SCARANTINO / DI MATTEO DAVANTI AL CSM SCARICA LA COLLEGA ANNA MARIA PALMA

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Una serie di excusatio non petite ma anche una serie di accuse ben precise (pur senza far nomi) nella verbalizzazione del pm Nino Di Matteo che finalmente parla davanti al Csm sul “più grande Depistaggio di Stato”, quello relativo al taroccamento del pentito Vincenzo Scarantino in occasione dei processi Borsellino.

Esordisce con sicurezza l’icona antimafia Di Matteo: “io con il più grande depistaggio della storia giudiziaria italiana non c’entro. Il depistaggio è cominciato un minuto dopo l’attentato di via D’Amelio con il furto dell’agenda rossa. Io invece sono entrato nelle indagini cinque mesi dopo”.

Il fascicolo, infatti, era finito subito nella mani del pm Anna Maria Palma, cui poi si è affiancato Di Matteo.

 

L’ETERNO MISTERO DELL’AGENDA ROSSA

Giuseppe Ayala. In apertura i magistrati Anna Maria Palma e Nino Di Matteo

Quindi solo cinque mesi. E il mistero dell’agenda rossa sempre in piedi. Ma “ufficialmente” risolto, con un processo farsa ad un ufficiale dei carabinieri ripreso da alcune telecamere con l’agenda rossa sotto il braccio. L’avrebbe data – forse – al giudice Giuseppe Ayala, ma a questo punto calano altre nebbie e il processo a carico dell’ufficiale della Benemerita è stato – tanto per cambiare – archiviato. Quindi, su questo fronte bollente dell’agenda rossa, punto e a capo.

La Voce ha più volte ricordato che la scrittrice e giornalista Roberta Ruscica, autrice del libro “I Boss di Stato” fa riferimento ad una confidenza fattale dalla Palma: “l’ho avuta fra le mani, l’agenda rossa”. Ma non ricorda, Ruscica se e cosa le abbia raccontato sul dopo, a chi l’abbia consegnata.

Ma è ovviamente sul pentito taroccato Scarantino che si concentra la verbalizzazione di Di Matteo davanti al Csm. Accusa Di Matteo: “C’è tutta una strumentalizzazione anche di quella sacrosanta ansia di verità attraverso un’abile campagna di disinformazione”.

A cosa si riferisce mai l’eroe antimafia, il pm senza macchia e senza paura? A quelle rare inchieste giornalistiche – come quelle della Voce – che osano nutrire seri dubbi sull’attendibilità degli inquirenti che hanno gestito quel pentito che anche un bambino avrebbe capito taroccato, costruito a tavolino, ammaestrato o come volete voi?

In primo luogo, a quanto pare, si riferisce alle accorate dichiarazione rilasciate più volte, in questi ultimi mesi, da Fiammetta Borsellino, la figlia-coraggio del pm trucidato a via D’Amelio, la quale ha solo chiesta verità e giustizia. E che vengano idenficati tutti gli autori del Maxi Depistaggio. E cioè non solo i poliziotti, ossia i tre che verbalizzeranno a giorni davanti al Csm (il capo della Mobile di Palermo Arnaldo La Barbera è morto 12 anni fa), ma soprattutto gli inquirenti, i magistrati che hanno diretto le operazioni e hanno gestito il pentito Scarantino.

Ribadisce Di Matteo: “Io ho cominciato a occuparmi delle stragi nel novembre 1994 e Scarantino collaborava già da cinque mesi. Non ho mai discusso con i colleghi che l’avevano interrogato prima e che non ho visto convocati qui; non seppi dei dubbi espressi dalla dottoressa Boccassini e dal dottor Saieva nell’ottobre ’94. Io ho partecipato al processo Borsellino bis solo in dibattimento, utilizzando le dichiarazioni di Scarantino in minima parte e nel Borsellino ter non l’ho nemmeno citato come testimone”.

E passa al contrattacco, Di Matteo: “Evidentemente è stato imbeccato da qualcuno che ha mescolato bugie e verità”.

 

S’INCRINA L’ASSE TRA I DUE PM, PALMA E DI MATTEO ?

Arnaldo La Barbera

Dichiarazioni pesantissime e tutte da decodificare, soprattutto.

A questo punto sorgono spontanei svariati interrogativi che solo il seguito del procedimento davanti al Csm potrà chiarire. E chissà mai se basterà.

Sostiene Di Matteo:”non ho mai parlato con i colleghi che lo avevano interrogato prima e che non  ho visto convocati qui”.

Una affermazione molto dura e di duplice valenza lanciata nei confronti della collega Anna Maria Palma. Primo, “non ho mai parlato con i colleghi”, quindi non ho mai avuto in cinque mesi alcuna interlocuzione con chi aveva in mano il fascicolo; secondo, sono stupito del fatto che mentro io sono qui, davanti a voi, la collega Palma non è stata ancora interrogata e non so se verrà  interrogata.

Terzo: nulla ho mai saputo delle dichiarazioni di Boccassini e Sajeva: come è mai possibile? Possibile che in un tribunale, per un caso di eccezionale gravità, gli inquirenti (o almeno un inquirente) sia tenuto all’oscuro di quanto relazionato da altri colleghi su un pentito strategico? Inverosimile.

E il gran botto finale: evidentemente Scarantino è stato imbeccato…

Domandoni finale: s’è rotto l’inossidabile asse Palma-Di Matteo durato un quasi un quarto di secolo?

Si potrà a questo punto chiarire cosa successe nel corso della “ultima cena” a casa di Paolo Borsellino, alla presenza di toghe eccellenti e “amiche” di Borsellino?

Il senso stesso della frase pronunciata un paio di giorni prima di morire alla moglie Agnese Borsellino, “un amico mi tradirà”?

E la reale “scientifica” costruzione del pentito Scarantino, “imbeccato” sempre al punto giusto durante tutto il dibattimento?

E si potrà forse anche chiarire l’eterno mistero del Castel Utveggio, che domina la collina di Palermo e dal quale si controlla perfettamente via d’Amelio? Per molti anni sede del Cerisdi, una sigla prima riconducibile, come centro studi, ai cattolici di Padre Pintacuda; poi diventata un misterioso punto di appoggio dei Servizi Segreti. A presiederlo, per alcuni anni, Adelfio Elio Cardinale, rettore di Medicina a Catania, sottosegretario alla Sanità nel governo Monti: e marito di Anna Maria Palma.

 

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