SUPERMAZZETTE PETROBRAS / DAGLI USA SOLO UNA MAXI MULTA. E POI?

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Fino ad oggi abbiamo tutti scherzato con il gigantesco importo delle mazzette Petrobras, il colosso petrolifero brasiliano da anni protagonista dell’inchiesta “Lava Jato”? Oppure negli Stati Uniti cominciano a dare i numeri?

Bene. Leggiamo cosa scrive il 28 settembre Repubblica tra le brevi di economia estera. “Petrobras chiude causa giudiziaria e paga 853 milioni di euro”, questo il titoletto e poi: “La compagnia petrolifera brasiliana Petrobras pagherà 853 milioni di dollari alle autorità brasiliane e americane, in base ad un accordo con i tribunali Usa, per chiudere l’inchiesta giudiziaria su una delle più grandi reti di corruzione scoperte al mondo. L’accordo prevede che Petrobras depositerà 682 milioni di dollari in un fondo brasiliano; altri 170 milioni saranno  distribuiti fra il Dipartimento della Giustizia americano e la Sec, l’equivalente statunitense della Consob”.

Prosegue la notizia: “In cambio del risarcimento e della ammissione che Petrobras ha commesso gravi reati e violazione delle norme che regolano le attività delle società registrate presso la Borsa di New York, la giustizia americana non presenterà imputazioni formali relative a queste pratiche illegali”.

Riavvolgiamo il nastro. Dello scandalo Petrobras se ne parla (e la Voce ne scrive) da circa tre anni. E’ la famosa inchiesta Lava Jato, una sorta di Mani pulite carioca, che ha scoperchiato il più colossale giro di tangenti della storia mazzettara internazionale. 5 i miliardi di dollari accertati, e la possibilità che al termine dell’inchiesta si arrivi all’iperbolica quota dei 20 miliardi di dollari.

L’inchiesta ha praticamente decapitato la classe politica verdeoro, con l’impeachment della presidente Dilma Rousseff e la galera per il suo mentore e predecessore, il compagno Ignazio Lula Da Silva, che s’è beccato 9 anni di galera. Tutta la nomenklatura, di maggioranza e di opposizione, era coinvolta ed ha beccato condanne. Un parlamento praticamente azzerato, anche il vice presidente Temer coinvolto in questa e in altre inchieste da brividi. Un paese in ginocchio, sotto il profilo istituzionale.

E adesso gli americani intendono metterci una loro bella pietra sopra e seppellire quell’immenso verminaio sotto una manciata di dollari? Davvero per un pugno di dollari danno il loro colpo di spugna?

A questo punto è necessario sapere se l’inchiesta Lava Jato in Brasile prosegue; se i colpevoli verranno processati e sbattuti in galera. Se il bottino – e non solo gli spiccioli – verrà recuperato.

Se Petrobras potrà continuare a lavorare libera e bella e ricominciare a distribuire nuove mazzette, caso mai di diverso formato, per gli appalti relativi allo sfruttamento dei suoi giacimenti petroliferi.

E poi: le imprese degli altri paesi coinvolti che fine fanno? Prendiamo l’Italia: nel pozzo delle tangenti e quindi sotto i riflettori della magistratura carioca sono finite le nostre Eni, Saipem e la Techint che fa capo a Gianfelice Rocca e C. Cosa succede alle loro imprese? Un arrivederci alla prossima? E per le società di tutti gli altri paesi finiti nel calderone Lava Jato?

C’è poi l’inchiesta italiana, portata avanti negli stessi anni dalla procura di Milano, che indaga per “corruzione internazionale”. E così indaga, fa inchieste e istruisce processi sia sul versante africano (con i casi Algeria e Nigeria) che su quello brasiliano.

Ora che succede dopo le sparate a stelle e strisce? Tutto a tarallucci e vino? Staremo a vedere.

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