GIALLO ILVA / ORA ANCHE QUI SPUNTA UN SEGRETUCCIO DI STATO…

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Ora spunta anche un “Segreto di Stato” sull’acciaio, ossia sulla drammatica vicenda che coinvolge i destini dell’Ilva. L’Avvocatura dello Stato, che dovrebbe tutelare fino a prova contraria gli interessi pubblici, quindi i cittadini, nasconde le carte e non vuol divulgare le clausole che caratterizzano il contratto con i partner indiani di Arcelor-Mittal.

“Si tratta di un parere inaccessibile”, viene fatto notare, di una “clausola sottratta all’accesso”.

35 pagine “secretate” per dimostrare che gli italiani, fino a prova contraria proprietari dei loro destini, della stessa pubblica Ilva e ancora capaci di intendere e volere, sono carta straccia, monnezza, niente altro che sottoprodotti usa e getta.

Ben strano che ad accettare questa anomala situazione sia lo stesso vicepremier Luigi Di Maio, che della legalità & della trasparenza ha fatto un suo vessillo. In realtà il provvedimento, guarda caso, scadrebbe proprio oggi, 24 agosto: ma c’è bisogno di osservare il calendario per far conoscere ai cittadini i loro futuri destini?

Protesta il segretario generale della Fin Cisl, Franco Bentivogli: “A richiesta di avere il testo-parere dell’Avvocatura dello Stato, il ministero per lo sviluppo economico dice che l’Avvocatura ha preteso che il ‘testo non venga divulgato’. Il precedente governo, invece, lo aveva reso pubblico”.

Secondo alcune indiscrezioni, il documento conterrebbe non pochi nodi e macigni pesanti da rimuovere. Evidenziati dallo stesso Di Maio quando ha fatto riferimento (parlando proprio del precedente governo) di “eccesso di potere non essendo stato tutelato il bene comune e il pubblico interesse a causa della negata possibilità di fare rilanci per migliorare l’offerta”. E, poi, della “possibile lesione del principio di concorrenza: lo spostamento del termine al 2023 per l’ultimazione degli interventi ambientali avrebbe dovuto suggerire una proroga per la presentazione di altre offerte”.

Resta il fatto che il bollente tema del “Segreto di Stato” su questioni di super pubblico interesse è un vulnus alla nostra Costituzione. E’ un vero ceffone a tutti gli italiani e alle stesse imprese oneste che attendono solo trasparenza nelle modalità degli appalti e delle concessoni e non le solite pastette mafiose, dove il “concessionario privato” si mette d’accordo a tavolino, a botte di tangenti, con il “concedente pubbico”, nel solito, vergognoso mercato delle vacche che del resto caratterizza larghissime fasce nei rapporti pubblico-privato: dall’acqua, al gas, alle telecomunicazioni fino ai canoni di concessione per gli stabilimenti balneari, dati all’amico per poche migliaia di euro (quando producono decine e decine da migliaia di utili), calpestando persino il diritto alla balneazione pubblica nelle zone riservata alla spiagge libere.

Per dire: niente di nuovo sotto al sole, dai maxi furti ai mai morti favori clientelari.

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