SANGUE INFETTO / SPUNTANO 280 MILIONI REGALATI DAI MARCUCCI A POGGIOLINI PER “CONSIGLI”… 

Condividi questo articolo

280 milioni di lire. E’ il bottino intascato da Duilio Poggiolini, il re Mida della Sanità e braccio destro dell’allora ministro Francesco De Lorenzo, solo per aver fornito alcuni consigli tecnici sulle documentazioni che il gruppo Marcucci avrebbe dovuto presentare al ministero della Salute in materia di emoderivati. 

La somma venne consegnata da un dirigente dei Marcucci, Edo Rinaldi.

Una notizia clamorosa, fino ad oggi inedita. Alla redazione della Voce, infatti, è pervenuta una missiva anonima, contenente il verbale d’interrogatorio reso da Poggiolini ai carabinieri di Roma il 3 ottobre 1995. 

DALLA FARMATRUFFA AGLI EMODERIVATI KILLER

Si era in pieno post Tangentopoli e freschi reduci dalla colossale Farmatruffa, costata la galera e poi i servizi sociali per il re Mida e per Sua Sanità: ricorderete che quest’ultimo trascorse parecchi mesi nella comunità di recupero dell’amico don Gelmini.

Andrea Marcucci. Sopra, Duilio Poggiolini

E dopo anni beccarono una condanna da non poco inflitta dalla Corte dei Conti nel 2011 e confermata da quella di Cassazione nel 2012: 5 milioni 164 mila euro a testa per aver danneggiato – con la Farmatruffa – l’immagine dello Stato.

A fine anni ’90, poi, sarebbe cominciato un altro maxi processo, quello per la strage del sangue infetto. Iniziò a Trento per via di una ponderosa denuncia presentata da Carlo Palermo, l’ex magistrato coraggio, poi avvocato e militante all’epoca nella Rete, il quale aveva acceso i riflettori su traffici di emoderivati in Veneto, scoperti dalle Fiamme gialle accatastati alla rinfusa tra ortaggi e baccalà in alcuni depositi. 

Sono trascorsi esattamente vent’anni, dall’inizio del processo di Trento, poi emigrato dieci anni fa a Napoli dopo lunghe tribolazioni. Dove finalmente è cominciato nella primavera del 2016 e ora è alle battute finali: mancano solo due udienze che si terranno a giugno, poi la sentenza prevista per settembre. 

Tra gli imputati alla sbarra figurano Poggiolini e una dozzina di ex dirigenti, funzionari o dipendenti delle aziende del gruppo Marcucci. Non è coinvolto nel processo Sua Sanità De Lorenzo, allora ottimo amico della famiglia Marcucci, tanto da candidare tra le fila del suo Pli, per le elezioni del 1991, Andrea Marcucci, figlio del patriarca Guelfo. Quell’Andrea Marcucci che è oggi il capogruppo del Pd al Senato, vero braccio destro di Matteo Renzi. Va anche ricordata la presenza di Renato De Lorenzo nello staff di vertice della Sclavo, antica perla dell’impero Marcucci. 

Francesco De Lorenzo

Ma torniamo a bomba. Ossia al clamoroso verbale d’interrogatorio di quel 3 ottobre 1995. Eccone, di seguito, alcuni passaggi salienti.

Le dichiarazioni spontanee riguardano “l’importazione di plasma per la produzione in Italia di emoderivati”, viene subito precisato nel verbale.

“CONSIGLI TECNICI” DA 280 MILIONI DI LIRE

Esordisce Poggiolini: “Preliminarmente faccio presente che alla magistratura di Napoli  ho spontaneamente dichiarato di aver ricevuto, senza alcuna richiesta, la somma complessiva di lire 280 milioni dal signor Rinaldi Edo, uno dei responsabili del gruppo industriale Marcucci, per conto dello stesso gruppo industriale, come manifestazione di riconoscenza per i consigli tecnici relativi alle documentazioni da presentare al ministero della Sanità, in ordine alle registrazioni di specialità medicinali compresi gli emoderivati, tenuto conto dell’evoluzone delle normative scientifiche e comunitarie”.

Precisa il re Mida: “A tal proposito escludo nella maniera più assoluta che le dazioni di denaro si siano riferite a qualsiasi procedura di importazione di plasma. I consigli tecnici, inerenti la registrazione delle specialità medicinali, consistevano, come negli altri casi da me spontaneamente dichiarati, nella indicazione delle casistiche cliniche da sottoporre a sperimentazione e nella individuazione degli obiettivi terapeutici che dovevano essere dimostrati”.

Continua la verbalizzazione: “In alcune circostanze, unitamente e anche separatamente, ho avuto modo di incontrare Guelfo Marcucci, dal quale però, direttamente, non ho mai ricevuto alcuna somma di denaro”.

Sulle autorizzazioni alle importazioni, ecco le sue parole. “Per quanto concerne le importazioni di plasma umano, l’autorizzazione viene concessa dal Ministero della Sanità sulla base delle norme previste dai decreti ministeriali del 1972 e del 1991. Preposti all’istruzione delle pratiche per il rilascio delle autorizzazioni erano i direttori della II Divisione. (…) Le autorizzazioni che mi venivano di volta in volta sottoposte per la firma erano numerose. Preciso che il mio compito era limitato alla convalida formale dell’atto autorizzativo, così come era predisposto dai funzionari incaricati a cui ineriva la responsabilità dell’istruttoria”.

Circa “autorizzazioni all’importazione di plasma che presentano delle irregolarità”, come fanno notare i carabinieri, Poggiolini risponde: “Prendo atto delle autorizzazioni che vengono esibite. A tal proposito non riconosco, come mia, la firma apposta sull’autorizzazione datata 4 settembre 1991. D’altra parte la stessa si riferisce ad una domanda della ditta Farmabiagini (una delle sigle dell’arcipelago Marcucci, ndr) datata 2 settembre 1991 ma depositata presso il Ministero della Sanità il 13 settembre 1991.

Infine una domanda sulle “normative susseguitesi nel tempo per fronteggiare i rischi da infezione da HIV e da HCV”. Così Poggiolini risponde: “Pur essendo venuto a conoscenza, come qui mi si informa, che proprio in quegli anni si sarebbero verificati una maggioranza di casi di HIV, per le somministrazioni di emoderivati, soprattutto per gli emofilici, è da ricordare che tale infezione non può farsi risalire ad un intervallo di tempo così vicino al periodo intercorrente tra il 1986 e l’11 febbraio 1987, in quanto è ben noto che l’insorgenza di sieropositività e casi di malattia HIV è ben posteriore alla data dell’assunzione dell’emoderivato che può variare dai 6 mesi a due o tre anni per la conversione di sieropositività e oltre un decennio per la malattia”.

QUALCHE INTERROGATIVO 

Sorgono spontanee alcune domande. Come valuterà il presidente della sesta sezione penale del tribunale di Napoli, Antonio Palumbo, la storia dei “consigli” da 280 milioni di lire nell’economia del processo sugli emoderivati killer ormai alle battute finali?

Con quale logica 23 anni fa, nella sua verbalizzazione davanti ai carabinieri, Poggiolini pensava potesse mai risultare credibile la storiella del regalo non richiesto da 280 milioni di lire per alcuni consigli che anche un impiegato del ministero avrebbe potuto dare in cambio di una cena?

Che senso ha quella sorta di excusatio non petita, “escludo nella maniera più assoluta che le dazioni di danaro si siano riferite a qualsiasi procedura di importazione di plasma?”.

E sul fronte autorizzativo, lo scaricabarile delle responsabilità sulle spalle dei funzionari ministeriali? 

E il mistero delle firme taroccate?

E’ poi giusta la ricostruzione ‘temporale’ effettuata da Poggiolini sulla somministrazione di emoderivati e l’insorgenza delle letali infezioni? 

Ancora. Come mai una verbalizzazione di tale peso fino ad oggi non era venuta alla luce? Si è per caso persa tra le montagne di fascicoli, i traslochi degli scatoloni giudiziari da Trento a Napoli, oppure negli scantinati del centro direzionale di Napoli? O cosa? 

Misteri nei misteri. 

  

Condividi questo articolo

Un commento su “SANGUE INFETTO / SPUNTANO 280 MILIONI REGALATI DAI MARCUCCI A POGGIOLINI PER “CONSIGLI”… ”

Lascia un commento