Mea culpa, mea culpa e no golpe anti magistratura

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Come i cattivi cattolici, che si macchiano di ogni infamità, corrono dal confessore e dichiarato il pentimento se la cavano con tre Ave Maria e due Pater Noster: il ministro dell’Interno non è da meno. Si pente, ma finge, solo per attrarre consensi nel pianeta del cattolicesimo.

L’unto del signore, l’uomo del destino, il “ce l’ho duro” di Pontida, l’emulo di Orbàn, Erdogan e simili, rivela inedite qualità divinatorie. “Farò il ministro 5 anni”. Sulla sua testa incombono accuse gravissime per il sequestro di migranti della Diciotti e reati collaterali, l’onere niente male di restituire una cinquantina di milioni truffati allo Stato, l’aggravante dell’incompatibilità con i 5Stelle, malamente mascherata da smentite prive di credito. Fino a quando spera di contare sulla domanda di sicurezza degli italiani che lo hanno votato, quando scatterà l’ora ics del crac di un’alleanza con i partner di governo sempre più tirata per i capelli? Per lui è rosso di sera e spera nel bel tempo spera, prova a esorcizzatre il rischio di un futuro nero evocando il “me ne frego” mussoliniano. Intanto deve incassare l’uppercut dell’Incompiuto Di Maio, che spoglia azzera il credito di uomo forte dell’alleato. Come succede ai bambini cattivi, rimproverati e puniti dai genitori, Salvini nel corso di una nottata insonne e convulsa, subisce l’ira del socio vice premier che lo costringe a sputtanarsi. Pentito di comodo, ritratta gli insulti alla magistratura e li trasforma alla Fregoli in disponibilità a collaborare. “Rispetto il lavoro di tutti” dichiara battendosi il petto e i pentastellati gongolano. Per la prima volta in questi ultimi mesi sono “padroni e non sotto”. Ma si illudono.

Per Di Maio una vittoria e una sconfitta. L’ex ministro Calenda accusa il suo successore di mentire e aggiunge “un ministro che mente si deve dimettere”, ma purtroppo ignora che solo negli Stati Uniti le menzogne di uomini delle istituzioni finiscono con le dimissioni e Di Maio se la cava, pur avendo falsato il parere dell’Avvocatura di Stato sulla trattativa per il salvataggio dell’acciaieria con Arcelormittal e sindacati.

Sul tema si registra da una parte l’autocompiacimento di Di Maio per la conclusione della vertenza e la rabbia di Taranto per le mancate garanzie sulla tutela della salute.

L’economia americana, Trump imperante, andrà sempre meglio se il presidente si esibirà in sortite dispotiche come quella contro il gigante Nike dell’abbigliamento sportivo. Il tycoon lo aveva duramente criticato per aver affidato a Colin Kepernick, famoso giocatore nero di football e protagonista della protesta negli stadi contro il razzismo, il ruolo di testimonial della sua ultima campagna pubblicitaria. Il mercato ha risposto come Trump non avrebbe mai immaginato, con un aumento delle vendite Nike del 31 percento.

Barak Obama deve averne fin sui capelli delle rotelle fuori posto di Trump. Ricorda agli americani che la forte ripresa dell’economia del Paese ha preso l’abbrivio con la sua presidenza e che con l’autarchia, il protezionismo esasperato, gli Stati Uniti rischiano isolamento e ritorsioni. Obama mette in parentesi la fase della riflessione post presidenza e torna in campo per liberare il suo Paese dalla iattura di Trump. Chissà che non sia un incentivo anche per la sinistra italiana a liberarsi di inetti e dannosi usurpatori della democrazia.

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