Opaca la verginità politico-amministrativa di Virginia

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Cari Devoto & Oli, preziose divinità protettrici dell’italiano, diretti discendenti dello stil novo: conservo come una preziosa reliquia, il vostro dizionario della lingua di Dante. Nella prima pagina, un po’ sbiadito c’è il mio nome, scritto in quarta ginnasiale, per non confondere con altri il fedele compagno dei temi in classe, della prova d’esame per la maturità e di consultazioni professionali in veste di giornalista e scrittore. Il tempo ti ha usurato, caro dizionario, ma pur se acciaccato sei sempre lì, nello scaffale dei libri da consultare ogni giorno.

Oggi ricorro alla tua straordinaria completezza per mettere uno dopo l’altro aggettivi che definiscano con dovizia di sfumature il senso della domanda, finora inascoltata, che gli italiani onesti e i romani che amano la loro splendida città si pongono con mille ragioni: “Ma la Raggi, perché si cinge ancora del tricolore di sindaca?”

L’eterea Virginia, accreditata di tirocinio professionale nello studio del condannato Previti, contiguo a Berlusconi, fu proiettata nel caotico ginepraio del Campidoglio due anni fa (22 giugno 2016) e nel biennio trascorso ha combinato poco o niente, o peggio, solo guai, inadempienze, atti ai limiti e oltre della legalità.

Dal Devoto & Oli gli aggettivi appropriati: dilettante (allo sbaraglio), inefficiente, superficiale, impreparata, complice (di nomine finite nel mirino della magistratura), eterodiretta, impacciata, sempre sorridente (???). disastrosa, eccetera, eccetera.

Imboccata dai vertici del grillismo, fu lei a mettere il veto sulla candidatura di Roma a sede delle Olimpiadi. I fan del Movimento motivarono il no con l’onere di costi non compatibili con il bilancio della Capitale. Diamo per buona la motivazione, ti aspetteresti che le risorse disponibili siano state dirottate per migliorare il decoro della città. Provare per credere: le strade di Roma somigliano al formaggio svizzero con i buchi, lo stato dei trasporti pubblici è da terzo mondo, il dramma della raccolta dei rifiuti supera di gran lunga l’indecente spettacolo del periodo buio di Napoli, dei suoi dei cumuli di spazzatura non raccolta e smaltita.

Nei giorni scorsi l’ennesima figuraccia del Campidoglio: la tappa conclusiva del Giro d’Italia si è potuta svolgere a metà. La corsa è stata fermata per evitare il rischio di cadute dei corridori, impossibilitati a scansare tutte le buche del percorso.

Ora esplode il caso “nuovo stadio della Roma”. Titola la Repubblica “Sotto accusa il sistema Raggi”, “Arrestati il costruttore Parnasi e il superconsulente M5Stelle” (Lanzalone, presidente della municipalità Acea). Implicati nel pasticciaccio brutto del nuovo stadio il costruttore Parnasi, proprietario del terreno su cui edificare l’impianto sportivo, il capogruppo della Raggi pentastellato Ferrara, la rancorosa grillina Roberta Lombardi. Nel sommario del titolo, in estrema sintesi: “288 pagine di ordinanza consegnano la coda del nuovo stadio di Roma da opera della Rinascita a metafora del declino di una città, a faccenda penale con indagini e 9 arresti”. La vignetta di Elle Kappa: Grazie ai 5Stelle, a Roma non c’è più mafia capitale…Ora si chiama associazione per delinquere & associati. L’articolo di apertura sullo scandalo inizia in romanesco e nella sua essenzialità disegna alla perfezione di che si parla: “Pijamose Roma”. Altro che emancipare il sistema con la buona politica.

Ritorna speranzosa la domanda. “Usque tandem, Virginia?” Fino a quando questo strano Paese ti consentirà di far danni? In politica non esiste il licenziamento per giusta causa, ma l’impeachment è possibile e darebbe un’altra spallata al già vacillante e disomogeneo pianeta a 5Stelle. A favore del dispotico Salvini? Può darsi, ma anche per lui lavora la magistratura, indaga sulle ombre cupe dei milioni di euro che entrano nella casse della Lega con flussi per nulla trasparenti.

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