ROMEO / SMANTELLATA L’OASI ABUSIVA TROPICALE, ORA CHE FINE FARA’ ?

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Grandi manovre sul litorale di Posillipo a Napoli.

E’ praticamente terminata l’operazione di totale smantanellamento del giardino tropicale di oltre 9000 metri quadrati che si trovano (o meglio si trovavano fino a ieri) viv a vis con la magione-castello cinque stelle cinque piani dell’immobiliarista aversano Alfredo Romeo, da un paio d’anni coinvolto nella maxi inchiesta Consip che arriva fino al babbo dell’ex premier, Tiziano Renzi. 

Il 2 agosto l’ultimo bastimento ha caricato piante, fusti, e una marea di giganteschi sacchetti a pedrere con rami, fagliame e tutto quanto componeva il super giardino esotico.

L’operazione è cominciata ad inizio anno, quando la Procura di Napoli decise di mettere in atto un provvedimento per il ripristino dei luoghi demaniali, ossia riportarli come erano in origine, una superficie unicamente sabbiosa, ad uso dei cittadini, trattandosi di un lido demaniale.

Molte associazioni di ambientalisti si sono ribellate perchè si tratta(va) di un’oasi unica, e le piante tropicali di maggior valore a quante pare sono state trasferite nell’Orto Botanico di Napoli (ovviamente a spese di chi aveva realizzato quel giardino abusivo, Romeo). Non poche altre sono andate perse, fatte a pezzi nel migliore dei casi.

Si chiedono alcuni cittadini della zona: “ma perchè con confiscare in modo definitivo quel paradiso naturale, acquisendolo nella disponibilità del Comune e renderlo fruibile per i cittadini? Sarebbe stato un polmone vede dei pochissimi, maltenutissimi che ci sono oggi a Napoli pur se inferiore ai mille metri”.

C’è invece chi nota: “finalmente dopo trent’anni è stato ripristinato il panorama storico di Napoli, quello riprodotto nelle gouaches, tutti coloro che abitano alla destra di palazzo Donn’Anna ora lo potranno ammirare nella sua intregrale bellezza”. 

Intanto proseguono a lumaca i lavori per la ristrutturazione della super struttura da 5 piani di proprietà della Curia di Napoli, al centro degli appetiti di non pochi albergatori-imprenditori intenzionati a farne un super 5 Stelle con tanto di spiaggia a tre passi. Solo che quella spiaggia è demaniale, e da un anno è stata denominata “Lido delle Monache”, ‘teoricamente’ vigilata dal Comune, visto che vi abitano ancora una decina di monachine. 

Un altro giallo – sempre ad un passo – riguarda uno dei vecchi lidi di Napoli “il Bagno Sirena”, che può contare su una spiaggia attrezzata con sdraio e ombrelloni a un centimetro dall’altro: e tanto da spingere i titolori del Bagno ad ‘allargarsi’ un po’ troppo, occupando uno spazio adiacente, “ufficilamente spiagga libera”, oggi invece stracolma di lettini, sdraio e canoe. E il pubblico?

Protesta un bagnante che veniva fino ad oggi: “adesso è un inferno qui, non hai un centimentro di spazio neanche per un pareo per due, stai azzeccato e calpestato da quelli che prendono la sdraio a 10 euro. Eppure i padroni si fanno già bei soldi, soprattutto con un ristorante partito un anno fa”. La stessa società “Bagno Sirena” il 30 gennaio ha ottenuto dal Comune di potersi ‘allungare’ con un pontile, non si sa bene per farne cosa: le ennesime stese di sdraio, un attracco per piccoli e medi natanti, caso mai in attesa di una spuntino?.

Il tutto sotto le storiche mura di Palazzo Donn’Anna, una della meraviglie di Napoli, ma sempre più malridotto, “sgrarrupato” e bisognevole di cure, per motivi di sicurezza. 

A quanto pare a palazzo San Giacomo se ne fregano. Organizzano con il Bagno Sirena festicciole e comunioni, corsi e gare di caona, tutto quanto può far fitness e business. 

Lo stesso copione in un altro storico lido “Bagno Elena”, che non rispetta quando previsto dalla più elementare delle leggi: in cambio della concessione (dati a poche migliaia di euro per tutto l’anno) neanche un briciolo di spiaggia libera. Ai confini della realtà .

Torniamo al “Lido della Monache”: chi alza un dito per provvedere ad un minino di decoro e igiene  a quasi zero spese?  

E ora che fine farà il “lido liberato” viv a vis con la villa Romeo, mille metri del tutto inutilizzabili se non viene rimossa l’orrenda e lurida scogliera che ostruisce tutto il fronte antistante? Misteri napoletani. 

“E’ diventato nu’ bed e brecfàst pè zoccole”, commenta un pescatore, riferendosi ai tradizionali toponi partenopei, tra i più lesti nel prendere la tintarella dopo un riposino e uno spuntino tra uno scoglio e l’altro.  

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