Bravo Presidente

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I tratti somatici del presidente della Repubblica hanno indotto non pochi italiani, politicanti inclusi, a rappresentarlo come persona pacata, riflessiva, equidistante, perfino timida. Nulla di più inesatto. A un niente dall’approvazione del decreto economia, osannato in chiave palazzo Venezia dai grullini (grullini, non è un errore di battitura), Mattarella ha esternato, e come!: “La Carta costituzionale chiede equilibrio di bilancio, indispensabile per il futuro, rappresenta la base e la garanzia della nostra libertà, della nostra democrazia e all’articolo 97 dispone di assicurare l’equilibrio di bilancio e la sostenibilità del debito pubblico”. Tradotto in chiaro, il monito è una stroncatura della follia finanziaria del governo, che promette mari e monti, incide pesantemente sul debito del Paese e accresce circa del due percento il deficit consentito dall’Europa, che pagheranno gli italiani.

Latina. Il “Ce l’ho duro leghista”, l’incredibile vice premier Salvini, ha replicato con l’abituale insolenza alle critiche del presidente della Repubblica sulla manovra economica del governo: “Stiamo smettendo di governare il Paese da servi come ha fatto per anni la sinistra. La manovra economica stavolta la facciamo da Roma e per gli italiani. Se Bruxelles dice no io me ne frego (in puro linguaggio mussoliniano). Questo lo devono capire a Bruxelles, a Berlino e anche in qualche colle di Roma. Il riferimento a Mattarella è accolto da fischi e buu dalla folla. La versione del Carroccio dice che erano diretti al presidente. L’insulto conferma su quale “élite” della società conti il Carroccio. La versione super partes, dei presenti non leghisti, sostiene che i fischi erano diretti alla nuova scorrettezza istituzionale di Salvini.

La megalomania Di Maio e Salvini contagia Conte. Il premier parla come i pupazzi con la voce del ventriloquo, per interposta persona. Nel caso in questione i ventriloqui sono i suoi due vice. Intervistato, Conte ha pronunciato con il tono enfatico dei suoi suggeritori il seguente ballon d’essai: “Realizzeremo il più grande piano di investimenti mai progettato in Italia”, cioè un piano di investimenti pubblici pari a 38 miliardi nei prossimi quindici anni e altri 15 nel prossimo triennio. Fosse vero, il deficit schizzerebbe in alto, con le conseguenze note (spread a 280, borsa giù del 3 percento) e provocherebbe il default del Paese.

Ha rischiato di brutto il ministro Tria e non è detto che abbia abbandonato il proposito di dimettersi per i contrasti con Di Maio e Salvini sullo sforamento del deficit. Il suo collega degli Esteri, Moavero, potrebbe seguirlo. Ha detto: “L’Europa ha fatto errori, ma i nazionalismi estremi distruggono l’Unione”. I destinatari del messaggio sono nell’esecutivo di governo di cui fa parte. Autogol.

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