SOLFATARA DI POZZUOLI / NESSUNO SE NE E’ FREGATO DEI PERICOLI

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Solfatara di Pozzuoli killer. Da anni rappresentava un pericolo ma nessuno ha mosso un dito. 

E’ quanto emerge da un lungo lavoro investigativo svolto dal pm della procura di Napoli, Anna Frasca, dopo la tragedia di settembre 2017, costata la vita a tre turisti veneti inghiottiti in un cratere bollente: un bimbo di 13 anni, Lorenzo Carrer, e i genitori. 

Tra pochi giorni l’unico superstite, l’altro figlio, verrà sentito nel corso di un ‘incidente probatorio’, finalizzato a fornire la conferma (o meno) per ulteriori piste investigative. 

Vediamo cosa scrive il pm, il cui lavoro è coordinato dal procuratore aggiunto Giuseppe Lucantonio. 

Anna Frasca sottolinea le “evidenti situazioni di pericolosità” nell’area della storica Solfatara” e “la formazione di cavità o voragini”, chiaramente ad altissimo rischio. 

Nota a proposito della progressiva apertura di voragini: “in assenza di qualsivoglia verifica e studio da parte di specialisti geologi o vulcanologi, veniva semplicemente colmata con il materiale prelevato da sito stesso, da cui si scavava per riempire i vuoti di volta in volta creatisi”. 

Infatti – prosegue il pm – “già nel 2014 si era aperta una grande voragine nella zona in cui è avvenuto il fatto in esame senza che alcuna misura di protezione, recinzione e studio specifico fosse adottato”.  Circostanze che – qualora confermate dagli ulteriori accertamenti – possono risultare di eccezionale gravità non solo a carico di chi gestiva la Solfatara, ma di chi avrebbe dovuto effettuare i controlli: e invece ha chiuso non uno ma due occhi. 

Nel mirino del pm chi ha gestito quel sito, ossia la società “Vulcano Solfatara srl” che fa capo alla famiglia Angarano. Sottolinea Frasca: “Nessuna delle risorse finanziarie dalla società è stata investita per ridurre la pericolosità della Solfatara, maggiore espressione vulcanica attiva di tutta l’area flegrea, in modo da garantire la circolazione in sicurezza. Il primo sottosuolo dell’area craterica – precisa – era vuoto, tanto che nel corso degli anni si è verificata più volte la formazione di cavità”.

E quando ci si accorgeva di quelle cavità, veniva piazzata la classica pezza a colori: “rimedi approntati in maniera artigianale”. Proprio come nel 2014, quando ci si trovò in presenza di un fatto analogo. Una cavità – denuncia il pm – “per morfologia perfettamente confrontabile con quella entro la quale è caduta la famiglia Carrer e rappresenta un precedente eclatante, per il quale era necessario provvedere a monitorare da subito il primo sottosuolo della piana craterica, cioè i primi tre metri di profondità”. Cosa che non è stata mai fatta. 

Secondo gli esperti, a partire dal vulcanologo Enzo Boschi, tutta l’area flegrea è a fortissimo rischio. Senza che né la Protezione civile né l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia né  l’Osservatorio Vesuviano si rendano conto fino in fondo dei pericoli e allestiscano misure ad hoc per la salvaguardia dei cittadini.

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