CHIAMALE SE VUOI DONAZIONI / LE MAZZETTE MILIONARIE DAI MARCUCCI A POGGIOLINI

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Sempre più bollente il processo per la strage del sangue infetto in corso a Napoli (il 19 luglio l’ultima udienza prima della pausa estiva) e che ha provocato almeno 5000 morti per la trasfusione di emoderivati non testati. Vittime e familiari da vent’anni (20) attendono giustizia, visto che il processo iniziò a Trento nel 1998. Fino ad oggi un muro di gomma.

L’ultima benzina sul fuoco arriva dalla risposta ad un fresco articolo della Voce che riportava testualmente la verbalizzazione di Duilio Poggiolini, l’ex re Mida della Sanità e braccio destro di Sua Sanità Franco De Lorenzo, resa ai carabinieri la bellezza di 23 anni fa e solo adesso venuta alla luce.

Ne ha ricevuto copia la Voce alla sua redazione, ma fa parte anche parte del fascicolo processuale davanti al giudice della sesta sezione civile del tribunale di Napoli, Antonio Palumbo, che ha condotto il processo per due anni e mezzo e si avvia alla battute conclusive: a settembre ci saranno le arringhe del pm, delle parti civili e dei difensori degli imputati, ossia di Duilio Poggiolini e di alcuni ex funzionari-dipendenti del gruppo Marcucci, all’epoca oligopolista nella lavorazione e distribuzione di emoderivati.

QUELLE SUPER MAZZETTE PER GLI EMODERIVATI

Ma procediamo con ordine, in modo cronologico, perchè la vicenda è non poco articolata.

La Voce, dicevamo, il 1 giugno scrive un’inchiesta basata su un verbale d’interrogatorio di Poggiolini.

Uno stabilimento del gruppo Marcucci. In apertura l’ingresso del Tribunale di Napoli con una “pioggia” di globuli rossi

Per completezza d’informazione, a questo punto, in basso potete leggere integralmente quel verbale da brividi. Si parla di 280 milioni (in lire) di mazzette consegnate da un funzionario del gruppo Marcucci, Edo Rinaldi, al responsabile della Commissione Unica del Farmaco, Poggiolini appunto. “Mittente” della bustarellona è il gruppo Marcucci, in particolare il patròn di famiglia, Guelfo Marcucci, passato a miglior vita circa due anni fa e ovviamente non presente al processo. Così come non è presente Edo Rinaldi, il latore della ricca missiva, anche lui passato a miglior vita.

Nel verbale redatto davanti ai carabinieri, Poggiolini ammette con estremo candore di aver ricevuto soldi & regali per 280 milioni di lire, solo per aver dato alcuni consigli e pareri circa le pratiche amministrative da svolgere per presentare istanze e domande al ministero della Salute, sul fronte degli emoderivati.

Riposte che avrebbe potuto fornire, in cambio di una cena, un qualsiasi dipendente, anche il più idiota, dello stesso ministero.

E invece i Marcucci puntano in alto, al Mago del Farmaco, al Re Mida della Sanità, al Profeta che – unico – può dar Vaticini: Poggiolini.

Un disgustoso spartito – quel verbale – a base di dazioni & pareri, consigli & soldi a palate, regali & relazioni: e il tutto sulla pelle dei cittadini.

Cosa fa a questo punto il legale della famiglia Rinaldi, Massimilano Capecchi, il cui studio si trova a Fornaci di Barga, a un tiro di schioppo dal quartier generale di casa Marcucci e dove era residente lo stesso Rinaldi?

Ci invia una lettera (che per completezza di cronaca pubblichiamo in un link in basso) nella quale viene in primo luogo contestato il fatto che l’articolo è diventato “virale” via internet e quindi gli effetti si allargano a macchia d’olio.

Poi l’avvocato contesta due fatti: il diritto all’oblio, dal momento che la vicenda risale a 23 anni fa. E la circostanza che nel frattempo – per la precisione nel 2002 – la Corte d’Appello di Napoli ha pronunciato una sentenza che assolve Edo Rinaldi dagli addebiti contestatigli, e per i quali aveva subito una condanna in primo grado.

Queste le espressioni utilizzate da Capecchi: “Lei classifica addirittura come clamorosa una notizia ampiamente coperta dal diritto di oblio, ma soprattutto completamente inveritiera perchè nell’enfasi di una narrazione scandalistica per un evento di nessun interesse pubblico verificatosi ben ventitrè anni fa si dimentica completamente di precisare che Edo Rinaldi fu definitivamente prosciolto dalla Corte d’Appello di Napoli con sentenza del 28 febbraio 2002 insieme a Duilio Poggiolini poichè il fatto non costituiva reato”.

ALTRO CHE DIRITTO ALL’OBLIO

Duilio Poggiolini

Così risponde la Voce all’avvocato Capecchi: “La ringrazio della comunicazione, che le propongo, visti i contenuti e i toni, di pubblicare integralmente insieme alla nota che le sto inviando. Mi pare infatti corretto darne contezza ai lettori, in modo che abbiamo una visione completa sulla vicenda: il punto di vista dell’erede del Dr. Edo Rinaldi da un lato, compresa la sentenza di assoluzione, quello della redazione dall’altro”.

Prosegue la nota della Voce: “Quanto al diritto all’oblio, vorrei attirare la sua attenzione sul fatto che l’interesse è attualissimo in relazione al processo penale che si sta svolgendo a Napoli e che riguarda condotte degli anni ’70 e ’80, e morti di persone emofiliache avvenute recentemente, in cui il Dr. Poggiolini è imputato e nel quale, in fase di indagini, prima del decesso, era stato coinvolto il medesimo Dr. Edo Rinaldi. La notizia data, che riguarda i rapporti avvenuti tra il gruppo Marcucci, ove il Rinaldi lavorava, ed il direttore del servizio ministeriale che controllava i farmaci plasmaderivati, è pertanto sicuramente di interesse attuale e concreto”.

Questa è la risposta della Voce.

Alla quale ovviamente in tempo reale l’avvocato Capecchi replica: “apprezzo il garbo della sua risposta. Tuttavia il dileggio del padre accusato di aver commesso un reato dal quale è stato prosciolto in via definitiva (come da Lei richiesto allego la sentenza di proscioglimento) è motivo di sofferenza troppo grande per il mio assistito per lasciare sul web un articolo il cui presupposto è falso e che non rende giustizia alla verità. Le ricordo inoltre che il processo di Napoli non ha per niente visto coinvolto il Dott. Rinaldi che può, pertanto, liberamente opporre il diritto all’oblio, che gli compete sicuramente”.

Ci sono svariati punti da chiarire. Ma è meglio partire dalla sentenza di assoluzione del 2002 cortesemente inviataci dall’avvocato Capecchi. Una sentenza che assolve tutti gli imputati (ben compreso Edo Rinaldi). Ma che, se letta con un minimo di attenzione, parla da sola. E ne racconta delle belle.

A pronunciarla, il 24 maggio 2002, il presidente della sesta sezione della Corte d’Appello di Napoli  Michele Morelli, affiancato dai consiglieri Fernando Giannelli e Francesco Paolo Caiati (relatore).

Una sentenza che in qualche modo “mescola” le due vicende “storiche” dalla sanità d’affari & morti in Campania: quella della “Farmatruffa”(per la quale De Lorenzo e Poggiolini sono stati condannati a 5 miliardi di lire di risarcimento a testa per danno all’immagine dello Stato); e quella degli emoderivati, dalla quale Sua Sanità ha sempre teso a scindere ogni sua responsabilità, pur essendo legato a doppio filo sia al re Mida Poggiolini che ai maggiori distributori di emoderivati, appunto i Marcucci: tanto che il figlio Andrea Marcucci – oggi capogruppo del PD al Senato – nel ’91 si presentò alle politiche sotto l’ala protettiva di Sua Sanità con i vessilli del PLI, e il fratello Renato De Lorenzo è stato membro del CdA della Scalvo, per un paio d’anni perla dell’impero Marcucci.

DUE SENTENZE CONTRO: CORRUZIONE O DONAZIONI ? 

Andrea Marcucci

Nella prima parte della sentenza del 2002 viene fatto un sunto della “Farmatruffa”, dell’associazione a delinquere messa in piedi dallo stesso titolare della Sanità, dal suo segretario particolare Giovanni Marone (l’uomo che soleva bruciare i documenti bollenti in un calderone) e lo stesso Poggiolini (uso invece nascondere i milioni spiccioli nei puff del salotto).

Ma eccoci al clou. Al capo 192, pagina 460 della sentenza, alla voce “Imputati Poggiolini Duilio, Rinaldi Elio”, così si legge: “Il Tribunale (di primo grado, ndr) ha dichiarato Poggiolini Duilio e Rinaldi Edo colpevoli del reato loro ascritto. Avverso detta decisione ha proposto appello il Poggiolini chiedendo la assoluzione dal reato ascritto, considerato che il Rinaldi, tratto in arresto in base alle sue rivelazioni, aveva espressamente riferito di aver spontaneamente effettuato i versamenti per gli utili consigli ricevuti”.

“Spontaneamente”? “Utili consigli” pagati la bellezza di 280 milioni di lire? Da neurodeliri.

Ma la catena dei fatti ai confini della realtà è appena all’inizio.

Scrivono i togati capeggiati da Morello: “Ha inoltre proposto appello il Rinaldi chiedendo la assoluzione dal reato ascrittogli, assumendo che le sue dazioni in denaro erano state spontanee e non frutto di un accordo corruttivo”. Di nuovo spontanee? Beneficenza? Regali sotto l’albero della cuccagna? Corrotti e corruttori di tutto il mondo unitevi in questa linea difensiva – peraltro incredibilmente avallata da un tribunale italiano – e la farete franca a vita!

Ma la sceneggiata, tipicamente partenopea, continua.

Scrivono le toghe della sesta corte: “In sede dibattimentale Poggiolini ha dichiarato che: ‘Rinaldi Edo si era recato spesso da lui per chiedere consigli sui prodotti dell’impresa di cui era titolare insieme ai fratelli Marcucci; detta impresa si interessava soprattutto di ‘emoderivati’; in particolare Rinaldi gli chiedeva precisazioni tecniche sulle metodiche da seguire per istituire, nelle tecniche di produzione, quei controlli e procedure”.

Piermannuccio Mannucci

Sorge spontanea a domanda: ma cosa ci stanno a fare consulenti e super esperti che un gruppo stramilionario come quello di casa Marcucci si poteva abbondantemente permettere? Uno per tutti, quel Piermannuccio Mannucci, il primo teste nella lista stilata dal pm al processo di Napoli: un pomposo pedigree, ma un un teste in palese conflitto d’interessi essendo stato, appunto, più volte consulente del gruppo Kedrion (che oggi raduna le perle di casa Marcucci).

La ciliegina sulla torta è in arrivo: “Per questi suoi consigli il Rinaldi, spontaneamente e sotto forma di regali natalizi, dagli anni ’80 sino al 1992, gli aveva versato la complessiva somma di 280 milioni di lire, confluiti in parte sul suo conto corrente personale acceso presso la Banca di Roma ed in parte su quello acceso presso la Comit”.

Non basta: così prosegue la sentenza della Corte d’Appello di Napoli: “successivamente, due – tre volte l’anno, a Natale e a Pasqua, aveva continuato a portare somme di danaro a Poggiolini pari a 5 milioni di lire a volta, gradualmente aumentate prima a 10 e poi a 20 milioni di lire; complessivamente aveva erogato a Poggiolini la somma di 180 miloni di lire, prelevati da un fondo ‘ISI’ destinato al fondo spese”. Sicuramente si tratta dell’Istituto Serioterapico Italiano, del quale a inizio anni ’90 Edo Rinaldi è stato al vertice del cda.

Ma ecco – comica finale – il commento delle toghe: “In cambio il Poggiolini non gli aveva fatto alcuna agevolazione, ma dallo stesso aveva ricevuto solo cortesie”: evidentemente, a base di colombe pasquali d’oro massiccio e tempestate di diamanti. Uno spirito francescano coltivato negli anni? Un sorta di ipnotismo infinito? Un masochismo spinto agli estremi?

Una perizia psichiatrica potrebbe sciogliere l’arcano.

Così concludeva la sesta sezione della Corte d’Appello di Napoli nel 2002: “Orbene, ritiene la Corte di non poter condividere il ragionamento seguito dal primo Giudice. Invero, sostenere che ogni rapporto intercorso tra Poggiolini – sia pur gravemenre scorretto o censurabile sotto il profilo disciplinare per il pubblico funzionario – debba essere automaticamente ricondotto nello schema di una intesa corruttiva sol perchè inserito in un più ampio contesto effettivamente caratterizzato da una vasta serie di rapporti di tale natura, significa generalizzare senza tenere conto delle peculiari caratteristiche del caso specifico e delle risultanze probatorie”.

Ma Mani pulite ce la siamo sognata o no? La Corruzione se la sono inventata i giornalisti o chi altro? E Big Pharma s’è improvvisamente trasfigurata nello Spirito Santo?

DOPO 20 ANNI, GESU’ FATE LUCE

Ma non c’è mai limite alla psichiatria forense: “Nel caso in esame, dalle dichiarazioni pienamente concordanti rese dal Poggiolini e dal Rinaldi si ricava che le dazioni in questione furono davvero elargite spontaneamente dal Rinaldi a fronte dei consigli che solo un esperto come il Poggiolini poteva fornire su un settore tanto specifico e delicato, quale quello della produzione di farmaci emoderivati”. Il Messia sceso in terra a miracol spiegare, l’allora Poggiolini?

Arieccoci, gli emoderivati. La tragedia che da vent’anni tormenta migliaia e migliaia di famiglie.

A questo punto, ci par d’obbigo porci e porre qualche interrogativo.

Vale il tanto celebrato diritto all’oblio rispetto ad una vera e propria carneficina per la quale dovrebbe decidere, a questo punto, solo il tribunale dell’Aja per i crimini contro l’umanità?

Una manifestazione di protesta degli ammalati per sangue infetto

Secondo noi, rispetto ad ogni diritto all’oblio, deve prevalere il diritto-dovere alla memoria, la memoria storica – in questo caso – di tante vite perse nel nulla e senza ancor oggi lo straccio di una giustizia.

Come si fa a non vedere l’elefante “corruzione” in una vicenda come quella Poggiolini-Marcucci e le dazioni da 280 milioni? Altrimenti, a questo punto, derubrichiamo la corruzione a meno che uno scippo.

E come si fa a non ritenere un elemento base – proprio nell’attuale processo – una verbalizzazione come quella di Re Mida Poggiolini, pur se di 23 anni fa, al fine di rendere palese proprio l’azione che la sentenza di primo grado considerava “corruttiva” del gruppo Marcucci, tesa a far lievitare i loro profitti arcimiliardari sulla pelle dei cittadini?

Possibile, in sostanza, che il primo grado individui corruzioni, mazzette e tangenti da 280 milioni di lire e il secondo grado parli di regali recapitati da Babbo Natale e dalla Befana senza alcuna contropartita? Ma siamo su “Scherzi a parte”…

 

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In allegato :

– Verbale interrogatorio Poggiolini 3 ottobre 1995

Verbale interrog. Poggiolini 1995

– Prima lettera Studio Capecchi

Prima lettera Studio Capecchi

Risposta Voce

 

 

 

 

 

 

 

 

Seconda risposta Studio Capecchi

 

 

 

 

 

 

 

 

– Sentenza Corte d’Appello Napoli 2002

Sentenza 2002

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