Salvini sull’abbandono di Conte: “mors tua, vita mea”

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Il gatto, ingrifato, e la volpe, in brodo di giuggiole, all’indomani del default di Conte che spalanca le porte al voto bis degli italiani: Di Maio, che mostra unghie e denti, è il gatto infinocchiato da Salvini, che per chi non lo avesse ancora capito, ha fornito al Presidente della Repubblica l’assist per bocciare Savona, mandare a casa Conte, rimediare con un governo a termine destinato a essere bocciato dal Parlamento, propedeutico di nuove consultazioni, che con l’ipotizzato premio di maggioranza spianerebbero la sua strada a premier.

L’isteria di Giggino di Maio, culminata con la gaffe istituzionale della richiesta di impeachmenti per Mattarella, a cui, ovvio, Salvini non ha aderito, è la tipica reazione di chi vede frustato un progetto ambizioso. Gli è solidale Di Battista, in perfetta sintonia con il papà mussoliniano, ma non aveva giurato di starsene fuori dall’agone politico? Lo sgomento di Di Maio è anche più sofferto per colpa del TG di Sky, che ha riproposto i suoi elogi a Cottarelli rivolti tempo addietro.

Nel decifrare l’appello alla destituzione di Mattarella non c’è che da attribuirlo a un raptus schizofrenico. Basta leggere l’articolo 90 della Costituzione: “Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri”.

Un Di Maio “fuori dai gangheri” per il ko di ieri sera, fuori di testa come chi assume droghe iper eccitanti, ha imitato maldestramente Salvini e vomitato un “sono incazzato” da trivio, con occhi fuori dalle orbite, voce alterata, toni da palazzo Venezia di antica e truce memoria. Le sue origini possono rimanere latenti, ma in occasioni speciali, come, la bocciatura del governo sottoposto al legittimo giudizio del presidente della Repubblica, riemergono, riesumate dal suo passato di destrorso. Non a caso socia dell’irresponsabile insulto al Capo dello Stato è l’ultradestra Meloni. Con lei sembra nascere una nuova empatia alleanza e significativa sono la minaccia di disordini di piazza, un minatorio “Non finisce qui”. Su altra sponda la promessa squadrista di Salvini di marciare su Roma.

Azzariti, insigne costituzionalista: “Omologare il comportamento di Mattarella a un colpo di Stato sembra francamente espressione del nervosismo dei tempi”.

La nevrosi di Di Maio potrebbe aggravarsi per l’incarico a Cottarelli, da lui definito in tempi non sospetti operatore indefesso della moralità, della sobrietà, dell’ostilità a superare i parametri prescritti dall’Europa. Nessuna vergogna per il presumibile voto contro il governo che Cottarelli si appresta a formare e a sottoporre al parlamento?

Se si è d’accordo che il movimento si è salvinizzato, a dispetto del numero di voti quasi doppi rispetto alla Lega, il fenomeno entra nel tunnel buio dei misteri di cui è satura la politica italiana. E insomma: timida tortora Di Maio e Salvini rapace predatore? Sembrerebbe di sì. Il default di Conte è specialmente la sconfitta di Di Maio, perciò sorprende l’impulso emotivo dei grillini delusi di curare in sede d pronto soccorso la ferita dello sconfitto senza attenuanti. “Sarà anche il prossimo candidato premier” gli hanno promesso”. Contenti loro…

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