Carfagna-Salvini: battibecco parlamentare

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Il mancato rispetto per le istituzioni democratiche, qual è il Parlamento, è una delle prerogative dei regimi totalitari, a cui aspira l’ineffabile vice premier leghista. In corso di question time il simpatico ministro “Ce l’ho duro”, osservati i banchi semivuoti dell’aula, ma glissando sulle assenze dei suoi, ha censurato il presunto disinteresse dei deputati dell’opposizione per la sua risposta a un’interrogazione. “Curiosa seduta, con più banchi vuoti delle opposizioni, non della maggioranza”. La Carfagna, che presiede la seduta, zittisce Salvini: “Le ricordo che sono in corso le commissioni in contemporanea”. Salvini: “Ma sto guardando a sinistra” Carfagna: “Può guardare anche davanti a sé perché ci sono anche banchi vuoti della maggioranza e per lo stesso motivo. Risponda nel merito e non alimenti polemiche”. Salvini: “Mi lasci parlare”. Carfagna: “E’ libero di parlare, non di attaccare il Parlamento. Le sembrerà strano, ma le regole valgono anche per lei”. Effettivamente le regole della democrazia vanno strette al vice premier che s’illude di poterle cancellare.

E’ amore viscerale Lega-5Stelle, una vera “cotta” e i due portabandiera cinguettano frasi sdolcinate a favore della stampa gossip, ma nell’intimità litigano a cuscini in faccia e reciproche contestazioni. Una delle tante: Di Maio pretende da Tria dieci miliardi per il reddito di cittadinanza, Salvini gliene concede solo otto, ma nessuno dei due spiega in modo convincente dove il collega dell’economia dovrebbe recuperarli senza aggravare il debito del Paese. Di sicuro c’è che il duopolio gialloverde gioca sulla pelle degli italiani.

Le incoscienti promesse pre elettorali. Di Maio: “Subito il reddito di cittadinanza”. Se il governo reggerà non ci sarà prima della metà del 2019, a prescindere dall’incognita dell’incostituzionalità legata all’esclusione dal beneficio dei migranti. Salvini: “Subito la flat tax”. Ma il taglio alle tasse, specialmente di quelle dei ricchi, è in alto mare.

Lo scandalo dell’orgia mediatica, fissata in una foto drammaticamente ridicolizzata, che ritraeva Di Maio e i suoi fedelissimi affacciati notte tempo al balcone di Palazzo Chigi a braccia levate e dita nel segno della vittoria, propone un seguito non meno sconcertante. Volutamente ignari del caos suscitato dal balletto di cifre del decreto economia, l’Incompiuto vice premier grullino ha organizzato una seconda, goliardica festa con balli e canti su un barcone galleggiante nel Tevere. Ovvio il commento “dal balcone al barcone”.

L’Europa, figurarsi, non si lascia intimidire dalle minacce del governo gialloverde e di fronte a dichiarazioni del tipo “Ci bocciassero pure la manovra. Siamo pronti. Sarebbero loro a perderci”, risponde con la bocciatura della manovra. La lettera è pronta e alimenterà pericolosamente il rischio di frattura insanabile dell’Italia con la Comunità, ovvero di un passo disastroso del nostro Paese verso il baratro dell’uscita dalla Ue. Incredibile commento di Di Maio: “Vogliamo costringere l’Ue a dirci no alla manovra”. Ecco la nefasta prospettiva: solo se lo spread dovesse toccare i 400 punti Lega e 5Stelle si arrenderebbero, ma nel frattempo gli italiani avrebbero pagato decine di miliardi di euro per ripagare la crescita del debito pubblico.

Ieri sera conferenza stampa congiunta Conte, Salvini, Di Maio, Tria. Poche, succinte dichiarazioni e divieto ai media di fare domande. Incazzatissimi i giornalisti parlamentari per la scorrettezza, riferibile ai comportamenti del Ventennio. Protesta delle associazioni di categoria.

Il governo e la grammatica italiana. Conte: “Mi sembra che ora i vicepresidenti ci illustrassero”. Salvini: “Un piano di assunzioni senza precedenza”. Di Maio in formato Agatha Christie: “Faremo (parla sempre al futuro, ndr) una serie di cose, che poi potrete scoprire”. Nel frattempo condisce il mistero con una nuova minaccia: “Senza reddito di cittadinanza vi mando tutti a casa” Eia, eia. Alalà

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