TRUFFE BOND – C’E’ UN GIUDICE. IN CASSAZIONE

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 Ricordate Patti Chiari 1 e 2, un costosissimo sito di informazione predisposto dall’Abi, Associazione bancaria italiana, antesignana dell’Edufin, Educazione Finanziaria di Abi, Bankitalia, Consob, MEF, Ivass,ecc., messa in piedi a seguito delle ingiurie del Governatore Visco ai risparmiatori truffati ed espropriati dalle banche, definiti ‘analfabeti funzionali, allegramente finanziato dalle banche per reclamizzare con la massima affidabilità, ossia la bollinatura della tripla “A” alcuni rischiosissimi bond quali Lehman Brothers ed altri 57 titoli tossici, che dispensava prebende a pioggia e messo in  liquidazione nel novembre 2014 ?

   Tra le tante vittime di Patti Chiari, dell’Abi, delle banche e della mancata vigilanza delle inerti Autorità, che Adusbef ha difeso in giudizio e portato alla condanna, un’altra storia di risparmio tradito, con Banca Intesa Sanpaolo Private Banking, condannata definitivamente dalla Corte di Cassazione, prima Sezione Civile, con la sentenza pubblicata il 18 giugno 2018.

     Il cliente di una banca che, non opportunamente informato dall’istituto di credito, decise di investire in obbligazioni Lehman Brothers e che, a seguito del default del gruppo, perse gran parte del capitale investito deve essere risarcito. La prima sezione civile della Cassazione ha confermato la condanna, inflitta a Intesa Sanpaolo Private Banking spa dalla Corte d’appello di Torino, a risarcire con oltre 97 mila euro un cliente che, nel febbraio 2008, aveva investito 99.500 euro circa in obbligazioni Lehman Brothers: “Nell’ordine di acquisto – si legge nella sentenza di due giorni fa- la banca aveva dichiarato che tali obbligazioni risultavano poco rischiose, obbligandosi pattiziamente anche ad avvisare tempestivamente il cliente ove si fosse verificata una variazione significativa del livello di rischio“.

  “Vero è che il cliente in epoca successiva all’acquisto è venuto a conoscenza della difficile situazione della società emittente i titoli obbligazionari che aveva acquistato, ma anche in questo caso è ravvisabile – sottolinea la Suprema Corte – un comportamento negligente della banca, avendo l’investitore appreso da fonti diverse dall’intermediario tali informazioni. Non solo. La banca – conclude la sentenza – non ha esplicitato con chiarezza all’investitore la situazione del titolo e del mercato, non mancando di fornire generiche rassicurazioni al cliente“.

   “Le informazioni devono, e dovevano, essere fornite dall’intermediario prima della stipula dell’ordine di acquisto dei titoli mobiliari, anche in caso di rinnovo di titoli analoghi – scrive la Corte nella sentenza  – e non aver fornito la doverosa informazione integra l’inadempimento dell’istituto di credito”. Inoltre, i giudici d’appello hanno “evidenziato dati indiscutibili – rileva ancora la Cassazione – come la diversa natura del titolo rispetto a quelli sino ad allora acquistati dall’investitore, e la sua particolare natura di obbligazione emessa da Banca privata straniera“. Nel caso in esame, si spiega nella sentenza, “erano ancor più doverose informazioni dettagliate, anche a prescindere dalla valutazione di adeguatezza o appropriatezza dell’investimento, specie nei riguardi di un investitore che era stato profilato come disponibile a sopportare un rischio basso”. E ancora: è “incontestato”, osservano i giudici, che “l’obbligo di fornire informazioni sull’andamento del titolo, successivamente al suo acquisto, era stato pattiziamente concordato tra le parti, in sede di compravendita dei titoli mobiliari. La banca risulta pertanto inadempiente anche sotto questo profilo, perchè l’informazione deve essere specifica e non può limitarsi a fornire al cliente generiche rassicurazioni”.

  La sentenza di Cassazione, che ha riconosciuto il comportamento negligente di Intesa spa che non ha avvertito sui rischi che l’acquisizione dei titoli Lehman portava con sé, nel cui ordine di acquisto la banca aveva dichiarato che le obbligazioni risultavano poco rischiose – scrive testualmente- obbligandosi anche ad avvisare il cliente ove si fosse verificata una variazione significativa del livello di rischio, apre la strada ad ulteriori risarcimenti, analoghi alla decisione del Tribunale Civile di Vicenza, e quella in sede penale del Gup di Roma nel procedimento penale nei confronti di Veneto Banca e degli ex amministratori imputati dei reati di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, che aveva autorizzato la chiamata di Intesa San Paolo quale responsabile civile. 210.000 famiglie che hanno acquisto obbligazioni e azioni illiquide da Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, tornano a sperare in un precedente positivo dopo la vertenza giudiziaria avviata  dal legale Adusbef di Bassano del Grappa contro Veneto Banca con la contestazione di alcuni vizi nella vendita di prodotti finanziari.

    Il Tribunale di Vicenza ha stabilito che nelle cause promosse dai risparmiatori contro Veneto Banca (ora in liquidazione coatta amministrativa) può essere chiamata in giudizio Intesa San Paolo quale successore e responsabile a titolo solidale insieme alla stessa Veneto Banca, superando il decreto di liquidazione di Bpvi e Veneto Banca, che escludeva Banca Intesa  dai risarcimenti, dopo le due pronunce tra Vicenza e Verona, con quattro funzionari della filiale di Borgo Venezia di Veneto Banca, iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di truffa contrattuale per la compilazione di moduli Mifid (Markets in financial instruments directive) a una donna che ha perso 80.000 euro.

   Adusbef che da 32 anni tutela gli utenti vessati e truffati dalle banche con il concorso del controllore, non darà tregua per far affermare il diritto messo nero sul bianco dal giudici, essendo la subentrante Banca Intesa responsabile dei rapporti tra istituto e utenti, non più esonerata da governi propri camerieri.

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