Salvineide, number 17 e ultima

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Era il tempo del bunga-bunga, delle notti orgiastiche dell’ex cavaliere e i media erano saturi di news sul Berlusconi show eros-sessuale. Molte, troppe di queste note quotidiane raccontarono con ironia antagonista quelle pagine di un tragicomico esempio di degenerazione, fino a stancarsene e a ritenere che parlarne giovasse all’uomo di Arcore. Parte non secondaria di italiani, affetti da machismo infatti lo ammiravano e scriverne era un alimentare il suo “prestigio” di maschio predatore. Di qui la scelta di non parlarne più. Analoga decisione impone a questa nota di essere l’ultimo capitolo di “Salvineide”, serial news con il fatidico numero 17.

Il fronte dell’attacco alla democrazia del letale binomio LegaStellato muove per il momento su due caposaldi della libertà: magistratura e stampa. Nel becero gioco delle parti Salvini prova a discreditare i giudici, storica premessa dei regimi dittatoriali per imbavagliarli. Mattarella percepisce il pericolo e ammonisce “Nessuno è al di sopra della legge”. Il tetro ministro dell’Interno insiste e impone ai democratici di vigilare su possibili nuovi attacchi alla democrazia. Replica del “Ce l’ho duro” valpadano al Presidente della Repubblica, con piglio anti istituzionale: “Sono nel giusto e vado avanti”. Si fa forte di consensi social del tipo “giudici attenti, sappiamo dove abitate”. Manca solo il riferimento a olio di ricino, manganelli e attentati.

L’attacco alla libertà di stampa è cofirmato da Di Maio e Salvini. Il primo proclama: “Nella legge di bilancio porteremo il taglio dei contributi pubblici e stiamo approntando una lettera alle società partecipate di Stato per chiedere di smettere di pagare i giornali con investimenti pubblicitari”. L’altro vicepremier, definisce la libertà di stampa “Qualcosa di molto soggettivo”. Come dire “decido io cos’è”.

E’ ancora Mattarella a paventare il rischio di privare i media del diritto di raccontare luci e ombre della politica. Ricorda che la libertà di stampa è fondamento della democrazia. “No a tentativi di fiaccarne l’autonomia, di ridurre il ruolo del giornalismo”.

La tentazione è forte e la tendenza ad assecondarla altrettanto: mettere la sordina anche al fastidioso presenzialismo dell’“l’Incompiuto Di Maio, divenuto il soggetto più frequente di incubi. Lui, più che governare, “partecipa”, saltella da una rete televisiva all’altra, esterna, si lascia intervistare, si fa riprendere circondato da una folta scorta e da questuanti, da accoliti aspiranti a qualcosa, grillini saltati con furba tempestività sul carro del vincitore. Tra un selfie e un congiuntivo sbagliato (…se non ci sarebbe la terra la stella più bella sei tu), di recente ha fatto un salto in Egitto e in quanto ministro dell’economia avrà combinato qualche accordo commerciale con un governo che è responsabile di omertose reticenze nel fornire la verità sul caso Regeni. “Entro l’anno”, ha detto (parla sempre al futuro, mai al presente) “avremo la verità”. Ed è la solita promessa senza esito degli egiziani. Ora al Cairo c’è il presidente della Camera Fico e chissà non riesca finalmente a ottenere fatti e non parole.

Anche Di Maio esiste perché visibile in ogni spazio mediatico e contribuire a questa anomalia è come un reato. E così, l’“Incompiuto” vice premier, almeno in queste note, non occuperà neppure un rigo dello spazio quotidiano, esclusa l’evento della sua scomparsa dagli scenari della politica.

A proposito di “grilletti”. Toninelli, il ministro delle infrastrutture balneare (al mare nei giorni del crollo di Genova) duetta giulivo con Vespa (Porta a Porta) e si lascia immortalare con ampio sorriso da selfie con il conduttore. In tandem reggono tra le mani un modellino del ponte Morandi crollato. Chissà cosa ne pensano le famiglie delle vittime. Sempre più civettuolo, Toninelli pubblica sul profilo la sua foto insieme ai due figli nel salone di un parrucchiere. La didascalia dice “Assieme ai miei piccoli. Un momento di relax in mezzo a tanti impegni e tante sfide. Almeno ai capelli sono riuscito a darci un taglio”. La scritta, precedente recitava ironicamente così: “Ho revocato la revoca della concessione al mio barbiere”, in riferimento alla decisione di non rinnovare la concessione alla società Autostrade. Un mare di repliche incavolate. Non ne avete conoscenza? Gli autori di twitter lo hanno battezzo “Toni nulla” e scodinzolante cagnolino al guizaglio di Di Maio lo segue nell’iter delle gaffe. Etice. Salvineide, number 17 e ultima

Era il tempo del bunga-bunga, delle notti orgiastiche dell’ex cavaliere e i media erano saturi di news sul Berlusconi show eros-sessuale. Molte, troppe di queste note quotidiane raccontarono con ironia antagonista quelle pagine di un tragicomico esempio di degenerazione, fino a stancarsene e a ritenere che parlarne giovasse all’uomo di Arcore. Parte non secondaria di italiani, affetti da machismo infatti lo ammiravano e scriverne era un alimentare il suo “prestigio” di maschio predatore. Di qui la scelta di non parlarne più. Analoga decisione impone a questa nota di essere l’ultimo capitolo di “Salvineide”, serial news con il fatidico numero 17.

Il fronte dell’attacco alla democrazia del letale binomio LegaStellato muove per il momento su due caposaldi della libertà: magistratura e stampa. Nel becero gioco delle parti Salvini prova a discreditare i giudici, storica premessa dei regimi dittatoriali per imbavagliarli. Mattarella percepisce il pericolo e ammonisce “Nessuno è al di sopra della legge”. Il tetro ministro dell’Interno insiste e impone ai democratici di vigilare su possibili nuovi attacchi alla democrazia. Replica del “Ce l’ho duro” valpadano al Presidente della Repubblica, con piglio anti istituzionale: “Sono nel giusto e vado avanti”. Si fa forte di consensi social del tipo “giudici attenti, sappiamo dove abitate”. Manca solo il riferimento a olio di ricino, manganelli e attentati.

L’attacco alla libertà di stampa è cofirmato da Di Maio e Salvini. Il primo proclama: “Nella legge di bilancio porteremo il taglio dei contributi pubblici e stiamo approntando una lettera alle società partecipate di Stato per chiedere di smettere di pagare i giornali con investimenti pubblicitari”. L’altro vicepremier, definisce la libertà di stampa “Qualcosa di molto soggettivo”. Come dire “decido io cos’è”.

E’ ancora Mattarella a paventare il rischio di privare i media del diritto di raccontare luci e ombre della politica. Ricorda che la libertà di stampa è fondamento della democrazia. “No a tentativi di fiaccarne l’autonomia, di ridurre il ruolo del giornalismo”.

La tentazione è forte e la tendenza ad assecondarla altrettanto: mettere la sordina anche al fastidioso presenzialismo dell’“l’Incompiuto Di Maio, divenuto il soggetto più frequente di incubi. Lui, più che governare, “partecipa”, saltella da una rete televisiva all’altra, esterna, si lascia intervistare, si fa riprendere circondato da una folta scorta e da questuanti, da accoliti aspiranti a qualcosa, grillini saltati con furba tempestività sul carro del vincitore. Tra un selfie e un congiuntivo sbagliato (…se non ci sarebbe la terra la stella più bella sei tu), di recente ha fatto un salto in Egitto e in quanto ministro dell’economia avrà combinato qualche accordo commerciale con un governo che è responsabile di omertose reticenze nel fornire la verità sul caso Regeni. “Entro l’anno”, ha detto (parla sempre al futuro, mai al presente) “avremo la verità”. Ed è la solita promessa senza esito degli egiziani. Ora al Cairo c’è il presidente della Camera Fico e chissà non riesca finalmente a ottenere fatti e non parole.

Anche Di Maio esiste perché visibile in ogni spazio mediatico e contribuire a questa anomalia è come un reato. E così, l’“Incompiuto” vice premier, almeno in queste note, non occuperà neppure un rigo dello spazio quotidiano, esclusa l’evento della sua scomparsa dagli scenari della politica.

A proposito di “grilletti”. Toninelli, il ministro delle infrastrutture balneare (al mare nei giorni del crollo di Genova) duetta giulivo con Vespa (Porta a Porta) e si lascia immortalare con ampio sorriso da selfie con il conduttore. In tandem reggono tra le mani un modellino del ponte Morandi crollato. Chissà cosa ne pensano le famiglie delle vittime. Sempre più civettuolo, Toninelli pubblica sul profilo la sua foto insieme ai due figli nel salone di un parrucchiere. La didascalia dice “Assieme ai miei piccoli. Un momento di relax in mezzo a tanti impegni e tante sfide. Almeno ai capelli sono riuscito a darci un taglio”. La scritta, precedente recitava ironicamente così: “Ho revocato la revoca della concessione al mio barbiere”, in riferimento alla decisione di non rinnovare la concessione alla società Autostrade. Un mare di repliche incavolate. Toninelli come il suo santo protettore Di Maio non si fa mancare le gaffe. Definisce rimorchiatore l’incrociatore italiano Thalassa, dichiara che azionista di punta del Messaggero, di Repubblica e dell’Espresso è la famiglia Benetton che non c’entra niente con quei giornali e glissa sul fantastico evento delle nove (sic 9) preferenze ottenute come candidato alle comunali di Crema. E’ un drammatico spasso, non a caso vittima della satira di Crozza.

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