Fontana bis, di male in peggio

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Giusto ieri, la nota del giorno si è conclusa con l’allerta per i il pericolo di ritrovarci con la Lega e connessi, prima di tutto gli esuli di Forza Italia orfani di un leader affetto da senescenza e di contorno l’italiano disposto a sostituire l’adesione ad altre forze politiche alla “fede” nell’uomo forte al potere. E chi meglio del “Ce l’ho duro” Salvini, che riassume in sé il giustiziere implacabile di migranti, l’omofobo, il razzista, lo xenofobo, il tutore della sicurezza dei cittadini, l’ideologo della setta di suoi omologhi che bazzicano parte consistente dell’Europa con l’obiettivo di costruire una lega para nazista? Ma lui, certo, il suo progressivo manifestarsi come un nuovo Mussolini per catturare consensi tra gli stolti che del dittatore fascista elogiano il decisionismo, il revancismo e corollari di grande suggestione come “potevi lasciare la bicicletta in strada che nessuno la toccava o non chiudevi la porta di casa e non entravano i ladri. Come dimenticare quando abbiamo colonizzato gli africani sottosviluppati?”

Il furbo leghista ha vinto il match con i 5 Stelle già all’atto di formare il governo, imponendo che Di Maio non diventasse premier e che a presiedere il governo fosse un signor nessuno. La seconda mossa, che si manifesta in tutta la sua nefandezza, è di aver imposto nella sua quota ministri burattini da manovrare a suo piacimento. Il più plagiato è certamente tale Lorenzo Fontana, bigotto e omofobo come il “piccolo Orbàn”. Tragico e in qualche misura esilarante l’esordio del ministro della famiglia. “Le coppie omosessuali non esistono, no a gay e aborto”, ha dichiarato. In pratica , un test per tarare fino a che punto fosse possibile andare a destra e l’entità della risposta alla provocazione. Fontana è rimasto ministro della famiglia padre, madre, figli e dopo una breve eclissi mediatica ha sparato una devastante bordata a protezione dell’incredibile insulto alla realtà di episodi razzisti, negati dalla Lega e in parte dai 5Stelle, per non lasciare la ribalta ai soci di governo. Imbeccato dal ministro dell’Interno, ras unico della Lega, Fontana ha proposto di abrogare la legge Mancino, solido deterrente contro i reati di razzismo e fascismo, semmai da rendere più punitiva in questo clima di caccia ai migranti. ‘Ce l’ho duro?’: “Sono d’accordo”. Stavolta Di Maio non se l’è sentita di condividere e con lui il mite Conte. Fontana: “Abroghiamo la legge Mancino, che si è trasformata in una sponda usata per ammantare di antifascismo il loro razzismo anti-italiano”. Il ministro leghista ha così ricordato il detto napoletano tira ’a petrella e ritira ’a manella: “Non è una priorità del governo”. Ha fatto di peggio Di Maio-Pilato: “Non è nel contratto, non è in discussione”. Chi ha memoria ricorda che il “Ce l’ho duro valpadano”, nel 2014, aveva già provato ad abrogare la legge con un referendum, fallito per mancanza di firme.

Cos’altro ci aspetta non è difficile da pronosticare. Purtroppo il mese in corso è storicamente incompatibile con la mobilitazione che richiederebbe l’evidente escalation di episodi di cronaca e provocazioni leghiste. Ma davvero la debole reazione di questi giorni è solo conseguenza del clima di vacanze?

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