PONTE DI GENOVA / I DUE OPPOSTI PARERI DEL DIRIGENTE MINISTERIALE

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Adesso stiamo arrivando all’assurdo più assurdo kafkiano. Giorni fa il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Danilo Toninelli ha nominato un capo della commissione d’inchiesta, Roberto Ferrazza, che dovrà indagare su cause, modalità, anche responsabilità per il crollo del ponte Morando a Genova. Senza ovviamente sovrapporsi al lavoro che sta svolgendo il pool dei magistrati liguri impegnati su mille fronti.

Lo stesso Ferrazza – oltre che essere il presidente della commissione ministeriale alle stesse Infrastrutture e Trasporti – a febbraio di quest’anno era stato nominato a capo di un Comitato tecnico amministrativo del Provveditorato alle Opere pubbliche, composto di cinque membri, e soprattutto incaricato di valutare il da farsi sulla situazione già critica del ponte Morandi.

Ebbene, quel parere fu sostanzialmente positivo, ma mise in luce tutta una serie di anomalie e di nodi che non si sa bene in quale conto siano stati tenuti.

Uno dei punti più bollenti riguardava l’utilizzo di calcestruzzo da parte di Autostrade per l’Italia, pesantemente criticato da Ferrazza & C. I metodi di valutazione sono stati definiti “fallaci”, “superficiali” e addirittura in grado di generare “errori dell’80 per cento”, o “sovrastime del 100 per cento”.

Pur con questi dati in mano non vennero in realtà richieste misure urgenti, per tamponare almeno la situazione, fronteggiare l’emergente.

Così, candido come un giglio, ha spiegato Ferrazza, che resterà in carica – almeno nelle sue intenzioni – per altri tre anni: “il progetto era valido, e pur se sorpassati quei metodi di misurazione erano efficaci”.

Sorge spontanea la domanda: ma siano di fronte al dottor Jeckill e mister Hyde? Ci sono due Ferrazza in giro per Genova e tra i corridoi ministeriali, uno che parla di gravi pericoli e l’altro che dice tutto ok?

Tanto che al tribunale ligure c’è chi ipotizza l’apertura di un’altra indagine proprio relativa a tutto questo farraginoso e – ripetiamo – superkafkiano iter che porta a conclusioni diametralmente opposte e versioni differenti elaborate dagli stessi soggetti. In soldoni, i lavori di quella Commissione stabilirono che in autunno bisognava cominciare con i rappezzi e il costo si aggirava sui 20 milioni di euro. Neanche il costo di un giocatore di bassa serie A. Poveri noi.

 

Nella foto Roberto Ferrazza

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