Quelli del “poi”

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L’Italia del dopo è multi partisan, unita nel dolore e nella gioia se chiamata a rispondere emotivamente a sciagure o testimonianze di eccellenza. In circostanze di eccezionale portata, che sia il disastro di terremoti e alluvioni, o la vittoria di un tennista azzurro a Wimbledon, rossi e neri, gialli e verdi, depongono le armi, dimenticano gli insulti reciproci, i veti incrociati e si uniscono nel giubilo o nella mestizia. L’Italia del dopo piange i morti uccisi dalle macerie di case crollate per le spallate del sisma, la desolazione di chi ha perso tutto, la rabbia per aiuti tardivi e lentezze della ricostruzione. L’Italia del dopo gareggia in solidarietà con le vittime di alluvioni, frane, valanghe; celebra il giovane matematico vincitore della gara mondiale di settore, la ricercatrice esule negli Stati Uniti autrice di una sensazionale scoperta, la fama di artisti come Benigni, Fo, Roberto Bolle, Pavarotti. Sempre dopo. Si scopre dopo ogni terremoto che le case ricostruite nelle aree a rischio non sono antisismiche, che canali e fiumi nel perimetro urbano di città devastate dalle alluvioni sono come sempre impossibilitati a smaltire le cosiddette bombe d’acqua perché mai bonificati, che su linee ferroviarie ad un solo binario la possibilità di disastri è alta, che lo sfruttamento del lavoro dei migranti uccide, che alle falde del Vesuvio e nel territorio a prevedibile pericolo di eruzione dei Campi Flegrei la speculazione edilizia ha edificato a tutto spiano, che sono ancora decine, forse centinaia i passaggi a livello incustoditi, che nelle terre dei fuochi si muore di cancro più che altrove, che è impressionante il numero di morti “bianche”, di operai uccisi nei luoghi di lavoro; che in troppi cantieri fuori legge si lavora senza protezione; che si muore di morbillo in assenza di vaccinazione. Il dopo è un caleidoscopio, che comunque lo agiti mostra la faccia buona della politica. “Il premier è sul luogo della sciagura, porta ai parenti delle vittime il cordoglio e la solidarietà del governo e la promessa dell’immediata costituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta”. Il leader dell’opposizione auspica interventi urgenti e denuncia ritardi, inadempienze di chi è al potere, dove c’è stato e non per poco.

Il quesito è banalmente elementare: al dopo di esecrazionie, partecipazione accorata al dolore, proclami di rapidi interventi riparatori, ha mai fatto seguito un cambio radicale di approccio al tema specifico di terremoti, alluvioni e altre disgrazie? E’ così difficile prevenire sciagure come quella di Bologna che solo per la clemenza del cielo è un caso eccezionale di pericolosità sottovalutata? E’ davvero impossibile intervenire sul disboscamento che non fa più da argine alla furia devastatrice della pioggia senza barriere naturali? Esisterà un sindaco capace di programmare l’urbanizzazione dei territori fuori dalla zona rossa di pericolo eruzione, che vigili perché la ricostruzione del dopo terremoto sia davvero antisismica? La morte di dieci migranti, vittime di due incidenti mortali in Puglia, oltre a suscitare commozione, sorprende e fa scoprire solo in questa triste circostanza la vita da schiavi dei raccoglitori africani, le condizioni disumane del lavoro a tre euro l’ora, fino a spezzarsi le ossa, per tornare sfatti alle baraccopoli su sgangherati camioncini? Quanti programmi di approfondimento, inchieste dei media, denunce di associazioni umanitarie dovranno ancora proporsi per mutare il cordoglio e la solidarietà “a caldo” di premier e ministri di governo in rispetto operativo per la vita di chi lavora, senza distinguere il colore della pelle?

Del gioire: l’Italia dei talenti, vive in forma speculativa il dopo di exploit insperati dei suoi atleti che per dono della natura competono con avversari di pari livello, espressi da Paesi strutturati per formare campioni con il criterio della selezione su grandi numeri e di programmazione “scientifica”. Il “dopo” di ricevimenti al Quirinale, l’abbraccio di uomini delle istituzioni che nessun merito potrebbero trarre dalle performance di campioni italiani, non cambia di una virgola l’incultura sportiva del Paese, la logica-illogica di “Vedrai, nasceranno altri Tomba, Vezzali, Pellegrini…”

Per favore: costruite case antisismiche, liberate canali e fiumi che attraversano città e paesi, cancellate lo scandalo dei migranti schiavi, aggregate l’intero mondo dello sport ai privilegi riservati al calcio multimilionario.

Ovvero, cancellate dal vostro dizionario l’apprezzato e insopportabile buonismo del “dopo”.

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