LA TRAGEDIA DEL PONTE DI GENOVA / CEMENTO ARMATO KILLER E NON SOLO

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Tragedia di Genova, il crollo del ponte Morandi. Ne parliamo con Riccardo Caniparoli, geologo, grande esperto d’impatto delle grandi infrastrutture sull’ambiente. Residente a Massa, per anni è stato attivo a Napoli, dove ha denunciato più volte tutti gli scempi del metrò partenopeo, partito addirittura 42 anni fa, l’infrastruttura più mangiasoldi d’Europa, e anche la più devastante sotto il profilo ambientale e idrogeologico. La parola a Caniparoli.

QUEL CEMENTO ARMATO PER AMMAZZARTI

“La tragedia di Genova è la prova provata del fallimento delle strutture realizzate in cemento armato, una tecnica invecchiata ormai da anni ma che continua ad essere utilizzata per via dei fortissimi interessi economici in ballo. La Lobby del cemento è una delle più potenti”.

Il geologo Riccardo Caniparoli. In alto il ponte Morandi crollato a Genova

“E’ risaputo che le strutture in cemento armato invecchiano più presto, soprattutto quelle in cemento precompresso. Prendiamo il ponte di Genova, aveva esattamente mezzo secolo. E ci chiediamo perchè allora ponti romani resistono a tutto da secoli”.

“L’utilizzo  massiccio del cemento armato si è intensificato in pratica con la prima guerra mondiale. Era praticamente obbligatorio costruire strutture e barriere di difesa con quel materiale, che durava il tempo che poteva durare un conflitto. Quindi non c’era certo una prospettiva a medio termine, figuriamoci a lungo. E’ la logica capitalistica e consumistica dell’usa e getta, che del resto impera nel mercato: una lavatrice non può durare più di 4 o 5 anni altrimenti è lo stesso mercato a bloccarsi”.

“Ed è la logica che ha  dominato in tutte le ricostruzioni post sisma a partire, in modo massiccio, da quello che ha colpito Campania e Basilicata nel 1980: spreco, progettualità inesistenti, anzi prima i soldi poi uno schizzo di progetto. A seguire valanghe di varianti in corso d’opera, sorprese geologiche a non finire e soprattutto revisioni dei prezzi. Perchè il vero obiettivo era ed è far soldi e quindi l’opera in qualche modo deve durare il più a lungo possibile. Pensate che, mentre il metrò a Napoli è cominciato nel 1976, il tunnell sotto la Manica è stato completato in 7 anni. Qualcosa vorrà pur dire…”.

“L’unica via percorribile è quella dell’acciaio in modo prioritaro. Ma ci sono altre tecniche per strutture più leggere, ad esempio in legno a lamelle. Del resto l’acciaio ha costi minori del cemento armato. Per quanto riguarda il futuro del ponte di Genova ogni ipotesi di ristrutturazione e riparazione è impensabile. Va solo abbattutto e ricostruito. La costruzione in acciaio è più rapida, perchè il cemento armato ha i suoi tempi di trattamento e di maturazione”.

Pietro Lunardi

“Fatemi dire un’ultima cosa sull’Alta Velocità, uno dei nervi scoperti che deve fronteggiare il nuovo governo. Costi stratosferici, inutilità e devastante impatto ambientale a parte, vorrei solo rammentare che – se attuata – l’operazione desertificherà l’intera area interessata, con enormi danni per gli abitanti, l’agricoltura e tutto l’ecosistema. L’intero bacino idrogeologico verrà prosciugato per realizzare i due tunnel più il terzo di servizio”.

“Intanto crollano i cavalcavia e la gente ci rimette la vita sotto, le ferrovie secondarie muoiono e vengono considerate rami secchi da tagliare, dei pendolari non se ne frega nessuno, dei reali bisogni dei cittadini altrettanto. Contano solo la Tav, le lobby, e che vagoni di soldi girino sempre tra certi ambienti e certi settori”.

MA PERCHE I VERI CONTROLLORI NON HANNO CONTROLLATO ?

Sentiamo un’altra campana, che si è occupata a lungo di infrastrutture in Liguria, ma preferisce l’anonimato. 

“Dobbiamo mettercelo tutti in testa, l’Italia è il Paese che ha più bisogno di infrastrutture, forse in Europa. Ma soprattutto di celerità nelle procedure burocratiche e nei lavori. L’Autostrada del Sole fu fatta in otto anni, adesso qui da noi a Genova la discussione sulla ‘Gronda’, di cui si è ultimamente parlato nella disputa tra grillili e leghisti, dura da ventanni. Ma vogliamo sbrigarci prima che ci caschi  il mondo addosso come è già successo oggi?”.

Antonio Di Pietro

Continua il nostro interlocutore. “Circa le criticità del ponte se ne parla da almeno dieci anni, e la riprova più concreta è che con regolarità vengono fatti dei lavori di manutenzione, segno che la struttura ha bisogno di continue verifiche e di un monitoraggio costante. Ricordo che un parlamentare un dozzina fa fece non so se un’interrogazione o un’interpellanza parlamentare dove sollevava dei pesantissimi dubbi sulla ‘tenuta’ del ponte e la necessaità di una urgente alternativa, forse proprio la Gronda. Mi chiedo: nel frattemo cosa hanno fatto i ministri (all’epoca i titolari di Lavori pubblici e Infrastrutture sono stati prima Pietro Lunardi poi Antonio Di Pietro, ndr), hanno preso un qualche provvedimento concreto o le solite chiacchiere? Cosa ha fatto l’Anas? Cosa ha fatto Autostratade per l’Italia? Ricordo bene la giungla affaristico-clientelare che c’era al ministero, all’Anas, alle Autostrade. Appalti, subappalti e verifiche affidate agli amici degli amici, alle imprese del cuore, maxi consulenze, milioni che volavano senza alcun controllo. E oggi l’Italia, per colpa di quegli affari e di quei non controlli, muore ogni giorno”.

Resta la solita domanda: perchè nessun colletto bianco mai in galera? 

E nella tragedia di Genova non si dovrebbe percorrere poi un labirinto per rintracciare i colpevoli e risentir un tintinnar di manette…       

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