E-mail urgente (raccomandata) all’Accademia della lingua italiana

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Illustri accademici della Crusca, perdonate il disturbo per una quisquilia che meriterebbe di finire nel cestino della carta straccia se non fosse che risiede nel patrimonio genetico del ministro per lo sviluppo economico (nonché vice premier), il grilletto escluso per un niente dal ruolo di presidente del consiglio della Repubblica Italiana: lo avrete intuito, il soggetto in questione è il signorino Luigi Di Maio, che in tema di esodo dall’euro, condiviso in fase pre 4 marzo dal comico genovese e dal cerchio di eletti a lui contigui, ebbe a pronunciare la frase da scolpire sulla tomba della lingua di Dante: “Il movimento ha sempre detto che noi volessimo fare un referendum” E poi: “Se c’è rischio che soggetti spiano massime istituzioni dello Stato qual è il livello di sicurezza che si garantisce alle imprese e cittadini?”. La frase chiaramente suonava male come il secondo tentativo: “Se c’è rischio che massime istituzioni dello Stato venissero spiate…” Terzo tentativo: “Se c’è il rischio che due soggetti spiassero le massime istituzioni dello Stato”. Ancora: “Una legge che dimezza le indennità dei parlamentari e introduce la rendicontazione puntuale dei rimborsi spesa”: ovvero due indicativi, mentre la lingua italiana richiederebbe il congiuntivo dimezzi eriduca. Errata anche la forma “rimborsi spesa, anziché ‘rimborsi spese’. Salace il commento dei puristi, preoccupati per l’ipotesi che Di Maio “venisse potuto… potesserebbe” diventare premier”. I maligni addebitano al giovane pomiglianese il mancato conseguimento di una laurea dopo due iscrizioni a corsi diversi. Non ci trovano d’accordo. La storia racconta di celebri scrittori ed eccelsi giornalisti non laureati. E’ che il nostro vice premier inciampa a prescindere dal corso di studi interrotto.

Salvineide number 5. Comune nordista di San Lazzaro, cartello stradale: “Divieto di sosta e di fermata per i nomadi”. Immagine di un comizio leghista: un cartello mostra il duce con il braccio per il saluto fascista. La scritta è “Salvini, ti aspettavo”. Post su Facebook: “Ho messo la foto di Salvini sul cruscotto. Ai semafori non si avvicina più nessuno”. Il riferimento è alle minacce del “ce l’ho duro” valpadano di spazzare via i migranti lavavetri agli incroci delle strade, di multare e arrestare i “vu cumprà” nelle spiagge. Scritta su un muro in località del Nord: “Terroni e negri, stessa merda”. Firmato “Noi con Salvini”. Comizio a Pontida del ministro dell’Interno in carica: “Ci siamo rotti i coglioni dei giovani del Mezzogiorno, che vadano a fanculo. Al Sud non fanno un cazzo dalla mattina alla sera…loro ce l’hanno proprio dentro il culo di non fare un cazzo”.

Anche Salvini, oltre al primo matrimonio fallito e alla separazione da una seconda compagna, figlio nel primo caso, filgio nel secondo, è uno che lascia le cose a metà. Niente laurea, molto meglio tuffarsi nel mestiere redditizio di leghista. Mi correggo, una laurea l’ha conseguita: in cinico celodurismo.

A proposito di mestieri che arricchiscono. Il titolatissimo chef e star televisivo Cracco si è insediato in due piani della celebratissima Galleria milanese Vittorio Emanuele. Ecco lo scontrino fiscale rilasciato dal suo “Cafè”: 3 spremute d’arancio da 9,00 euro, totale euro 27, un’acqua Panna da 0,750 cl euro 7,00, una di San Pallegrino da 0,750 cl euro 7. Totale euro 41,00. Operatrice Marta, tavolo numero 14. Stesso tenore di Montecarlo, Portofino, della Piazzetta di Capri che non a caso propugnano ingressi a numero chiuso, esclusi gli estemporanei del “toccata e fuga” con colazione al sacco.

Per rimanere nella capitale economica d’Italia: Comune di Milano, Ufficio del servizio mortuario, Corpo necrofori. Modulo da riempire in caso di morte di un congiunto: “…per il trasporto della salma da casa alla chiesa e al cimitero Nome, cognome e firma del defunto

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