SANITA’ IN CAMPANIA / E’ SEMPRE PIU’ GIUNGLA

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Sanità in Campania sempre fanalino di coda e mai nulla, o quasi, che cambi di una virgola, nonostante i proclami del governatore Vincenzo De Luca, che da oltre un anno s’è autoproclamamato anche commissario straordinario per la sanità

Impietosi i dati riportati nel rapporto annuale di Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali che monitora in modo minuzioso lo stato di “Salute” nelle varie regioni ed è una costola operativa del ministero.

“Screening oncologici inadeguati”. “Carenza nell’assistenza agli anziani non autosufficienti e ai disabili”. “Sistematico sforamento dei budget della sanità privata”. Vale a dire: mentre il pubblico va a farsi fottere, i privati sguazzano fra utili e convenzioni.

Continuiamo ad aggirarci fra i gironi danteschi.

Sul fronte delle criticità oncologiche, viene rimarcata la bassa quota di residenti che hanno effettuato i test, con valori “inadeguati sul 2017” e “indicatore invariato sul 2014”. Un passo avanti e due indietro.

La rete oncologica fa acqua da tutte le parti anche per la “scarsa organizzazione e il frazionamento dei percorsi diagnostici per le neoplasie” e “la frammentazione delle casistiche in un numero eccessivo di strutture che non raggiungono standard adeguati”.

Non va certo meglio sul fronte dell’assistenza territoriale: “numero ancora insufficiente – sottolinea Agenas – di posti letto equivalenti presso strutture residenziali per anziani non autosufficienti e inadeguato numero di posti letto presso strutture residenziali per disabili”.

Eccoci poi ad uno dei rituali bubboni, le liste d’attesa, invalicabili se non hai un santo in paradiso. La situazione non dà alcun segnale di miglioramento e né San Gennaro né De Luca sono riusciti nel miracolo.

Passiamo al fronte privato, dove arrivano da Agenas altre stangate. Rispetto al tetto di spesa previsto per lo scorso anno, viene fatto registrare un congruo sfondamento, ossia “una produzione maggiore pari a 128 milioni di euro. “Occorre presidiare – osserva con forza Agenas – maggiormente la produzione resa dai privati accreditati rispetto al budget, in quanto sistematicamente si presentano situazioni over budget”.

Disco rosso, poi, per il nuovo stanziamento previsto per quest’anno e l’anno prossimo. “La programmazione dei livelli di spesa – osservano a livello ministeriale – deve trovare fondamento in una puntuale analisi dei fabbisogni della popolazione, a cui il provvedimento in esame non fa riferimento, e non su criteri basati sulla capacità massima delle singole strutture”.

Ciliegina sulla torta. Benchè i costi generali del personale si siano lievemente ridotti, “resta il record dei medici di specialistica ambulatoriale: si spendono 226 milioni, il costo più alto in Italia che si incrementa di altri 3,7 milioni rispetto al 2016”.

Intanto su Repubblica salute Francesco Cro documenta altre forti anomalie pur sotto un titolo che c’entra come il cavolo a merenda: “Abbiamo una buona sanità: perchè tanto rancore?”.

Poi fa un lungo elenco di casi tratti dall’ultimo rapporto Censis/Rbm 2018, dove se ne leggono di tutti i colori, fatti e circostanze che tutti i cittadini ben sanno, spesso sulla propria pelle, trattati dall’autore in modo un po’ asettico. Secondo il rapporto – nota – più di un terzo degli italiani prova rabbia per le liste d’attesa troppo lunghe e casi di malasanità. Oltre un quarto  per le prestazioni a pagamento. Un italiano su 5 dice di aver ovviato alle liste d’attesa troppo lunghe grazie a conoscenze o raccomandazioni”. E ancora: “L’aumento delle prestazioni private a scapito di quelle pubbliche penalizza soprattutto le famiglie a basso reddito”. Non gigantesche novità.

A nostro avviso – pur in modo molto parziale e raccontando solo una piccola fetta della realtà – ci pare che il rapporto Agenas abbia un qualche spessore almeno statistico.

Perchè il dottor Cro, nella sua prossima puntata di “Confini” non ci parla di qualche interesse di Big Pharma? Di qualche anomalia o conflitto di  interesse che coinvolge il miliardario mondo delle industrie farmaceutiche di casa nostra?

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