Salvineide number 13

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Salvini? Altro che “ce l’ho duro”: mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa. In autoconfessione dichiaro profondo pentimento per aver sbeffeggiato niente meno che il ministro dell’interno, affibbiandogli il machismo che fu bandiera del condannato Bossi. Santo subito, è l’invocazione che scaturisce dall’ultimo miracolo compiuto dal vice premier valpadano. La magistratura chiede alla Lega la restituzione dei 49 milioni di euro truffati allo Stato? L’eroe dei due mondi (secessione e “prima gli italiani”) tenta un dribling alla Messi. “Roba di anni fa, io che c’entro”, ma consapevole che a questo colpo d’ingegno assolutorio nessuno ci sta, inventa un fantasmagorico “Gli italiani sono con me”. Attenzione, non i suoi accoliti, ma tutto il popolo del Bel Paese. L’esternazione populista fa riflettere. Con quale strumento di tecnologia avveniristica è riuscito in un amen a intervistare 60 milioni di connazionali? In risposta sventoliamo il drappo bianco della resa senza condizioni. E allora? Allora Salvini santo subito, per meriti ultraterreni. Miracolo. L’eccelso ministro, per chi ne ha fede, sembra sia apparso in quel di Pontida con la testa incoronata dall’aureola dei Beati.

Povero Conte, tacciato senza colpa di assenteismo fisico e politico. Pura cattiveria. Il finto premier (a comandare sono i due vice) aveva bel altro da fare che sovrintendere al governo del Paese. L’avesse saputo Muccino lo avrebbe ingaggiato per un secondo “La notte prima degli esami”: il presidente del consiglio, sostenuto da bricchi di caffè e medicinali appropriati, viveva notti insonni, dedicate allo studio del diritto privato, materia d’esame per aspirare alla cattedra. Profonde occhiaie, dimagramento da stress, mente occupata a ritenere il contenuto dei testi da mandare a memoria per superare lo scoglio dell’esame. Gli amici più intimi raccontano del fastidio denunciato da Conte per gli impegni istituzionali, specialmente per i viaggi all’estero che hanno sottratto troppo tempo allo studio. Dicono anche che invece abbia gradito le trasferte brevi nei luoghi dei disastri, dove ha potuto esprimere formule standard di condoglianze e solidarietà senza ricorrere ai “pizzini” elaborati dall’ufficio stampa presidenziale. Alla immediata vigilia della prova di candidato alla cattedra di Diritto, quegli spioni dei giornalisti hanno rivelato il progetto del premier.

Di qui il sospetto: “Chi avrebbe mai osato bocciare il presidente delle consiglio?” Conte ha però compiuto un nobile gesto. “Niente esame, rinuncio” e fatecelo dire, l’Italia delle marachelle big è anche questa. Perde un docente universitario, guadagna un presidente studioso.

Ha viaggiato veloce come una Freccia Rossa “l’uno a te, uno a me”, gioco delle spartizioni Lega-5Stelle da catalogare tra gli insoluti di questo governo.

Accontentato formalmente il clientelismo Salvini-Di Maio e la loro autonomina, a cento giorni dall’insediamento del governo sono ancora scoperte le caselle di cinque viceministri e sette sottosegretari. Mai successo nelle precedenti legislature. E anche questo è l’Italia del “Ce l’ho duro” e dell’ “Incompiuto”.

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