IL DIZIONARIO DI LUCIANO SCATENI

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Scherzi, sberleffi, scherzacci e cose serie: ripubblichiamo in versione integrale il Dizionario  di Luciano Scateni, uscito su queste pagine a puntate come Racconto della Domenica nelle seguenti date: Domenica 1 aprile 2018, Domenica 7 aprile 2018, Domenica 15 aprile 2018, Domenica 22 aprile 2018,  Domenica 29 aprile 2018, Domenica 5 maggio 2018, Domenica 13 maggio 2018

 

Prima dell’uso leggere attentamente le istruzioni: non somministrare a soggetti carenti di humour, suscettibili o permalosi. Assumere a piccole dosi. In pediatria è consigliabile iniziare il trattamento affiancando i giovanissimi ad adulti sani e spregiudicati. Effetti collaterali: idiosincrasia per l’azzurro e le cravatte puntinate di mister Arcore, le maxi bisce, i 45 giri di Iva Zanicchi e le lacrime sul viso di Rita Dalla Chiesa. Ogni riferimento a persone, fatti e misfatti è responsabilità soggettiva dei liberi pensatori che s’accingono alla lettura. Ovvero, pesca copiosa, lettera dopo lettera nel crogiuolo di parole che esistono nel sacro tomo della lingua italiana firmato da Devoto & Oli, mai esternate da menti integre.   

Prologo

Escluso dal turismo internazionale, pochissimo noto alle genti locali, luogo minimo, gelosamente custode di sé, lo Stato di SantaMariaPrega PerNoiPeccatori equidista dal Pacifico e dall’Atlantico, dal Celeste Impero e dalla Patagonia. Vi si coltivano banane e per l’inedita intraprendenza di taluni suoi uomini di spicco la frutticultura si è da non molto impreziosita grazie a rigogliosi filari di fichidindia. Il popolo è lieto di sottostare al fatuo dispotismo del presidente in pectore, del Luigi pentastelalto e poco lascia al suo oppositore, dem-dimezzato. La lingua se ne sta in bilico tra il romanicus e un italicus astrusicus, inusualis, fantasiosissimus a cui con moderata pazienza abbiamo attinto a favore di chi altrettanta pazienza volesse porre alla ricerca di sì sorprendenti stranezze di lingua leggendo quel che segue, ma avendo cura di consultare l’amabile dizionario italiano firmato dalle star di settore, i signori Devoto & Oli. Questo e non altro è lo scenario che accoglie infiniti divertissement, dalla alla Z (rigorosamnete dal su citato dictionary of italian language). L’esordio d’obbligo è per astruserie con l’iniziale 

ps : per contestazioni, censure e correzioni, insulti e proposte, purché oscene, il bersaglio elettronico è 

scateniluciano2014@libero.it

A,a

 

abalietà.se ti dico “je t’aime” per farmi rammendare i calzini e tu, rotolando in un brodo di giuggiole prendi ago e filo, allora hai con me un rapporto psicologico di subalternità          

aseità. se tu povero cristo volgi gli occhi al cielo e chiedi perdono a Dio per averti creato, allora hai con Dio un rapporto mistico, di dipendenaza da Padre Eterno

abbacòne. “ecco, nella misura in cui discendendo da una congerie di perifrasi ognuna connessa-disconnessa, in virtù di pirotecniche evasioni dal camminamento su cigli linguistici impervi, discendendovi senza l’ausilio di ancoraggi all’etimologia e alla semantica del costrutto sintattico, se l’esito non fosse esaustivo…” : ovvero l’arzigogolo, così definito da Devoto e Oli, ispiratore di questa faticosa, sfiziosa, intrusione nelle parole inconsuete della lingua italiana.

acatelessìa. ti ho aperto il cranioe, che spasso, era vuoto. Che dico, neanche una minicellula grigia vi ho trovato, neanche un seppur labile fantasma di intellighenzia, una virgola di attività celebrale: illustrandoti cose elementari ti chiesi: “hai capito?” e il tuo sguardo si perse nel vuoto per sempre. Certo avevi un bel paio di tette, ma anch’esse stupide, mute al tatto. In sede di divorzio, prima di affrontare il tema degli alimenti avrei voluto che il tuo avvocato t’accompagnasse per un weeck-end su un’isola deserta. Avrei sborsato la metà.

acca. sei un niente, come dire…un indefinito nulla, un puro divertimento del vuoto spinto, una boutade senza perché. Leggo, rileggo le quattro lettere “a / c / c / a” : d’un verso o dall’altro il risultato è sempre, inequivocabilmente, il niente. Mancava un centesimo di secondo al “vuoi tu prendere in sposa…” quando m’illuminò Sant’Eufemio. Egli scosse il capo da destra a sinistra e, non vorrei sbagliare, mi strizzò l’occhio. Il suo mento, spinto più volte in fuori, m’indicò la porta della parrocchia, invitandomi alla fuga. Dopo l’abbandono, ti rifugiasti nella magione di mamma e papà e per loro non cambiò nulla: un nienteprima, un nientedopo.

accaffàre. ovvero mettere le mani nel sacco, le dita nellamarmellata, le grinfie sugli aiuti umanitariai bambini del Biafra, le zampe sulle tangenti. Ruberie del di ordianria frequenza.

acchiappanùvoli. scendi di lassù, funambolica svampita, o sfonderai il cirrosu cui hai posato la tua mole pachidermica, supponendo di volare lieve sui miei sentimenti ’sì puri. Azzera una mezza tonnellata di lipìdi, resuscita lieve come libellula e ne riparliamo

acciocchìre.hai sensi assopiti, glaciali, da esilio decennale su imponenti iceberg. L’ho scoperto alle 3 e 45 di questa notte scura. Ma ci riprovo: ti sfioro un seno con mano esperta e il tuo misero eros residuale rimane silente. Ripasso il Bignami del “palpa, ripalpa e stupisci” e nulla accade. Ripropongo memorabili performance scovate nella memoria e rispondi sbadigliando. Metti tra noi la borsa dell’acqua calda a centodieci gradi, barriera inespugnabile. I tuoi sex-ormoni ronfano, definitivamente inerti. Non mi resta che tifare per un possente Viagra al femminile.

acclìne.a te avvinto da affinità, benché casuali,mi affido al cuore perché batta sincrono con il tuo, perché le parole che tracimano dall’ugola siano per te musica colta e le mie dita ti sfiorino con la giusta enfasi. Mi ripaghi riempiendo a spese della mia grigia materia le caselle di una “ricerca di parole crociate”: e allora ti dico che “sì, il contrario di benedetta, nove lettere, è maledetta”: pensando a te l’avevo proprio sulla punta della lingua.

accrochàge.calmo era il mare, chiara la notte, blu la grotta azzurra. Eppure la mia prora ha speronato la tua poppa: sebbene estemporaneo, il cozzoera eroticamente premeditato.

acirològico.mostri le mani grondanti mazzette e declami “sono “pulite, non vedi ?” Artista della menzogna sei, per talento naturale eimpunità acquisita.

acribìa. dici : “ho scoperto un capello, sottile. Biondo o moro ? Rosso”. Spaccalo pure in venti, sottoponilo al miscroscopio. Pur nel mezzo del perfezionismo meticoloso, non saprai da quale testa è caduto sulla spalla mia. Uomo d’onore sono.

adelomòrfo. informedonzella, recati di slancio in via Sperandio e affida i tuoi connotati al professor “Ti-rinnovo. taglia e cuci estetico”. Una possente siliconata ti arrotonderà e forse sarai mia.

ademprìvio. ovvero, profittar del pubblico divenuto privato. Come dire: comprar spiagge del Cilento e farne un carnaio modello Rimini su cui svettare con un nugolo di hotel per vacanze, sedici piani, campo da bowling, discoteca e comunità di recupero incorporati.

adèspoto.Strada Gino. Bimbi amputati, bestemmie: “porc…non una goccia di sangue da trasfondere”. Il “no” a tre miliardi in aiuto Emergency proposti da chi alimenta insani empiti di guerra: il Gino schifa padronibiforcuti.

adiaforìa.colombe pure – ingordi avvoltoi / generose popolane – avide contesse / il sinistro di Diego – il destro di mister brocco: hai siffatte visioni antitetiche,nessuna voglia di conciliazione e mi neghi il divorzio ?

adìnato. scalereiil tetto del cosmo per staccare dalla galassia millesima un astro da poggiare su rossi velluti e donarlo a te : neanche allora me la daresti ?

affarìo.è serrato il tuo dinamismo sessuale, anzi frenetico.T’impegna a lanciar reti nel mare della perversione per tirar su, in depravati spazi notturni, seguaci dell’amore comprato: puttanieri cioè, a vantaggio del tuo famelico pappone. Ma con me, o gratis o nisba.

affralìre.proverò a indebolirti, nemico della pace, sottrarrò energia a cetniks e ustascia, sanguinari predoni slavi di una parte e dell’altra, a Sharon e ai tifosi di guerre “umanitarie”, a mercanti di schiave, a turpi pedofili. Ci proverò, mano nella mano con altri milioni di pacifisti, in un girotondo “NO WAR” intorno al mondo.

allalì. allalà. bello, pensa lo yankee, scorrazzare ai comandi di un B52 nei cieli di Allah, intonando antichi urli di caccia: e giù la super bomba che, meraviglia, apre un supercratere di 500 metri.

àlmo. le ha dato la vita mami Sahina, almamater. L’ordigno l’ha dimezzata, portandole via un braccio, la gamba corrispondente: alma Emergency ha sottratto alla morte i tre anni di Elan, ma che vita le rimane?

amànza.scritta con l’inchiostro dell’anima, codesta romanza di passione amorosa dono a te, donna amata, ma, please, abbrevia la fredda distanza che ci separa nel letto di due piazze e mezzo.  

ammencìre.il tuo seno è avvizzito, appassite son le gote, cosce e glutei son flosci, il tuo cuore è tutto rughe. Sfiorici a vista per iuncuria, pigra compagna di sesso. anzi, ex partner. Adieu.

ammennicolàre.chiede se la tua chioma fluente è bionda di un biondo platino o di un biondo grano maturo. Domande di uno stolto cavillare, da senza palle: di fronte a una…dea in calore non è che un pavido arrovellarsi.

anacolùtoio, dilettodel Signore, mi piacedi piacere: garçon,fard please, calza di seta sull’occhio della telecamera e profilo destro. io,Silvero de Arcore, Primero, mi piacesedurre

anacorèsi. guarda…Fassin-Grissino! Altissimo, di filiforme ingegno. Toh…Rutellik, ergonomica inesistenza. Il totale? Vistosi, preventivi smagrimenti a sinistra e tanti ex falce e martello in maledetta solitudine contemplativa. Ma de che?

anàfora.   è statobin Laden , è statoil talebano, è statobin Laden, è statoil talebano, è statobin Laden, è statoil talebano, èstatobin Laden, è statoil talebano, è stato…S’addormentano così i nipotini dello zio Sam e sognano galassie di blubomb al posto di Sirio e Venere, in bilico sui cieli di Afghanistan, in quasi caduta.

anaptìssi. Berlsconi : impossibile capriola alfabetica. possibile così : Berl usconi. Oppure : Taormna – Taorm ina, Lunrdi – Lun ardi : confltto d’intrssi–confl i tto d’inter essi. Come dire, con una vocale in più cambia la vita.

anodìno. sul pube un lamèdi tre centimetri per uno, sotto i talloni quattordici centimetri di tacchi, sul fondoschiena tatuaggi di mister Bean, eppure…rimani insignificante.Mi chiedi perché ti ho sposata ? Tre milioni di dollari su conto svizzero mi versò il tuo papi.

antipòfora.sei forse per la guerra ? Certo che no. Forse sei per la pace ? Ni. Sei per caso talebano? Che dici… Forse sei forse filo-americano ? Giammai.Sei agnostico.

antìtesi. “t’ho scongiurato, ricordi ? quieta, zitta, fa parlare il corpo, e specialmente l’utero, il culmine dei seni, la pelle che sfioro. In risposta gelo. Hai messo la sordina ai miei sensi, adulterato il desiderio, spedito venti glaciali alla libido, attentato alla mia già titubante virilità: ingoia dunque la lingua che chiede effetti speciali oltre il Kamasutra, suicida la glottide, commissurotomizza le corde vocali e soprattutto, non offrirmi più thè al Viagra”.

apàllage.mando gli f16 sui cieli dell’Iraq, a esplodere sugli antri dove Saddam nasconde antrace e tossici affini, per impedire che escano dai chimici arsenali. (From Epistola di George W.Bush, lungo-naso, agli elettori texani).

apodìttico.Silvero Primero, rege in Arcore è bello, buono, ganzo, fico, gagliardo, alto, di destra, di centro e di sinistra, è laico, clericale, anarchico, rivoluzionario.Lo giura sulla testa di Sgarbi Emilius Fidelis Prostratus.

apodòsi.se dicessi“amor mio, je t’aime” mentirei.Se promettessiun milione di nuovi occupati in un amen, blufferei.Parlassi di prestazioni erotiche multiple durante un’unica notte d’amore, direi una spudorata menzogna, ma sarei comunque uno mediocre imitatore del mitico Silvero Primero.

aposiopèsi. dov’è il milione di posti in più ? “Eeeeh?”Dove l’aumento delle pensioni per tutti? “Comeeee ?”Insomma, risponda:“Mmmm…”.Appellerò “Nasone” il reticenteSilvero. Chiedete a Collodi perché.

apotropàico. occhi di rana del Gange, zampe di femmina ariana in calore, polvere di stelle cadenti per vetustà, verruche tritate: pozioni,intrugli antimalocchioper la fortuna di maghi e maghelle, streghe, indovini e paraqui paralà, imbonitori, chiro-crio-circo cartomanti, che si nutrono di gonzi e miseri su cui s’è divertita la malasorte.

apozèugma. berrai, sorseggerai, assaporerai, apprezzerai,questo nettare di Lacrima Christi che ho vinificato per te, tenace astemia dell’anima mia. Fumare già fumi di tuo, non ti resta che dire ciao alla tua ostinata verginità. Fidati di me.

appalugàrsi.ho invano denudato il ventre a vantaggio dei tuoi occhi, l’ho maliziosamente ruotato, ho lasciato cadere settantasette veli uno a uno. Eri appalugato, amor mio, o, peggio, dormivi. Coglione.

appendìzie.“Cosa ti aspetti ?” / “Un’iper-performance”/ “Cioè ?” / “Almeno tre,consecutive”/ “Tutto qui ?” / “Fa’ un po’ tu”/ “Altro ?” / “Prestazioni accessorie a piacere ”/ “Telefona a Mandrake, esosa sacerdotessa del cazzo”

appùlso.è principiato niente male il nostro match sessuale. L’esordio fu creativo e…dinamico. O no ? T’aspettavi di più e di meglio? Dopo la sigaretta e una pausa di riflessione ho mostrato disimpegno, è vero. In fine ho parlato di golf ed è quella pallina in buca che ricorderai pensando ai bis mancati, mia sfrenata e, ahimé, “ex” compagna di letto.

appuzzàre.Quel che si dice incompatibilità. Saturi i tuoi dintorni d’aliti di bagnacauda, effluvi dell’inquinatissimo Sarno, residui di zoccole avvelenate e scorie di discarica incendiata: maleodorapiù in là, please

aprassìa.non sei cionca, né paralitica, non oltrepassi i cinquanta, hai due gambe e altrettanti piedi: perché muovi scomposta il bacino, come una tarantolata disequilibrata? E’ sesso sbilenco il tuo.

archegònio.sappi, scettico compagno di scorribande in letti muliebri, che l’ho scrupolosamente esplorata ed ella generosamente si è donata: le ho ho detto prendi la mia linfa nel tuo dolce archegònio (come dire vulva)e genera, se vuoi, teneri virgulti, a tutela della specie. Grazie, ha risposto, uso la spirale e ha continuato a ululare “Ohhh, ahhhh, siiiiiì…cosiiiì…ancora”.

arrapinàrsi.s’arrovellamister Dabliù Bush: fu ’sì breve il blitz afghano, come smerciare il surplus di missili e bombe blu ? Di qui l’angoscioso e irrisolto quesito sul dov’è “il maledetto talebano : Iraq, anzi Somalia, Siria, no, Egitto, macché, Papuasia”. Così macerandosi nel dubbio,i B52 della sua air force hanno sparacchiato granate a go-gò, qua e là, per non tornare a carico intonso.

arroncìgliolare. Sarah, sposa di Frank, ama Nick, figlio di Ellen, matrigna di Gould, amante di John, pupillo di Ernestine, girl di Vincent: vedi un po’ che cazzo di attorcigliamento, ma ci campa su la patinata “Lei”.

arzigògolo.“vedi”dicevi nel letto in attesa di carezze, baci e giochi d’amore “ho percezione di una sola presenza, la mia”. In verità era indecente la tua distanza da me, ingiuriosa l’indifferenza, impressionante l’astrazione dal contesto. Non una parola, né spiccioli di pensieri dedicati. Io assente? Ma che cazzo vai millantando ?”

 

Insomma la “A”:

Acquattato all’altezza di alveari e arnie assolate, in armonia con ancora anelanti amorini, armeggiavi attorno ad altezzosi aquiloni, appostata appena di là da austere aberrazioni dell’apocalisse, in attesa di astruserie e allettanti attenzioni per autentici attentati all’autonomia dell’autocoscienza. Approvo l’affabulazione arrischiata, l’autogestione allungata, l’assoluzione di assassini dell’autostima, l’architettura architettata. Non approvo l’affabilità affettata, l’adattabilità accettata, l’assurdità amplificata, l’amabilità accurata. Ammetto l’adulterio d’annata, l’assatanamento dell’amata, l’appisolamento sull’amaca, l’arrotondamento dell’arcata, l’appagamento dell’attempata. Amen.

 

B, b

babborivéggoli.esporti illegalmente capitali, droga, cd contraffatti, dollari falsi, schiave albanesi e farmaci scaduti : prima o poi renderai la pellacciaai demoni, porterai i tuoi miliardi all’inferno, nel regno dell’oltre tomba di Silvero Primero.

 

babuvìsmo.1797 : moriva Babeuf, ideologo dell’equalitarismo, del diritto a tutto di tutti. 1917, il giorno della Rivoluzione. Risorge Babeuf. Il millennio terzo lo seppellisce di nuovo, nella fossa comune del globalcimitero

bacchillòne.grande e grosso qual sei, dearB-o-ttiglione, tanto pigro e scansafaticheti scopro che per mettere una parola avanti all’altra devi pigramente trascinarla tra una virgola e un punto di sospensione.

baciabàsso.c’è inchino e inchino. Il Suo, spassoso Emilius Fidelis Prostratus, è irreversibile, definitivo. Diventa totale con il baciodella scarpa, l’occhio servile rispettosamente basso.

bagolàre. spettegoli, ciarlie che bagascia sei ? Non ti pago davvero per questo fatuo ciacolare. Che parlino le tue grazie, se ne hai. “Lo farei”, rispondi insolente,“se tu non fossi l’impotente gnoccolone che sei”. Uno a uno. 

bagònghi. scarpa inglese, tacco doppio, soletta extrastrong,ginnastica elevatoria, occhio televisivo a slanciare dal basso in alto. Sweet Silvero Primero, metaforicamente discorrendo, e non solo, rimani un rasoterra.

bardàssa.giovane cinedo, effeminato virgulto, batillo. Occupi il posto mio nel cuore dell’amoroso mio. Cambiassi sesso, beh, accetterei la sfida, ma così…

baritonèsi.come se chiamassi un pasticcio di patate gàtto e non   gattò o bàccala un piatto di baccalà : nei secoli dei secoli solo a Pulcinella fu concessa libertà d’accento e punteggiatura. Silvero regnante, anche a Emilius Fidelis Prostratus. 

basìre. mini ultra-mini, scollo anteriore ombelicale, posteriore a fondoschiena, cascata di laminato sulle spalle tornite, seno alto, a-siliconico : io, praticamente folgorato. Anzi esangue.Ho pagato il conto del chirurgo plastico e il sangue è affluito di nuovo al cranio, in eccesso 

batticùlo.vorrei esser falda della camicia tua per lambire il tuo “didietro” e armatura, per poggiare sulle tue natiche : capisci quanto ti amo ? (Esclusiva dai “Diari di Ero e Leandro”) 

battipàlle. la parolina non ha il significato che sospettivi, mia sadica amica : è il culmine della bacchetta che arma fucili ad avancarica. Cose da masnadieri, o andavi pensando a una roba sadomaso ?

battologìa. prendila mela, prendiladisegnala tua famiglia, disegnaladimmi“ti amo”, dimmelo.Al fin della licenza, zittisci, pedante rompiballe. 

batùrlare. ah come lampeggianogli occhi tuoi. Mandano, capperi!, bagliori pirotecnici, tam-tamvisivi : occhieggia oggi e poi domani, cederò alle tue grazie, baturlìfera donzella

beccapésci.voli radente il pelo del mare e pesci su pesci catturi, insaziabile predatrice : non sei il mio tipo, mi anfratterò dunque in un antro invisibile, nelle profondità del Pacifico

beghìna.giusto te sulla mia strada, ostentatrice di devozione, assidua frequentatrice di funzioni religiose, bacchettonapinzochera: che dici di una sveltina, certo, prima e dopo tre ave maria e due padre nostro ?

bellùriavistosamente attraente, nascondi il nulla celebrale sotto forme pompate dal bisturi plastico. Nelle cavità craniche stipi residui lignei di raspa, volgarmente defniti segatura : sei, insomma, portatrice sana di estetismi privi di sostanza

benavére.benàbbiti,insaziabile femmina, sta’ cheta. la ventottesima eros-performance è concessa solo all’iperdotato Mandrake e forse neppure a lui. Benàbbipietà di un normodotato umano qual son’io

berlòcca.mi sarei dondolato con gusto, senza alcun faticoso pensiero nella zucca, per non stancare membra e mente, sarei sprofondato per ore nell’amaca stesa tra due ulivi dirimpettai della baia più baia che si può dei Caraibi : mi tieni invece desto, atterrito dalle tue gambe a “x”che potrebbero avvolgermi per un amplesso choc e dalla tua bocca di strega sdentata. Abbattiti

bésso. termine che equivale a fesso, ma differisce in eleganza e non offende. “Sa, Silvero Primero, Ella, è vigorosamente bésso”. La replica, anticipata da un sorriso beato è codesta : “Muchas gracias, senor.” Che dire, Egli o è più besso di quel che sembra, o ignora Devoto e Oli

biòtto.Silvero Primero nudo? Passi. Ma in piazza poi, sul podio del direttore del traffico momentaneamente assente per far pipì…, tutto nudonel gelido dicembre milanese, in piazza del Duomo, di fronte alla madunina ? Si copra Silvero e mediti : il Bambino è già nato.

bischìzzare. azzurri coglioni, nodosi bastoni, volgari minzioni, insane attenzioni, mancate erezioni : ironiche rime, in pieno regime.

bitematìsmo.son sposa felice, son single lietissima / Bush ti amo,   G. Dabliu ti odio / Silvero Primero, mio vate…Silvero Primero vat (t) e (ne)

blacherniòtissa.il tuo seno : non fosse ieraticamente impegnato, m’accoglierebbe a capezzoli spalancati. O Icona sublime, dimentica la sacra promessa, s-blachernitìssati e congiungimento sarà 

bocchìno. qual estrema contraddizione. Ma come, diminutivo ? Cioè bocca piccola ? Boccona semmai, bocca d’oro, bocca larga, bocca lunga, boccaperta, bocca piena.

bombòne. “… in pieno oceano, a mezzo tra flutti d’Africa e gorghi d’America, la lenza s’è tesa e riavvolta. In cima un balenottero di trenta metri…”. Dall’uditorio una voce : “ a… buciardooooo” 

borbogliàre. nacqui e il ginecologo borbottò(per aver dovuto rinunciare a un incontro di letto). Borbottò mia madre (le sciupai i seni, succhiando latte). Mia moglie borbotta (senza un perché) : ah saperlo ! Mi sarei impiccato con il cordone ombelicale e avrei conquistato il diritto a incazzarmi per primo.

bovarìsmo.ho riacceso nella tua anima istinto e fantasia. Eri tragicamente mesta, sei festosamente gaia. Avendoti ’sì ben mutata, non pensi mi sia dovuta una ricompensa ? Offriti-mi

brachésse. eccoti goffa, asessuata e informe in codesti pantalonacci,imposti dal perverso stilista che gioca con la tua subalternità alla moda. Bye. Forever

brachilogìa.(avendo) assoltol’uxoricida, molte mogli furono scannate. (avendo) ella afferratol’uccello, gli impedì la fuga.   E quel secondo (avendo) afferrato, rende l’idea di una somma e spregiudicata goduria

bracòne.sciatto, trasandato amante : in codesto buffissimo, settecentesco indumento,’sì gonfio ai polpacci, appari omologo di una femmina mascolina. Preferisco il self made, un onesto far da me, adios  

bradipsìchico.ce l’avrai anche duro, padan-spaccone, ma ben più tosta, benché vuota, è l’altra testa, agli antipodi del bassoventre. Sottoposta a tac, l’esito fu : dentro la granitica calotta “nulla”

breviloquénte. per dir t’amo aggiri l’ostacolo : “Era una sera calda d’estate… il mare rumoreggiava appena sulla rena… il cielo era trafitto da mille stelle.” Se dicessi brevemente“scopiamo” ?

briccicàre.dilapidi il tempo, oziosa donzella, svolazzi senza mèta e affoghi nel nulla, asservita all’inerzia obnubilante dei sensi, dell’eros specialmente. Destati prima di avvizzire

 

briffàlda.t’ho donato cuore, anima e sesso. mi avevi commosso e sfilando il portafoglio dai pantaloni dissi : “E’ tuo”. Ho poi scoperto che sei impicciata con sette amanti. Sgualdrina, bagascia,rendimi tutto.

brìga.in un casinomi cacciasti, inaffidabile compagno di bisbocce, complice di crapulanti eccessi : era senza fondi il tuo bancomat, ho una montagna di piatti da lavare. thank you

brìncio.non muove a pietà quel prologo al piantosul tuo volto da bambino sfortunato. Avessi rubato caramelle…ma undicimila miliardi : piangi fino al 2025 egregio tangentista. Sayonara 

brògio“superiorità mediterranea”. L’inverso sei tu, ominide senza sale, nel senso dell’esser sciocco : discendi etimologicamente da (Am) brògio.Come dire pirla, understand ? e ce l’hai moscio, nipotastro di Pontida 

brontofobìa. un lampo ti turba, il tuono ti atterisce, l’uno e l’altro ti terrorizzano e ti consegni a me, completamente: effetti speciali sul nostro talamo. Che vengano lampi e tuoni a go-go, benvenuta

Boris, mio Boris : ballavi da dio, bevevi da re, brindavi a tutto, brindavi con tutti. Bendato sbandavi, blindato sbavavi, bramato sbuffavi, burlato sbraitavi, bardato svettavi, ab-bordato slittavi, bombato sbollivi, baffuto stizzivi, belante stentavi, bilioso sgommavi, bocciato s-bioccavi, birbante…s-buffavi, bissando s-beffeggiavi : bentrovato, mio benpensante, benparlante, benaugurante, benportante, benestante, benemerente, benevolente, benivogliente, bentosto, bentornato, benveduto, benvisto, benservito, benlevato, benalzato, benfatto, benedetto, benemerito, bendisposto, benaugurato, benamato, benarrivato, bencreato, benaccetto, beneducato, beneficente, beneficiario, benemerente, beneplacito, benefico, benintenzionato, benigno, beninteso, beniamino, bennato, Boris.

 

C,c

caàba.serrata tra le dita la pietra sacra, ti affidi, incauto, alle mani sacrileghe del chirurgo bianco, così distante da quel simbolo nero che ti lega ad Allah quanto tu dal suo Jesus sei lontano. Why ? 

cacadùbbi. “mi ami ?” “uuhmmm”.“Allora mi odi ?” “Eehmmm.”E’ per questo tuo bilicareche ho scelto la clausura. Ora mi amo e sogno frati iperdotati e mi masturbo, o stolto temporeggiatore.

càche-sèxe. dissi scherzando : “Mi attrai meno di ieri”, ma tanto per dire. E tu ? Hai varcato la soglia di un megastoredi intimo for mane a sera hai esibito un tanga-slip ben colmo di ben di dio, nello splendore di un talamo tondo, dominato da un mega specchio azzurrato. Ganzo il perizoma !Ritiro tutto, my explosive young boy 

cacologìa.ascendemmo in montagna : profumo di edelweiss, aria rarefatta, scintillanti ghiacciai, mercurio a meno 23. Nel rifugio gradi + 28. Automatico denudarsi e gorgheggiare “ollalaiò, ollalaié” : carino lo slippino che sfoggi. Firmato Krizia ?

càffo.tra cento e più divini creaturi, che dire, sei il numero uno, the first: muscolo d’oro, occhi di fuoco, spallelarghe e fiancostretto. Figo, per non farla lunga. E’ agli antipodi il marito mio: non plus ultra dei derelitti, sciancato, ipolibidinoso, sottodotato, apatico. Dall’istante del confronto al rapido ingresso nello studio di un attraente divorzista, il passo fu brevissimo

cagòia.voli a larghe falcate verso il doppio 00, porta girevole con simbolo “maschietto mi scappa la cacca” : fuggi ingloriosamenteda Micillo, due anni d’età e una colt di latta puntata al tuo pavido petto: incontrassi Schwarznegger a quale wc t’aggrapperesti ?

caifàsso.ti unisci per nulla biblicamente con Carmela, star del quartiere e sei calvo per alopecia, sdentato, basso, non più di 1 e 50 con bi-soletta nelle scarpe : inguardabile omuncolo, qual mostro ipertrofico nascondi nel basso ventre ?

cantafèra.“mi ami ? E quanto mi ami? E dimmi come mi ami. Da quando mi ami ? Fino a quando m’amerai ?” Ecco avvocato, perciò divorzio, per quella galeotta tiriteraquotidiana

capaccìna.ossessionante refrain : “in casa no smoke, riponi la giaccanell’armadio, lava le mani, infilale pattine, aiutala cicci a far i compiti”. Suicidati epica rompiballe, mia tirannica metà, ma prima dammi un cachet

capaméno.riempisti il cappuccino di peperoncino (piccante), il cannolo di mostarda, la caponata di zucchero, la mia auto di pulci in calore. Sparisci burlonadel cazzo

caramògo.diverti gli altri sette big, veri padroni del mondo, più che un giullaredi corte e così suscitando ilarità strappi inviti a corte, dispensi allegria fino al mal di pancia, animi, leggiadro serate post-summit. Nell’intimità ti chiamano Silverino Primerino, alias comicus italicus.

carampàna.nessuna colpa se la natura ti donò forme procaci e nulla la società. L’infanzia negata, la fame, un pappone, ti condussero al meretricio: le invasioni plurime subìte dalla tua vulva saranno ricompensate con il paradiso, porta pazienza. Mi assale però un dubbio: e se non fossi credente ?

carpìccio.ho detto “mi piaci”, ho parlato al vento. Poi “t’amo”, ho detto e hai replicato alla dichiarazione perdendoti negli occhi di Edgardo, inutile belloccio. Ho preso il martelloe l’ho suonato sul tuo futile cranio.Legittima difesa fu

catasterìsmo.micio spaurito, spelacchiato, afflitto da strabismo di Venere e handicap motorio : così com’eri t’accolse il cielo,tra cherubini e beati. E tu, iena incolpevolmente ridens, anche tu salisti in alto, nel girone paradisiacodei prediletti di dio. Come dire che la giustizia sociale non è di questa terra, né dell’empireo

catatònico.tira in alto a destra il muscolo labbrino e scopre il ponte di denti perfettini, equiparati dalle mani sapienti dell’odonto-coso: ha sorriso artificiale e ingessato Silvero Primero, meritevole di un posto permanente nel museo delle cere

catellòn catellone.mogio-mogioBot-tiglione : è che il ritmo lento del pensiero gli permette di frenare la dinamica di una mente comatosa, sicché con acconcia lentezza trasmetta all’ugola combinazioni sonore verosimili.

catonìsmo.s’erge sui tacchi dello scarpino rinforzato in basso e qualche centimetro lo guadagna. Testa all’indietro di 30 gradi, occhio oltre l’altezza d’uomo, Silvero Primero mima superiore austerità: il disastro è che qualcuno gli crede

caudatàrio.sudditi compiacentissimi attorniano Silvero Primero. Gattonano al seguito, ginocchioni, il culo offerto al frustino per il soddisfacimento del sado-gusto presidenziale. Sul di lui percorso si alternano lanci di leggiadri boccioli biancofiore o rosso garofano, radical rosa o verde pisello, vermiglio sbiadito, azzurrastro…

causìdico / cavalòcchio.avvocaticchiolinguacciuto, biforcuto : beatificato, santificato, gratificato con un sub segretariato, mortificato con un benservito : kamikaze per amor di Silvero Primero. who is he? (Si consiglia di consultare l’Atlante Geografico De Agostini, alla voce nota località turistica siciliana a metà strada fra Messina e Catania) 

cazzabùbolo.il canuto vecchietto dispensatore di doni pose ai piedi dell’abete natalizio una coppia di mini trampoli ed Egli vi montò su, declamando auto-lodi. who is heSilvero Primeroperhaps ? Oh yes 

celèuma.unò – dué, unò – dué. Eccetera. con siffatta cantilenaSilvero Primero muove i fantoccini della sua corte dei miracoli e li benedice. Essi, sfiorati appena dal prediletto del padre eterno, finiscono per credere di esistere. 

celsitùdine.la mami, massacrando l’orecchio di Silvero, di modo che il guaito gli rimanesse in un angolo visibile della memoria, così declamò: “Frequenta Hammamet, piccolo sgorbio e sarai eccelso”. Obbedì l’ossequioso pargolo e regnò su un bel paese pro domo sua

cenòsi.svuotando carni e ossadei suoi inutili riempitivi, hai provato a metter su cosce alla Parietti, glutei tipo Falchi e seni modello Cucinotta : non male, lo ammetto. Latita ancora la grigia materia, cheri

centìmano. arraffi, qua e là : nella cassetta delle elemosine e nelle casse dei megastore, nelle tasche di bus-utenti e nel cassetto di papà. Ofelia, mia cleptomane sposa, risparmia almeno il   portafogli di tuo marito. merci 

cesaropapìsmo.parodia di Agamennone e Riccardo III e di Luigi XIV, legifera e giudicaper sé e per i suoi. In delirio cesaropapìsta s’applaude e torna bambino. Incorona la testa di un big del mondo con indice e mignoli ben dritti, mentre pollice, medio e anulare son ripiegati su se stessi, a mo’ di corna. Giocherellone d’un Silvero, se tornasssi alle navi da crociera ?

chiapparèllo.convolata a nozze da un’ora e trenta, chiedi per l’ottava volta consecutiva : “Mi ami ?” E che dovrei risponderti ? Dico “Uuuh, ti amo” ma pensando all’amico d’infanzia Pippo, avvocato divorzista che s’arricchisce assistendo maschietti e femminucdce stufi del capzioso interrogativo  

chiàsmo.non piangere per commuoverticommuovitiper piangere. Non vivere per mangiare, mangiaper vivere. Non vivere per fornicare, accoppiatiper esistere.

chiattòn chiattone.partii per il Mozambico, ma non andai : volo annullato. A casa tornai. Zitto, zittola porta aprii, veloce mi diressi all’armadio. Oscena fedifraga, nudo come un verme vi trovai il tuo ganzo. La doppietta usai.

chiònzo. m’hai detto l’altro iersera “Scusa amor mio, sono indisposta”. “Pardon”, hai detto iersera “Ho la pressione bassa” e stasera “Sorry, la libido mi difetta. E ancora “Non volermene, ho un’abrasione proprio lì”. Io ? Ho rimediato con un lesto selfservice. Coglione ? Forse, ma tu…proprio stronza. 

cicisbèa.“acquirente” di amore, civetti qua e là. Peschi nel mare altrui, cacci nelle riserve proibite. Corteggiatrice priva di scrupoli, perché non razzoli nell’orticello tuo e lasci in pace il mio ganzo ?

cìzza.un bottone di troppo fuori dell’asola, a mostrar non molto, ma non poco, di un senogeneroso, estraneo a restauri siliconici : a ogni lieve movimento occhi negli occhi, alla scoperta di desideri segreti

codiàre.“recomi dalla sarta” dicesti. Tre volte in tre giorni m’è parso troppo. T’ho seguita, pedinata.T’ho scovata lassù, al terzo piano. Eri davvero dalla sarta. Anzi con la sarta. Con una sarta lesbica.

conciofossecosaché.Ella, Silvero, ritiene d’esser degno di riverenza : pregiudizialmente non dico di no, ma indichi una virgola che io possa condivideree sarò riverente. Altrimenti contraggènio nutrirò per Ella, avversionetenace, cioè 

connestàre.“vittima di un complotto sono, oggetto di accanimento.” Sic strilla, Silvero, mentre trama per censurare la libertà di giudizio di chi non è riuscito a comprare

conturbaziòne.un rospo sdilinquealla vista di una vergine rospa, una zoccola incrociando un topo-rambo sviene di libido.Solo io cado in letargo quando emuli Cicciolina. Forse perché sei cicciona 

coprolalìa.biondo e di gentile aspetto : venti milioni a taglio di nastro, discoteca o pinacoteca che sia, assurse a gloria grazie a turpi oscenitàvomitate dal mini-schermo di Costanzo. Alla corte di Silvero Primero Egli è geniale e Vittorio(so) : who is he ?

corbèllo. se ti giranoson cazzi tuoi, se avvizzisconoson cazzi miei, me tapina. Fibrillano? Buon per te. Pendono? Peggio per tutti e due

coùp de foùdre. “dal primo momento che ti ho visto…” Così il dilettante del sesso mira al cuoreper cogliere in basso la mela proibita. Il mandrillo ? Punta alla melae cuor non tange.

cucùsso.“l’unità d’italia…” “l’unità d’Italia” “fu cosa fatta…” “fu cosa fatta”“nel 1861…”“nel 1861” e così ripetendo. Il difficile sopraggiunge con la crisi di diarrea del suggeritore : gran fuga al cesso e the endper il falso saccente 

Comincia così il cadùco cammino che costrinse il comandante Charles a commettere un crescendo di cazzate in cinque chilometri di corsa cruenta verso la crudeltà : Carlotta creava creature celesti con la creta di Crati, in credito con Charles di una calda coperta comprata a Crotone. Come credere a un cognato crapulone e coglione? Combattuta tra il contestare e il concedere credito, Concetta crebbe nella certezza di non capirci un cazzo. Si consentì un corso di caccia al cinghiale e un caffè caldo, corto e cocente. Crociato a cottimo, Charles si coprì di costose corazze e cavalcò cantando canzoni cristiane in cima a costoni cadenti, a costo di cascare. Cordelia cenò con cavoli e crostate, cullò un cucùlo centenario e convinse la cugina Carmencita a cucinare cozze con crema di carciofi. Di codesta crapulazione crepò

 

 

D,d

 

dacnomanìa. iena sei, sciacallo o vampiro, nottola degenerata, psicopatico afflitto da bulimìa.Addenta un pedofilo allora, staccagli le palle, azzanna un razzista. Io, che c’entro?

 

daddolòne.ami la coccola, bambolotto, ti compiaci di smorfie, pizzicottini, carezzuole, smancerie. E’ vero, una volta ho esagerato e un gran calcio dove non batte il sole ti ho dato. why ?solo così l’hai fatta finita con la storia di sentirti abbandonato

 

dapìfero.non son cardinale, neppure vescovo, tantomeno parroco, né frate, seminarista, aspirante servo del padre eterno : ateo sono, senza fede, ma portami lo stesso uno spaghetto alle vongole, o bigotta ristoratrice. merci

 

dassèzzo.arrivi da ultimo, prode Silvero, ma intendi apparire come un veterano decorato, il culo avvitato alla poltrona. Achtung, amico, di Iulius Andreotticus ve n’è stato uno solo. Altra tempra, altra autoironia

 

dèad héat.dal tomo ‘Silvero Primero pensatore, pag. 29’   : “Son paria Michelangelo in plasticità, eguaglio Fleming che in delirio creativo generò da una muffa pennicillina. Quel che mi manca è un pizzico d’altezza”

 

decapsulaziòne.mano alla statistica: su due miliardi di capsule, solo tre o quattro hanno fallito e hanno abbandonato il dente. Una fu la mia, maledetto cavadenti, proprio mentre baciavo Sofia.

 

declivediscendalieve, senza sosta, Fassin-Grissino (in quanto segretario Ds): venga giù, ancora più giù. Là in fondo approderà alla sua socialdemocratizzazione del cazzo. “A Fassì, te possino…”

 

decussàre. un incrocio, quattro strade a “X”. Spuntavi da sinistra. bel viso, tette non male, gonna maxi, andatura felina. T’ho sposata. Le gambe a “X” ? Le hai nascoste fino alla prima notte di nozze. Nacque quel dì l’amore per la mini-gonna e gli avvocati divorzisti

 

deìpara.dearSilvero, capisco l’unzione divina, il delirio di onnipotenza, lo sprezzo per chi non è ortodossamente cattolico-cristiano, ricco, bianco e destrorso. E’ perché pensi che la tua mami è stata generatrice di dei.Come dire Maria bis

 

dementàre. s’affacciò dal paradiso san Patrizio, portacolori della pazienza e la perse : privò di sennoi cacciatori di teste e bin Laden, l’eterno imprendibile, gli dedicò un video messaggio, nel giorno del Ringraziamento.

 

demiùrgo.alias Silver nostrum: egli è artifex maximusnonché legislatorcosmico, universalis, ultramunifico, splendido. pro domo sua ? Dici ?

 

demodossalogìa. indaginedi psicologia sociale per governare i processi formativi dell’opinione pubblica.Obiettivo : centrare la miglior combinazione tra notizia e fruitore. Ovvero, vincere le elezioni e vivere felici privando il popolo della coscienza critica, catturare consenso a prescindere dagli interessi della collettività. Ovvero come mistificare, obnubilare, subliminalizzare : avanti… Italia. Che il padre eterno chiami a sé Silvero Primero e diremo cento Ave Maria, oltre duecento Pater Nosterlodando Dante e l’apposito girone degli inferi.

 

demòtico.“str…zo”, “ffanc…lo”, “merd…”, “caz…”, “putt…”, “ricch…” : le migliori fortune televisive nascono qui, nella cloaca massima del turpiloquio“…sì, la vita è tutta un trash…”

 

detrùdere. galeotto il sondaggio e chi lo indisse. Fosse Obermeyer, Mac Callum,fosse chicchessia, indusse a volgere il pollice in basso e Silvero divenne orevliS, testa in giù, dimesso dal Chigi Palace: meditate azzurri, meditate

dìade.lo so, hai vocazione per Platone e le sue delicatissime ideesull’amore, ma io (puoi riflettere sul caso umano ?) lascio San Vittore dopo anni sei : che ne diresti di una scopata…

 

diallélo.al centro del centro c’è il centro, nel centro sinistra c’è il centro della sinistra, la destra del centro slitta al centro, il centro- centro ridiventa grande centro. Ovvero, Nazaren-berlusconeide-renzismo

 

diàscolo.birbanted’un Silvero Primero. Prodigalità lo colse, appena asceso al trono e prevalse l’amor paterno : “Quel po’-po’ che lascio ai pargoli”, questa la prodiga lex, “esentasse sia”.

 

dicàce.“sposami… e sposami. ma quando mi sposi ?”Mai, petulantissimafemmina, generatrice di maldicenze, operaia specializzata del pettegolezzo, primatista dell’inciucio : mai

 

dìdimo.specialmente il coglione sinistro mostrar dovrebbe gagliardia e vigore : sfera virileimpressionante per forma, dimensione, effetto. “Il tuo ? a Fassì, spaventa solo i cardellini”

 

diglossìa.“terrone” / “polentone.”“marocchino” / “pirla.”“piagnone” / “coglione.”“pizza-mandolino” / “faccia dastracchino”e cosìdivergendonaviga il Bel Paese

 

dipsòmane. un paio di grappini al risveglio, per non dimenticarne il sapore, tre birrette, quattro bianchetti, cinque passate di rosolio, un amaro doppio : mi diresti perciò bevitore?

 

direnaménto.capisco (capisco?) la dedizione. Egli, Silvero, ha sottratto Essi alla galera, abrogato il reato di falso in bilancio, neutralizzate le rogatorie, ecc. ma l’inchino di ringraziamento, detto tra noi, è meschinamente, comumque

 

disaggradàre.da ultimo m’hai detto “finisce qui la storia nostra”. Ho provato a ricordarti l’eros-dipendenza tua, prossima alla ninfomania che ti fece mia schiava. “Appunto”, hai replicato.

 

disbassàre.nascendo impercettibilmente alto, la tua mami dismarrì e miope totale qual era, non scorgendoti tra i mocciosi del nido : “Silvero” disse “figlio mio, ove tu sei ?”. Ti smarrì per sempre : fu che domineddio, scorgendoti tronfio al primo vagito e già in punta di piedi, vieppiù ti ridusse rasoterra

 

disbramàre. Emilius Fidelis Prostratus : “picchiami, straziami, radoppia lo scazzottamento, replica brutali penetrazioni, sado-frustate, insulti veementi”.Silvero Primero : “Subito, ecco. Ringraziami, porgi l’altra guancia, infliggiti flagellazioni in nome mio. Il martirio, beatificazione sarà”

 

dischiomàre.Silvero generosisimus: “Pover’uomo, non hai nulla da mangiare ? Porti stracci indosso, i figli tuoi sono denutriti e malati ? No problem. Ten chi un deca…no niente resto, godi anca tu e se avessi ancora appetito no problem, vien su nella mia villa. Sui grandi prati c’è erba a volontà, di fame non morrai”. Fu quest’ultima offerta che istigò il derelitto albanese a svellere ogni capello residuale dal capo del “benefattore”

 

disergìa.cerco con impegno certosino l’area “g” del tuo corpo, stupendamente glaciale. Mimo Richard Geere, indosso il suo boxer preferito: artica rimani. Fossi frigida, Carmè ?

 

disfòrico.Era gaioFassin Grissino, ilare addirittura, divertitissimo in ascolto della parodia firmata dalla Guzzanti Sabina. Ma in un amen divenne truce, in volto buio : vide sullo sfondo un girotondino trastullarsi con una stella a cinque punte.

 

disgeusìa.dal dialogo su prelibatezzea gastronomiche con un barbone generosamente invitato a cena nella notte di Natale : “buono ?” /“mmmmmm” / “come mmmmm?” /“mmmmmm” / “di che cosa sa ?” / “mmmmmm” / “troppo dolce, troppo salato ?”/ “mmm…mmm” / “ti sei giocato le papille gustative ?”/ “No, Silvero, è che sono francamente disavvezzo al caviale”

 

disorbitàre. a moré, er meio sistema dell’economia ce sembra er liberismo a stelle strisce. Mazzicava chewingumme er Vertronis, amearicanista, fiero della romanesca “esaggerazzione”: all’occhiello, er faccione de Bush, Dabliù

 

disparàggio.portasti all’altare di nozze interpartitiche il padan-autarchico cel’hodurista(e gli insulti, le contumelie presi in faccia a iosa , tutto dimenticato?) : o masochistusSilvero, ti unisti a Egli assaporando il piacere del divorzio o il gusto dell’autoflagellazione masochista?

 

distèttico.miscela apocrifa : left and center, sinistra e centro. Come dire lana e seta, bianco e nero, zucchero e sale, Bush e bin Laden, l’intelligenza e Gasparri : punti di congiunzione incompatibili

 

distocìa.surrealismi di coppia. D’Alema-Rosi Bindi, Fassino- Fumagalli: dalle copulazioni loro soltanto parti col forcipee figli con teste bislunghe nascerebbero. Meglio la castità

 

dittologìa.(dalle ‘Odi di Emilius Fidelis Prostratus’) : “t’amo Silvero / presidentissimo mio, che-vita-senza-di-te ? sei grande, grande, grande, grande come tenessuno…/ t’ho-amato-t’amo-e-t’amerò /forever

 

divulsiòne.mickey mouse dilatò il pertugio nel ligneo zoccolo del salotto buono, perché la bramata zoccolella entrasse agevolmente a “guardar la collezione di farfallucce” (dalle memorie di GiacominTopicchioCasanova)

 

divulsiòne (bis).Ti fidi di Cel’hoduro ? Cazzi tuoi, Silvero. Egli è specialista di slargamenti e penetrazioni profonde. Subita la trivellazione, ti resterebbe onlythe plastic surgery   

 

docimasìa.sorry,cumendatur, troppa grana ha nel forziere, molli l’osso, Ella è inconciliabile con il ruolo, privo dei requisiti, in-idoneo. (da “Quel che non dissi”, M.D’Alema)

 

dringolàre.l’ho vista tentennarebig Silvero, l’ho vista alternativamente dondolarsisu tacco sinistro e destro, teso a toccar altitudini a Ella proibite : intendeva sollevarsi dal lordume che la contorna ?

drùdo.a letto ? non male. Oddio, nulla di superlativo e quanto a galanteria zero, forse meno di zero : le quattro rose affidate al pony era flosce, corte e tutte spine. Ella, dear Cel’hoduro, è grossiér anche come amante  

 

drusiàna.t’ho condotta ai “Dodici Apostoli”, nel santuario dell’iper ristorazione, ho scelto per te un Brunello del ’71, l’anno che ebbe il privilegio di darti i natali, t’ho messo al dito un maxidiamante e tu, femmina senz’anima, eros-priva,hai detto no all’offerta notturna di copulazione nella suìte del George V, millantando lo status di sacerdotessa della verginità. Ma vaff…

 

dulìa.Bruno Ape, Emilio Speranza e Carità, Giuliano l’Apostata, IvaZanic, OmbreColl in coro: “Silvero, teadoremus.” Sic dixunte sol per un ultimo centilitro di pudore si astengono dal giullaresco “te idolatramus”, riservato, ma per ora, al padre eterno

 

Dum-dum, drin-drin, din-don : dondolando di dosso in dosso, la decapotabile del decimo despota di Dubrovnick diresse dritto sul dorso di un dromedario denudando il denutrito domatore. Dedussi

dolorose dietrologie da destinare a doviziosa documentazione sul dovere di dirigere denari ai derelitti. Depresso per debiti devastanti, decisi di distrarmi al drive-in. Davano “due denti di dinosauro”, demoniaco documentario sulla demenziale degenerazione del deficit desossiribonucleico di un dannato demonietto

E,e

 

ebrietà. tanto son preso da passioneper te che ho speso ogni euro di un forziere senza fondo : pietre preziose, sete d’oriente, Ferrari rosse ti donai. Ridotto al verde, vedo azzerarsi la passione tua. Carogna.

 

ecdòticoto the president“operaio”, alias Silvero: dottore, si desti alle 4 e 30 del mattino, indossi la tuta blu, si rechi al lavoro col treno dei pendolari, mangi pane e scarola. Come la vede, dottore ?

 

edàce.così dice la dispendiosa fanciulla che ho deciso di trasformare in nobil donna : “Voglio la luna” e gliel’avvicino alla terra, perché si dondoli sulle sue dolci curve. In cambio? Le ho chiesto un’eros-performance di media portata, mica tanto. Beh ? la canaglia se n’è fuggita con ori e contanti. Per il mio futuro sessuale ho scelto un convinto “grazie, faccio da me”.

 

efèba.la mami ti crebbe a filetto e sogliole vive, finchè rigogliosa sbocciasti per il piacere mio e di altri cento spasimanti. In età della ragione deperisci a vista, ti mascolinizzi: ti faccio schifo? Ah, sei lesbica

 

efèndi.“baffone” ? anch’Egli desaparecido.Per ultimo ne cancella le tracce l’asso piglia tutto dictator Putin, molestatore informatico dell’elettore yankee, probabily mestatore con ingerenza pro Cel’ho duro in quel di marzo numero 4. Per dirla con i greci unico authèntes, despota assoluto dell’hackeraggo mondiale

 

effrenàto.in punto di morte il condannato volle fumare, scopare, mangiare, suonare, volare…Conquistata la cloche, Silvero Primero a iosa legiferò, per sé e i suoi : i suoi oppositori si chiedon se sia un qualche segno del destino il levarsi codesti sfizi prima dell’iniezione letale.

 

églino.l’idea di lor signorisulla guerra : giusta, lecita, propedeutica, preventiva. “Quel che distruggi, ricostruito sarà”, sentenzia Silvero Primero in “Afghanistan e dintorni” (diario di Lunardi & Co., pagina 1)

 

egotìsmo.il padre eterno creò lo specchio perché vedendosi riflesso Silvero dicesse di sé “bello sono, trasudo fascino d’ogni dove e il popolo mi ama”. Per sua fortuna non c’era nessuna Biancaneve a insidiare siffatta autostima.

 

eidètico.dice Devoto e Oli conferma : far leggi e goderne, se coincidono nella medesima persona, è roba da Caudillo, azione bolsci-fascista, una repubblicanata bananifera. Evidente ? Oh yes, with Silvero primero.

 

élan vital.no global: in campo la creatività del mondo, stille di energia vitale: “I G8? niente più che un’impunita prepotenza, globalizzata”

 

elettroesecuziòne.così si direbbe con eleganza tecnologica : elettroe pensi al “fiat lux”della prima lampadina; esecuzione e supponi sia una roba pronta e fatta. Punto e a capo. Unite le due parole si legge sedia elettrica,oscena disumanità

 

elettroesecuziòne.bis.in un anno gli States pagano il boia 150 volte, la pelle dei morituri è quasi sempre nera, il loro reddito è incapace di sostenere una difesa decente. Ehi, tycoon, falla finita

 

elettroshock.Nosocomio psichiatrico: “avanti un altro”. Cioè Lucia, stuprata dal padre a undici anni, a dodici dal fratello, picchiata per tenersi in corpo stupri e dolore. Il brigadiere: “T’è piaciuto eh?”

 

elìcere.“questo finto dolor da molti elice lacrime vere” (T.Tasso).Pensai di tirar fuori idee dal tuo sopito cervello e ne trassi cenere di cellule bruciate dalla pigrizia. Sposarti ? Sarei matto

 

eliofobìa.“spegni, l’amore mi piace così”. Spensi e mancò l’eccitazione visiva. Pensai a rossori da timidezza. Conobbi la verità un giorno prima del divorzio. D’improvviso accesi e la scoperta fu: a temere la luceera il tuo corpo avvizzito

 

elongaziòne.ami i peperoni e cucini zucchine, adoro Antonioni e Pontecorvo, compri cassette di Fabio Testi, mi esalta Keith Jarrett, diffondi per ogni dove Orietta Berti : “fuooooori”.

 

emanatìsmo.è neoplatonica convinzione che ciascuno discendadall’Uno divino.Vi si oppone Silvero Primero, certo di esser la sua unica emanazione

 

embiòtico.Stalin vilipeso, Krusciov fuori di memoria, Gorbaciov mitizzzato e brutalmente deposto, Elstin, burattino alcolizzato di nuovi padroni, Putin americanizzato, Marx abrogato : comp…, pardon, amici e

x falce e martello, siete vicini al tempo del trapasso dalla vita alla morte

 

endùra.dalla foglia cuneiforme di un arbusto maligno vengono fuori poche gocce d’un liquido nero, maleodorante. Ahaman lo depone sulla lingua, l’ingoia. Afghanistan, ultimo giorno del Ramadan : suicidio per fame

 

enfant gaté.oggi una caramella, domani un manganello, poi un ministero : così viziatoe cattivello, il Gasparr-opulos s’affacciò minaccioso nella satira di “quelli…che il calcio” ed ebbe la sventura d’imbattersi in una tosta Ventura. Zero repliche

 

engagé.A proposito di censure ai governanti nostri della stampa internazionale ? “Colpa di pennivendoli veterocomunisti” lamenta Silvero Primero, applaudito a scena aperta come rincarnazione di Stanlius italicusdella politica mondiale e citato nelle pagine degli spettacoli di testate euro-asio-americane specializzate in filmografia comica

 

ènnuplo.multiforme ingegnonegli scarsi centimetri di Silvero : finanza, telenetwork, assicurazioni, edilizia, editoria, vertice del governo, affari occulti : e scopare, quando ? Neanche la pillola rosa ti “tira su”?

 

en passànt.: salivi al quinto piano in via Garibaldi, mentre risiedi agli antipodi. “Errai”, dicesti all’Occhio di Lince che t’interrogò per mio mandato. Seppi che eri a letto con superman, fotografata in varianti di kamasutra. “Illusione ottica”, guaisti pensando “vuoi vedere che lo sposo mio, oltre a essere cornuto è anche fesso ?” “Bang, bang” dice la mia colt. Il commento : “Cornuto sì, ebete e mazziato mai”

 

entimèma.Silvero Primero, amatissimo dal padre eterno, ovvero, er meio. Il sillogismo, così direbbe Aristotele il grande, è generato da un prologo fallace.Silvero è temutissimo da iddio che a scongiurare promiscuità future in paradiso gli consente agi, potere e reati per spedirlo in inferno alla sua morte e non averlo tra i piedi

nell’al di là

 

eonistìca.1994. Si leva in volo un elegante gabbiano, sfiora gli scogli della “Fortuna” per atterrare sul molo della “Speranza”. L’arte dell’auspice sentenzia: anno kaputtper Silvero Primero. Fosse che questo clone di Nostradamus ci azzecca almeno una volta ?

 

epagòge.the bigAritstotele contesta : l’amore che dichiari per Silvero Primeroè indottodal fard e da un muscolo della guancia sinistra contratto chirurgicamente. Guardalo appena desto, poi ne riparliamo

 

epanadiplòsi.dice tra sé Silvero : “nacquiPrimero, nacqui” / “toccaiun masso e aureo si fece, quando lo toccai” / “vissid’arte, d’amore vissi” / “ganzocome me non ve n’è al mondo, così ganzo”. Il punto è che non ci crede solo lui.

 

epanalèssi.“è un complotto”, dice Silvero Primero, “il nemico cerca di ottenere con i processi politici quanto non sa conquistare elettoralmente. E’ una sporca trama. A me un’altra delega e abrogherò i PM

 

 

epànodo.“un complotto, ecco cos’è che tenta la sinistra, un grande complotto, insomma un complottone, un mega complotto, un supercomplottonee, mi consentano, non esagero” (dal diario di Emilius Fidelis Prostratus)

 

epigràmma.indecisa la cicogna. Dal fagottino il bebé la fustiga : “Corri vecchiaccia, muovi lesta le ali o ti licenzio.” La dispettosa risposta è un lancio senza paracadute. L’impatto accorcia di statura il bambin Silvero. Rimpiccioliscono anche il cranio e i suoi modesti contenuti.

 

epimìtio.disse il parruccato tycoon : votami e fammi votare, ti regalerò una bella, multiforme, plurima guerra. A te amico texano un lungo, fluente oleodotto : voilà, B52 e bombe a grappolo a mezzo droni. Chirurgiche. Così precise da aver spento la giovane vita di Adham, Aisha, Hassan, Aida, Ismael, Rasha, Karim, Raya, Nadir, Farah, Omar, Zahira, Rashad, Halima, Rayan, Kamila…  

 

epònimo.Via Silvero, piazza Silvero, largo Silvero, contrada Silvero, viale Silvero, quartiere Silvero, rione Silvero, borgata Silvero palazzo Silvero, rotonda Silvero. Campo santo Silvero. Toponomastico leader

 

errànza. vaghismilzo Fassin-Grissino, tra una margherita e una rosa, all’ombra di un secolar ulivo, aspettando la fioritura del geranio protetto da una quercia appassita. “Flor-onnivagosegretario…e fermeeeeteeee”

 

erubescénte.s’irrorano di rosso i capillaridelle guance emaciate, avvampail tenero Fassin-Grissino, nasconde il capino tra le mani ossute e timido rimbrotta il nemico. E’ per codesto effetto “f” che l’ulivo appassisce

 

esageròne.che Silvero sia prediletto del cielo può darsi e che sia prescelto dal padre eterno passi, ne ha fatti di errori l’architetto del mondo, ma che sia il recordman delle sex-performace… consentirà…fuori le prove

 

eslège. Pier Fassin, segr. Naz. Democratici di Sinistra(2001-2007): Silvero imperante, leggi stupefacentiin un’irriconoscibile Italia : in cento giorni licenza di falsificare i bilanci, rogatorie abrogate, attacchi alla carta sociale dei diritti, licenza di trasferire i processi dove aggrada agli imputati eccellenti. Fassin-Grissino, che fa? Esercizi spirituali in Val Camonica

 

esondàre.è la Pasqua del Signore : traboccaSilvero, tracimaper ogni dove. Nella piazza San Pietro della globalizzazione cristiana eccoci a mezzo tra un oremus, Wojitila celebrante e lo spot di Silvero giunto con jet personale per non mancare a un sì allettante evento mediatico. Egli sussurra “La vie en rose”, viva voce e maxischermo. Fuggo prima che doni agli astanti il convertitore euro. Azzurro, naturalmente. Scappo e in fase di decollo per l’Avana sorvolo le parole del papa : “Siate umili, pregate per la pace, che vinca l’onestà”. Proprio in quell’istante un uomo in tuta blu, impegnato alla catena di montaggio, respinge al mittente l’euroconvertitore omaggio di Silvero consegnato dal capo reparto, missionario forzitaliota

 

espilàre.egli esternò: “un mil…due milion…che dico, tre milioni di nuovi occupati, pensioni alle stelle, tasse azzerate, vacanze di massa alle Seichelle, pago mi”: e tu che avresti votato, comunista ? Certo che no e nemmeno i concretissimi ragionier Bianchi, Rossi e Verdi.

 

estuàre.ribollente, ondeggiail popolo di Silvero. I ”fedelissimi” sventolano due bandiere Usa a testa e urlano : “Abbasso il burka, viva la libertà”. Il B52 perde una blu-bomb e la parola “pace” resta in fondo alla gola, inespressa.

 

etognosìa. dallo scanno di on. scaglia caccolerassodate da idonea manipolazione sulla nuca degli oppositori. Lo rifornisce il gruppo, scaccolandosi. Silvero legifera tra una caccola e l’altra

 

eudemonìa.Ci basta poco per essere felici: nella Juve solo giocatori di Torino, nel Palermo atleti siculi della conca d’oro. Sud e nord economicamente capovolti, il 91% di sì al referendum abrogativo di Silvero : dici che è troppo ?

 

eufonìa. regalami il suonopiacevolissimo del silenzio, lieve, eccitante, intimo, coinvolgente, antistress, anti smog. Regalami l’afonia di Silvero e di Emilius, uniti nel miracolo di un audio-tilt

eufuìstico. Silvero, al padre eterno“Mi consenta, il lignaggio mio e dei miei, compreso il Fede (le) chihuahua e i Previ (den) ti cocorito, meriterebbero il regno dei cieli, che dico, un impero.FacciLei

 

eziandìo. Egli altresìdisse allo zotico : “di che ti lamenti ? hai fame ? vieni da me, ti sazierai”“Silvero, ma ho moglie e figli…”“portali, caro amico, sul mio prato ho un’erba alta così. C’e n’è per tutti”

 

 

Effettivamente emerse etereo dall’estuario dell’Ebro, enunciando ermetiche esternazioni ermeneuticamente esilaranti. Emissari estenuati dell’emiro esitarono. Esasperati, enuclearono elementi estranei dell’esperienza elementare esaurita ed esautorarono l’eunuco evitandogli esemplari eiezioni dall’empireo, nonché elemosine estemporanee. Esplose l’estrinsecazione dell’estraneità sì da esigere empiriche eccezioni all’eresia d’Ercingetorige III Euclideo

 

F,f

fabianìsmo.sarà pure democratico sovvertire il regime lento pede,ma erodendolo al ralentì, dearFassin-Grissino, ci sarà modoe di concedere tempo alla società dell’ingiustizia e della disuguaglianza

 

fabliàu.Sul naso del Silvero Primero, a disvelar bugie, improvviso spuntò un foruncolo allorché declamò: “Posti di lavoro a bizzeffe”,dei senza lavoro facendosi beffe.Fu continua menzogna, senza averne vergognae il foruncolo ingigantì

 

faccialèi. il Paese, incosciente, disse a Silvero : “Mi fido, faccia lei”. Il popolo dei delusi a Fassin-Grissino: “faccia lei”. “Basta, grazie, faccio da me”

 

fallicìsmo.“specchio, mio specchio…”: specchio a ingrandimento s’ebbe il Silvero Primero, per declamare, guardandoselo : “O mio pisello divino, consenti che il popolo ti adori.

 

falòtico. balzanacompagna di eros-exploit, o partner stravagantedi sedute multi-sex : capisco l’estro ma perché tu la sola femmina e oltre me sette maschi iperdotati ? A lotta impari m’hai condotto, egoista ninfomane.

 

fané. rosso era il progetto, incuteva rispetto. Sugli obiettivi nessun sospetto, ingiustizie prese di petto, itinerario comunista perfetto. Poi tutto è sbiaditoappassito, sfioritomarxisme,adieu 

 

farfanìcchio. aggraziato aggettivoatto a narrare il minimalismo   psicofisico di Silvero

 

farinèllo.naviga nella sclera il pupillone di Fassin-Grissino e il suo capino di cinciallegra sbanda sull’esile collo. Il polso? mingherlino.

 

fashionàble.dal modulo di iscrizione al club di Silvero tre risposte azzeccate ad altrettante domande : a) Cravatta ? “Nera a minuscoli pois” b) Cappotto ? “In cachemire, grigio topo” c) Boxer ? “A stelle e strisce”. “Ok, arruolato, avanti un altro”

 

feéd bàck. sotto lo scanno di Silvero Primero, l’ intelligencepose un pulsante. Preme il Silveroe l’onorevole sedere di Elius Vitus riceve scariche da 360 volt sicché il tapino sa: devo applaudire

 

fifty-fifty. Mondo cane. Dice l’Istat, un pollo a me, uno a te, ma è statistica virtuale. Il vero è: due polli a te, nessuno a me, che diviso per due fa uno a te uno a me, nessuno in Ruanda e dintorni. I polli, intervistati, hanno dichiarato di amare i “vegetariani”, gli anoressici e i ruandesi inappetenti coatti anche di più.

 

filatéssa. è saggio Silvero Primero. Lungimirante è, fascinoso, intelligente, appetitoso. E’ altissimo, morbidoso, onnipotente, prediletto del padre eterno, chiaroveggente(Emilius Fidelis Prostratus, elegie, tomo II, versetto 10)

 

filautìa.guardandomi t’illumini d’immenso, ascoltandomi odi arie celesti, emulandomi salirai in paradiso, venerandomi sarai emendato dal peccato : il padre eterno e me ? culo e camicia(dai Diari di Silvero)

 

filoneìsmo. nuovoil reggicalze nero a trama larga, disegno astratto, cucitura larga, contrasto acuto, eccitante, sulla pelle lattea : quasi, quasi…ti sposo

 

fingitòre. simulazione, odiosa alterazionedella verità, interessata apologia del padrone, adulazione plateale del di Lui ingegno : cento euro per ogni “bravo”, “bello” “gagliardo” o “fico” affiancati al nome Silvero. Emilius Fidels Prostratus si assicura così l’invito al banchetto dei Vip, il posto alla destra del prediletto dal padre eterno e un appetitoso vitalizio.

 

fintàggine.“orsù, italiani, vamosin Afghanistan, a combattere il terrorismo e farvi sbocciare con la democrazia il progresso, arrivassimo in tempo, potremmo raccogliere le briciole del business‘ricostruzione’”.

 

fiorettàre.Silvero, intervista esclusiva a Emilius Fidelis Prostratus : “Consentite, uomini e donne del mio amato Paese, di esternare plausi all’orgoglio patrio che ha reso nobile la spedizione in Afghanistan al fine di garantire pace e ritorno alla democrazia e soprattutto una crociera in Medio Oriente ai nostri giovani difensori della Patria”

 

fiottìo.Ancheggia la divina fanciulla, su tacco vertiginoso. Sodo è il gluteo, dritto il midollo, fermo il passo. Chi sbanda, slitta, deragliaè il padan Cel’hoduro: incespica e inverte rotta a ogni mutar del vento

 

flagiziòso. (al quadrato) Silvero Primero è in banca, in mano un assegno multimilionario : “orsu, me lo cambi” / “e lei chi è ?”/ “Silvero, il prediletto del padre eterno” / “documenti…”“documenti ? ma lei sa chi sono io ? / “sorry, niente documenti, niente cambio” / “ma è pazzesco, la farò licenziare” / “Piuttosto, faccia qualcosa per essere riconosciuto…ieri, proprio qui, un famoso giocatore di calcio ha eseguito diecimila palleggi. Non poteva essere che Maradona. gli abbiamo cambiato subitol’assegno”/ “ma io che faccio ? potrei dire solo…quattro cazzate” / “prego dottò, ora sì che la riconosco : li vuole in tagli piccoli o grandi ?” 

 

flagiziòso bis (al cubo). Mefistofele porta agli inferi Silvero Primero appena spirato ed Egli : “Ma che schifo, dove sonocapitato. Presto mettiamo su un harem con dieci olgettine, di forme come il padre eterno comanda, organizziamo un derby Milan-Inter” e un’indagine psico-mondana della De Filippi”.Il padre eterno, a Pietro : “Scandalo, mandalo più su, in purgatorio”. Silvero obbedisce, ma borbotta: “Qual grigiore…presto, si recuperi l’ultimo Pieraccioni, prelevate sulla terra la Marini,accendete luci colorate su tutto questo squallore…”.Il padre eterno, avvertito, a Pietro : “Eresia, mandalo quassù, cosa mai potrà cambiare in paradiso ?” Sale il tappo malefico e apostrofa Pietro : “Fammi parlare col capo”.Trattative serrate, Pietro comunica a crapa pelata : “Ok ma solo tre minuti”. Dopo un’ora e quaranta il Custode del Paradiso origlia preoccupato e gli giunge alle orecchie il motto dell’onni potente : “DearSilvero, su questo sarei d’accordo e anche su quest’altro, ma dimmi, perché a me la vicepresidenza?”

 

flèto. s’inumidì inutilmente di piantoil globo oculare di Fassin-coccodrillo dopo la Waterloodel primo anno post-duemila, allorché la storica presa di potere della gauchenaufragò nel mare magnumdella droit

 

fliàci.meglio di Zelig, frizzante cabaret lumbard, meglio di Totò, Peppino e la malafemmena, meglio di Gianni e Pinotto : fanno meglio i sudditi devoti di Silvero Primero. Da sbellicarsi le loro giullarate in Val Padana.

 

fluvìda.alta sull’onda ne discendi graziosa, t’avvinghi al torace, mi vuoti l’anima. O sismica e strabica predatrice, chi cazzo t’ha detto che ti preferisco alla masturbazione ?

 

fògo. Silvero, colto da libido culinaria, ordinò all’indigeno: “Scendi negli abissi e non risalire con meno di tre aragoste”. Obbedì il predatore e tra le altre ne prese una ipertrofica. Il lussurioso e ingordo mandante spirò soffocato. Nemesi sorrise.

 

fonosimbòlico. esempio : rasoterraa proposito di Silvero Primero e si noti la sintonia tra forma e contenuto. Altro esempio : Fassin Grissino, ovvero magrezza di dentro e di fuori

 

foràstico.Ella, invitata da me sottoscritto al San Pietro, sito segnalato con tre forchette e cinque stelle, incombente sull’incanto di Positano, si è negata all’amplesso, asocievolefanciulla e sol perché la mia mami m’ha chiamato Silvero

 

forfàre.Ella s’adopera da mane a sera a praticare l’illecito, l’illegittimità è mare per le sue bracciate, lo spazio celeste è occasione per i suoi raid nell’impunità : rifletta, Silvero Primero, anche Icaro venne giù con gran tonfo

 

forosétta.vieni dalla campagna e sai di fieno, di uva matura il cesto hai pieno, il ciel sul capo è dolcemente sereno. Stendi il corpo sul terreno e orsu, accoglimi nel tuo seno

fòtta.ah, insopportabile gelosia. M’hai spiato, seguito, intercettato, sospettato, indagato, assillato : ho stizzain fine per l’estenuante ossessione, addio

 

fràle. amai le tue lievi rughe all’apparire. Raccontavano padronanza della vita, sapiente offerta di eros, promettenti silenzi. Ti ripudiai il giorno dopo il tuo effimerotuffo nel lifting

 

francàbile.mendapensieri indecenti, laida predatrice : così ammanettato come potrei difendermi dalla tua frusta ? Stop al sado, passa al maso. Thank you

 

fràzzo. giunge acre l’odor di marcio, sale alle nari, attraversa devastante stomaco e intestino fino a fuoriuscire dall’unico varco possibile. Fragorosamente. Please, fatti più in là

 

 

frenastenìa.nacque e pianse. “eugn, eugn”.Tutti gli altri dicevano “nguè”.Il primo motto fu “ammam”,il secondo “àpap”. Per gli altri la normalità è “mamma, papà”.Cresciuto annuncia “cel’hoduro”, ma è millantato credito. O almeno dice così la Beppa che con lui inutilmente tentò di scopare

 

frenocòmio. primo a varcar la soglia del gerontocomio fu Cel’hoduro : s’accorse d’averlo floscio, come un Borsalino. Lo seguì Silvero Primero, appena perso l’ultimo capello. Completò i ricoveri nel demenziarioFassin-Grissino: insomma, aterosclerosi tripartisan

 

frinfrìno.magrodi suo, smagrì vieppiù nel trapasso quercia, ulivo e margherita. Liberal-chicdi suo, preparò sponsali inter-centristi ingentiliti da rose, garofani e gigli, ma finì single Fassin-Grissino, la sposa allo smarrito officiante rispose “no”

 

frùstra.ascolta il popolo Fassin-diessino : invanomillanterai il liberal-americanismo per esempio di democrazia. Non farne cenno alle madri di bambini strappati alla vita, uno ogni secondi, per fame, malattie, stenti e mine antiuomo che vengono di lì

 

fuìo.e cioè, tentare l’eclissidopo la malefatta. Fujette ninno scippatore (scappò il bambino, lingua napoletana), fuggono corrotto e corruttore, mafiosi e camorristi, pedofili e bancarottieri. Silvero Primero ? Mai. Egli gode, di stanziale, globale impunità

 

furàce.“Ciro, da grande che farai?” / “il pilota”/ “oppure ?”“ildottore”/ “oppure ?” / “il ricco”/“e tu, piccolo Silvero ?” / “nellaculla, ero neonato, sfilai dal pettodella tata un deca. seppi allora del mio futuro”

 

Foraggiati furtivamente, i fanti forzuti fremettero fra frammenti di fresche fronde che fecero fibrillare i froci per frenetiche fantasie. I fanciulli frignarono, ma finirono per fruire di felicità fantastica. Si frangevano i flutti su fitti finali di foreste, il feticista ferì il fratello per fregarsi i festosi festoni nella festività di febbraio. Finì la fantasia e si fece il funerale del federale: sul fondale, fantasmi fluttuanti.

 

G,g

gabbacompàgno. …questa vince, questa perde, questa perde, questa vince… Gennaro punta un centone di euro sulla carta di destra, sapendola in anticipo vincente, d’accordo col croupier delle “tre carte”. Nuovo giro, nuova puntata : Gennaro mette un altro centone sulla carta di mezzo, sapendola vincente. Carmine osserva estasiato le vincite mentre finiscono nella tasca di Gennaro. Nuovo giro, nuova puntata. Carmine mette un centone di euro sulla carta di sinistra, scelta da Gennaro. Vincono in tandem. Nuovo giro : Gennaro sceglie la carta di destra, Carmine pure. Due centoni di euro a testa. Vince la carta di centro. Perdono in tandem. Nuovo giro : Gennaro annuncia l’obiettivo vendetta e poggia tre centoni di euro sulla carta di sinistra. Carmine gli sta dietro : vince la carta di destra. la domanda è : quanto ha perso Carmine ? Gennarodivide con il cartaroi cinquecento euro truffati a Carmine. Amen, o quasi. c’era una volta Cel’hoduro : …questa vince, questa perde, questa vince…il compare suo puntò sul centro sinistra e vinse, ripuntò sul centrosinistra e vinse. Benchè secolare, l’Ulivo fu abbagliato da sì agevole strategia di arricchimento. Nuovo giro, nuova puntata : il complice di Cel’hoduro puntò sul centro destra, gli ulivisti lo seguirono con ingenuità suicida. Vinse la carta di centrodestra. Amen

 

gabbadèo.primo giorno di scuola : Egli fu in aula con mezza ora di anticipo per conquistar la prima fila, centrale, banco dirimpettaio della cattedra. All’ingresso del maestro Egli aveva di già disposto dinnanzi a sé, in bell’ordine, il quaderno foderato di carta damascata pesante, antipiega, due penne a sfera blu, una in panchina, di riserva, una penna a sfera rossa, una nera, per varianti grafiche a richiesta, l’album del disegno, i pastelli in ordine cromatico decrescente. “Chi vuol venire alla lavagna ?”, chiese il maestro e il dito di ‘brunetto rasoterra’ si alzò lesto a prevenire la concorrenza. Fece l’appello il maestro : “Aloia” / “presente”/ “Altieri” / “…”/ “Brunetto” / “presente signor maestro, sono io…qui…alla lavagna”/ “Bravo brunetto rasoterra, farai carriera. A che aspiri ?” / “Da grande farò il ministro, signor maestro”. Non non si può dire che non ci avesse avvertito.

 

gàbbo. è giocherellone Silvero Primero, è spensierato e pazzerello, scherzoso compagno di burla, allegro giullare, simpatico mattacchione. Appena messo il capo fuori dell’utero materno strizzò un capezzolo alla Tata, per vedere l’effetto che fa, a un anno piantò punesse a punta in su sulla sedia della nonna novantenne, a tre dette fuoco a fogli di giornale infilati tra le dita dei piedi del padre assopito dopo un lauto pasto domenicale, a sei anni spalmò di colla la sedia della maestra, a diciotto spinse un commilitone dalla rampa di lancio dei parà, accertandosi che di sotto non vi fossero reti di protezione né materassi. In piena terza età, per la delizia di fotocineoperatori e commentatori di eventi tragicomici, cornificò l’onorevole collega di un governo amico contornandogli il capo con mignolo e indice della mano destra inequivocabilmente dritti sulle altre dita, invece chiuse su se stesse.

 

galantomìsmo. “ho trovato un amico, ho trovato un tesoro, alleluia” : l’hai detto mille e mille volte, hai diviso con me dolori e angoscia, allegria, grandi abbuffate, viaggi di piacere in terre lontane e urla disumane allo stadio per la squadra del cuore, interminabili sfide di scacchiera e cortei No Global : a un passo dalla felicità ti ho scoperto a fornicare selvaggiamente con la mia donna : “per pura amicizia” fu il tuo alibi. Alle cinque della sera ho dimenticato bon tone buonismo, la loro sinergica affinità : giovincello, ero un buon calciatore e colpivo la pelota di collo pieno, con magica potenza. Ho mirato alle tue palle. Ti sei lamentato e la voce m’è parsa molto bianca, come fossi un fanciullo alle soglie della pubertà. Bye, forever         

gallàre. [quattro volte galleggiare, dalla “Vita di Silvero Primero”]a) Silvero Primero. Finì in mare per scherzo, era di febbraio, in corso gli ultimi sprazzi di Carnevale e i suoi amici impegnati in goliardiche cazzate : incapace di interpretare il “crowl”,ignaro del “dorso”, estraneo a “farfalla” e “delfino”, Egli avrebbe eseguito alla perfezione la postura del morto, ma in fondo agli abissi. Il mare per il gusto di contraddire le leggi della fisica lo trattenne in superficie. Malelingue, malate di complottismo, giurano che in quegli attimi da tregenda somigliava come un gemello a uno stronzo, biologicamente attrezzato per galleggiare. a2) ne andò fiero il prode Silvero e da quell’avventura trasse convinzione di una palese predilezione del padre eterno per il suo futuro di vir potentis et meravigliosus. Con siffatta autostima insuperbì e si issò sui talloni dello scarpino inglese con rialzob) Emilius Fidelis Prostratus si segnò con la croce a mano storta e cercò le stimmate nelle palme di mano del Silvero. Furono balzi da record i suoi saltelli, per vistosa allegria: sanguinava il prediletto del padre eterno c) in tour elettorale, Silvero Primero scelse “a caso” Castel dei Silvera per sondare l’umore del popolo. “Sommo Silvero”, l’apostrofò Geppetta, sedere basso da fatica quotidiana in campagna, “il signore mi nega la gioia della maternità, fa’ qualcosa per me.”“Che mi si portino un gallo e una piacente gallina”, replicò pronto Silvero e fu rapidamente accontentato. “Chudi gi occhi, donna senza fede”, così prescrisse Silvero mentre celebrava il rito della fecondità. “Respira profondamente… ancora…ancora. Apri gli occhi adesso, guarda il miracolo della natura, apprezza come codesto gallo corteggi l’alata pulzella. Impara, femmina di poca fede. Ora torna al tuo stallone e fecondatain un amen sarai.” Effettivamente partorì la donnetta. Mise al mondo, senza sforzo alcuno, un paffuto pulcino.

galluzzàre.lassù, al centesimo piano di un grattacielo svettante nel cuore della Grande Mela, metropoli del liberismo globalizzante, lassù, nella segretezza di officeovattati, giunsero uno a uno i padroni del mondo. Fra tanti si ergeva mister Oppenheimer, presidente del cartello di petrolieri impegnati a congiungere il tesoro dei giacimenti endogeni al patrimonio sconfinato dei Paesi arabi, con l’obiettivo di invadere il Vecchio Continente. Era di pochi giorni prima il crollo di Manhattan, lo schianto delle due torri rase al suolo e la voglia largamente diffusa tra il popolo USA di vendetta per ripagare l’orgoglio ferito, le vittime, l’americanità colpita a morte : Carl Oppenheimer si abbandonò a scomposte manifestazioni di contentezza e offrì lo champagne delle grandi occasioni ai boss delle “Sette Sorelle”. “L’oleodotto si farà e presto” annunciò inarcandosi sui talloni e sporgendo il petto “nulla ormai può ostacolare la via afghana del petrolio. Costerà qualche migliaio di morti, pazienza, ma il mondo è con noi e anche Putin è dei nostri per una cospicua ma non eagerata manciata di dollari”. A un niente, al piano centodieci, Victor ‘O Neal sedette a un capo di un tavolo imponente e guardò negli occhi i ventitré delegati di altrettante multinazionali dell’industria pesante, per lo più grandi produttori di armi e accessori di guerra : non fu meno entusiastica l’accoglienza al progetto di estensione dell’uso di bombe, aerei, missili e navi, nell’area mediorienale, con l’interessante corollario dell’ok all’incremento dell’attività bellica di Israele. Nello stesso piano del grattacielo “strategico” Paul Wincinskji fu interrotto più volte dagli scroscianti consensi del ceto imprenditoriale al piano di ricostruzione in Afghanistan : case e scuole, ospedali, chiese, reti distributive dell’energia, acquedotti, alberghi. Fatti i cazzi loro, con il braccio destro piegato a novanta gradi e la mano destra poggiata sul cuore, ‘O Neal,   Oppenheimer e Wincinskji con il loro esercito di adèpti conquistano un posto in prima fila sul palco di dove si ricorda la tragedia dell’undici settembre : scende una lacrima sul loro bel viso di patrioti, prima di sciogliere le file e dedicarsi allo stressante impegno di tener su il fatturato, a principiare il supporto futuro prossimo per il tycoon.

 

gammàto. che occhi, labbra, guance, orecchie. Che naso, tempie, zucca, collo. Che spalle e che seno, ventre, che vagina, che coscia e natiche, gambe, caviglie e piedi, che sguardi e che voce e…che altro… quale profumo dalla tua pelle e la lingua…ah, la lingua: e però, avresti dovuto tener coperta la schiena e nascondermi la croce uncinatatatuata sulla scapola destra. Sparisci, nazistucola maledetta

 

gàrgo.malizioso il PM. Pensò che mazzette miliardarie uscissero dalle casse con un paio di righe d’accompagnamento dei sottoposti : “Beneamato padrone, non si sorprenda dell’ammanco, abbiamo oliato alcuni meccanismi rugginosi”. Nulla sapeva Silvero. Egli era solo il proprietario dei miliardi, non li gestiva e nulla poteva conoscere di transazioni illecite. Di qui il coro unanime dei suoi legali sul tema “ma che bel complotto marcondiro-ndiro-ndello…”

 

garòso.sarebbe incline alla litigiositàFassin-Grissino, ma gli fa difetto il muscolo.

 

gasìndio.a mani aperte e/o impugnando il manico di una gran padella e/o la gonna portata su a conformare un accogliente cofanata e/o un lenzuolo steso tra le braccia : così i prediletti di Silvero, proni, attendono di raccattare qualche caramellalanciata nel mucchio

gavazzàre.mi dicono che la rumorosità del tuo scomposto divertimento è sonoramente eccedente.Mi chiedo se ne hai ragione. I tuoi scialbissimi occhi guardano l’uno a est, l’altro a nord, le ascelle emettono vapori nauseanti, non hai fianchi accoglienti, i polpacci esorbitano dalla perpendicolare delle gambe di centimetri diciotto e non oso accennare alla vulva. Un prezzolato gigolò mi raccontò di un mese di convalescenza dopo un amplesso a pagamento con te. Please, volgi lo sguardo libidoso altrove.

 

gemicàre.trasudaresina dal pino, dal sughero trasuda l’aroma del Brunello, dalle tue ascelle umori acidi trasudano e dalla tua mente non trasuda un bel niente. Chi sottrasse al tuo cranio la minima scorta di cellule grigie che il padre eterno ebbe la benevolenza di affidarti per ingentilire l’idiozia congenita ?

 

giàrda.Patti elettorali : “Vota per Cel’hoduro e ti porto nel letto Tom Cruise”. L’ingenua padana, burlacrudele, s’è ritrovata nel letto il Borghezio. Ora ci dica, donzella di Pontida, : la prossima volta a chi andrà la sua “ics” con matita copiativa ?

 

ginàndro.non salì mai dal petto la tua querula voce, voce di gola e di testa, femminea. Le t-hirt ti si gonfiano abbondantemente, per anomalie biologiche all’altezza dei pettorali e allorché procedi   ancheggiando, penso inevitabilmente a pupe ammiccanti, ma… ma sei maschio all’anagrafe. Esci dunque dal bilico, altalenante sessuovago

 

giòlito.distrazione festosanel roof garden dell’hotel napoletano più in, dirimpettaio del Castel dell’Ovo, in una sera profumata di sale iodato : Silvero Primero porse l’orecchio alla musica di uno chansonnierpartenopeo e fu così deviato sulla via di Damasco che conduce alla melodia. Egli chiamò a sé il musico, aggiunse un posto a tavola per ospitare un fine paroliere e dette il tocco definitivo a una canzone neaopolitana, proposta ai fedeli tifosi di sé in corso di meeting con schiavetti avvezzi a intonare laudi e osanna a ogni schiocco di dita. I prediletti del padre eterno, questa la morale, hanno un’anima in do-re-mi-fa e il prossimo G8 ha il suo cantastorie.

 

gioveréccio.Nikita Krusciov, con gesto tres chic, picchiò la calzatura sul banco del gran consesso delle Nazioni Unite, rumorosamente inveendo per sgarbi ricevuti. Chi pensa fosse una trovata irripetibile, si ricreda : Silvero Primero per contestare il popolo di denigratori armati di penna e telecamera, sfilò il mocassino dal piede destro e mostrò al mondo il fondo del calcagno. “Nessun rialzo”, ammonì, ma ai più accorti non sfuggì che nel tacco era occultato un doppiofondo, di centimetri quattro e mezzo.

 

giuccherèlloEmilius Fidelis Prostratus dixit pro Silverus Primerus : est magnus, virilis, magnificus, unicus, olentissimus, amatissimusdal padre eterno. Di lassù, tra l’ilarità di angeli e santi, lo zuzzurellone fu destinato al girone terzo degli inferi, dove arrostiscono mediocri clown e goffigiullari

 

giuggiolòne.paciocconeCel’horobusto fu sorpreso dall’indiscreto obiettivo di un intrigante telecineoperatore nell’attimo tenerissimo di un sorriso donato con occhio languido a Silvero Primero, che con mano lieve carezzava la sua guancia sinistra, evidentemente indugiando nel gesto : ovvero love in val Padana, roba da   iper “blob”, svanita il 5 di marzo del 2018.

 

giuraddìo.nudo, tra due abiti miei, nell’anta sinistra del guardaroba che condivido con la Peppa insieme al conto corrente, la casa soppalcata e la “Treccani” : lì si è rifugiato il muscolare idraulico appena uscito dal letto a due piazze. Ella, che il cielo la fulmini, ha farfugliato “Non badarci, è il falegname, sta registrando la chiusura dell’armadio…”

 

gnàffe.sono sincero, fidati: ho messo il cuore nelle tue mani rapaci, ho vuotato l’anima per donarti passione e fedeltà, ho vuotato il portafogli per riempire il tuo conto corrente, ho rinunciato al calcetto, ai film d’azione, al pokerino del giovedì con Ciccio, Peppe e Venceslao. Mi costi un patrimonio di rose a gambo lungo (ne vuoi un fascio robusto tre volte alla settimana), premetto che compri per capriccio quello che costa di più, il mare che ti offro non è mare se non ai Caraibi, schifi la montagna se non è Cortina e, tu, ingrata femina, ti concedi alle gioie del sesso una tantum. Sono sincero, fidati :“Ma vaffan…”

 

gnàgnera.era di maggio e fiorivan le rose. “Voglio una torta di petali macerati per mesi sei, presto…” Così implorasti. Colsi una dozzina di boccioli odorosi, il principe dei pasticcieri li trasformò in un monumentale omaggio al tuo fine palato, saziai felice la tua voglia. Era di giugno e i gabbiani scaldavano le ali esponendole a un carezzevole sole pre-estivo. “Presto, ordina una statua di cera della nonna Carmela” fu il secondo incoercibile desiderio. Volai a Londra e con mille euro portai con me sull’aereo della “Go” il busto impettito della madre di tua madre, supplicando il dio dei mariti disgraziati perché mantenesse costante la temperatura nella carlinga, al fine di impedire il dissolvimento della scultura in cera liquida. Neanche tornato in patria, il tuo viso di temporeggiatrice si aprì in un radioso sorriso, ma solo per un attimo : “Ho caldo, soffoco, costruiscimi un igloo se mi vuoi bene”. L’avrei anche fatto, se avessi potuto dimenticare che eravamo in agosto, nel bel mezzo di un inferno equatoriale. “A biondaaaaa”, così l’apostrofai uscendo da uno squarcio di dignità ritrovata “Una voglia di ghiaccio non l’ho mai vista. Pedala, va…va, che fa bene al pupo e manda via le voglie

 

gnaulìo.so che ci sei da un tuo miagolarpiagnone, di micia priva da un semestre di sussistenza gastronomica. “Perché frigni”, ti chiedo amorevolmente, “Son qui, dimmi delle tue pene”. Replichi : “Ecco, proprio di pene trattasi, bellimbusto senza impeti erosadomaso, di pene nel senso di attributo degli attributi”.“Mortificami pure, mostruosa nanuncola, ma conta fino a dieci prima dell’invettiva e in quel breve spazio di riflessione osserva con lucida imparzialità l’orrida immagine di te rimandata dallo specchio : pensi ancora che sia ricchione ?”

 

gnègnero. piano quarto, scala “C” di casa tua. Essendo l’alcova già buia al cento per cento mi sussurri : “Se quel che cerchi è sazietà di fornicazione,spegni la luce.”Essendo ghiacciato il tuo sesso, geli impietosamente il mio e azzardi uno sfacciato “Forse non ti piaccio ?” Essendo che al piano terzo, medesima scala “C”, la bollente, prosperosa e fascinosa Titina è in trepida attesa di me, il buon sensomi dice di fingere impotenza e saltare quattro a quattro gli scalini in discesa che mi portano nel suo talamo, in piena luce, al piano inferiore.

 

godìo. Acapulco, ore dodici e trenta : supino sul soffice materasso di un lettino una piazza e mezzo ricevo da una super-bambola-misure-a-posto e sorriso-che-conquista lo “stinger” miscelato da Eusebio, campione mondiale di cocktail e affini. Sopraggiunge Onofria che, nome a parte, fu esclusa dalla selezione miss Cosmo per palese superiorità sul lotto delle rivali. Mi bisbiglia nell’orecchio destro, quello delle fantasie erotiche, monamour, ho voglia di te”.Il cielo è blu, il sole scalda i muscoli, sì…anche quello del basso ventre, il conto in Svizzera cresce per conto suo. Sorridoe penso a Silvero Primero, costretto a corteggiare Cel’hoduro. Chi ha detto che chi s’accontenta gode ?

 

grandìgia.tu su tacchi da vertigine, io rasoterra, tu al mattino con su Valentino e a sera di Ferrè addobbata, io con su pezze di svendite domestiche, tu platinéeper mani olimpiche di coiffeurinternazionali, io raso a zero con macchinetta in saldo su bancarella cinese, ma quanto a cervello non ti cimentare vuota donzella, che il padre eterno fu scozzese nella fornitura quando ti espulse dall’utero di mammà. Vedi, non mi vanto neppure della mia schiacciante superioritàintellettiva. Sarebbe come uccidere una donna morta

 

graveolénte emanò insopportabile odordi coma il sarcofago che custodisce le idee di sinistra. Amici e parenti, affetti da rinite, non colsero per tempo l’odor di morte.

 

grìccio. scopare non scopi, cucinare non è arte tua, a cultura sei un crac, non hai la erre e la compensi con la s a zeppola, fai solo figlie femmine, ti devasta la cellulite, avendone trentadue dimostri sessantaquattro anni, se ingoi fiori di pesco puzzi d’aglio. Anziché occultarti e ripudiare le relazioni pubbliche t’incapriccia seguirmi come un’ombra : ti ho donato una 45 special e non per il tiro a segno. Ti piace il brivido ? Asseconda la libido, gioca alla roulette russa, good look

 

 

Garantito : guidando goffamente, da gonzo, giungerai gemendo a gonfiare le gote e giacendo a Genova di giovedì godrai di gioventù gioviale, generosamente gentile, giacché in ginocchio genererà in-giustizia e giustapposizione solo il gelido geocentrismo di generali da genocidio. Gioverà genuflettersi ? Giurano : meglio giocare con giocondi giannizzeri di Gerusalemme che gingillarsi con gialli giunchi di Giava.

 

 

H,l

 hallalì. Sic et non simpliciter, l’urlo di caccia di Cel’hoduro dà voce alla campagna xenofoba che Bombolo-Borghezio vomita rompendo le balle al florido Veneto che senza neri, gialli e slavi, chiuderebbe bottega domattina. Alé,padani, toccherà anche a voi il redde rationemquando in Brianza invocherete l’arrivo di braccia forti e generose.

 

hapax. unico, raro, inimitabile, irripetibile esempiodi belligeranza tra interessi pubblici e privati, eccezione mondiale alle regole dell’incompatibilità : detto Silvero Primero

 

heil. a leggerlo, ’sì lieve e breve, praticamente un soffio con aspirazione iniziale, sarebbe perfino simpatico questo deutsch“salve”.Affiancato a “Hitler”, osservate l’effetto che fa

 

hysteron e proteron. sposami e fidanzati con me. Fai gol e tira in porta. Dipingi una natura morta, compra una tela. Deponi Silvero Primero, vota a gouche.Oniriche posposizioni, per ora.

 

 

: essendo “acca”, cioè “h” non c’e’ un acca, cioè un “h” da arzigogolarci su, comunque : IO HO, tu non hai, egli non ha, NOI ABBIAMO, voi non avete, essi non hanno (dai diari sulle coniugazioni Silveriane)

 

 

IJ, ij

 

jacquerìe.c’erano una volta il feudo, l’oppressione medievale sul popolo senza voce, il contadino escluso dal reddito della terra, il diritto di abusare impunemente delle donzelle. Fu rivolta, sollevazione delle classi oppresse. Cos’ha di diverso il regime di Silvero-Ce lìho duro, e cosa attendono gli oppressi ?

 

icàstico.sbava parlando, unto è il capello, si compiace di una scomposta casual spettinatura alimentata a gel. Cravatta, camicia e giacchetta sono eternamente sul ring a scazzottarsi. Il gergo è da infima osteria delle periferie incolte, l’insulto è greve, l’ugola aspra, come strigliata da una raspa a denti irregolari. Il calzino cala sfiduciato sul malleolo, l’uso del bidè è opzione ignorata. Dal gargarozzo vien fuori un tanfo di aglio semirosolato e di novello acidulo, la mimica abbonda di ghigni illusoriamente minacciosi, il congiuntivo difetta. Tale esemplare di pessima padanità, secessionista da strapazzo, alias cCe l’ho duro, strizza le palle di Silvero Primero, efficacemente rappresentandoin qual Paese delle Banane si esprima il loro sofferto sodalizio.

iconoclàsta.“Mi consenta di consentire che si consenta a chi acconsente di ottenere consensi”. L’irriverente censuradel bravo imitatore al melenso formalismo di Silvero Primero, sciorinata di getto con tutte le “esse” dolcissime e quasi nulle, da soffiare lievemente all’orecchio del popolo, molto irritò l’uno del Signore che lesto convocò Devoto, nonché Oli e prescrisse loro “Sparisca dal dizionario il verbo consentire”

 

iconolàtra.confesso, ammetto, svelo senza pudore, dichiaro ufficialmente, comunico via fax, e-mail, gsm, a mezzo posta pneumatica, prioritaria, celere, aerea, mediante manifesti, volantini, depliant, libri bianchi e neri, striscioni da stadio : possiedo il foto-calendario di Sabrina Ferilli sul muro che fronteggia il letto, sul lunotto posteriore dell’auto, in formato ridotto nel portafogli, nel portaritratti di radica dove troneggiava un tempo il piglio da matrona della nonna paterna, in un volume di filosofia teoretica, a far da segnalibro, nella tasca interna del vestito “buono”. La superdota vamp sembra sorridermi, forse riconoscente, per siffatta adorazione delle effigi sue

 

ierofanìa.su navi da crociera, navigava felice nel Mediterraneo l’estroverso Silvero e allietava texani petroliferi e settantenni californiane in gramaglie per la dipartita del facoltoso consorte, donzelle giovani esteticamente ignorate dal dio della bellezza e froci assatanati. Sulla via del ritorno, allorché la vacanza mediterranea volgeva al tramonto, l’occhio del nostro fu prigioniero di un tramonto rosso pompeiano con intermezzi di verde acquamarina : infilandosi veloce sotto la traccia dell’orizzonte, il sole fu oscurato a tratti da nubi spesse e fuligginose a ritmi da ticchettio telegrafico. Nel gergo Morse dissero “diletto Silvero, non è più tempo di animar serate su piroscafi di vacanzieri, studia da presidente e sarai ripagato”. Era il padre eterno a segnare miracolosamentela via di Silvero che obbediente divenne Primero, per il bene e il sollazzo dell’umanità.

 

ieromànte.frugò le visceridi una zoccola in calore la mia Cicci e ne fu illuminata. Seppe che l’uomo della vita sua, cioè me, sentiva attrazione fatale per novanta di toraci pettoruti e virginei. Lesta, affidò le smunte tette al bisturi d’oro della chirurgia plastica riempiendo i vuoti con abbondaza di silicone e modellando il restauro sul calco della di Milo Venere. “E’ quasi estate, disse la famelica cacciatrice di single in età maritale e attrasse me medesimo in una sua villetta di campagna, trentadue stanze e accessori, ai bordi di una piscina bi-olimpica immersa in odorose azalee. Svenni, confesso, alla vista di poppe siffatte e mi sfuggì un “dolce Poppea” che, blasfemo, avrei maledetto ai piedi dell’altare di dove don Subdolo mi chiese “Vuoi tu…” per ottenere il sospirato sì della mentitrice. Mi salvò l’assegno del suo papà che investimmo nel classico, usuale giro aereo del mondo. Usciti dal decollo, il jumbo jet puntava convinto al cielo : sfiorati i diecimila d’altezza, un botto da infarto scosse la fusoliera e la baby, rossa in viso come un maturo peperone, si rifugiò a leste falcate nella toilette di bordo a nascondere la neo condizione di amazzone, un seno fiorente, l’altro esploso, azzerato. Dovette venir fuori però e in quel momento di fortunate coincidenze astrali finsi sorpresa, stupore, meraviglia, indignazione, vergogna e le dissi “o sleale falsodotata, d’ora in poi ciascuno per la sua strada”. Intanto sbirciavo con libidine il davanti di Eufemia, hostess gentile, nome orrendo e tette da sballo senza trucchi.

 

imbaccàto.dice la stanga : “Mi eccita lo champagne, ma di più se è dell’annata che mi ha dato i natali”. “Garçon”, ordino di getto, “una bottiglia dell’82, please” : il giovanotto empie la coppa a questa Naomi da sballo che manda giù il nettare spumeggiante d’un fiato. Seconda coppa dopo un attimo, terza, quarta e seguenti ogni trenta secondi circa. E’ stracolma di alcol la pupa monumentale e mi stravacca ai piedi, ridotta a pietosa condizione di coma incosciente. M’escono di tasca centocinquanta euro e finiscono svelti nel registratore di cassa dell’enotecaro. Dopo una notte in bianco, il fioretto : giuro sulla testa di Petronilla che da oggi in poi, prima si scopa, poi la goduria.

 

imbarbogìre.iniziò a coprir rughette con lievi spolveratine di fard. In vista di telecamere scelse il lato migliore, calza di seta da femmine sull’obiettivo, videoriprese da sotto in su, distanze senza rischio primo piano. Minuti, ore, giorni, mesi e anni son devastanti per tutti. Anche per Silvero Primero, il quale, convocato il gotha dell’estetismo per maschietti, ammise infine il declino della pelle, chiese “aaiiiuuuuttttooooo” e s’arrese all’undicesimo comandamento : a ruga profonda rimedio estremo. Perciò iperdosi di cerone, tinture vegetali del capello, busto addrizzaschiena. Tira qua e tira là, tra non molto dovrà stirar la pelle con il bisturi e infilarsi un bastone nella schiena per reggerla dritta. Oppure accettare l’assioma : “Invecchiare è legge di natura”

 

imberciàre.mia dolce, mite Venanzia, ne azzecchiuna su milletrecentoventisette. Ti ho condotta con me nei paradisi dell’azzardo, ogni volta con una pila chilometrica di fiche. Ricordi Saint Vincent ? Ottantanove volte di seguito uscì il rouge e tu ottantanove volte hai investito i miei euro sul noir. Darling, datti al   burraco

 

imbertonìre.amarsi pazzamentee dirsi addio ? Un classico. Come un ossessa t’avvinghiasti all’anima e al pisello mio. Dicevi “Mi sveglio, sbadiglio, mi levo dal letto, faccio pipì, lavo denti, ascelle e parti intime per te, vita mia”. Giuravi : “Fa schifo Tom Cruise, Harrison Ford è un cesso, Roul Bova un’immondo scarrafone. “Tu, tu sì” dicevi “tu popoli i miei sogni, le brame, la libido di me fanciulla vergine e vogliosa.” Quasi t’ho creduta. M’assalì il dubbio allorchè vidi assottigliarsi il portafogli dopo ogni amplesso, giusto il tempo d’allontanarmi per un bicchiere d’acqua di frigorifero. Vipera biforcuta, addio

 

imbirbonìre.hanno preso a girotondare i disillusi e sospinti a movimentarsi dal motore degli impazienti si son dati la mano, hanno acceso fiaccole, stretto in oceanico abbraccio palazzi della giustizia, dell’informazione e della scuola, occupato piazze ’sì grandi da far tremare polsi e tempie. “Birbanti”ha detto loro Silvero Primero, non dimenticate che la strofa del girotondo si conclude con “tutti giù per terra”. A girar come trottole, i girotondini si son persi anche il miracolo di Silvero Primero che   espropriato il nasone di Cirano, riconquistata cioè l’appendice dell’olfatto, annunciò di camminare sull’acqua e di moltiplicare pane e pesci.

 

imbòlo. giovani madri danno la vita a creature incolpevoli, “dinascosto”. Ragazzini ribelli rispondono al proibizionismo fumando di nascostonei gabinetti della scuola e replicano all’avarizia pedagogica del papà sfilandogli euro dal portafogli nottetempo, bucandosi proprio perché non si può, non si deve e fa male alla salute. Di nascosto,uomini e donne uniti in matrimonio si danno a donne e uomini congiunti in altri matrimoni. Tycoon Trump onora di nascostole cambiali elettorali firmate a petrolieri e armaioli. La prossima rivoluzione arriverà forse di nascosto.

 

imbubbolàre. omelia del buon samaritano di governo : “Piuttosto che battereal freddo e all’afa, piuttosto che tremare di paura, d’estate e in inverno, piuttosto che buscarle dal “pappa” per scarso rendimento e dal passante sadico per disciplina professionale, piuttosto che venderti senza dignità… vieni fanciulla, vieni in una confortevole casa: qui eserciterai felice e giuliva il tuo antichissimo mestiere. Ma sbrigati, ho fretta di farti visita. Certo, una visita di piacere.

 

imbuscheràrsi.me ne infischio”. Volevo redimerti, emendare i peccati tuoi di invidia, gli eccessi di fornicazione, slealtà, ingordigia. T’avrei fatto donna di preclare virtù, amabile, matrimoniabile. E tu ? Mi hai scaraventato in faccia un “me ne infischio” e mi ritrovo ingenuo moralista, mentre tu scopi con gran sollazzo di Peppino che oltre tutto è il mio miglior amico. Beh, sappi che non riesco a infischiarmene.

 

imbuzzìrsi. ho comprato rose da collezione per te. Le hai trovate nella suitedel George V, in una sera di molte magie, rarissima per Parigi : tepore primaverile, al Bouburg il meglio di Mirò, ostriche elaborate da Michel Le Grande, mitico chef di Chez Maxim, nell’aria il canto di una fisarmonica emula delle struggenti melodie di Astor Piazzolla, una voce appena sotto le righe, dolce come il miele, ma improvvisamente aspra di ribellione, poi orgogliosa per enfatica grandeurdegaulliana. Ero in forma quella sera, da soddisfare pienamente astinenze sessuali protratte. Prima di intriganti variazioni al Kamasutra, ti ho cinto il collo con un gioiello di Bulgari da tasche di emiro petrolifero. Ingrata pulzella, hai continuato a tenere il broncio: allora adieu, torna a casa con l’autostop, ma molla prima le rose, il colliere lo champagne d’annata

 

 

immarcescìbile.impossibile da corrompere l’onorevole : reclina l’obolo di dieci milioni sdegnato. “Non sa chi sono” urla infuriato nel Transatlantico. “Toc, toc” alla porta della camera 17 dell’albergo capitolino “Cinque stelle”. “Avanti” è l’invito del medesimo onorevole, l’incorruttibile.“E’ in ritardo” “Pardon… il traffico, sa…prego verifichi pure”. Nella valigetta tres chic, fasciate con ordine svizzero, mille banconote da cento euro, di mille serie diverse. “Ok ?”“Ok”.

 

imminchionìre.ma quale eternità : cede un ginocchio, la prostatas’infiamma, vien giù la cateratta, il coso per ergersi chiede flebo di viagra: che vita è, se non sei longevo almeno quanto Picasso ?

 

impancàrsi.avvolta di sete rosse, ogni cosa visibile in trasparenza, Ella veniva avanti con piglio altero, da nobildonna, l’occhio fisso nel vuoto, indifferente agli osanna di bavosi adoratori : ma dovette parlare, per rispondere con finta aria burberaal quiz dell’intrigante giornalista del patinato settimanale che le chiese “Cosa c’è nel suo futuro?” “Se nei miei sogni” rispose Ella, “ci sarebbeil cinema, fossila nuova Loren…”. S’era messa in cattedra anzitempo la fanciulla, ignorando che senza frequentar grammatica e sintassi, il massimo dell’aspirazione sono le migliorie estetiche raggiunte grazie al silicone

incagnìto.preda di mille asprezze, Cel’hoduro è divorato da ostilità originate dal profondo di visceri infette, roso da frustrazioni esponenziali. E così, perseguita i sud del mondo, gli immigrati senza pace e le genti al di sotto del Garigliano, sol perché nella sua casa padana, per non svenire, a ogni risveglio deve misurarsi con specchi e superfici riflettenti, uscendone suicida o giù di lì. E’ incazzato specialmente con se stesso

 

in càmera caritàtis.“titò, detto tra noi, come fossimo in unmetaforico confessionale, io tua moglie proprio me la farei”. “Oj Pè, detto tra noinella più totale confidenza,io tua moglie me la son fatta”.

 

 

indàrno.fatalmente vanitosa,raccogli margherite per cingerne la fronte e metti gardenie all’occhiello e spandi petali di rosa sul cammino a cui t’appresti e inghiotti chiodi di garofano e t’aspergi con estratti di mimose e gelsomini. Spiegami allora, perché puzzi di cetriolo ?

 

indettàto. “vuoi Missoni o Ferré ?”“Valentino”“ok, Valentino. Bahamas o Seichelles ?” “Capri”“La parure, di Bulgari o quella di Gucci ?”“Di Cartier”. Non era amore il mio, bellezza : ti promettevo lussi da regina onde proporti notti d’amore. A obiettivo centrato, ho lasciato sul comodino del “Ritz” cento euro e una coppia di orecchini made in Taiwan. Adieu.subdolamentetuo…

 

indiaménto.per grazia ricevuta Silvero, dominus of government pro tempore partecipò alla gloria del padre eterno e similmente a un destino sovrumano: sicché levò indice e medio, avvolgendoli con il pollice, in atto di benedicente superiorità per comunicarci di qualche altro articolo della Costituzione, manomesso, abrogato, dismesso. La sacralità dell’articolo 11 fu annientato con la spedizione di “giovani leoni” in armi nella terra bruciata   dell’Afghanistan, dove non giunsero mai, stoppati dai carissimi amici americani: talché spendemmo palate di euro per l’abbronzatura dei militi nostri a bordo di navi senza meta. L’articolo 18 fu attaccato a spallate, il numero uno, ignorato specialmente nel sud del Paese, è un’utopia dalla nascita, l’11 è stato disatteso : che altro, misterSilvero, a chi tocca pagare prima che il padre eterno s’incazzi sul serio ?

 

indonnàrsi.“nel cielo si leva un canto angelico, è la tua voce che mi avvolge di melodiosi accenti. Il sorriso apre i cuori al gaudio, è la tua bocca a donarsi. No, non dir nulla, un greve effetto Ciociaria cancellerebbe ogni merito.” Ma ella replica : “Vaffan…”“Appunto di questo parlavo, della tua linguistica levità, dell’arduo possesso di un nobile eloquio

 

indòzzare.disse Baffino “Ehi, ehi, punta al centro, è lì l’en plein”. Ma per chi ? Con inni al liberismo modello USA il tenero Veltron-Veltronis stregò popolo e militanti : la barca sbandò, perse la rotta, finì nella scia dei vincenti. Recitò formule misteriose, abracadabra da grande affabulatore il Renztoscano: “Tutti insieme, né a sinistra, né a destra, dritti alla meta”. Disobbediente, il Paese volse a destra pagando con sconcertanti effetti il malessere originato dall’esoterismo del centro-sinistra-centro

inesoràto. dici : “Il mio pianeta ? Ma la luna, ovvio”e corro in quel di Mosca, intasco a suon di rubli il ticket del passaggio astronautico per la pallida dirimpettaia della Terra, la trascino fin sul tuo capo e ti chiedo : “Contenta ?” Chiusain una crudele indifferenzagrugnisci appena. Scrofa senza cuore sei.

 

infallanteménte.non v’è traccia di incertezzanell’espressione arrendevole del viso, nulla tradisce l’emozione per l’incontro, fermo è il passo e forte la stretta di mano, languido l’occhio, brillanti le labbra semichiuse, invitante l’apertura generosa della camicetta e affatto casuale. E allora, perché mandarmi in bianco, bottana Eva ?

 

infèsto.“il popolo è con me”: l’annuncio di Silvero Primero trasse residua energia e fiato dal sondaggio “fake news”. Si rfifugiò in nouvelle burlesque

infocàto.Solo in area desertica al di qua della barriera anti Gaza. Il fuciliere er scelto punta l’arma con super cannochiale. Bum! Cade colito il giovane palestinese. Un selfie del cecchino rivela l’esultanza del prode israeliano “Che colpo, ah,ah,ah, centrato”. “Cattivello” commenta Netanyau, ma in tasca palpeggia la medaglia di merito da appuntargli sul glorioso petto. A suo tempo il mondo s’interrogò: fake news o cronaca vera: testimoni ritenuti attendibili raccontarono di Gaza assetata, di un suo acquedotto disintegrato dalla furia distruttiva dei missili in partenza da Israele. Nayla, suo figlio Alaadi e tante donne, altrettanti figli, andata e ritorno per riempire un secchio d’acqua prelevata da un pozzo da portare a casa sulla testa. Il sole è alto in cielo, picchia sul metallo del secchio e rimanda una luce viva, ben visibile. I cecchini rompono la noia del non fare. Puntano i fucilidi precisione venti centimetri più in basso : le teste sussultano, i corpi si piegano. Al suolo, in croce, teste e corpi di madri e di figli assetati.

 

infrollìmento.impoverisco invano per te. Ho elargito milioni all’imbonitore televisivo per tubi di maleodorante, presunta pomata antirughe e i segni sulla tua faccia di sessantenne mal conservata sono diventati solchi profondi. T’ho messa sul Concorde per affrettare il consulto di doctor Vanzisckji, autore di abili magie del bisturi-laser su glutei, tette e ventre adiposo…e tutta cicatrici ti hanno rispedita al mittente, tutta pelle cadente. Vedi bene che freschezza e consistenza sono irrimediabilmente latitanti. Solo il mio portafogli è asciutto.

 

ingòffo.ho scorto sul cuscino, laddove poggio il capo, tre file di perle purissime, lì poste da te perchè apprestandomi ai sogni fossero al risveglio magica realtà. Appena desta, ho ricevuto sul vassoio, una rosa appena sbocciata, rossa come il fuoco, odorosa di maggio e foglie di tè colte una a una, ai piedi della Grande Muraglia. Sul “Financial” di giornata, segnato in blu, il folle rialzo in borsa del pacchetto azionario che mi hai intestato due giorni fa : capisco il progetto, le intenzioni subdole del dono corruttore, ma il mio “no” è, come sempre, proprio un “no”. Non te la do, mi regalassi la luna.

 

in ménte Dèi. pensioni d’oro per chicchessia, lavoro per qualsivoglia disoccupato, tasse smagrite per ogni uno, felicità, e spasso per ricchi e poveri, maschi e femmine, indigeni e forestieri : “Come dice, signore, non ha visto nulla finora ? Pazienti, ci consenta di governare…lavoriamo per lei”. Ha pazientato Gennaro, quattro figli e dodici anni di disoccupazione sulle spalle…poi la pazienza l’ha persa e si è lasciato dondolare con la testa nel cappio, fino a spegnere la sua rabbia. Do you understand, mister Silvero?      

 

insatanassàre. furente divenni. Giocavo la stessa terna “1, 2 e 3” da anni ventotto anni e giorni sei, una bella cifra sulla ruota di Palermo. La mano angelica di un bimbo ha tirato su dal bussolotto il 2, poi l’1 e infine, dopo la parentesi nefasta del 17, che il diavolo se lo porti, il 3. In crisi di onniveggenza, ho picchiato la testa sotto le travi secolari del soffitto, ho urlato come la tigre di Mompracen, ho addentato una delle tue rigogliose tette per dar sfogo all’ euforia repressa e tu…nefasta fanciulla, mi haiconfessato “Sorry, ho dimenticato di giocare al lotto” : è stato lì che ti ho staccato d’un colpo la seconda tetta.

 

insempràrsi. “metti a posto la giacca, non essere sciatto.”“Va bene amore, ecco, è a posto.” “Non bere, che ingrassi.”“D’accordo, bene mio, neanche un goccio.”“Niente amorestasera, sono indisposta.”“Ok, stella, mi astengo.” “Spegni laluce, ho sonno.”“Certo tesoro, spengo.” “Non toccarmi, seifreddo.”“Ma vaffan…”

 

intrafinefàtta. eri al bar, ero al bar. Sorbivi un caffè, centellinavo il mio caffè. T’ho squadrata, mai guatato. “Andiamo ?” “Vamos.” “Dammela.” “Dammelo”.“T’è piaciuto ?” “Mica tanto” Hai ragione : solo quarantotto secondi dal principio alla fine di un imperfetto evento di sesso

 

inuzzòlire. benedetto spermatozoo : come hai potuto risalire l’impegnativa erta e fecondarla ? Ora mi tocca sposare Ermenegilda e prima ancora, nottetempo, mentre infuria la bufera, devo lasciare il tepore del letto e correre allo “Special market 24h” perché Ella è gravida e ha capricciosamente vogliadi fragole, alle tre e venti di questa apocalittica notte.

 

invènia(in vènia). se e quando mi servirai un super long drink da campionato del mondo dei barman, se massaggerai la mia schiena con la classe della geisha preferita dall’imperatore Yokosahi, se e quando dirai “Agli ordini, padrone”,cantando come un usignolo le melodie che amo: se e quando, forse ti scoperò

 

ircìsmo.io e te nella stanza di pochi metri quadrati, così intima, raccolta, invitante : la tua provocazione strategica (“ho caldo, devo liberarmi di questa giacca, e in fondo anche la camicia è di troppo”), un invito da afferrare al volo, ma disatteso. E’ che abbrancandoti di slancio ho accorciato le distanze e mi ha investito il rancido effluvio delle tue ascelle. Sei un maschio estraneo a spugna e sapone, addio.

 

isònne. trentadue varianti di marmellata, prezioso miele della Mesopotamia, burro doc della Valtellina, delicati formaggi francesi, fragranti croissant e pane profumato di forno, arance di giardino palermitani, acqua di fonti alpine, latte podolico di mucche in pascoli sempreverdi, lievi frittate d’uova di struzzo : così la colazione di Ce l’ho duro. Con siffatta straripante abbondanza, potrebbe mai pensare alla mortale denutrizione degli orfani nigeriani?

 

Isteriche intermittenze insidiano imperfette ingenuità, indulgendo in infiniti istanti di ironiche insolenze. Indispettita per intriganti intromissioni nell’intimo, intimasti all’ineffabile idiota di inginocchiarsi, indisponendo gli intoccabili interpreti dell’insospettabile, italica, integrità.

 

L,l

latèbra. sapevi del mio atro nascondiglio, laddove ho nascosto voglie, timidezze e aggressività, pudori mai espulsi, pensieri scomposti, paura d’impotenza. Mi hai pedinato e ora infrangi buio e silenzi con una pila da sub che mi assale famelica prima di rivolgersi a te e illuminare la tua mediocre nudità. Mai l’avrei assaporata se quel minchione di Annibale, appostato alle mie spalle, non m’avesse proiettato su di te con un potente calcio in culo, ottenendo una perfetta fusione di organi sessuali eterogenei. Ma alla fine lo ringrazio : fu niente male il congiungimento carnale

levér de rideàu. interpreti e personaggi : Gennaro, lui. Carmela, lei. Ciro, l’altro. In quell’alzata di siparioè rappresentata la forma triangolare della vita. Luial lavoro, un bullone dopo l’altro stretto mille volte con il polso a pezzi per la fatica, in piedi, di fronte a un’angosciante catena di montaggio : Lui, costretto a rinunciare al sesso per stanchezza. Lei,lamentosa per gonne e scarpini sognati come chimere e negati dalla povertà del salario. L’altro,lesto a usare le coincidenze di un “caso” classicissimo : nel pacco regalo per la pulzella scontenta, cinto di nastri smaglianti, una mini d’autore, scarpe firmate su vertiginosi tacchi a spillo, una camicina fru-fru disegnata dal re del prète-à-porté e un flacone maxi di profumo “Per la femmina che non deve chiedere nulla”. L’ingresso   nel letto, ancora caldo e pieno di umori d’una notte d’astinenza, è lesto. Nell’aria risuonano la marcia trionfale e la funebre, gemella cattiva .

lìe detèctor.sul rullo vergine che registra il più lieve sommovimento emotivo, corre leggera la penna inchiostrata: segnala emozioni, vibrazioni controllate, ritrosie intellettuali, scompensi, fratture minime dell’anima. Allorché s’imbatte nelle bugie di Silvero Primero, il Nasuto, fibrilla vistosamente a zig-zag

lutulénto. stilisticamente impuro, eticamentepiù che imperfetto, mi piaci così : stakanovista del sesso e antimatrimonialista. Amo scopare, l’avrai capito, ma le mutande da lavare portale a mammà.

Poche le parole bislacche alla lettera “L”.

 

Ludica lestofante, lattescente   lunatica, lepida levantina, livida levatrice, lontana lettone, laida lucciola, lattiginosa liceale, lucida

Licenziosa, lamentosa, libidinosa, loquacemente logorroica: liberticida

 

 

 

M,m

macropsìa.gentile cavalier Silvero, ovunque Ella sia, statisticamente ragionando ecco il pensiero mio : se tra regnanti e affini, presidenti e simili, ministri e omologhi, sente di non spiccare per ridotta altitudine dal suolo (metafora), osservi attentamente la rossa spia dell’occhio magico della telecamera. Quando s’accende di luce e La scruta impietosa, Lei basso tra euro-alti, sollevi i tacchi, contragga i polpacci, si slanci verso il cielo, come avesse le ali e rimanga così come un portiere di pallanuoto che aspetta oltre il pelo dell’acqua il tiro del centroboa : l’occhio stolto della telecamera La giudicherà quasi pari al resto della compagnia,ma allorchè la luce-spia sarà sull’off, non dimentichi di uscire dall’apnea

 

madefaziòne.gastriti da gelosia mi colsero, emicranie progressive da invidia : il popolo citava le tue performance a memoria e te ne rendeva gloria. Seppi del credito indiscusso di amante degli amanti, della centralità che detieni nei sogni notturni di gay e femmine calorose. Caddi in depressione, confrontandomi con la leggenda umana che sei, così raccontata : “Ottanta se ne fece, in giorni otto, una dopo l’altra, dieci ogni ventiquattro ore, praticamente un toro da monta…” Il percorso della mia guarigione coincise con i primi racconti di tue defaillance. “Solo ventuno amplessi negli ultimi otto giorni” “Ieri ha perso un colpo” Stette meglio la gastrite, l’emicrania sfumò, ripresi la pratica del tennis e il colorito. In un impeto di buonismo elaborai la seguente pietosa riflessione sul deposto re del coito multiplo : nessun fusto è ’sì tosto da sopravvivere agli incidenti di percorso e nessun Cel’hoduro ha mai arrestato il declino biologico della carne.

 

magìsmo.ti mostravi così, ragazzuola : nel palmo della mano sinistra, quella del cuore, simboli fallici intercongiunti con corpi flessuosi di serpi, allegoria senza sottintesi e appena più su, al polso, un bracciale di pelle d’ippopotamo elaborato da Mbutu, semidio e semi orango dell’Africa nera. Figaro ti combinò una sfumatura altissima sulla nuca tinta di rosso porpora e violetto fluorescente, tinse la criniera centrale verde pisello e disegnò le basette in fucsia. Un metallaro pazzo ti riempì di diciotto pearcing dis-equamente distribuiti : tre sulle grandi labbra, svettanti, due nell’intimità delle labbra piccole e due sulle labbra-labbra, a precedere l’ingresso nel cavo orofaringeo da cui la lingua, esplodendo all’esterno, mostra quattro anelli infissi nella carne a mo’ di rombo. Un paio, simmetrici, svettano a sud e nord dell’ombelico, altri due su ciascun capezzolo e tre sul crinale del naso. Capisco la caccia all’effetto speciale, ma credimi, a letto con te andrei solo se tornassi a come t’ha fatta la generosissima madre tua.

 

magnatìzio.capisco il senso di agiatezza che t’avvolge : papà ti ha fatto erede di ottanta appartamenti, cinque ville, un parco, tre chalet a Cortina e due mansarde a picco sui Faraglioni capresi. Comprendo, in garage puoi saltar su un paio di Ferrari, una Bentley da collezione, tre Roll’s Royce, un paio di Maserati e nell’hangar, lucente, è pronto al decollo l’elicottero triturbo personale. Vedo, non è opulenza normale, ma chi conobbe di te le corde dell’anima e gli exploit della mente descrisse le une cacofoniche e gli altri zero più zero. Non ti sembra velleitario   l’altezzoso l’incederetra uomini veri, seppur privi di ’si lauta eredità ?

 

malannàggia. sette rose finte e nonostante ciò appassite, una per tavolo; alluminio anodizzato per ogni dove nella popolar pizzeria affollata di ragazzini appena confessati e comunicati per la gioia di babbi e mamme. Zie, cuginette piene di macchinette salvadenti e nonne debilitate da ictus celebrali, nonni puzzolenti di “toscano” : dinnanzi a me una birra nazionale con poco luppolo e ancor meno alcol, posate con incrostazioni di cibo precedente e tovaglioni di ruvida carta. A un mio timido cenno al disagio di un festeggiamento di anniversario al risparmio e in un luogo di infima qualità, hai replicato con stizzoso risentimento“E che sono paperon deipaperoni ?”Pur non volendo alimentare il contrasto, permettimi di dire in scioltezza : “Ma vaffan…”

 

mammasantìssima.gli infila le pantofole Carmela, gli porge la vestaglia Lucia, serve il caffè Antonietta, prepara la colazione Afflitta e poco manca che Annicella glielo scuota dopo che si è liberato delle scorie liquide di una notte di bagordidon Salvatorericeve così i primi questuanti, sprofondato nella poltrona oro e velluto rosso, dono di sudditi fedeli salvati dalla galera grazie ai buoni uffici di un “amico” della Procura. Mezz’ora, non più, e ha indosso il gessato cucito a mano da Gioacchino ’o sarto, mitico omuncolo curvo su se stesso per quarant’anni di taglia e cuci nel quartiere di capi, vice e aspiranti capi camorra. Attorno al tavolo ovale sono riuniti i leader del clan : “Dovete dire una parola, una sola, faccia a faccia, a Totore ’o sciancato e la parola è ‘fetente’. Ha fatto il maiale con una bambina di sei anni, non me lo fate vedere più. Amen. Passiamo appresso…e allora, don Peppino…quella partita di eroina ?”

 

mantrugiàre. t’ho brancicato, è vero, ho gualcitol’impeccabile pantalone di gabardine laddove stentava a contenere l’erezione che, lo so, ti ho procurato chinandomi e mostrandoti i seni nudi, lasciando i miei occhi nei tuoi, dicendo senza parlare “che aspetti ?” : beh, una ripassata del kamasutra val bene la promessa di un’ accurata stiratura di calzoni, promessa che mi hai strappato prima dell’estasi.

 

maràntico.deperiti-smunti,tal quali Fassin-Grissino, seguendolo nel tristo cammino saremmo votati all’estrema evanescenza, rincattucciati nella negazione della memoria, sulla mensola irraggiungibile di una biblioteca che mostra spazi vuoti laddove erano le opere di Marx e Lenin. Chiediamo la separazione.

 

maràntico bis.sapiente il contadino : osserva la pianta sfiorire e taglia rami rinsecchiti e foglie gialle. Osserva se nascono rami verdi, foglie rigogliose e scopre patologie irreversibili. Scava tutto attorno al tronco, fino a mettere a nudo le radici e porta via alla terra l’ulivo morente, si rassegna a seppellirla. La piccola voragine, letto vuoto nella terra umida, può finalmente accogliere una nuova vita. Dear Fassin-Grissino, understand?

 

mardochèo.se mi sforzo, posso perfino capire il liberismo destrorso di mister Impresa & C., il suo forza-italismo. Lui lo capisco. Mandò miliardi in Lussemburgo, profitto illecito di affari illegittimi? Sottrasse quantità cosmiche di lire alla collettività e arricchì le tasche di corrotti esattori fiscali. Compensò piccoli dissesti del suo impero mandando a casa cento e cento incolpevoli salariati : lui sì che lo capisco, ma tu ? Tu sei l’inettoazionista di un’impresa vicinissima al fallimento, stenti a respirare e i vestiti non ti stanno addosso per smagrimenti da fame. Non ti rimane che un generoso stato sociale: a quando la redenzione avversa al Silvero?

 

mariolerìa.con furfantesco disprezzo dei diritticollettivi, sguazzi nell’oro, collezioni visoni e “Mini” della new generation BMW. Sciali con menù principeschi, frequenti d’abitudine suite cinque stelle in alberghi esclusivi e t’aspergi di profumi firmati “Krizia”. Scoli in un amen wiskey distillati per palati principeschi di Scozia, voli solo in first class e non calpesti che petali di rose appena nate. Dopo siffatto scialacquio, m’informi per caso che in cassa non c’è più un euro. Svergognata divoratrice di patrimoni altrui, ti ho chiesto settantacinque cent, meno di un euro per il metrò e hai risposto “pedala”. Ti ho zittita. Con una Colt 45

marmànte.gelida, sottozero come una barra di ghiaccio immersa in un iceberg, surgelata più d’un balenottero in apnea sotto la coltre bianca dell’Antartico, emula senza limiti di Brigida la frigida, campionessa planetaria di sex-inerzia : cavoli tuoi, ma dammi una ragione per legittimare i tremila euro che hai speso in biancheria osé, o dannatissima, incoerente, fottutissima femmina.

 

mavòrzio.viene avanti così, lo sterno spinto in fuori a compensare il petto che non c’è, piallato con furia dal biblico falegname Giuseppe. Sporgenti in fuori oltre modo le sopracciglia, gli zigomi, il labbro siliconato : marzialeil passo, solenne, tra pile di pannoloni in offerta speciale e piramidi di invitanti vasetti di maionese, nel megastore alimentar-casalingo Esselunga. Rilassati, piccola, l’enfasi stilistica di quel mentecatto di Hitler è defunta qualche tempo fa, rilassai.

 

mèfio. mi costi, ah se mi costi, dolcezza mia. your father, il padre tuo, per darti a me in sposa volle tredici cammelli, ventiseimucche, cinquantadue pecore e centoquattro galline: me la cavo male a far di conto, ma d’istinto direi che per ripagare l’esborso molte saranno le prestazioni gastro-eno-sessuologiche che mi aspetto da te, di qui ai prossimi centoventuno anni, sei mesi e tre giorni

 

melusìna.il busto oltre il pelo dell’acqua : seni superbi su cui scivolano lievi gocce come rugiada e scansano con rivoli impertinenti la pelle unta di abbronzante. Mi tuffo, imito John Weissmuller invaghito di Jane e in olimpionica apnea sul fondo della piscina cancello i metri che mi separano da ’si bella visione, sperando in conferme dalla vita in giù. Qual sorpresa! Sirena sei e, di più, sirena a due code. Che peccato, la tua sessual-libido non può aspirare che all’idillio platonico

 

méncio. sfogliando margherite e per non morir di noia una bianca, una gialla, una bianca, scopristi di amare Cel’hoduro: eh già, un bel guaio. Con arte femminea gli proponesti una visita “guidata” alla collezione di farfalle, compresa quella a cui tieni di più, custodita per gli eventi speciali. Alla prova kamasutra, Egli esibì attributi di consistenza sgradevolmene scarsa, vizzi per non dir flosci. Per smaltire la delusione e cavarti d’impaccio sei ricorsa all’alibi dell’emicrania e ti è apparso ineccepibile come mai il motto “Predica bene e razzola uno schifo”

 

ménno. o appetibile platinata, è sprecato lo spacco vertiginosamente profondo, velleitario, lo scollo antero-posteriore e il filiforme perizoma : ho quieti i sensi, dalla nascita, maledetto san Porfirio.

 

méntismo.dieci ne fai, milleduecentoventisette ne pensi. Ma quando trovi il tempo per scopare ?

 

mesciànza. in volo per la mecca, alias Las Vegas, decollo. Il carrello non rientra : “Signore e signori è il comandante che vi parla, abbiamo un problema tecnico, ci prepariamo a un rientro d’emergenza”. Il Boeing plana su un minuscolo aeroporto del locale club “aviatori della domenica”, esaurisce la pista e sconfina in un parco abitato da alberi secolari. Il muso del bireattore impatta con un platano ben pasciuto e gira rabbiosamente su se stesso. Mario Rossi se la cava con un bernoccolo e un cubetto di ghiaccio premuto sulla fronte. Non rinuncia a slot machine, roulette e video poker. Con mezzi di fortuna marcia sulla città del vizio e punta le prime fiche sul “rosso”, dopo aver contato dodici volte “nero” sul tavolo verde. E’ “nero” per la tredicesima, la venticinquesima, l’ottantesima volta : il Rossi va sotto di duemilacinquecento dollari. Con gli ultimi biglietti verdi sfida il video poker che gli serve cinque carte, una diversa dall’altra. Nella stanza dell’Holiday Inn il rito è pronto : nel tamburo del revolver un solo colpo. Inutile il clic numero uno e così il secondo, il terzo…L’ultimo vien fuori dalla canna a velocità slow motione rimbalza sulla tempia, finisce in terra con un beffardo e stolto “plof” che affonda il mancato suicida in una crisi depressiva popolata di streghe e megere, tutte gemelle di Carmela, moglie del nostro, amorevolmente certa di aver perso il marito pro tempore, inviato speciale in missione di lavoro propedeutica alla sospirata promozione. Che il destino non sia dalla parte del Rossi è palese nel momento del doloroso ritorno a casa. Sulla coscienza ha un buco di venticinquemila dollari : in cucina, sul piano di marmo del tavolo, è in bella mostra un mattarello nuovo di zecca, a testimoniare le qualità di predizione della muscolare Carmela, che però è inibita per sempre a farne uso sulla testa del coniuge, perché colpita da paralisi bilaterale. Per una volta madonna fortuna ha guardato in faccia Mario Rossi e ne ha avuto profondissima pietà

 

messétta. Una fanciulla post-postcomunista :“La tua linea ? praticamente perfetta,compagno : una magrezza fascinosa, un asciutto esemplare, un incedere dinoccolato, testimonianza preziosa di sobrietà, un’eleganza rara di portamento.”Tanto bastò a Fassin-Grissino per recedere dal sano proponimento di dimettersi.

 

metempsicòsi. fossi deus ex machina, di più, il Mago di Arcella, l’hobby mio sarebbe di reincarnare animea vanvera : installerei il pacifismo di Gandhi nella carcassa di Hitler, il genio di Einstein nell’inutile involucro di mia zia Concetta, l’estro di Pelé nei piedi di Pasquale, numero dieci del team degli ammogliati che sfidano ogni sabato gli scapoli, il coraggio di Giovanna d’Arco nella pelle della pavida Carmelina, urlatrice improvvisata alla vista di un timido geco : trasmigrerei l’animadi Teresa di Calcutta nella cinica circonferenza di Sharon. Per me? Prenderei il talento di Picasso

 

mirabolàno.stralcio da un racconto : “m’hanno concupito femmine focose, gentildonne vogliose, artiste libidinose, intellettuali bisex, vergini timorose…eccetera”: pura millanteria. Ti ho sperimentato sul campo e giuro, non avresti attirato neppure una single settantenne rifiutata da maschi per tutta la vita..

 

monorìmo.Fassin-Grissino, infame destino/ Silvero Primero, angoscioso pensiero

 

mòre uxòrio.lui : “scopiamo e i calzini me li lavi tu.” Lei : “puòdarsi che te la dia, ma per calzini e mutande trovati una che tisposi.”Finisce con un pari il match, con una “ics” e ognuno per la sua via, senza svuotare i portafogli a vantaggio di avvocati matrimonialisti.

 

mucciàre.mèta la nordica Norvegia, fiondavo il mio diesel biturbo in direzione aeroporto. Mi mancava qualcosa, ma che ? Certo, il biglietto “open”Dietro-front. Affrontati a quattro a quattro gli scalini, la porta quasi sfondata, irrompo a grandi falcate nella stanza da letto e in terra, dal lato del talamo invisibile dalla porta, becco un ominide nudo come un verme e in piena erezione : lo schivo, affondo la destra nel cassetto, ne traggo la 7 e 65 e sparo. Pagherò un mucchio di euro al tassista in attesa attiva, ma… che sfizio.

 

Mentiva. Mascherava malamente la malcelata meschinità di mille malefatte, mostrava meriti non meritati, meditava momenti di maldestra maldicenza. Mi mandava momentaneamente in montagna, metteva mille muretti tra me e mestieranti maledettamente monotoni, mimi muti, in meditazione misteriosa. Mosse modeste meritavano mugolii, maledizioni magari. Mostri e mendicanti mendaci mandavano a monte mucchi di modifiche al monumentale mausoleo di Masinissa. La morte, tra mefitiche, maleodoranti, micidiali misture, mira a memorizzare molteplici momenti di mostruosa magnificenza.

 

 

 

N,n

 

nebulòne.mi imputi d’esser socio del club “perdigiornoassociati”, ma è perché l’esiguità della materia grigia che naviga nella tua scatola cranica ti impedisce di riflettere. Non conti fino a dieci prima di aprir bocca e dici cazzate, questo il punto. Il mio vagabondare, darling,si risolve in un salto al bar con gli amici, e il massimo attentato alle finanze comuni è l’esborso per un caffè corretto all’anice. Tu piuttosto : quanto hai sottratto al bilancio congiunto per questo fine completino di Valentino e quanto per la sistematina al capello firmato Manolo e quanto per il nuovo maxi-cellulare che sfoggi da ieri ? Porta le tue mani bucate lontano di qui

 

nefàrio.A tavola non s’invecchia” / “Una rondine non fa primavera” / “Le mezze stagioni ? Sparite” : fino a quando tante scelleratezze, banalità, empietà e stronzate ? A certe tavole le tempie imbiancano di brutto e in certi luoghi la prima rondine di ritorno dallo svernamento è proprio il segno della primavera ; l’autunno esiste ancora, una mano non lava l’altra e tutte e due spesso se ne fregano del viso.

 

neofilià, neofobìa.tu che ne pensi ? Webper me è il nome di un cugino nato nel Texas per caso e mai più tornato da queste parti. Server, provider, siti e simili astruserie informatiche me le risparmio : son figlio della seconda guerra mondiale e penso, al mio amico Carlo che si concede al sonno quando sull’occhio bombardato dalle onde elettromagnetiche del computer cala pietosamente la palpebra. Egli, dormendo, sogna microchipe rapine nella rete informatica di Fort Knox, pensa a Florinda, donna bionica disegnata da un super paintdi Windows 2010. Se gli va male, salta su dal letto in piena notte e riprende a dialogare fitto con Johnny, amato PC di cui è perdutamente e da sempre innamorato cotto. Io son cotto di Matelda e la stringo forte nel tepore di un letto che ospita amore e diffida discatole magiche chiamate computer

 

nictofobìa.dottorini e dottoroni, prof e professoresse, scienziati, psichiatri e analisti, sciamani, volti santi e imbonitori, pranoterapeuti : a nessuno di loro è dato guarire mammà, genitrice di Silvero Primero affetta da paura ossessiva del buio. Per diagnosi e terapia ci vuole un altro unto del Signore che dice: “Dolce signora, c’è di vero che Ella ha il terrore di imbattersi nell’oscurità con il figlio suo, che teme l’a tu per tu con il labbro destro artificiosamente tirato per ingesssare sul viso un ghigno-sorriso a tutta dentiera.”

 

novèrca.Pippo e Lalla : lui sposa Mafalda, lei si fa impalmare da Ermenegildo. Divorzia Pippo, anche Ermenegildo rompe il matrimonio. Pippo si consola con Lalla e dice “sì” nella chiesa della Speranzella, Ermenegildo convola a nozze con Mafalda. Dura minga : Pippo torna con Mafalda, Ermenegildo si riprende Lalla. Nacqui io tra un divorzio e una riconciliazione e adesso che gioco a carte e bevo vino non so più se Lalla mi è madre o matrigna.

 

 

Novizia, ti negasti : qual nequizia.

Nulla ti nascondo mia neghittosa e noiosissima nottivaga.

Non ninnolare, naviga senza naufragare

Né nuvole, né neve : nihil

Naturalmente negligente : nondimeno negletta

Ninfomane ? direininfetta

Nubile ? “negoziabile”

Negro ?niet, nero

Nuotare nel nulla : nubiloso non sense

 

O,o

 

òbito. vuoi la mortemia, lo so. reprimi libertà, anarchia, creatività, autonomia, estro, improvvisazione, trasgressioni, identità, talento, soggettività, unicità. voglio la mortetua

oblìto.dall’oblò s’infilò nel letto tuo il mozzo della “Sirena Sognante”, nave in crociera caraibica. Il mare era piatto e tu pure sotto di lui, mugolando “sì, oh sì, sì”: ebbi il tempo di fumare all’aperto tre sigarette prima di riguadagnare la cabina e, orrore, assistere all’orgasmo. Non ho dimenticato, infedele pulzella e se trasgredisco con sistematica regolarità al patto di fedeltà coniugale ho le mie eccellenti ragioni.

occìduo.   crema idratante, elisir antirughe, pomata levigante, massaggio ricostituente, ginnastica rassodante, liposuzione riducente, meditazione rasserenante, lifting riparatore, fanghi detergenti, immersioni tonificanti in acque termo rilassanti, maquillage restauratore, yoga pacificatore, cyclette dimagrante : è, cara Geneviève, che sei perdutamente volta al tramonto

ohibò. ma pensa te, recandomi a un molto promettente rendez- vous di erotica attrattiva, quasi cozzo contro Silvero Primero, in democratica sortita tra il popolo con diciotto ciclopici guarda spalle e palle. “Buon uomo”, dice paterno con dolce affabulazione, “Ove ti rechi, ’sì di fretta ?”“A scopare” rispondo senza riguardo e Lui: “Bravo, il Paese ha bisogno di invertire il saldo negativo della crecita zero”. Io, che non copulo senza Hatù ipersensibili, gli sussurro“A Silvè, ma vaffan…”  

omìssis. rapimento Morostrage di BolognaUsticanuclei comunisti combattentiomicidio d’Antonaomicidio Biagibin Laden”antrace”

ontòso. non è ingiuria l’“onorevole” ingiuria, il turpiloquio senatoriale non è turpiloquio, per nulla disonorevolel’insulto parlamentare. Vuoi vedere che invece è infamia, punibile, dire nanuncolo di Silvero e razzista di Cel’hoduro ? La legge è disuguale per tutti

oscitànte. apprezzo la lodevole volontà di scuotere il mio eros-letargo e l’indagine sull’intimo più sex del momento che ti fa indossare reggiseno “mordi e fuggi”, un tanga da un decimo di millimetro tra le natiche e scarpine con tacco da vertigine. Mi solletica il tono profondo della tua voce che recita litanie trasgressive, condite di calcolate volgarità. E’ obiettivamente eccitante il moto perpetuo delle tue anche che ruotano con stile Salomè, ma che dirti, sono dominato dalla febbre che induce a sbadiglipur in presenza di Venere. Grazie per l’esibizione, ci si vede dopo una robusta flebo di Viagra 

osculàre.ti ho baciatod’accordo, ho spinto più in là l’ardire lo confesso, forse ti ho scopata più di un paio di volte, è vero, ma di qui a fissare il matrimonio per domattina, scusa, non diresti che è lievemente eccessivo ?

ossecràret’ho supplicato: “Dammelo.” T’ho abbracciato, stringendo a me le gambe, laddove il pantalone cela settori sensibili, come dire…erettili. “L’astinenza mi divora” t’ho detto in lacrime, “La castità coatta mi ha dato la febbre, il delirio dei sensi. Ho tre anni di galera da riscattare, abbi pietà. Ho dovuto far da me, da cinquecento notti in qua, maledetto egoista”. Niente, impassibile sei rimasto. Dall’espressione smarrita che si dipinge sul tuo viso devo ritenere che non avevi pensato alla mia vendetta estrema : t’ho evirato, sissignore e ho goduto come una pazza.

ovànte.“basta, basta…mi confondete…no, davvero, non merito applausi, figurarsi la standing ovation che mi tributate…grazie, è troppo…davvero.” Dalla terza fila un voce squillante : “A Silverio, ma chi te se fila, nun vedi che dietro de te ce so’ Totti e Sabrina Ferilli ? E llevete… e scansate”

 

Ossessione

Obnubilazione

Obliterazione

Opposizione

Ostentazione,

Occupazione,

Ovazione

Obiezione

Ottenebrazione

Occlusione

Oblazione

Offensione

Offuscazione

ecc., ecc. 

Ma occupazione, quando?

 

P, p

 palàia“Gennaro e Annarella Esposito annunciano il matrimonio del figlio Peppino con la signorina Carmela Ognibene…”: la notizia si abbatte sulla bocca dello stomaco di Peppino come un colpo ben assesato di Tyson. In cerca di ossigeno annaspa il giovanotto e quando il respiro torna più o meno normale prova a immaginare di tirar via dal disastroqualche vantaggio. Calzini, mutande e camicie lavate e stirate, per esempio, profumati di lavanda. Gastronomia di tradizione, per esempio, approntata con passione e l’attrattiva di un corpo voglioso, sistematicamente disponibile e il confronto con un’intelligenza modesta, incapace di opporsi alla pratica di trasgressioni extramatrimoniali. E poi, un’orgia cosmica per il commiato alla condizione di single : donne e champagne, per esempio.“Mario e Maria Rossi sono lieti di invitarLa al ricevimento che seguirà alle nozze della figlia Carmela con il signor Peppino Esposito…”. Gongola Carmela. Il colpaccio nasce dall’intraprendenza della fanciulla che a pochi passi dalla china dell’appassimento fisiologico cattura un maschio appetibile e addomesticabile. C’è una vita comoda nel futuro da sposa e qualche lusso finora proibito dallo status familiare modesto. La possibilità di una colf, per esempio, o meglio di un bel domestico domenicano che-non-si-sa-mai-cosa-ne-può-venir-fuori e un visone, lungo fino alle caviglie come usa nell’high society, crociere nei Caraibi e se-lui-non-può con Mariangela, amica del cuore di fresca separazione coniugale. Quel che accade supera alla grande la prevedibile débacle.L’addio al celibato è silurato da Carmela che, in viaggio di nozze rivela una sua modesta vocazione al sesso. Il domenicano, che brucia due camicie e ne stira tre con indecente approssimazione, è un gay mascherato. Peppino nega alla mogliettina l’accesso alle risorse finanziarie familiari. Il reciproco vituperio diventa cibo quotidiano per un’incompatibilità che finisce dopo quarantuno giorni nello studio dell’avvocato Volpe, divorzista di fama e di fame che sentenzia la morte di un amore mai nato.

pàndit.non è che Egli abbia frequentazione confidenziale con i presocratici e non distingue tra Picasso e Van Gogh, fatica a coniugare i congiuntivi. Ma vuoi mettere, lui cel’haduro e del tema intellettuale “il bello della cultura” se ne frega padanamente alla grande

pansessuàlismo.asola, nome comune di piccola ferita nella stoffa che accoglie il bottone. Non per te che l’osservi con libidine, certo di essersi imbattuto in un simulacro della vagina

pantoclastìa.era cinese ? Sorry. Il danno è cospicuo, lo ammetto, quel vaso era di una dinastia antica e prestigiosa, ma se pensi al pentimento sei di nuovo in errore: l’ho rotto sulla tua testa con fervida convinzione e il suono ha confermato che hai una zucca assolutamente vuota.

pantragìsmo.sei attento a mettere il piede destro in terra al risveglio, prima del sinistro. Se spalanchi la finestra metti fuori una mano che regge il termometro per non rischiare la polmonite temendo un imprevisto calo delle temperature minime. Centri con il piede la metà esatta di ogni mattonella che ti separa dalla soglia del bagno perché ogni imprecisione potrebbe preludere a una rovinosa sventura. Prima di far pipì lavi con cura i denti per espellere le impurità a cominciare dalla bocca, cioè dall’alto come suggeriscono le leggi dell’idraulica. Prepari la moka ponendola su un tratto di scottex e recuperi ogni granello di caffè, certo che la punizione per gli sprechi sia la carestia. Al crocevia tra via Scevola e piazza Garibaldi, storici campioni di coraggio, rifletti sulla loro incosciente vocazione alla spregiudicatezza e te ne separi imboccando Corso Prudenza. Mentre attraversi al centro delle strisce pedonali il semaforo diventa rosso: torni disciplinatamente indietro per lasciare il passo alle automobili esattamente nel momento in cui sopraggiunge uno spericolato autista, irrispettoso delle regole e all’oscuro della tua religione scaramantica. L’impatto è bestiale. E’ l’ora “ics” degli ultimi, deboli respiri : con gli occhi che implorano attenzione sussurri al medico di turno di invertire la posizione della barella, sicché i piedi siano rivolti alla porta di dove uscirai per sfuggire alle pene dell’inferno e finire in purgatorio sperando in una promozione nella serie “A” dell’aldilà. Nel depositarti nella bara, il necroforo ti frega il corno scacciaguai e la morte se la ride sotto il nero, truce mantello.

panùrgo. separazione o comunione dei beni ? Nobiltà d’animo mostra Cenzino : “Comunione, comunione” dice dopo aver esibito strabilianti titoli di proprietà. Quasi mi vergogno a confermare “Comunione, comunione” mentre penso al modesto possesso di un paio d’appartamenti in città e alla villetta collinare nel comune ischitano di Forio, alle tre quote di multiproprietà in Val Pusteria, al sacchettino di gioielli custodito dalla banca popolare, ai seicentottantuno milioni di vecchie lire in bot e ai pochi spiccioli sul libretto postale. In un grigio mattino di un triste novembre di un anno bisestile, scopro che mister Cipollini, avvocato del mio amore è un suo complice. Fu lui ad accettare per buona la falsa documentazione delle strabilianti proprietà del mio nullatenente sposo, il quale dichiara di averne abbastanza del matrimonio e si congeda con una buon’uscita di un milione di euro, accredidati sul conto corrente numero 845.6723 a lui regolarmente intestato.

pappatàci.che uomo sei ? Dici “pardon”all’energumeno che incrociandoti con passo da ippopotamo orbo ti mette un gomito nello stomaco, una scarpa numero 45 sul tuo piede sottosviluppato e un ginocchio sui testicoli. “Sì,dottore”è la coraggiosa replica che opponi al capo, allorché annulla l’ok alla previsione delle tue ferie e favorisce quella puttanella della Gattamelata, tua smorfiosa sottoposta, ficcandoti nella merda che ti sommerge definitivamente allorché consegni alla tua signora la cazzata “Sai è il sacrificio che il capo mi chiede per concedermi un’importante promozione” Coglione !

paramnesìa.alta, due gambe statuarie, bionda, come colorata dal sole, il labbro naturalmente pieno, rosso di suo, seni da vergine intoccata, il sesso disegnato da un ispirato Crepax: vedevo così Eufemia, allorquando sulla gota spuntava appena un po’ di peluria da radere e così è rimasta prigioniera nella memoria, eterna propedeuticità ai solleticanti sommovimenti psicosomatici della masturbazione.

parvenù.scarpe di Valentino, modello esclusivo da euro mille e duecentocinquanta, completo da pomeriggio inoltrato di Saint Laurent, tremila euro e venticinque, gioielli di Bulgari per un milione di €, biancheria intima da euro cinquecento. L’arricchimento improvviso e fresco fresco di Carmela è palesee altrettanto il suo rozzo background : è tradita dall’incedere, la miss. “Perdoni l’ardire” le sussurra Balestra “Indossa la borsa di Luis Vitton come una busta di plastica colma di broccoli”

perspicuitàconassoluta chiarezza, senz’ombra di fraintendimento, intotale trasparenza, in via totalmente definitiva, con evidente letizia e per tua inequivocabile conoscenza, ti dico, cara rompicoglioni, “ma vaffan…”

pimperimpèra, pimperimpì.avanti, signore, signori, fanciulle e fanciulli, ecco la magica sostanza che mi lasciò in eredità il vecchio Saladin allorché decise di abbandonare la terra alla fantastica età di duecentotrentré anni e un giorno. Prego, ne è rimasta una piccola quantità, custodita in queste preziose boccette che sono disposto a cedere al prezzo irrisorio di euro cinque, per assecondare le ultime volontà del Grande Mago. Con codesta magica polverina, ponendovi in un luogo appartato e silenzioso, lontano da occhi e orecchie indiscreti, pronuncerete le parole ala,aladin, Saladine il grande vecchio raddoppierà l’importo della vostra prroprietà, offrirà a vostro figlio un posto sicuro e ben retribuito, vi guarirà dalla poliartrite, abolirà le tasse e se gli avanza qualcosa vi regalerà biglietti due per la prima dell’Aida all’arena di Verona. Venghino signore e signori…venghino…a ssoli dieci euro una boccetta “Silvero Primero”

pòdice.mi rapporto a te con l’eleganza imposta dalla nobiltà del tuo rango e dal tratto gentile che ti è universalmente riconosciuto per dirti : “hai abusato dell’amicizia mia”. Ti ho presentato con gioia la mia donna. Ella com’è noto, non passa inosservata per forme e gentilezza d’animo. Avevo sete, vi ho lasciato nel salotto di casa mia per soddisfare il bisogno di bere. Ho sbagliato, ora lo so. L’hai circuita, esercitando senza ritegno il fascino di un lignaggio superiore, le hai promesso vita da castellana, viaggi in oriente, abiti in oro e pietre preziose. Te la sei fatta, maledetto traditore e chiedo vendetta, ma per non offendere il tuo udito raffinato ti risparmio un legittimo “vaffan…” e ti mollo una pedata nel deretano, che sempre culo vuol dire, ma con un suono molto meno grossier, per rispetto alla nobiltà di casato che puoi esibire

poièsi.Dall’epistolario con Silvero Primero dell’Elegiaco Emiliuas Fidelis Prostratus : “l’empito creativomio si estrinseca così, senza preannunci, ispirato dal volto tuo che si staglia su scenari azzurri, paradisiaci: o Silvero, àbbiti da un tuo estasiato suddito l’appellativo di sommo”

poliandrìa.ho generosamente glissato sul primo tradimento, poi mi son detto che una ricaduta era testimonianza di debolezza umana e ti ho assolto per la seconda volta. Ho valutato la terza trasgressione il limite invalicabile per un ultimo perdono. E’ la quarta volta che mi coglie di sorpresa e niente più parole di perdono. Alla quinta non mi meraviglio degli sguardi dei vicini fissi sulla sommità della mia spaziosa e ospitale fronte. Un istante dopo il sesto caso sono sul lettino di Slaizech, luminare post freudiano, a raccontargli il calvario. “Respiri profondamente”, mi sussurra il prof, “consideri il problema dal lato buono, la signora non trasgredisce per farle dispetto: ella è affetta da una patologia che il medico di famiglia le ha certamente consigliato di affrontare con rapporti multipli di tipo matrimoniale. Tranquillo, guarirà”. E’ cara la parcella dello strizzacervelli ma vuoi mettere la soddisfazione di essere serenamente cornuto ?

poscrài.“giuro, te la do, ma dopodomani.”Era il primo di Aprile del novantasei e per quel che ne so, ancora vergine sei

prossenetìsmo.il centro del centro sta un po’ al centro per conto suo, un po’ alla destra del centro, un po’ alla sua sinistra’. Sta con la sinistra nel centro sinistra e con la destra nel centro destra. Il centro del centro amoreggia col centro del centro sinistra e flirta con il centro del centro destra. La destra si allea con la parte di destra del centro e adocchia voluttuosamente il centro che sta a sinistra. Quest’ultima invita il centro del centro destra a un party al chiaro di luna. Segmenti, monconi, brandelli, residui, vecchia e nuova destra, antica e moderna sinistra, progettano di divorziare da destra e sinistra per occupare il centro-centro.

pseudologìa.“infami pennivendoli, tutti coalizzati per un complotto che tende a screditarmi agli occhi del mondo, ma il mondo, anzi il cosmo, è con me perché io sono la pace, dispenso bene all’umanità intera, sono amato e rispettato per il mio rigore morale, la coerenza, il rispetto delle leggi e della giustizia e perché…perché…perché sono io, Silvero Primero”

psicagògo. ho fatto buio nella stanza dipinta di nero, ho acceso il cero della trasmigrazione, ho diffuso intorno a me i suoni dell’ade, ho bruciato incenso di Carinzia, ho imposto le mani sul teschio di Adalgisa, morta tre volte e tre volte risorta, ho sussurrato “medem, puscom, bilen / gowin, hasciù, kehes” ed ecco il tuo volto, le mani tue, l’incedere austero, i toni della tua voce educata alla comunicazione, il sorriso ben noto che s’apre da una gota all’altra sapientemente colorita di fard: “Dimmi Silvero, dove abita la tua anima ?” “Un tristo destino mi confinò laggiù, nel girone dei mentitori e ardevo e fremevo. Presto organizzai la rivincita. Mi fu alleato in persona Belzebù-cel’hoduro che scese in campo per organizzare la separazione del suo regno dal sud dell’inferno. Fu secessione e nel nuovo dominio del male fui subito presidente amatissimo di sudditi che premio con il governatorato dei gironi più ambiti : al fedele Belzebù ho donato quello della lussuria e del turpiloquio” 

psittacìsmo. mi eri affezionato al punto di porti di fronte a me per replicare, come fossi uno specchio, ogni più lieve, impercettibile batter di palpebra e perfino il manifestarsi di emozioni e stati d’animo denunciati da un minimo increspar di labbra o inarcar di sopracciglio. Ho finito per ammettere di possedere un clone, un’ombra materica, un alter ego docile: mi ha poi esasperato l’invadenza, fino al timore di soccombere all’asfissia della   subordinazione psico-fisica e ho scelto di sfidarla. Sono montato su uno scanno posto accanto alla grande vetrata che incombe sul baratro ai margini di un bosco fitto di abeti e ho slanciato la gamba destra in avanti come a spiccare un volo, le braccia battenti come ali, mimando il gesto fatale di Icaro. Ti ho visto annaspare nel vuoto, incapace di mimare la finzione del gesto interrotto che mi ha inchiodato allo sgabello. L’urlo del mio pentimento ha invaso la valle: hai clonato anche quello, ma la vocazione al plagio per una volta ha fallito. Il tuo grido, prima di perdersi nel nulla, aveva modulazioni rabbiose, tutte tue, non mie

Per poter possedere patrimoni portentosi prova a perseverar, penando pazientemente.

Pulcra, pietosa pulzella: pelle di pantera ho procurato per proteggere la pelle tua preziosa.

Paura, pusillanimità: parallelismi prevedibili in presenza di proditorie prevaricazioni

Passepartout, per penetrare nel profondo del pensiero tuo.

 

 

Q,q

 

quòdlibet. liberismo e/o comunismo, razzismo e/o multietnicità, religiosità e/o ateismo, conformismo e/o trasgressione, pancattolicesimo e/o globalislamismo, classismo e/o equalitarismo, nero e/o rosso.Le dispute separano il mondo in due, quattro, quarantaquattro. Asségnati un punto per ogni adesione a ciascun primo termine di confronto e due per ogni preferenza al secondo. Con un totale di sette vèstiti pure di nero, orna la camicia con il teschio, arma la mano di manganello e urla “alalà”. Se totalizzi quattordici alza al cielo il pugno chiuso, indossa la t-shirt del Che, ascolta Ivan della Mea e gli Intillimani e canta “Bella ciao” con quanto fiato ti resta

èQui, il querulo quaquaraqua

 

R,r 

rancùra.non ha coda Emilius Fidelis Prostratus, se l’è fatta tarpare per mettere distanza tra sé e alcune specie di graziosi abitanti di foreste tropicali dagli arti prensili, ma le moine ricordano il volteggiare tra liana e liana. Egli ha un penoso tormento: il prencipe suo, Silvero, è in cima a pensieri blasfemi di girotondisti, movimentisti, disobbedienti e no global, operai e pensionati, casalinghe e insegnanti, studenti edisoccupati, intellettuali e artisti. Nel fondo dello studio Emilius ordina che lo scenografo ponga l’immagine di Silvero in un tripudio di azzurro e oro e che un’aureola luminosa circondi il suo volto aperto al sorriso, in attesa di beatificazione potificia, indifferente alla contestazione della plebaglia.

redolénte.fu il tuo olezzo a incantarmi. Le braccia emanavano sentor di limoni appena maturi cullati in terrazzamenti amalfitani, il collo mandava effluvi gentili di rose di maggio

staccate di fresco da una pianta vigorosa e assolata, le gambe odoravano d’alghe di mari protetti, dalla schiena veniva fin su alle narici una lieve frescura alpina, i seni profumavano i polmoni di moderata asprezza al pari del grano maturo su cui cade poca, limpida pioggia. Del tuo intimo mi stordivano emozioni sensoriali di rara intensitàe, pensa, soffrivo di un potente raffreddore allergico

reviremènt. all’esordio si alimentò di ideologia trozkista, ma rapidamente scivolò in un rigoroso marx-leninismo per balzar su la corazzata Potiomkin e approdare al socialismo reale di quel mattacchione di Kruscev che scuoteva i sonnacchiosi portabandiera delle Nazioni Unite inquinando i suoi dintorni con emanazioni mortifere dei piedi, tirati via da scarpe autarchiche adoperate come oggetti contundenti da battere con rumorosa violenza sul banco dell’assise mondiale. S’invaghì poi del liberismo a stelle e strisce, picconò personalmente il muro di Berlino, subì le consegueuenze di un colpo di fulmine per una donna bionica, condivise l’embargo all’Iraq, le modifiche al “18”, l’equazione licenza di licenziamento = occupazione garantita, si arruolò volontario per annientare il terrorismo islamico, il socialismo cubano, la resistenza irachena, il fanatismo palestinese. Era quel che si dice un postcomunista frivolo, un voltagabbana totale : è morto invocando allah e sognando, per scansare le pene dell’inferno, un mondo di giusti capace di dividere le risorse fra tutte le teste della folla umana su cui il padre eterno ha deciso di vegliare. 

ricadìa.Hai recato molestia sin dallo statusdi neonato. Messi i primi canini, addentasti il capezzolo destro della tata e al contemporaneo urlo di dolore hai risposto con gli acuti di un pianto isterico che ferisce i timpani della mami, che accorre atterrita e sbianca di fronte alla cianosi che ti procuri trattenendo il respiro per un’apnea infinita che procura un’ischemia transitoria al papi che in un schizzofrenico cedimento all’aggressività molla un ceffone alla tata che diventa paonazza, farfuglia un “ma che cazzo” e prepara la valigia, annunciando l’addio senza preavviso e induce la mami a depressione irreversibile e la tata a pentimento tardivo con lacrime amare che solcano le rosee guance prima di finire nel fazzoletto premuroso del papi che ti prende in braccio con fare amorevole prima di riconsegnarti alla tata che ti carezza con mano lieve e un largo, teutonico sorriso che tu, malandrino, giudichi al volo debolezza da donnicciola e in un attimo di disattenzione di mami, papi e tata addenti l’altro capezzolo che suscita un urlo disumano a cui replichi con un possente ah…uh…ah tarzanatico

Resistere, resistere, resistere

Rammollire, rincoglionire, rinascere

Resistere

 

S,s

salapùzio.“l’amore è la sublimazione di emozioni che saltano sulle ali di una libellula in calore, pria di poggiarsi lievi sul capo colorato di luce dal sole” : così il tuo saccente esibizionismoa vantaggio del prosaicissimo intento di portarmi a letto. Al mio “no” immodificabile, hai esibito la cultura da bassofondo nascosta dall’ingiustificata puzza sotto al naso : “Vaiassa, capera, femmena ’e niente, puttana” m’hai appellata e così via, sciorinando il repertorio del tuo vero idioma 

santimònia.ogni mattina almeno un pater nosternella chiesa dei santissimi Ornello e Demostine, noti agli abitanti di via dei Chierici e a pochi altri. Alla domenica la partecipazione attiva ma discreta alla prima messa, il giro ad occhi bassi tra le panche, a raccogliere euro per il restauro del campanile. Rare le passeggiate sul corso, tra i due maschi di casa, il padre a destra, il fratello a sinistra e solo un velo di rossetto sulle labbra esangui, un abito senza forme, le scarpe rasoterra. Immagine dell’illibatezza, Elettra si mostra mite, generosa e caritatevole, vicina alla beatificazione,   mormorano i più al passaggio di quel volto ascetico più vicino al cielo che alle volgarità terrene. Ma oltre l’apparenza, si nasconde la sordida interpretazione di una passione sado-masochistache congiunge l’innocenza tradita alle perversioni di don Gabriele, nella compiacente canonica circondata da barriere di platani impenetrabili. 

santòcchio.raccontano li masculi che stereotipo della libido è la fantasia di una lettura a due del kamasutra, con stage sul campo, in compagnia di una monaca senza vocazione e con arretrati sessuali da emicrania : di te posso dire di averti scoperto a profferire avance dietro un angolo del chiostro delle Carmelitane a una prosperosa sorella della Martinica, emula esotica della tentazione primordiale. Questo succede a chi ha frequentazioni con il bigottismo. Eri tu che t’inginocchiavi sui ceci e vi stazionavi per un’ora, nell’aula di padre Finocchietti, noto masturbatore, sorpreso più volte al culmine del piacere grazie a urletti gutturali in crescendo, ma fustigatore degli “atti impuri” che avrebbero inesorabilmente decapitato il “pisello” dei suoi allievi. Eri tu la vittima indifesa dell’ossessivo veto di masturbazione e di contatti con l’altro sesso repressi : almeno, fino alla scoperta che i più vigorosi fornicatori sono ex bigotti e bacchettoni. Come dire che a redimersi c’è sempre tempo

sbèrcia.Si annunciano all’esploratore di fondali meravigliose diversità di colori e consistenze per ogni metro di profondità guadagnato tra le rocce generosamente vissute da mille varietà di erbe di mare e di perchie, pinte ’e rre, cefali e orate, ombrine, verdoni, cerniòle, murene e polpi, scorfani e razze, ricciole, saraghi. In apnea sorprende una cernia fuori tana tarda a spedirle l’arpione in pancia : la segue mentre plana in un territorio inaccessibile e spara a casaccio in tana. Scopre d’aver infilato per caso il corpo robusto di una murena che cosciente di non aver scampo si annoda, si gonfia e impegna ogni energia perché il suo aguzzino non abbia gloria e vanto. Così intrecciata sa che il cacciatore non l’avrà mai. L’esausto predatore, deluso dall’esito della caccia torna alla barca, al caldo, a una sigaretta americana con filtro, a una buona colazione. Gli è fatale l’ultimo colpo di pinna : il polpaccio incontra la specie più tossica di chrysaora hysoscella, vendicativa medusa del Mediterraneo. Brucia da morire il segno che gli ha lasciato per marcare il “nemico” e dichiararlo un formidabile incapace

sbrendolòne. ma dico : era il nostro primo momento di intimità. Non arrivava improvviso, era premeditato. Avevo profumato la casa di rose di giardino e lustrato gli argenti. Era ’sì sterile il bagno da poterci consumare colazione pranzo e cena. Sul letto faceva mostra di sé la preziosa coperta ereditata dalla nonna Cesca. Odoravano di lavanda le morbide lenzuola e in frigo, alla   temperatura ideale, era in stan by uno spumante della riserva speciale appannaggio della presidenza della Repubblica. Al di sotto di un abito vaporoso firmato da Krizia, indossavo slip e reggiseno raffinatissimi. Tu, deludente compagno di una sera immaginata a lungo come un tripudio, hai risposto all’invito presentandoti come uno sciattoviandante capitato lì per caso. Emanavi un misto di rancido e di alcol mal digerito, i tuoi jeans chiedevano da mesi un passaggio nella lavatrice, la barba lunga ti sporcava il viso congiungendosi a capelli caotici e appiccicosi. Non ho osato ipotizzare cosa avrei trovato sotto quell’involucro repellente e non ho saputo far meglio di una confessione appena sussurrata, ma fortunatamemnte risolutiva : “Scusa, avevo dimenticato completamente la prenotazione dell’aereo per Madrid. Parto tra poco, devo infilarmi rapidamente in un taxi, adios. 

sbrigliàto.giuro, non sto dietro ai pregiudizi, anzi, valuto persone e fatti solo per progressivi e scrupolosi approfondimenti. Potresti presentarti al convegno sulla leptospirosi in tutù e body rosa shoking e giurerei sul mio prepuzio che sei un machoconquistatore di anime femminili. Parola mia, non ho neppure supposto che Maddalena fosse frigida fino a quando l’ho vista crollare in un sonno profondo a dispetto di un prologo erotico splendidamente congegnato e messo in opera : un approccio che oserei definire irresistibile. Credimi, ho avuto fede in Silvero, senza riserve, fino alla successione di leggi pro domo sua, alle promesse non mantenute su tasse e pensioni, alle spedizioni di guerra in Afghanistan e infine ho suggerito a Maddalena e Silvero di badare al naso che va allungandosi a vista d’occhio.

scéda.mi giri intorno come una zanzara femmina a caccia di sangue dolce, ma non pungi. Canti il tuo ZZzz, zzzzZZZ, zZzZ come mi corteggiassi. Mi ricordi Emilius Fidelis Prostratus, allorché piroetta e abbraccia metaforicamente l’effigiedi Silvero che campeggia alle sue spalle, benedicente

schizotimìa. s’imporpora la tua gota se appena qualcosa ti espone a sguardi e attenzioni d’altri che non siano la tua mamma : gli occhi cercano in basso vie di fuga, le mani lievemente s’inumidiscono. Ho imparato a riconoscere tra molti il viso di una fanciulla patologicamnete timidae a te, perciò mi rivolgo esibendo doti extrasensoriali. “Ecco fanciulla, lascia che ti prenda la mano e affidati al mio senso naturale di precognizione : mostrami il palmo della mano.” Va in deliquio la pulzella e io : “Credo di leggere che in questo momento c’è un uomo importante sul tuo percorso di ricerca dell’amore, vediamo…vediamo.” Se il cuore della fanciulla fibrilla di passione i capillari della mano si dilatano lievemente e la pelle s’arrossa. Se non pulsa d’amore, il colorito della mano non muta. Molte chiromanti imparano a osservare i più lievi cambiamenti della pelle alla più piccola risposta emotiva e acquistano così fama di sensitive con poteri di percezione paranormale.

scorbacchiàto.lo chiamò a sé il padre eterno e solennemente sentenziò : “Figlio diletto, abbandona il percorso della frivolezza e intraprendi la via del governo dei popoli.” Appena desto, uscito appena dall’onirico, Silvero parlò alla nazione obnubilata da cinquant’anni di tragicomica follia e voilàl’ebbe in un amen ai suoi piedi. La vocazione antica all’intrattenimento giocoso riprese tosto il sopravvento ed Egli ne combinò di cotte, crude, lesse e rosolate. Furono danni e lacrime per i sudditi suoi, scherno e ilaritàgratuita per le genti confinanti e distanti. L’unico a non ridere fu il tetro Fassin-Grissino, impegnato a sfogliar margherite e a potar rami d’ulivo senza costrutto l’ebbe in un amen ai suoi piedi. La vocazione antica all’intrattenimento giocoso riprese tosto il sopravvento ed Egli ne combinò di cotte, crude, lesse e rosolate. Furono danni e lacrime per i sudditi suoi, scherno e ilaritàgratuita per le genti confinanti e distanti. L’unico a non ridere fu il tetro Fassin-Grissino, impegnato a sfogliar margherite e a potar rami d’ulivo senza costrutto scorbellàto.“stecchino” / “pinocchio” / “grissino mingherlino” / “ominide ridens” : salaci attestatidi stima maggioranza-opposizione testimoniano l’allegra spregiudicatezza espressivadel Bel Paese, florido coltivatore di banane

sdonneàre.ogni giorno, per anni tre, ho lasciato alla tua porta boccioli di rosa appena colti. Ho firmato un contratto milionario per l’esclusiva del miglior tavolo di “Chez Maxim” nel primo venerdì di tutti i santissimi mesi dell’anno, ho coccolato le tue voglie di lusso aprendo a tuo nome conti illimitati da Tiffany, Cartier e Valentino. Ho sperato che i tuoi “no” disegnassero solo scenari di rigore morale e ritrosia istintiva, ho pazientato. Ho scelto le più dolci perifrasi per non dire brutalmente “Me la dai o non me la dai?” : mi ha stressato il sospetto di aver sbagliato strategia e ho diradato le attenzioni,ma nulla è cambiato. Ho chiuso infine i conti aperti, disdetto il ristorante parigino, liquidato il fioraio e cambiato il numero del cellulare. Era un giorno uggioso, di quelli che scoraggiano l’addio al comfort del letto caldo, alla lieta pigrizia, all’inerzia. Ti avevo lasciato le chiavi di casa e ne hai fatto buon uso infilandoti vogliosa nel mio letto. Come dire che a volte il finto disinteresse ottiene più di costose attenzioni

solipsìsmo.Lo definiscono così Giacomo Devoto e Giancarlo Oli : “Atteggiamento filosofico secondo il quale il sogetto pensante non può affermare che la propria individuale esistenza in quanto ogni altra realtà si risolve nel suo pensiero.”Pensate o no che il termine si addice a Silvero Primero ? 

solìvago. dipingere la bianca scogliera di verde estratto da piante generose, o di rosso donato da gamberi sanguinanti o di blu catturato nelle notti appena rischiarate dall’oceano delle stelle, o di giallo imprigionato da un raggio di sole che buca nuvole candide, soffiate vie dai venti del sud. Mettere parole accanto a parole, raccontare di mani che stringono mani, di cuori che parlano a cuori, di eroine e impavidi eroi in groppa a focosi purosangue all’assalto del male, di bufere di guerra spente da generosi aliti di pace, di erotismi estremi e amori senza sesso e passioni senza inibizioni. Dormire per sognare, respirare emozioni, cogliere noci di cocco e suggerne gli umori, nutrirsi di erbe saporose e bacche profumate, allevare fiori senza pretese, accudire scoiattoli e aquilotti, tuffarsi nell’orizzonte dove il cerchio rosso del sole saluta il mondo per lasciar riposare l’isola della mia fantastica solitudine

sònito.dio, la tua voce : prende le porte d’infilata, riflette su mura senza potere assorbente, s’incunea dove son io, viaggia possente, prima di tutto nelle sonorità acute e discende fino al mio udito a divorare ogni altro suono. Dio, le lacrime di quel bambino, dio, l’infinito inseguirsi di singhiozzi, l’incomprensibile lamento, le invocazioni periodiche, “maaaa, maà – mamma”. L’incedere dei telai d’acciaio nella seteria di San Leucio : dio che ossessione il ronzio degli aspi rotanti, il fragoroso vai e torna di bracci tremanti. E qui ? lo scroscio gioioso di un’acqua profumata di muschio, giù dalle larghe sponde di un invaso naturale che va tracimando e libera nuvole libera nuvole di minutissime goccioline. Qui, dio che musica, le note di una brezza dolce che sfiora larghe foglie di piante secolari, le avvolge, le lascia all’improvviso per riprendere i bordi e scivolare lungo le fitte nervature. Qui, dio generoso, la tua voce, libera di cantare amore.

sororàto.amo Leila, o forse Dorotea. Ha classe Leila, un volto fiero, intelligenza pacata, intensa, generosità innata, stabilità di sentimenti, saldo senso della famiglia. E’ bellissima Dorotea, per nulla formalista, trasgressiva, creativa, vivace, felicemente estranea alle asprezze della gelosia. Sposai Leila, in obbedienza al consiglio dei saggi, sicuri di una sua maggior coerenza con le regole imposte dal matrimonio. Le mie corde anarchiche rimpiansero le offerte di autonomia alla felicità eterna e promesse dalla personalità di Dorotea. Infine ha vinto il destino : Leila ha lasciatola terra, chiamata dagli dei nel mondo dei predestinati la sostituisco con Dorotea, sua unica sorella, come prescrive la legge tramandata oralmente, di padre in figlio, della comunità degli Yaungheri a cui appartengo per volontà del dio Mohiami 

spicinìo.finisce tra i rifiuti una fetta di pane, ogni giorno. In media una fetta per ogni famiglia del mondo che vive nel benessere. Almeno venti litri d’acqua si perdono ogni giorno in ogni famiglia per cattivo uso di questo bene primario, che decide della vita e della morte. Montagne di abiti sono dismessi, buttati via per capriccio e migliaia di miliardi se ne vanno per giocattoli accumulati in stanze di bambini stracolme di “Barbie”, giochi musicali elettronici e altri mille balocchi rigirati frettolosamente tra le mani prima di finire nel mucchio e destinati alle discariche. Paesi ricchissimi, opulenti o poveri o miserrimi, riempiono gli arsenali di guerra con armi tradizionali e avveniristiche, superbombe e missili, mine antiuomo, micidiali batteri e virus catastrofici. Il costo delle guerre è una voragine finanziaria di cui non si vede il fondo e in questo istante se ne va in paradiso un bambino africano, indiano, delle periferie urbane di metropoli o di Paesi dimenticati da dio. Un altro bambino lo seguirà tra venti secondi, e un altro, un altro, ogni venti secondi, e un altro, un altro, un altro, un altro, un altro, un altro, un altro,un altro…

strùllo.cacciavi il cinghiale con una pistoletta ad acqua, per di più a spruzzo limitato dal calcare che ostruiva almeno metà del condotto eiettore. Insidiavi farfalle con una pertica di tre metri e cinquanta che in vetta esibiva uno spillo spuntito. Adescavi murenecon spezzoni di finocchio imbevuti in aceto e peperoncino rosso. Corteggiavi la bella del paese offrendole gite fuori porta su carrocci di legno mossi a balzi irregolari da cuscinetti a sfera di diverso diametro : niente da dire, ma almeno recedi dalla pretesa che il popolo di San Galluccio di Sopra ti prenda sul serio

svolìo.modesta l’intelligenza dei gabbiani, ma la natura non chiede loro di risolvere test di algebra superiore e neppure di concorrere al “Pulitzer”. Muovono da reazioni semplici i gabbiani. Eccone duecento, forse più, allineati sul bordo sconnesso di un molo disertato dalle grandi cianciole e invece vissuto da mille gozzi e gozzetti, rapidi fuoribordo e bagnarole a propulsione interna, modesti motoscafi di resina e malandate pilotine. Ospitano gabbiani le sartie di vecchie barche a vela e la poppa di rimorchiatori neri come la pece. Un bambino, avrà al più undici anni, è indispettito dalla loro immobolità e allarga le braccia, le aziona come sospinte da lievi correnti ascensionali. E’ ampio e quieto il librarsi delle ali virtuali e i gabbiani non hanno voglia di imitare movimenti rallentati, irreali. Poi aumenta d’intensità, si fa più veloce il movimento delle esili braccia, vigoroso come all’inizio del volo degli uccelli : un gabbiano, uno a caso, si stacca dal timone di una barca che ha perso gran parte della vernice azzurra e del nome dipinto sulla fiancata. Lo imitano in due, lasciano il bordo del molo, poi quattro, il doppio e uno dopo l’altro tutti.In formazione, secondo un ordine istintivo, la nuvola di uccelli riprende il suo incessante lavorìo di esplorazione della superficie del mare, alla ricerca di impercettibili segnali di presenza del pesce. Se ne distacca qualcuno per tuffarsi e catturare una preda. Qualche altro si posa sul pelo dell’acqua e lascia che le piccole onde schiumose dondolino il corpo pazientemente inerte

 

Solo ora sale alto il sole. Salta la sommità del San Severo e scende subitaneo nel solco appena seminato.

Stefania suona serenate alla soave sorella e non stona

Stressata, a sera stenti a scrollare dalle spalle la stanchezza

Strofe stentoree si stagliavano nello spazio sonoro del sofferto struggimento

 

T,t

 

tafofobìa. ho lasciato Maddalena, Fabrizio, Carlo e Rosaria, Antonio e Vitaliano. Li ho lasciati per andar solitario sul guscio di un albero a me sconosciuto, dal midollo dolce circondato da una   corteccia abbastanza larga da galleggiare e sopportare il carico di un sovrappeso qual sono. Il mare brontola ma il percorso che mi separa all’atollo che punto con prua a oriente, è breve e senza opposizione di correnti contrarie. Proprio alle spalle del fazzoletto di terra appiattita sul mare, appena dietro la lunga esile palma che ombreggia l’area centrale dell’atollo, un segnale inedito di mutamento del tempo appare minaccioso, di qui a un miglio marino. D’un tratto è a ridosso della lingua di terra che punto con la canoa e già le piccole onde sembrano ingrossare, imbiancarsi di spuma, rotolare con fragore sulla scogliera che protegge il largo scoglio Il peggio arriva con tutta la violenza della natura profanata e vendicativa che spazza via la canoa e mi catapulta sul crinale di un onda spaventosamente ribollente. Precipito, tento inutilmente di remare con le braccia in direzione opposta al baratro che si spalanca davanti a me, famelico : il mare, caotico per furibonde raffiche di venti multidirezionali, mi deposita sulla sabbia, esanime. Si ferma il respiro, il cuore si spegne, la vita se ne va, o sembra andarsene.Lamousé s’avvicina, pone due dita sulla giugulare e scuote la testa. Mi trasporta sulle spalle all’ombra di una palma e mi copre di foglie, poi scava una fossa nella sabbia, mi trascina ai margini della tomba e il mio corpo scivola giù. La prima sabbia, spinta dalle mani dell’indigeno, finisce sul viso, copre occhi e bocca, naso. Il risveglio dalla catalessisembra arrivare con orrendo ritardo. I muscoli non obbediscono ancora ai richiami del cervello e la sabbia impedisce alla bocca di assalire l’aria vitale. La mente conserva lucidità per tutti i terrificanti secondi di un’apnea che la memoria fa suoi per rinviare alla coscienza, a frammenti minutissimi, quarant’anni di vita, dai pensieri che hanno accompagnato i primi vagiti a questi ultimi istanti di vita che vita non sono ma prossimità irrimediabile alla morte. La pala di Lamousé si arresta miracolosamente : un dito del piede sinistro, opposto alla parte del cervello che si è rimessa a funzionare, scuote la sabbia che lo copre per metà e il movimento impercettibile basta all’indigeno per intuire la verità e rimuovere freneticamente la sabbia da mio viso, e rendermi la vita. 

tarpàno.Champs Elisée, Paris, France“Cafè de mon ami”: a destra una venere nera, un metro e mezzo di gambe da choc, volto scultoreo, misure a posto, denti perfetti e labbra carnose, sorriso da rimanerci, voce musicale. A sinistra il mitico Yves Montand, François Truffault e un paio di giovani star in cerca di gloria, fanciulle non più che diciottenni, fresche come rose di maggio. Noi al centro di siffatta compagnia. In volo, sul Concorde, ti ho raccontato l’essenziale del bon ton, ti ho scongiurato di dimenticare le origini texane di allevatore avvezzo a governare manzi : hai detto “tranquilla,okey, I understand.” Okey ? Hai steso una gamba sulla sedia vuota di fronte a te, la suola dello stivale giusto in faccia a una tua dirimpettaia tres chic, hai agguantato il maitredel Gran Cafè per il lembo del suo irreprensibile doppiopetto, candido come la neve e l’hai verbalmente aggredito con un elegantissimo “ehi, give me an american coffee and three,four brioche. Go.”Non è finita lì: hai ficcato i tuoi occhi da bue nella scollatura della biondina a fianco di Montand e li hai scollati di lì solo per sbirciare tra le gambe della brunetta accanto a Truffault che hai gratificato di una smorfia insolente quando ha tentato di comunicarti con lo sguardo la censura al tuo comportamento.Non dire che non ho provato a civilizzarti : bye e non ti scomodare, conosco Parigi come Bond Street dove sono venuta al mondo, me la caverò da sola. Buone vacanze, incorreggibile bovaro.

Tiptologìa. toc, toc-toc, toc-toc-toc, toc : le gambe del tavolino battono colpi con precisione da radiotelegrafia ma la traduzione medianica stenta, per bocca di un medium troglio che balbettacosì : “v-vv-vedo n-nel tuo fu-fufu-futuro un’eredità mi-mimi-miliardaria…” A orecchio si direbbe che nella previsione c’è qualche toc-toc di troppo ma il destinatario della fortuna promessa dall’al di là non è un esperto e sgancia gioioso i cento euro per la performance divinatoria. 

trìbade. “acc…il portafogli, naturalmente l’ho dimenticato.” Minchiarelli esegue l’inversione a “U”, s’infila nel portone a grandi falcate, si lascia alle spalle quattro gradini per volta, infila al primo colpo la chiave nella toppa e irrompe nella camera da letto mentre un’anta dell’armadio sembra richiudersi miracolosamente dall’interno. Il raptus di Minchiarelli coincide con la visione della moglie che tenta di nascondere la nudità integrale con un lembo di lenzuolo : il pover’uomo spalanca lo stipo, trascina fuori per i capelli una femmina discinta, i segni della colpa sul volto smarrito e punisce l’insospettabile amore safficodella consorte mettendola alla porta, nuda come Eva. Con lei finiscono sul ballatoio, l’amante pur essa al naturale e una mela, metafora della cacciata dall’eden.

truìsmo. bocche di fuoco semoventi, mura sgretolate, morti senza il tempo di una preghiera e di fronte ragazzi armati di pietre : verità indiscutibiledi un massacro chiamato guerra, impressionante verità l’assurda risposta di una fanciulla avvolta nel tritolo, esplosa per la sua terra espropriata

Tollerare, tollerare, tollerare

 

U,u

 

ùzzolo. ùzza.nemmeno una parola, solo occhi negli occhi per attimi brevi e in un niente siamo nell’attico che racconta la tua vita, nel letto da single che può accoglierci solo uno sull’altra. I capelli dietro la nuca accarezzano la mano che la circonda e la esplora, indugiando quieta, sapiente. Il desiderio, acutissimoè reciproco. Al risveglio voglia di aria frizzante, solo un po’ umida, in un mattino pieno di sogni e non solo.

ubbia. sospettoso Fassin, come il levriero che insegue la lepre meccanica nel cinodromo spinta a doppia velocità, la resa ti fu letale. Ordisti trame innescando la canna da pesca con vermi succulenti, ma non abboccò l’inclito pubblico della sinistra-centro/sinistra-sinistra/sinistra-centromoderato/sinistra-destra.

uggia. e adesso spogliati, come sai fare tu (coyright Cocciante), fissa lo sguardo sul 50 pollici Telefunken, ho noleggiato per te “La notte calda”, con super performance di Rocco Siffredi in combination con Cicciolina, Milly D’Abbraccio e sette apprendiste pornostar. Ho ingoiato per te tre pillole rosa virilizzanti, ti ho propinato misture di erbe afro e poi diasiache. Ti sei eclissata in bagno, a doppia mandata di chiavistello. Di sotto la porta il tuo spregevole comunicato: “Il sesso mi annoia, rassegnati”. Ho azzannato pagina dopo pagina il Kamasutra e neppure all’autarchia ho potuto ricorrere. L’emisfero destro, sede della memoria, mi ha riproposto l’immagine arcigna di don Pinco Pallino che a lezione di catechismo minacciò gli imberbi studenti: non commettete atti impuri, la masturbazione è l’anticamera della cecità”. Brutta emula di frigidaire, quella è la porta. Fuooooori!

ultroneo. Credimi, ho assistito con piglio stoico al tuo svuotare lattine di Coca Cola: ogni tre, tre etti di adipe supplementare. La dipendenza ha moltiplicato la dimensione del tuo giro vite. Ho messo il silenziatore alla protesta (eri a tre chili di sovrappeso). Tappandomi il naso ti ho gratificata con lodi per l’abilità di ingurgitare tutta intera una parmigiana di melanzane farcita di mozzarella, in dimensione da cena per otto commensali. Non ho fiatato quando mi hai ordinato di acquistare un ruoto di lasagne da asporto, che hai immesso nello stomaco in minuti quattro. Ho deglutito a fatica assistendo all’assalto del carrello formaggi, nessuno risparmiato. Ho tappato la bocca con nastro adesivo per impedirmi di commentare la rapida sparizione nel tuo esofago di una montagnola di profiterols, mezza pastiera, quattro palline di gelato misto e tre coppe di fragole. Il vaffa…è scattato quando la bilancia ha tradotto il tuo impatto luculliano con carboidrati, proteine e zuccheri, in dodici chili oltre i tuoi abituali novante. Dici che dovevo contare fino a dieci prima di urlare? Ho provato, ma il vaffa è sorto spontaneo dal fegato gonfio e non c’è stato modo di trattenerlo.

??? Uabaina, ubere, ubino, uditofono, ugnatura, ukase, ulama, uliginoso, ultore, ululone, umicolo, unquemai, urdù

 

V,v 

vagellàre.in deliriodi onnipotenza Egli introduce l’incoronazione tra le procedure di riconoscimento del ruolo di capo del governo : cerimonia nel duomo, schierate le “autorità militari e civili”, colpi di cannone a mezzodì, tre giorni di festa nazionale, il titolo di imperatore e sul capo una corona diamanti e platino. Tra le mani uno scettro tempestato di pietre preziose : chi inventerà l’antibiotico capace di stroncare ’sì grave patologia e ricondurre Silvero tra i mortali ?

viriloide.Ti ho dato caccia spietata per mesi sei e più. Infine la resa e ho ricevuto il premio per ’sì tenace accerchiamento. Ho centellinato la notte d’amore, è stato cauto l’attacco alle aree strategiche dell’eros e… tutto bene, dal viso al ventre, ma disastroso il breve viaggio dall’ombelico in giù : verbigrazia, perché non dirmi di un così inequivocabile ermafrodismo ?

vituperoso. orfanella per abbandono di madre e fuga codarda del genitore, allevata in chiave di bigottismo da brigidine del Buon Gesù, in età del discernimento tra male, bene e così, così, hai accelerato l’emancipazione, l’abiura dei dogmi, l’ipocrisia del perbenismo di facciata e, voilà, hai imboccato il viale della Libertà di assaporare i piaceri della vita. Incappata nell’esagerazione hai apprezzato compagnie di letto di ambo i sessi, finendo nel caos buio dell’indecisione. Così ti ho scoperto, titolare di pessima reputazione. Con l’animo del mecenate che lo sperma di mio padre mi ha inculcato, ti ho redenta. Donna sei, entusiasta del tuo punto “G”. Poco è durata la riconoscenza. Ora sul cuscino accarezzi la foto di Raul Bova e il tuo sognare di Rocco Siffredi, si conclude ogni notte con pratiche autoerotiche. Se appare sul display delle chiamate il mio nome con il pollice lo mandi via, senza ritegno. Galeotto fu il kamasutra che ti ho donato il giorno di San Valentino. Lo hai interpretato con il superdotato Totonno, che peste ti colga.

vivucchiare. Bella, imprevedibile fregatura. Avvezzo a vivere col poco, a dimensione modesta, il Bernardino primatista per anzianità di iscrizione al collocamento di Vigevano, conobbe uno scatto di qualità della vita sua, della ucraina Tereskova e dei tre pargoli con l’assunzione senza limiti di tempo e conseguente balzo in su dell’introito mensile. Anche macchina nuova e vacanze estive in Riviera adriatica. Ma i sogni son desideri, anche per Bernardino. Il governo, in antitesi con la disoccupazione, alletta l’imprenditoria. “Se assumi a tempo indeterminato, sgravi fiscali assicurati”. Ci si butta a capofitto Terzoli, impianti di depurazione e affini. Licenzia Bernardino e assume Persichetti con relativa detrazione fiscale. Bernardino torna a vivucchiare. AAA, vendesi auto seminuova e vacanze sul prato dirimpettaio dell’abitazione con il conforto all’fa di una vaschetta in plastica di un metro e cinquanta per quaranta centimetri, acqua piovana a temperatura ambiente.

vocero. incavolato nero. Abbandonato da Guendalina, recente medaglia d’argento alla kermesse di miss Campania (90-60-90), affetto da paradentosi diffusa, bullizzato da zio Tobia, insano ultra juventino, respinto al mittente dal megapolio editoriale (“grazie per averci consultato, il suo romanzo non è compatibile con la nostra linea letteraria”, indispettito da forfora resistente allo shampo dei miracoli pubblicizzato da Buffon, di tuti avevo necessità tranne che di una nenia funebre eseguita da donne prezzolate. Bischero, sono ancora vivo. Acciaccatissimo ma vivo. Sciò, sciò ciucciuvettola, jesce fore d’a casa mia.

??? Vacuolo, vacuostato, vagulo, vaivoda, vecciule, venabulo, vidalita, villotta, volframio, volutabro, vulnerario

 

W (…)

 

??? Walhall, wampum, wa-wa, whig, whist, wifa, wurm,

 

X,x,

xenodochio. impeti, impulsi, stimoli, vocazioni, fulmini sulla via di Damasco: ogni cosa concorre alla campagna elettorale per un voto maggioritario a favore di adeguata colletta in par condicio che raccolga denari a iosa per ricoverare in ospizi gratuiti e senza permesso di libera uscita i seguenti disturbatori della quiete nazionale: Giggino cinquestelle, Ce l’ho duro della Valpadana, Silvero Primero forzitaliota. Neanche emanato l’apposito comunicato stampa e già piovono sul mio profilo social consensi e bonifici a sei cifre.

 

??? Xenoglossia, xerobio, xifidi, xilema, xilofagoxoanico,

 

Y,y

yo-yo. in luogo ameno, nel bel mezzo della foresta amazzonica, un eclettico eremita, per rari cedimenti alla convivialità ha inventato una gara dei dischetti che vanno su e giù a comando, in obbedienza agli impulsi trasmessi da un cordoncino. L’invito per il Natale 2018 ha raggiunto i cinque continenti ed è stato recapitato a Trump, Putin, ai massimi vertici di Cina, Giappone, alla biCorera, India, Israele, Ue. A garanzia di risposte positive l’eremita ha dato fondo alle residue risorse finanziarie e ha inviato biglietti pagati di andata e ritorno a   ospiti recalcitranti, perché impegnati nella caccia alle poltrone: Ce l’ho duro, Giggino, Silvero. “E’ gratis, hanno replicato. Il gratis non si rifiuta” e hanno assoldato personal trainer per ambire al premio finale riservato dall’eremita a più bravo yo-yoista. Ovvero, non si lascia niente.

 

???Yak, yaguarondi, yawl, yeoman, yé-yé, yohimbe,

 

 

Z, z

  

zannata. scioccheezza o schezo volgare. Nottetempo Giggino, intrufolatosi nella stanza di un albergo a 5 Stelle con passpartout taroccato in mistico silenzio, a passi felpati ha posto in bilico sulla testiera del letto dove ronfava Ce l’ho duro un secchio di acqua gelida. Nel destarsi il “Noi con Salvini” si è stiracchiato con eccedenze di energia muscolare, tanto da imprimere alla testata del letto un’energica spallata. Doccia scozzese a prima mattina, bestemmie a nomi di Beati presi a caso sul calendario dello smartphone, e silenziosa minaccia all’autore del brutto scherzo. Il leghista ha supposto che fosse Silvero il cattivaccio, frustrato per il sorpasso subito il 4 marzo. Assolda una 2signorina” di prorompente fisicità, seni generosamente a vista e la spedisce ad Arcore con biglietto di raccomandazione da mostrare a Silvero Primero. L’incontro sfiora il clou dell’atto sessuale, per defaillance del forzaitalio, ma la fanciulla un odoroso ricordo di sé, un mini slip. Silvero scoprirà con forti e fastidiosi grattamenti che nel dono del più intino che non si può si annidava una colonia di piattole.

Zanzero. compagno di stravizio L’ambulanza a sirena spiegata viaggia a velocità esagerata in direzione del più vicino ospedale. Il doc del 118 si prodiga per rianimare Giggino, stroncato da un dispaccio emesso da un’agenzia di stampa controllata da Silvero. Racconta il comunicato che nella top ten dei politici con piu alto appeal il giovanotto pentastellato è solo quarto. “Ho dio, sto male” farfuglia Giggino. Un guardaspalle lo solleva, lo deposita sulla lettiga e lo segue con lo sguardo mentre si avvia al pronto soccorso, poi in divisione di cardiologia.

zapateado il tempo scandito con i tacchi picchiati sulla pedana in legno che ospita il tavolo centrale, di fronte alla severa scenografia che in questa notte di San Isidro propone l’immensità spagnola del duo Pedro y Dolores. Madrid è Madrid dalle ore tre della notte. Solo allora, chi ne conosce le intimità, muove alla conquista del posto in prima fila per star dentro emozioni e sonorità della musica suonata, cantata e danzata per pochi privilegiati, estranei al circuito del folclore affibbiato alle carovane di turisti senza qualità.

 

??? Zante, zanzariere, zattere, zenzero, Zanzibar, zar, zecca, zelig, zeppa, zibibbo, zirlo, zollette, zombie, zoroastro, zufolo

 

 

Legenda: Fassin Grissino=Piero Fassino, Silvero Primero=Berlusconi, Emilius Fidelis=Emilio Fede, Padan autarchico e Ce l’ho duro=Salvini, Bruno Ape=Bruno Vespa, Gasparr-opulos=Gasparri.

 

 

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Un commento su “IL DIZIONARIO DI LUCIANO SCATENI”

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