IL GIALLO DEL CROLLO A GENOVA / PARLA IL SUPER ESPERTO ENZO SIVIERO

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I misteri del crollo del Ponte Morandi a Genova. Più passano i giorni più i dubbi s’infittiscono. Nel frattempo dovrebbero scattare a breve i primi avvisi di garanzia. Ma a quanto pare ancora si brancola se non nel buio, almeno nella penombra. Ne sono state dette e scritte di tutti i colori, nel bel mezzo del bailamme politico tra abbattimenti, ricostruzioni, nuove concessioni, penali, nazionalizzazioni e chi più ne ha più ne metta.

Nettamente fuori dal coro il parere di un ingegnere, Enzo Siviero, che di ponti (e anche di crolli) si interessa da una vita (ha 74 anni), è padovano, ne ha progettati a caterve, li ha studiati come pochi al mondo, dirige l’università telematica E Campus. E’ stato invitato per il 3 e il 4 novembre ad Istanbul, in un’occasione che ha come focus proprio i ponti: e lì presenterà una ricerca su “Il Caso Morandi”. E’ fra l’altro direttore editoriale e scientifico della rivista online Galileo Magazine, pubblicata dall’Ordine degli Ingegneri di Padova.

Nel frattempo sta portando avanti altri lavori: una perizia commissionatogli dalla SPEA, la società che fa capo ad Autostrade e si occupa di mantenzione. Siviero effettuerà una valutazione documentale proprio su tutti gli aspetti relativi al grado e tipo di matutenzione effettuata negli ultimi anni.

 

UNA RICERCA ESPLOSIVA

La Procura di Genova. In alto, Enzo Siviero e, sullo sfondo, il crollo del ponte Morandi

Il secondo studio è più “esplosivo”. Siviero, infatti, sta portando avanti, da quando è successa la tragedia di Genova, un’indagine scientifica per verificare fino in fondo se sia da escludere in toto l’ipotesi di attentato, ossia di mini cariche esplosive poste sotto il ponte per farlo saltare. 

Dopo le piccole, brevi interviste a tivvù locali (venete) si è sollevato un piccolo tsunami: che con ogni probabilità potrà aumentare di intensità dopo la prima pubblicizzazione della ricerca, che comunque costituirà il corpus dell’intervento di Istanbul.   

Abbiamo raggiunto telefonicamente il professor Siviero, per farci spiegare più in dettaglio in cosa consista il suo studio, a cosa è finalizzato, se potrà uscirne un quadro più o meno dettagliato circa l’ipotesi – chiamiamola – dinamitarda.

“Sono rimasto come tutti sconvolto dalla tragedia di Genova. Ma dopo un paio di giorni ho cominciato a farmi delle domande. Un po’ alla volta dovrebbero emergere delle piccole tracce, degli elementi, dei qualcosa che siano comunque in grado di indirizzare e orientare in un verso o nell’altro le stesse indagini. Invece fino ad oggi niente. E allora ho cominciato a chiedermi se non ci potesse essere qualcosa di altro”. 

Ci chiarisca meglio. La situazione del ponte, prima di tutto, era sotto controllo o no?

“Era uno dei ponti più monitorati al mondo. Era statisticamente perfetto, come si dice in gergo ‘pulito’, in perfetto equilibrio. Ha le caratterische di un ponte colombiano costruito nella stessa epoca, sul quale ho fatto degli studi e che fino ad oggi si era mantenuto nelle stesse condizioni. Un collasso del genere è anomalo: una parte, uno stallo man mano crolla, l’altra rimane praticamente così com’è. In sostanza, se cade uno stallo, viene ad essere compromesso completamente l’equilibrio, per cui dovrebbe poi collassare tutto”.

 

NON POCHE ANOMALIE

Un po’ come si è abituati a vedere nei film americani, il ponte comincia a crollare, si sfalda e poi è un disastro totale con auto inghiottite e morti intrappolati nelle vetture.

“Il nostro studio rappresenta  una vera e propria simulazione. Cerchiamo di immagazzinare quanti più dati è possibile per capire la dinamica della tragedia. E’ un lavoro che si basa essenzialmente su basi geometriche, e spesso va avanti per esclusione. Si basa ovviamente su disegni, proiezioni, carichi, e tutto quanto può mai servire per entrare dentro la dinamica dei fatti: se qualcosa succede deve avere un motivo. Quindi, prima o poi, in tempi brevissimi, salta fuori qualcosa di decisivo, oppure…”.

Oppure può prendere piede la sua ipotesi che parecchi giudicano fantascientifica. 

“Guardi, io non sono un politico, non mi occupo di analisi economiche. Però capisco che il mondo gira in un certo modo e quello finanziario è più che mai condizionato da certi avvenimenti, che a volte possono essere provocati ad arte dall’uomo. Constato semplicemente che in questi giorni il titolo di Atlantia è crollato, e non di tratta solo di Benetton, Gavio e Toti. Questo vuol dire che ad altri concorrenti, nazionali o più probabilmente internazionali, la cosa è certamente interessata. Il mondo purtroppo non è fatto di anime buone ma di avvoltoi che se ne fregano spesso delle vite umane”.

I fratelli Benetton

Arriviamo allora al nodo, quello delle teorica possibilità delle cariche di microesplosivo. Un teoria che lei giudica più che plausibile, tradotto in termini percentuali lè dà oltre il 50 per cento di possibilità.

“Sì, ho parlato di 50 per cento e a brevissimo, con il mio studio che sarà pronto tra massimo una settimana, potrò essere più preciso. Sempre che, come detto, dalla magistratura non escano scoperte dell’ultimo momento. C’è chi ha parlato di lampi molto forti, sulla scena della tragedia. E’ vero, diluviava. Può essersi trattato di quello. Poi di crollo verticale di quello stallo: non progressivo, ma come un improvviso, immediato collasso”.

Ma quali prove o tracce mai si potrebbero trovare, sulla scena, chiamiamola per un momento del crimine, che possano portare a simili conclusioni?

“Si potrebbero trovare dei pezzi di calcestruzzo anneriti dall’esplosione. Oppure alcune armature fuse. Indizi”.

Come potrebbero essere state collocati questi micro esplosivi, di potenza tale da far comunque crollare un ponte, o almeno mezzo?

L’attentato alle Torri Gemelle

“Come detto pioveva forte, non può essere teoricamente escluso che qualcuno possa aver collocato sotto le impalcature, in alcuni punti strategici, delle cariche esplosive. Ne bastano cinque o sei”. 

Lei è un grosso esperto di ponti ma soprattutto ha studiato ed esaminato per anni le cause dei crolli dei ponti. Passando ad un argomento tragicamente affine, lei crede alla storia delle cariche esplosive piazzate in diversi piani delle Torri Gemelle, ma soprattutto alla base, per farle implodere, ed assicurarsi il risultato dopo l’investimento con l’aereo killer?

“Ho esaminato il caso, ma solo sotto il profilo della curiosità scientifica. No, francamente non ci credo. In quel caso bastava quel terribile impatto”.

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