L’assordante silenzio dem

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Sguardi smarriti sull’inutilità di una sconfitta senza l’onore delle armi, manifesta inferiorità, drappo bianco della resa logoro, esibito giorno dopo giorno dal tempo della prima ritirata, per nulla strategica, dello choc dell’Italia consegnata agli imberbi grillini e all’Attila della Val padana. Penoso il balbettare dei delusi, storici militanti della sinistra: un capolavoro di incertezze, sgomento, analisi monche, fragilità per prolungata apatia, vuoto di idee. Onda del populismo perciò in crescendo, contrastata da timida contestazione dei rottami della sinistra. Dello stato di inerzia, aggravato da inconsistenza reattiva e spenta passività, ha tratto vantaggi progressivi il duopolio Lega-5Stelle, culminato con l’ultimo schiaffo dei ballottaggi che hanno espugnato gli storici caposaldi democratici delle regioni “rosse”. Nel pieno della frustrazione si fa strada un percorso di resa che sembra portare diritto al suicidio. Sconcerta il silenzio assordante del Pd, espropriato delle sue roccaforti, orfano della classe operaia, privo di un leader credibile, fiaccato da lotte intestine e dal lungo assalto a Renzi, ai suoi partner così distanti dall’ideologia di sinistra. Certo, il fenomeno di sterzate a destra si espande ben oltre i confini italiani, ma qua e là si avvertono segnali di contrasto. La Spagna vira di bordo e si affida al socialista Sanchez, la Francia dichiara guerra a Salvini, l’America di Trump prepara il suo respingimento nella riserva dei disfattisti e il fenomeno del grillismo sembra imboccare il viale del tramonto, così da cogliere il bersaglio della democrazia violata in pieno, centrato dal torvo leghismo, benchè inviso all’Europa che conta.

Che questa sinistra sia allo sbando, diafana, è scritto nei novanta giorni di vacanza del governo Conte. Chiacchiere a vanvera è finora il Di Maio pensiero, colmo di retromarce sui fondamentali del programma elettorale che ha incantato gli italiani del disagio con promesse irrealizzabili, prima la balle del credito di cittadinanza. Non è stato meno evanescente il ruolo di partner dominante del co-vice ministro Salvini. Ogni fiato lo ha speso per convincere che i mali del Paese svanirebbero per incanto con l’espulsione dei migranti. Suo il criminale “E’ finita la pacchia”.

In tre mesi, il Pd ha molto (troppo) riflettuto in sordina e non fosse per il sodalizio Sala-Saviano, che a Milano ha mobilitato diecimila persone anti Lega, i dem avrebbero sepolto il valore della mobilitazione, consapevoli di non fare più conto sul popolo della sinistra.

Consultata la Sibilla sul tempo concesso a questo governo di incapaci, il responso è stato un più che prudente silenzio, con una postilla: “Sbrigatevi a resuscitare, chi governa ha fissato la barra della nave a destra e rischia di far sbatterla sugli scogli del fallimento, pericolo attendibile se mantiene fermo il proposito di Flat Tax e reddito di cittadinanza senza copertura finanziaria”.

Oltre che pensare alle vacanze a cosa si applica D’Alema se non a filare veloce sulle onde con la sua barca da Vip? Bersani ha già prenotato l’albergo di Riccione? Renzi percepisce già l’indennità di disoccupazione e Martina, in crociera Msc nei mari della Libia e dintorni, chiederà al comandante di raccogliere bambini di profughi in balia delle onde? Di queste angosciose domande si popolano gli incubi di Antonio, Gennaro, Stefano e Ciro, tesserati Pci dal 1950, metalmeccanici Fiom in Fiat, emigrati a Torino da Crotone, Pomigliano d’Arco, Terni, Enna, Sassari.

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