Giggino abbocca all’amo del Ce l’ho duro della val padana

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La belle famiglie italiane. Il Di Battista junior, con un colpo di scena degno del teatro dei pupi, sparacchia la news eclatante: basta con la politica, appendo al chiodo il titolo (usurpato) di onorevole. I soliti maligni si dilettano con ipotesi fantapolitiche. “Si è messo in stand by, perché successore designato da Casaleggio a subentrare in Campidoglio allorché i romani ne avranno abbastanza di una sindaca da esilio coatto. Ma…ma nel bel mezzo del putiferio in corso che Ce l’ho duro Salvini ha scatenato per andare a rapide elezioni, il Dibba torna precocemente in campo e pensate con quale irricevibile motivazione: “Il Quirinale mente”. Vuoi vedere che ne ha le prove? No, mente perché glielo ha confidato Di Maio e come non credere all’unto di Grillo e Casaleggio? Anche questa è l’Italia,finita nelle mani di dilettanti allo sbaraglio. Dicevo delle belle famiglie italiane e allora rimaniamo ai Di Battista. Tale padre, tale figlio. Il papà, al secolo Vittorio il fascista, è indagato per aver minacciato sui social il presidente della Repubblica. Si è rivolto a Mattarella, con epiteti come “poveretto” e “Mister Allegria”, ha minacciato una nuova presa della Bastiglia cioè del Quirinale. Il suo nome è nel registro degli indagati per le offese al prestigio e all’onore del Capo dello Stato. Gli fa eco un incavolatissimo Di Maio. Qualcuno deve avergli spiegato con pazienza, considerati i tempi di comprensione di Giggino, che Salvini gli ha fatto il “famigerato pacco”: ferreo diktat sul nome di Savona, prevista opposizione di Mattarella, governo di transizione, elezioni ravvicinate, a tutto vantaggio della Lega che cresce nei sondaggi. La reazione isterica del pentasetllato: “Tutti in piazza e bandiere tricolori alle finestre. Mobilitazione per chiedere l’impeachment del presidente. Poi, a lezione di costituzionalismo, il frustrato Di Maio ha imparato che non si può. Nuova marcia indietro e nuovo vantaggio per Ce l’ho duro, contrario alla richiesta di destituzione di Mattarella. L’accusa al compare leghista “è un pavido” cade nel nulla. Sullo sfondo, circola la terrorizzante voce di un chi, per ora non identificato, che prima del default del governo Lega-5Stelle avrebbe predisposto per ristampare la lira, in vista di abbandonare l’euro. E anche questa è l’Italia.

Cronaca quotidiana delle violenze contro la Palestina. Si devono al neo fascista Liederman, ministro della difesa del corrotto Netanyahu: oltre al muro della vergogna e al reticolato, Israele ha iniziato la costruzione di una barriera in parte sottomarina nella zona di Ashqelon, a Nord della Striscia di Gaza, per evitare infiltrazioni di sommozzatori di Hamas. Avviene mentre il consiglio degli esteri dell’Unione Europea conferma il sostegno per la soluzione a due Stati e un intervento immediato per evitare ulteriori perdite di vite. Il pronunciamento, come sempre è ignorato da Israele e da Trump. La seconda news è per un palestinese ucciso e un altro ferito da un carro armato israeliano su una postazione militare nel nord della Striscia. Lo riferiscono fonti da Gaza. E questa è da non perdere. Tel Aviv spalanca le porte al miliardario russo Abramovic, cacciato dall’Inghilterra. Sbarcato dall’aereo privato ha ricevuto seduta stante la carta d’identità israeliana. Che fa se inchieste giornalistiche hanno accertato che il miliardario russo deve la sua fortuna all’acquisto del gruppo petrolifero Sibneft grazie a corruzione e atti criminali. E’ calda l’accoglienza di Israele.

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