L’odissea dei seicento

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E’ brusco, delinquenziale l’esito della staffetta che passa il testimone da Minniti, di suo tendente a contenere in qualche misura il flusso di migranti, al successore Salvini, che dovrebbe cambiare cognome perché la parte iniziale “Salv…” è un insulto alla realtà di xenofobo, razzista e contiguo alla destra neofascista europea di Marine Le Pen, del premier austriaco e di una parte sempre più affollata di colleghi di Paesi dell’Est. Orbàn, premier ungherese, non ha perso l’occasione per esternare il suo pensiero razzista e si è detto pronto ad aiutare l’Italia, nobile esempio di ingerenza nelle vicende di un altro Paese, nell’espulsione dei migranti. Il truce leghista, nel delirio di autoritarismo e giustizialismo che connota l’esodo nel governo dell’imbelle Conte, non ha consapevolezza di rischiare una condanna della Corte Suprema per delitti contro l’umanità. Il rancoroso vice primo ministro decide con fare dispotico e abusivo, dopo aver caricato di tensioni il rapporto con la Tunisia (“Ci manda galeotti”), che Malta deve accogliere i migranti e se non lo fa pazienza, che s’arrangino (cioè che aggiungano morti al cimitero del Mediterraneo), perché l’Italia sbarra l’accesso a tutti i suoi porti. Il diktat di taglio nazista coincide con il drammatico viaggio delle speranza di oltre seicento profughi (undici sono bambini, sette le donne incinte, più di cento minori di diciotto anni), in grado di nutrirsi solo per 48 ore e a rischio, come altre migliaia che li hanno preceduti, di affrontare condizioni pericolose del mare su una nave probabilmente vecchia e malandata. E’ in corso un folle braccio di ferro tra Salvini e Malta e l’Europa, teorica Unione tra Paesi solidali che si astiene e non interviene nell’esplosiva disputa tra Salvini e Malta, tace, se ne lava le mani. Salvini: “Salvare le vite è un dovere (di chi? Ndr) trasformare l’Italia in un campo profughi no”. Joseph Muscat, premier maltese: “Roma sta cercando l’incidente, tocca all’Italia accogliere la nave degli emigranti”. L’isola del Mediterraneo più vicina all’Africa accetta di accogliere i malati soccorsi in mare, ma sono pochi gli sbarchi autorizzati, perché insufficienti le capacità ricettive. E così, il destino dell’Acquarius è legato alla norma che impone al porto dove si dirigerà di accoglierla se dichiara di non garantire la sicurezza dei migranti e la necessità di interventi medici. E’ da vedere se le consentiranno di accedere all’imboccatura di un porto italiano e con l’aria che tira l’ipotesi è poco probabile. A contrastare l’atteggiamento espulsivo di Salvini insorgono grandi città del Sud, Palermo, Messina, Reggio Calabria, Taranto e Napoli. Si dicono disposte ad accogliere l’Acquarius e il suo carico di profughi. Sembra che anche una buona fetta dei 5Stelle non condivida il “patriottismo” di Salvini. Nogarin, sindaco pentastellato di Livorno: “Pronti ad accoglierli”. Strano davvero: dopo pochi minuti la dichiarazione scompare: censurata da Di Maio che con il premier Conte dichiara di essere solidale con Salvini? Che stupendo terzetto!

Per il momento la nave è in stallo in acque internazionali, a 35 miglia dalla Sicilia (la metà dei migranti dorme all’aperto, all’addiaccio), ferma per ordine di Salvini, che forse lo ricorderete in posizione ascetica, per accattivarsi gli elettori cattolici, con il rosario tra le dita. Chissà cosa ne pensa, da credente, chi lo ha votato per questo.

I disgraziati dell’Acquarius sono stanchi, esausti, disidratati, per la maggior parte hanno subito violenze in Libia. L’opinione drammatica dei soccorritori, che da anni salvano vite umane, è che fingere di non di sapere di migliaia di esseri umani a rischio della vita, per sfuggire alle tragedie dei loro Paesi, è letteralmente disumano. Lo dicono, purtroppo invano, storici soccorritori come Medici Senza Frontiere e Francesco, il papa dell’accoglienza.

Anche questa è l’Italia

 

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