“Er mejo der mondo”, cioè Donald pel di carota

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E’ viva nella memoria l’autoesaltazione raccontata con geniale intuizione da Chaplin: Hitler che gioca con il mappamondo, come a dire “sei mio”. In parallelo la cronaca delle idiozie firmate Trump riferisce di questa sua esternazione, sufficiente anche da sola a sbatterlo lontano dalla Casa Bianca con un calcio nel sederone: “Elite? Sono loro l’élite? Ho un appartamento molto migliore di loro. Sono più intelligente (!) di loro, sono più ricco di loro. Io sono diventato presidente e loro no. E io rappresento la gente migliore, più intelligente, più leale della Terra…” L’inviato della Cnn dice, che chiamata dagli astanti, è sopraggiunta a sirena spiegata l’ambulanza del più vicino ospedale psichiatrico per prelevare lo scompaginato mentale, autore della suddetta farneticazione.

Rissa continua nella poco santa alleanza Lega-5Stelle. Salvini tesse la sua tela populista-xenofobo-razzista in simbiosi con l’Europa della pericolosa sterzata a destra e salda la negazione dell’accoglienza all’autarchia nazionalista di Austria, Ungheria, Slovacchia, Polonia, di parte del Nord Europa, del fanatico Trump. In contemporanea Roberto Fico (5Stelle), prova a valicare lo steccato della presidenza della Camera, dove Di Maio lo ha imbrigliato per isolarlo. Rimprovera con toni duri tale Dalmastro, Fratelli d’Italia, che riprende l’ignobile frase di Salvini “Pacchia finita per i migranti”, concorde con Toninelli (5Stelle), autore dell’incredibile risposta a un rappresentante di Leu: “Nave Acquarius? Non c’è mai stato un blocco dei porti italiani”. Ma davvero? E l’odissea per raggiungere Valencia, cosa è stato, un capriccio del comandante?

Di che governo parliamo? Il signor Siri, sottosegretario ai Trasporti e alle Infrastrutture, ospite del programma La7 Tagadà, ha mostrato tenace e insistita ignoranza, impensabile per un componente dell’esecutivo. Ha ripetuto per tre volte che Toninelli non è un ministro. Chissà cosa ne pensa l’interessato, considerato che è ministro dello stesso dicastero di Siri, suo sottosegretario.

“L’Italia ripudia la guerra….” Articolo 11 della nostra Costituzione. Prima pagina di Repubblica di oggi 21 giugno 2018: dal 2011 Sigonella, Sicilia, Italia, è stato aeroporto di partenza di oltre 500 raid aerei sulla Libia con droni bombardieri americani. E’ utile prescindere dagli obiettivi strategici di questi attacchi (oltre duecento missili lanciati) perché il nodo della questione è se l’Italia nell’ambito della cosiddetta “amicizia” italo-Usa, comprenda anche l’ospitalità ad arsenali nucleari e includa basi aeree militari per attacchi contrari allo spirito della Costituzione, soprattutto se contro obiettivi non condivisi dal nostro Paese.

Siamo dell’opinione che l’assurdo numero di scorte, impegnate nella protezione di presunti obiettivi sensibili, siano un non sense italiano. Lo confermano le tragedie di attentati (tra gli altri di Moro, Falcone, Borsellino) andati a segno nonostante le scorte. Un caso limite è sicuramente quella assegnata a Saviano. Decine di episodi attestano l’inefficacia e l’inutilità. Saviano non si è certo risparmiato ed è stato protagonista di bagni di folla, cioè di situazioni ideali per chi avesse voluto ucciderlo. In altre parole: le scorte sono, in particolare per i politici, un modo di evitare il contatto con la gente e in molti casi esibizione di uno status symbol. A valle di questa considerazione la nuova sparata di Salvini che sembra intenzionato a privare Saviano della scorta, ma con tutt’altra motivazione. La sua appare infatti come una vendetta contro chi lo ha attacca come populista, xenofobo e razzista.

Sembra dimagrire a vista la sindaca di Roma e sorride poco rispetto alla sua media di incosciente ilarità. Esperti dietologi ipotizzano che sia colpa dello stress da impicci giudiziari e affini (stadio di Tor di Valle, azienda trasporti, rifiuti, buche stradali). Ultimo insulto alla sua quiete psicofisica è il via al processo che la vede imputata di falso per aver mentito all’anticorruzione sul caso Marra. Niente male come tegola pre estiva.

L’Italia degli uomini forti. Come dimenticare le osannanti, oceaniche adunate di piazza Venezia, la mascella quadra del duce, la voce grossa contro il nemico, gli anatemi xenofobi, l’appello all’orgoglio nazionalista, il “ce l’ho duro” di allora, la fama di piacente macho. Dicono che il nostro beneamato Salvini, a sera, dopo aver aizzato il razzismo latente o esplicito deglhi italiani, si rifugi sul comodo divano di casa e infili nel lettore le cassette rievocative di Mussolini. Dicono che prima di dormire e sognare un nuovo olocausto di migranti, si ponga davanti al grande specchio del bagno e mani sui fianchi interpreti i bellicosi discorsi del dittatore fascista. Politologi di fama spiegano il fenomeno del crescente consenso alla Lega con il l’aspirazione tutta italiana di sottomettersi all’“uomo forte”. In quella direzione, con attendibile probabilità, si incamminano i delusi del berlusconismo e i cacciatori di un posto al sole del potere.

Se si ode a destra uno squillo di tromba, a sinistra non risponde uno squillo. Anche questa è l’Italia del 2018.

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