Pomiglianesi doc

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Se un barone universitario favorisce il figlio della sorella e lo fa assumere dall’ateneo di cui è esponente di rilievo si parla di nepotismo. Idem per ogni altra situazione che configura questo particolare diffuso conflitto di interessi. Vi rientra il caso Di Maio che assume come segretaria una grillina a tutto campo, concittadina di Pomigliano d’Arco, bocciata alle elezioni comunali del 2015, ma fervida sostenitrice del vice premier? Lascio il giudizio ai lettori. Giggino tesse lodi sperticate per la giovane pomiglianese, si scaglia contro i media (“stampa spazzatura”) che hanno criticato l’assunzione (70 mila euro all’anno) e dichiara con piglio da icona della verità che non ha mai conosciuto una persona più onesta e leale di Assia Montanino. Ma che c’entrano onestà e lealtà nel caso in questione? Lo sa soltanto lui. Il ministro dello sviluppo vede nemici e complotti ovunque e per non farsi mancare nulla definisce terrorismo psicologico (sic!) le critiche di Confindustria al decreto dignità. Cosa c’è dietro la singolare sentenza è presto detto. Non la normale dialettica tra governo e associazione degli industriali e neppure i dubbi di eccelsi economisti sulla perdita di ottomila posti di lavoro: il punto è che Boccia, presidente degli industriali, è uomo di sinistra. Nei fatti, il presidente è solo il portavoce di un mondo che non gli consentirebbe di esprimere posizioni personali.

La commissione di vigilanza sul servizio pubblico radiotelevisivo è in qualche modo il corrispettivo dell’organo interno al Pci dei probiviri. A loro era delegato il ruolo delicatissimo di valutare i comportamenti degli iscritti, prima di ogni altro dei dirigenti e perfino del segretario generale. Alla commissione della Rai spetta l’oneroso compito di governare il rispetto degli interessi della collettività degli utenti, delle linee guida di un organismo fondamentale per la crescita culturale, civile e politica degli italiani. La coerenza con questo delicatissimo metronomo della comunicazione vorrebbe che a presiedere la commissione fosse una personalità esterna ai partiti e quindi di riconosciuta equidistanza. E voilà, il Parlamento a trazione Grillinleghista chi ti nomina? Barachini, senatore di Forza Italia, partito fondato da Berlusconi per tutelare gli interessi di Mediaset, di cui è proprietario, e suo portavoce. Nessuna meraviglia per questo caso di alto nepotismo interno a una coalizione che finge l’ opposizione di Forza Italia al governo in carica e, solo per adesso, è premiata con la nomina di un suo uomo , ai vertici della commissione di vigilanza sulla Rai, prima concorrente del network privato. Il resto, a dare ascolto alle indiscrezioni sussurrate sotto voce è roba da manuale Cencelli, da spartizione selvaggia di presidenze, direttori di rete, di Tg e radio giornali, capi redattori, inviati, conduttori, segretari di redazione, programmisti, amministrativi, eccetera, eccetera. In due, anzi quattro parole: come prima, peggio di prima.

Stare all’opposizione si porta dietro qualche vantaggio perché consente di dedicarsi allo sport del tiro al piccione che nel caso raccontato dalla cronaca parlamentare è la pubblicazione di un documento inoppugnabile, la fotografia che ritrae il settore del Senato abitualmente occupato dalla Lega completamente deserto durante la seduta convocata per ricordare l’assassinio di Borsellino e della sua scorta. Denunciano i dem: “Chi non ha rispetto per il passato (e che passato, ndr) non può averne per il futuro. Aanche questa è l’Italia del post 4 Marzo. 

De Laurentis, presidente del Napoli calcio, è un habituè delle bufale mediatiche. Nel corso degli ultimi anni ha illuso oramai decine di volte i fedelissimi tifosi con l’annuncio di acquisti eclatanti, smentiti sistematicamente dopo pochi giorni con motivazioni più o meno credibili. Notizie dell’ultima ora lasciano trapelare che il re dei cine panettoni natalizi è in trattativa per affidare ad Ancelotti due fuoriclasse quali sono Benzema e De Maria. E però, in contemporanea, il Comune di Napoli minaccia di vietargli l’uso dello stadio San Paolo, che la società non paga da un anno e mezzo e accusa De Laurentiis di non aver mai risposto alle sollecitazioni per incontrarsi e rinnovare la convenzione scaduta da diciotto mesi. Il rischio dello stallo in corso? Partite casalinghe del Napoli in quel di Palermo

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