“Toc, toc, è permesso signora Juve?”

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L’aura snob della “signora del calcio italiano”, ovvero della Juventus, l’ha cancellata in pochi secondi tale Douglas Costa, calciatore agli ordini dell’allenatore Allegri e del presidente Agnelli. Lo screanzato esterno bianconero, per vendicarsi di un presunto fallo subito dall’avversario Di Francesco, prima gli ha rifilato una gomitata, poi una testata, per fortuna mal riuscita. Per non farsi mancare nulla uno sputo in pieno viso. La Juventus sembra orientata a multare l’autore della bravata, ma basta? La giustizia sportiva lo terrà fuori campo per tre giornate, ma basta? Non c’è ombra di giustizialismo nel capire che il signor Douglas Costa dovrebbe pagare prezzi molto più cari per quel che ha fatto e per scoraggiare altri episodi del genere. Corollario del ragionamento: se un calciatore colpisce a piedi uniti tibia e perone di un avversario e li frattura, il cartellino rosso dell’espulsione è poca cosa. Il caso andrebbe affidato alla giustizia ordinaria, punito come si giudica qualunque aggressione che avviene al di fuori del campo di calcio.

È normale attendere il giudizio di un Paese altro, rispetto all’Italia, perché qualcuno segnali che a governarci ci sono in questo momento personaggi alla Mussolini? Lo dichiara il vertice del Lussemburgo, che di suo ha da difendersi dalle accuse di catalizzatore di capitali esentasse, in quanto paradiso fiscale, ma in tema di democrazia ha le idee chiare e dice pane al pane e vino al vino. Il ministro degli esteri Jean Asselborn: “Quando il ministro degli Interni italiano ha detto che l’Europa non ha bisogno di nuovi schiavi per soppiantare i figli che non facciamo più, ho pensato che la misura era colma. Tutti guardavano imbarazzati per terra, io ho deciso rispondergli. “Si ricordi di quando migliaia di italiani cercavano lavoro da noi”. Per non infierire Asselborn non ha citato anche i milioni di emigrati in tutto il mondo fuggiti dalla miseria, dalla fame, in Europa e nelle Americhe, ma non ha ritrattato la dichiarazione sui migranti, che alla Comunità sono necessari per compensare la bassa natalità, che finanziano in una certa misura le risorse per le pensioni e contribuiscono alla formazione del prodotto interno lordo. Le dichiarazioni di Asselborn, echeggiano la parole di Moscovici, commissario europeo, sulla presenza di piccoli Mussolini nel governo italiano. E’ interferenza illecita negli affari del nostro Paese, o un campanello d’allarme dell’Europa che rischia un drammatico futuro per l’onda di destra in crescendo nel mondo e in troppi Paesi della Ue? Non lasciamo solo Asselborn. Il riferimento di Asselborn e Moscovici ai nostri due vice premier è lampante e non li citiamo con nome e cognome, per non smentire completamente l’intento dichiarato ieri nella nota quotidiana di adottare nei loro confronti il silenzio stampa (promessa quasi impossibile da rispettare). La deroga richiede comunque di prenderli in considerazione con i soprannomi che meritano, ovvero “Ce l’ho duro valpadano” “l’Incompiuto”

Pif, intelligente personaggio televisivo, regista, autore di programmi di successo: “Non voglio un ministro dell’Interno che dica: ‘abbiamo abbattuto una casa abusiva dei sinti’, voglio un ministro che dica: ‘abbiamo abbattuto una casa abusiva, punto. Perché nel momento in cui fai una differenza di razze, sei un razzista”. Salvini: “Non tacerò perché me lo dice Pif”: solito bla, bla, bla del valpadano.

Tra le doti del “Ce l’ho duro” di Pontida c’è il ragguardevole rispetto per le istituzioni e le loro rappresentanze. Per esempio per il Parlamento che il grillismo ha ipotizzato di far scomparire (il comico genovese ha proposto di eleggere i deputati sorteggiandoli tra i cittadini qualunque) e che la Lega giudica irrilevante, tanto da fregarsene della sua bocciatura di Foa al vertice della Rai per riproporla con il soccorso dei voti di Forza Italia. Berlusconi riceverebbe in cambio di non belligeranza sul nodo Rai, promesse di posti chiave, direzioni di telegiornali e reti, il vantaggio di non toccare il tesoretto degli spot pubblicitari (i 5Stelle sono per un taglio drastico) e di favorire i candidati berlusconiani alle prossime tornate elettorali in Abruzzo, Sardegna e Basilicata dove Forza Italia è accreditata di un misero 8 percento.

Flat tax, reddito di cittadinanza, pensioni, eccetera: Lega e 5Stelle come i separati in casa Lega e 5Stelle. Salvini: “Il reddito di cittadinanza? Non per stare sul divano”. Di Maio: “La flat tax non aiuti i ricchi”. Liti e risse quotidiane, ma convivenza forzata per rinviare alle calende greche il divorzio, che li priverebbe del giocattolo ‘potere’ di cui sono fortemente appassionati. C’è anche un momento di tregua sul tema della pace fiscale con riserva grillina), ma perché gli italiani non subiscano una nuova presa per i fondelli sia chiaro a tutti, altro non è che l’ennesimo condono, molto apprezzato dagli evasori.

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