Barra a destra e l’Italia non è l’ombelico del mondo

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Mi scrive la signora Long, italiana coniugata in Great Britain after laurea in marketing, conseguita alla prestigiosa London School of Economy. Che succede in Italia, chiede sconcertata, come e più di chi nel nostro Paese vive frastornato le difficoltà di un labirinto caotico, impercorribile, privo di sbocchi ragionevoli, di choc a ripetizione, di lampi di schizofrenia e oscure trame, improvvisazione e deficit di trasparenza. E che le dico? Come motivare il default della sinistra da est a ovest del mondo, da nord a sud? Come analizzare il contagio del virus che lo infetta nella dimensione di pandemia? Quale collante salda in un micidiale coagulo Trump, la May, Erdogan, populismo, razzismo e forme articolare della destra nell’Europa dell’est, del nord, del centro e sud America, di Putin e quasi inaspettatamente dell’Italia, finita nelle grinfie di mezze tacche quali sono Di Maio e Salvini, sprovveduti e perciò pericolosi candidati a governare il Paese?

C’è poco o niente di politico nel pauroso tunnel in cui si va ficcando il mondo. Nello scippo del potere è dominante la stratificazione socio-economica del pianeta, in una scala di prevaricazioni di allucinante continuità. Al vertice c’è la ricchezza e il come finisca in possesso di pochi. A metterci le mani per capire se e come questa tirannide domina il mondo è utile il rapporto di analisti indipendenti: dicono che dieci potenti famiglie, membri di un’anomala società segreta, hanno consegnato a se stesse l’esclusiva, egemonica licenza di muovere sulla scacchiera internazionale, a proprio piacimento e vantaggio, pedine senza diritto di opposizione. Da burattinai le muovono come marionette deprivate della libera scelta, che si chiamino Trump o Xi Jinping, Putin o Akihito, Merkel o Macron e perfino Salvini o Di Maio. Per questi ultimi l’input è di generare un governo ultra conservatore, a dispetto di proclami E così èn direzione opposta. L’esca del più furbo dei due ha fruttato un buon pescato. Pd e aggregati sono in coma, il contratto di governo ha ridimensionato in larga misura le promesse elettorali più avanzate dei pentastellati e consolidato i capitoli antidemocratici della Lega. E così, è vicina ad accendersi la spia rossa del futuro dell’economia italiana, ma a senso unico, solo sul cruscotto del disagio sociale. Nello scenario della sgangherata politica del Paese incombe la “santa” alleanza dell’ultim’ora Lega-5Stelle-Fratelli d’Italia, un’accozzaglia di attentatori alla democrazia nata dalla Costituzione. Spia dell’imminente disastro, annunciato il 4 marzo, è la retromarcia innestata da Giggino Di Maio dopo aver chiesto l’impeachment per Mattarella ed evocato azioni eversive di piazza senza consultarsi con il socio Salvini, teso tifare contro governi di transizione e riproporre un esecutivo politico con i 5Stelle, l’aiutino della Meloni e perchè no, del neofascismo di Casa Pound- Forza Nuova. E allora niente stato d’accusa per il presidente e la frase capolavoro di Di Maio sul no impeachment: “…tuttavia resta una posizione coerente, ma collaborativa con Sergio Mattarella.” Il giorno dopo, quando i giochi a due con Salvini sembrano preludere al via di un governo politico bipolare, Di Maio, in comizio nella via Toledo, a Napoli, tace sul presidente e in dialetto locale dichiara: “No a governi tecnici (leggi Cottarelli, che non a caso indugia nello sciogliere la riserva) perché quelli traseno (entrano) e sicc (defilati) e se mettono ’e chiatte (straripano)”.

In vista di affogare nel mare in tempesta, i naufraghi della sinistra tentano di aggrapparsi alla zattera di salvataggio di un problematico “si salvi chi può”, quasi fuori tempo massimo, nell’intempestivo “l’unione che fa la forza”. Mai dire mai, ma l’iniziativa somiglia molto alla respirazione bocca a bocca praticata a un moribondo.

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