SAN MARINO / SPUNTANO LE PISTE DEGLI AFFARI PETROBRAS 

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Tutte le strade portano a San Marino. Anche quelle delle maxi tangenti brasiliane finite nell’inchiesta Lava Jato che ha provocato l’impeachment del presidente carioca Dilma Roussef, la galera per il suo Vate Ignacio Lula da Silva e l’uscita di scena di mezza classe politica verdeoro.

Sotti i riflettori, in particolare, le ultime operazioni finanziarie maturate all’ombra della potente Banca Centrale di San MarinoBCSM, che svolge le funzioni della nostra Banca d’Italia – un vero e proprio scrigno non solo di milioni ma anche di segreti.

Se ne è accorta anche la magistratura, che ha avviato un’inchiesta per far luce sulle responsabilità dei suoi vertici e su una serie di manovre border line, tutte dentro la cosiddetta “Operazione titoli” costruita con meticolosità e sotto l’ombrello protettivo delle consuete privacy sanmarinesi.

Putroppo per quei vertici, però, sono trapelate parecchie mail e non pochi messaggi imbarazzanti in grado di documentare il volume di affari messi a segno e che ora gli inquirenti sono impegnati a ricostruire.

Ma cos’è l’Operazione Titoli? Leggiamo quanto scrive Paolo Gerevini per il supplemento Economia e Finanza del Corsera. “BCSM nell’estate 2017 ha investito oltre 43 milioni per rilevare titoli che la Banca Cis aveva in garanzia a fronte di finanziamenti accordati ad alcuni clienti. I titoli erano obbligazioni senza rating e di alto rendimento emesse da una finanziaria olandese, Demeter, che è tecnicamente una ‘repackaging entity‘, cioè riconfeziona altri titoli. Nello specifico dovrebbero essere titoli derivati e collegati ai gruppi brasiliani Petroleo Brasilero (Petrobras), gigante petrolifero, e l’investment bank BTG  Pactual, che fece un bagno di sangue nel Monte dei Paschi di Siena”.

Davvero un bello scenario, tra le acrobazie griffate Mps e quelle del colosso petrolifero verdeoro Petrobras, che ha diretto l’orchestra delle super tangenti (5 milardi di dollari accertati) finite nelle tasche della classe politica locale, e versate anche da big del settore, come le nostrane Saipem (la controllata per l’impiantistica dell’Eni) e Techint, la star dell’arcipelago che fa capo alla dinasty guidata da Gianfelice Rocca.

Per la serie: le inchieste nelle inchieste. Visto che non c’è solo la Lava Jato delle toghe brasiliani, ma anche quelle avviate dalla procura di Milano che sta indagando da anni sulle pesanti accuse di corruzione internazionale, con processi anche in fase di start. Lo scenario delle tangenti dell’oro nero è più che mai vasto: non solo il Brasile, infatti, sotto i riflettori, ma anche Algeria, Nigeria e Congo. Basta scoperchiare un pozzo e ne esce davvero di tutto…

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