SALVIAMO VIA CARACCIOLO DAL TRISTE DESTINO DELLE SAGRE DI PAESE

Condividi questo articolo

L’appello degli intellettuali napoletani per salvare via Caracciolo, il lungomare partenopeo famoso nel mondo, è contenuto in una lettera ufficiale rivolta alla direttrice generale dell’ONU Audrey Azoulay e a Franco Bernabè, presidente della Commissione Nazionale per l’Unesco. Qui di seguito il testo dell’appello, che è possibile sottoscrivere inviando una mail alla nostra redazione: liberavoce.1gmail.com

“I più grandi architetti dell’Ottocento sono stati gli ingegneri”,  scrisse Le Corbusier. E citava Joseph Paxton, autore del Cristal Palace di Londra del 1851, considerato la matrice dell’architettura in acciaio e vetro, John August Roebling e il suo ponte sospeso di Brooklyn del 1880 a New York e Gustav Eiffel e la torre d’acciaio alta 300 metri costruita a Parigi nel 1883 e che porta il suo nome.

A questi famosi ingegneri vanno aggiunti i napoletani Errico Alvino e Gaetano Bruno che nel 1883 dotarono la città di Napoli di un meraviglioso lungomare dal largo Sermoneta fino a Castel dell’Ovo per collegare Posillipo e Fuorigrotta con il centro cittadino e i quartieri orientali.

Una strada carrabile larga mediamente venti metri con due ampi marciapiedi destinati al passeggio e alla sosta all’ombra, quello lato mare largo quattro metri e quello adiacente la Villa comunale largo otto metri, alberato e dotato di panchine.

Nel 2012 l’attuale amministrazione comunale profittò dell’autorizzazione a utilizzarlo come sede delle regate veliche della Vuitton Cup per trasformarlo in un sito destinato a una molteplicità di manifestazioni, che, per il loro carattere popolaresco, sono una offesa alla fama internazionale del lungomare, che ne ha motivato il suo inserimento nel patrimonio dell’umanità.

La decisione comunale è stata inutilmente contestata dal mondo culturale e ambientalista cittadino perchè interrompe la continuità della strada, con gravi ripercussioni sul traffico automobilistico, altera l’iconografia storica consolidata da oltre un secolo e, sopra tutto, viola il vincolo paesistico del 27 maggio 1958, che ne tutela la conservazione e ne vieta qualsiasi modificazione.

Perciò Vi chiediamo di esercitare la Vostra autorità per obbligare l’amministrazione comunale a restituire la via Caracciolo alla funzione per la quale è stata realizzata. E, nel contempo, per ribadire la necessità di riportarla allo splendore del suo primo giorno attraverso la esecuzione del progetto di restauro filologico, approvato dalla locale Soprintendenza ai Beni paesaggistici l’11 maggio 2012. Un progetto che prevede la eliminazione delle oscene scogliere a ridosso del muro di ripa (le intercapedini sono un ricettacolo di rifiuti di ogni genere raramente rimossi) perché i napoletani e i turisti possano tornare ad  ammirare in tutta la sua bellezza il paramento curvilineo di pietre vulcaniche e, nel contempo, la eliminazione dell’arenile sottostante alla Rotonda Diaz ( il “lido mappatella” è indegno di una città civile) allo scopo di ridare al piazzale semicircolare la sua funzione originaria di approdo delle barche. E prevede, inoltre, la pedonalizzazione del viale Dohrn, da annettere alla Villa comunale e da utilizzare per spettacoli teatrali, per concerti di musica classica e per le mostre primaverili dell’antiquariato del libro e del mobile.

Raffaele  Aragona, Francesco Bruno, Vittorio Paliotti, Massimo Rosi, Riccardo Rosi,  Luciano Scateni, Mariano Moselli, Gerardo Mazziotti, Andrea Cinquegrani, Rita Pennarola.

 

Nella foto la fiera del baccalà lungo tutta via Caracciolo

Condividi questo articolo

Lascia un commento