Per Salvini poveri si nasce e si resta

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Dove finisce la ragionevole clausola della progressione, che interpretata correttamente si concretizza nel principio di contribuzioni più elevate al fisco dei redditi più alti e di minore pressione impositiva sui redditi più bassi? Un esempio fra tanti. Se guadagno tanto da poter staccare un assegno da un milione di euro per portarmi a casa una “barca” di quel prezzo al salone della nautica, è del tutto evidente che quel milione è in buon compagnia di altri milioni, cioè che sono straricco. Confronto opposto. Se la mia busta paga di metalmeccanicoa è di mille e duecento euro, non ho una casa di proprietà e devo portare avanti una famiglia di quattro persone, una moglie massaia e due figli che studiano, le tasse trattenute all’origine mi sistemano nell’elenco delle condizioni vicine alla povertà. Qualcosa da obiettare? Non si può cambiare una virgola del ragionamento. Sempre che uno non indossi la felpa “Noi con Salvini” e sia in omertà con l’odierna, odiosa esternazione del ministro degli interni, che interrogato sulla Flat tax, ha emesso con il cristiano verdetto “E’ giusto che chi guadagna di più paghi meno tasse”. La notizia è incompleta. Non chiarisce se il ministro leghista ha pronunciato l’empietà sgranando il rosario che mostra nelle grandi occasioni.

Rigore, risparmio, tagli agli sprechi, sobrietà: sono parole del vocabolario propagandistico dei 5Stelle, perché non crederci? Perché se il cielo è azzurro, il sole splende e annunciano un buon giorno climatico, anche in politica fa testo un simile prologo del buon governo. La coerenza con l’etica pentastellata si rivela dai primi passi del governo giallo-verde o giallo-nero. Il signor Casalino, portavoce di Conte, accede all’ufficio che gli spetta, a portata di voce del presidente del consiglio, ma l’impatto con l’ambiente di lavoro è decisamente disdicevole. “Io qua?” avrebbe esclamato l’ambizioso e pretenzioso Rocco “l’ufficio è piccolo, l’arredo non mi piace, voglio un altro appartamento, voglio cambiare l’arredamento”. Glielo hanno negato (“Non ce n’è un altro”) e il povero Rocco si è dovuto accontentare. Il dispiacere non gli ha impedito di farsi immortalare seduto alla scrivania con accanto la sua mammà.

Il calciatore Balotelli, centravanti di colore della nazionale: “La fascia di capitano sarebbe un importante segnale di cambiamento nei confronti dei migranti. A me, benché nato in Italia, è stata riconosciuta la cittadinanza di questo Paese solo a diciotto anni”. Poteva mancare una sprezzante replica di Salvini? Eccola: “Lo ius soli non è una priorità” (bugia colossale, ndr), “divertiti con il pallone”.

Giornalisti contro Di Maio, denunciato per averli accusati di attacchi strumentali. Il Gip di Roma ha chiesto alla Camera dei deputati l’autorizzazione a procedere. Quale esito della vicenda immaginate, sapendo che a decidere sarà un parlamento a trazione grillina?

E come ripetere senza indignarsi la seguente smargiassata del padre fascista di Di Battista: “I sinistronzi del Pd minacciano di scendere in piazza. Non sono le schiere di banchieri seguaci del grullo cazzaro a farmi paura, ma gli squadristi del sorcio Orfini”. Il Di Battista junior tace. Acconsente?

Ahi prava gente! (Dante Alighieri)

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