STADIO DI ROMA / L’ULTIMO AUTOGOL DEL CAMPIDOGLIO

Condividi questo articolo

Clamoroso autogol nella tormentata vicenda dello stadio giallorosso a Tor di Valle. Secondo alcune fonti del Campidoglio la matassa si è ingarbugliata per un errore commesso dalla burocrazia comunale, sotto il non troppo vigile sguardo dei Raggi boys.

Ricostruiamo le ultime mosse. Dopo una lunghissima bagarre, la Conferenza dei Servizi di qualche mese fa aveva posto fine alla sceneggiata. Un ok al progetto ‘limato’ (si fa per dire) dalla giunta grillina per venire incontro alle richieste degli ambientalisti, riducendo le cubature: ma, al tempo stesso, riducendo in misura ancor maggiore le infrastrutture necessarie per collegare la futura destinazione dello stadio con la città. Un pateracchio.

Dopo il disco verde della Conferenza dei Servizi, quindi, i progetti ben infiocchettati sono tornati al Campidoglio per l’ultima approvazione in Consiglio. Trascorse alcune settimane, il progetto finale di “variante urbanistica” è stato pubblicato sull’Albo pretorio – come di rito – perchè chiunque, dai privati cittadini alle associazioni, potesse effettuare le sue osservazioni.

Ma un passaggio – a quanto pare – è saltato: l’ok finale, anche se formale, alla variante urbanistica, come invece previsto. Un errore? Un autogol? Una disattenzione commessa dalla elefantiaca burocrazia municipale? O c’è dietro qualche cos’altro?

Sta di fatto che adesso tutto – sempre secondo i rumors – torna in ballo. Come nel più classico gioco dell’oca. Oche del resto ben abituate a frequentare i cortili del Campidoglio.

Una telenovela destinata a protrarsi ancora, alla faccia dei cronoprogrammi sbandierati da James Pallotta, il presidente a stelle e strisce della Roma calcio, e dalla compagnia di ballo: in pole position i mattonari del gruppo Parnasi, proprietari di quelle super contestate aree, considerate dall’ex assessore all’urbanistica Paolo Berdini del tutto inadatte soprattutto sotto il profilo idrogeologico, oltre che paesaggistico per una serie di vincoli dei quali le sovrintendenze non sembrano fregarsene più di tanto.

Condividi questo articolo

Lascia un commento