Naaaaa…poli

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“Ciao Pino”: l’urlo accattivante, reiterato, ossessivo, ha risuonato nello stadio che abitualmente ospita il calcio di Insigne. In sovrimpressione anche “forza Naaapoli” e nel parterre, oltre a cartelli, striscioni e t-shirt di devozione al mito di Pino Daniele, ma anche sciarpe e magliette con l’effige di san Maradona. Festa di popolo. Il “ciao Pino” in fine di una maratona che ha occupato i canali Rai fino all’una e trenta della notte, è sembrato una furba strategia per giustificare il dominio assoluto di cantanti e attori di ogni parte d’Italia, prevalentemente romani. L’impresa televisiva per la celebrazione di Pino Daniele ha risposto alle aspettative a metà. Per esempio. Lodevole e apprezzato il napoletano di una romana doc qual è Fiorella Mannoia, a conferma di un’ineccepibile professionalità, di Brignano che ha dimostrato di aver studiato con profitto il gergo inimtabile di Eduardo, improbabili, sgradevoli molti tentativi di adottare una lingua che neppure tanti napoletani conoscono a fondo e pronunciano correttamente. Il peggio della serata, peccato mortale del mezzo televisivo, le incredibili pause tra un’esibizione e l’altra, a volte riempite dal concitato parlottare degli addetti ai lavori dietro le quinte. Un conduttore, una conduttrice che colmasse gli spazi vuoti, no? Severa la critica campanilista dei napoletani: una serata tra amici, ma all’insegna di parzialità nel definire il menù degli omaggi al grande musicista. A chi addebitare l’esclusione di tanti bravi cantanti e attori napoletani e l’inclusione di Venditti, Antonacci, Marrone. Quale genio ha messo i scaletta un “Anema e core” in versione De Gregori e moglie stonata? E’ forte il sospetto che il cast sia stato dettato come sempre dai ras della discografia che ha il suo regno a Milano e Roma. Tante le testimonianze di amici diretti, indiretti e alla lontana. Mancavano presenze e parole della famiglia di Pino, di qualcuno dei quarantamila del San Paolo, raccolte tra loro, veri celebranti della grande festa. Posti all’osservazione i grandi concerti dell’Arena di Verona e questo di “Pino è” Nord batte Sud, detto con molto rammarico, da napoletano.

Furbi Lega e 5Stelle: nel contratto di governo le date di attuazione delle promesse elettorali sono scritte con inchiostro simpatico, invisibile. Il trucco nasconde un gioco di prestigio. Flat Tax, reddito di cittadinanza, altri onerosi capitoli di spesa? Con calma, nel tempo. Tanto da riservarsi di non rispettarle, invocando sopraggiunte difficoltà, incolpevoli ritardi addebitati ai bastoni tra le ruote dell’opposizione.

Un detto partenopeo per ogni evento. E’ cosa insita nella lingua e spesso sintetizza in tre parole la condanna di comportamenti fuori etica. Per esempio la tendenza degli opportunisti a saltare sul carro dei vincenti. IL proverbio relativo: “Attacca ’o ciuccio, addò va ’o padrone”, che cala a pennello per a mister Conte, colto nell’atto di subordinazione al suo vice Di Maio, nel bel mezzo del discorso di insediamento a premier. Re tentenna, in fase di rodaggio, ha chiesto l’autorizzazione a profferire parola a Giggino Di Maio. Il vice premier con delega all’economia, è stato applaudito a scena aperta dai commercianti, che fino all’altro ieri avevano apprezzato il governo di centrosinistra. Conte è in Canada. Speriamo che nessuno al G7 gli chieda solidarietà per la memoria del fratello del presidente Mattarella. Potrebbe sentirsi rispondere: “Mattarella chi?

Il cardinale della Cei Bassetti “La politica non cavalchi odio e razzismi” e chiede ai cattolici di fare politica “o si rischia l’irrilevanza”. “C’è un’umanità italiana che non dobbiamo perdere o lasciar stravolgere da odi o razzismi, ma incrementare e trasmettere ai nostri figli”. Bassetti non ha certo dimenticato quanto è avvenuto prima della formazione del governo, la rabbia sociale esplosa contro la persona del presidente della Repubblica e la sua misurata e saggia azione di garanzia di tutti i concittadini. “Occorre una svolta nella vita del Paese per cominciare a lavorare insieme: è, infatti, eticamente doveroso lavorare per il bene comune dell’Italia senza partigianeria, con carità e responsabilità, senza soffiare sul fuoco della frustrazione e della rabbia sociale”. Indovinate con chi ce l’aveva.

Eros Ramazzotti, concertone di Napoli per Pino Daniele: in una sua canzone ha inserito con evidente intenzione critica la parola lega. Indovinate con chi ce l’aveva.

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