CANTONATE / TOGHE ECCELLENTI A CACCIA DELL’OVVIO

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Super toghe alla scoperta dell’acqua calda.

Sul fronte dei lavori per la ricostruzione nel dopo terremoto di Amatrice punta l’indice il numero uno dell’Anac Raffaele Cantone: “C’è il rischio di infiltrazioni criminali”. Accipicchia.

A Palermo suona le trombe il procuratore generale Roberto Scarpinato: “C’è una parte della storia nelle stragi di mafia che è una storia segreta, ma purtroppo non è una novità, perchè è cominciata con Portella della Ginestra”. Mamma mia.

Ma al primo posto della special hit si piazza di diritto Piero Grasso, oggi a capo della truppa di Liberi e Uguali: “Dobbiamo tornare all’antimafia che si occupa e fa cose semplici, ma concrete. Come le lenzuola esposte nel quartiere di Palermo Passo Rigano in ricordo della strage di Capaci”. 

Ottime e abbondanti, le lenzuola, per combattere le mafie.

GRASSO CHE COLA

Guardiamo più da vicino queste istantanee dell’Antimafia prossima ventura.

Falcone, Borsellino e Antonino Caponnetto. In alto da sinistra Scarpinato, Cantone e Grasso

Partiamo dalle ultime frasi pronunciate dall’ex numero uno di palazzo Madama, Grasso. Che in occasione della commemorazione dell’eccidio in cui persero la vita Giovanni Falcone, la compagna e la scorta, trova il tempo per esprimere tutto il suo profondo dolore per il caso Montante: “per me si tratta di un vero lutto”, le sue commosse parole. 

E a proposito delle lenzuola, osserva: “sono un bell’esempio di come alcuni familiari reagiscono. Se ancora culturalmente non tutto è stato fatto, sono stati fatti molti passi avanti”. Nell’uso dell’italiano ancora no.

Passiamo ad altre parole pesanti, come quelle pronunciate da un’altra icona antimafia, Scarpinato, sempre in occasione dell’anniversario del tritolo di Capaci. Ecco alcuni tra i passaggi salienti: “Tutta la sequenza delle stragi che hanno insanguinato la storia italiana hanno una parte che non è stata svelata e non credo che, a questo punto, emergerà”. Incoraggiante, per cominciare. 

“Penso che questo paese abbia un grave problema, non riesce a fare i conti con il suo passato. E, quindi, non può capire il presente”. Diagnosi degna di Tucidide.

Poi un toccante amarcord: “Sono del ’52 e quando frequentai il liceo non si poteva parlare di fascismo perchè tanti professori e presidi erano coinvolti e non si sapeva come raccontare queste storie alle giovani generazioni”. Boh.  

Quindi i timori odierni: “E’ inquietante che ci sono tante, troppe cose ed è ancora più inquietante che ci sono tante persone che sanno e continuano a tacere. Perchè?”. Andrebbe chiesto a qualche magistrato. 

Fiammetta Borsellino

Ricorda poi il caso di un mafioso pentito che avrebbe potuto portare alla cattura di Bernardo Provenzano: si tratta di Luigi Ilardo: “Ci fece arrestare 15 capi di Cosa Nostra e avrebbe potuto rivelare gli scenari politici dietro le stragi. Ma è stato assassinato dopo poco”. 

Andrebbe chiesto a quei magistrati che si guardarono bene dal raccogliere la sua verbalizzazione e lo mandarono al massacro.

Un profondo commento: “C’è una parte della storia che è segreta, ma non è una novità”. 

Un altro interrogativo grosso come una casa: “E i Graviano perchè stanno in silenzio?”. 

Andrebbe chiesto a quei magistrati che hanno appena negato a Fiammetta Borsellino, la figlia di Paolo, l’autorizzazione ad un secondo colloquio con i fratelli Graviano. Per paura di un ‘depistaggio’…

I ricordi si moltiplicano e Scarpinato riflette: “Documenti spariti, la famosa agenda rossa di Borsellino, c’è qualcuno che lucidamente prende la borsa e poco dopo la rimette nell’auto in fiamme. Non si capisce perchè, se la prendi la dai ai magistrati come corpo di reato”. 

Andrebbe chiesto a quei magistrati che hanno costruito i processi Borsellino e, soprattutto, hanno taroccato il pentito Vincenzo Scarantino, con un depistaggio in piena regola, come ha più volte ribadito Fiammetta.

ANAC, MEGLIO TARDI CHE MAI

Passiamo alla terza toga eccellente, oggi al vertice dell’Autorità Nazionale Anti Corruzione. “C’è il rischio di infiltrazioni criminali nei subappalti per il dopo sisma ad Amatrice e in quelle zone terremotate”, sottolineano all’Anac. 

Fa eco Repubblica che titola: “Sisma, l’allarme di Cantone. ‘Controllate tutti i subappalti’”. 

Vincenzo Scarantino

A quanto pare nel mirino ci sono le Regioni, colpevoli di non aver puntato i riflettori proprio sulle catene dei subappalti. Puntualizza il quotidiano diretto da Mario Calabresi: “si scopre oggi che due regioni, Marche e Umbria, non hanno fatto tutto quello che erano chiamate a fare: vigilare. Assicurarsi cioè che gli operai dei cantieri fossero veramente quelli delle aziende subappaltatrici”. 

E poi: “poche settimane fa Cantone ha scritto di nuovo e questa volta la lettera è arrivata anche alla Presidenza del Consiglio e al ministero delle Infrastrutture. Contiene le controdeduzioni delle Regioni che per giustificarsi si sono appellate alle procedure d’urgenza. ‘Le cautele non sono state seguite’, scrive Cantone. Così ‘si incrementa il pericolo di infiltrazioni criminali’”. 

Sanno ormai anche le pietre, e da decenni, che le mafie trovano le loro grandi occasioni nelle emergenze, non solo quelle naturali (come terremoti e alluvioni) ma anche quelle comodamente inventate a tavolino,  ad esempio in occasione di eventi sportivi o meeting internazionali. A partire dal terremoto del 1980 che colpì Campania e Basilica, passando per tutte le altre calamità naturali e non solo, appunto, mafiosi e faccendieri l’hanno fatta sempre più da padroni. 

Attraverso i facili strumenti messi a disposizione dalle ‘normative’ (sic): appalti e relativi subappalti a raffica, varianti in corso d’opera, revisioni prezzi, sorprese geologiche e via di questo passo per macinare quantità sempre più gigantesche di danari pubblici, senza che nessuno muova un dito.

Adesso arrivano gli allarmi e i concitati Sos dell’Anac. Ma dove sono stati, fino ad oggi, lorsignori? A prendere la tintarella?  

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