l’assurdo che possano convivere l’anima leghista e l’intenzione di entrare in competizione con i numerosi candidati alla segreteria del Pd. Di più, Boccia è di quelli che ritengono percorribile la futura alleanza con i 5Stelle, giusto per contribuire alla baraonda che anima il partito democratico.

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