Festa o lutto, questo il dilemma

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Un semplice test, alla portata di tutti, per chiedere alla coscienza collettiva quale scala di valori in termini di comunicazione meritino questi due eventi: l’espropriazione ufficiale di Gerusalemme, imposta con evidente prepotenza militare come capitale israelita, in coincidenza con il settantesimo anniversario della nascita dello Stato ebreo, o la strage di palestinesi, più di cinquanta i morti, oltre duemilacinquecento i feriti dai cecchini agli ordini di Netanyahu, in concomitanza con il Yawm al-Nakba (in arabo: يوم النكبة‎,) ovvero con la commemorazione dell’esodo della popolazione araba, conseguente alla guerra arabo-israeliana del 1948, quando più di 700.000  palestinesi furono espulsi e si videro rifiutare ogni loro diritto al ritorno nelle proprie terre, espropriate, sia durante che al termine del conflitto.

Chiamato a decidere la priorità tra le i due eventi, chi avrebbe mai scelto di aprire il sistema dell’informazione con il bacio tra Netanyahu e la figlia di Trump che ha proditoriamente trasferito la sede dell’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme? Lo hanno fatto tutti e l’euforia per il sodalizio politico, economico e militare israelo-americano ha prevalso sull’indignazione per il tiro al bersaglio dei cecchini che hanno sparato per uccidere sui manifestanti palestinesi, anche su donne bambini, utilizzando vigliaccamente la fake news di terroristi infiltrati nella marea di manifestanti, che chiedono la restituzione dei territori usurpati e che hanno opposto il lancio inoffensivo di pietre ai fucili di precisione, ai lacrimogeni.

Non si placa in Italia la protesta, purtroppo elitaria, contro la vergogna del Giro d’Italia, emigrato per la prima volta nella sua lunga storia nei primi giorni della gara in Israele, con il via da Gerusalemme, a vantaggio del corrotto Netanyahu e del compare in affari Trump. Monta l’indigna per la strage al confine di Gaza e di ieri è il disperato appello dei palestinesi per l’emergenza dei duemilacinquecento feriti. Chiedono farmaci, sangue, di scongiurare altre morti per problemi di assistenza inadeguata. Chissà se l’Italia vora rispondere con l’invio di aiuti. Riscatterebbe la gaffe politica del Giro d’Italia esportato a Israele.

Cala il sipario sulla lunga e travagliata vicenda che ha visto sul banco degli imputati Saviano, autore di “Gomorra”, da cui è nata la sceneggiatura della fiction omonima, che non pochi hanno valutato come il peggiore biglietto da visita di Napoli, purtroppo esportato di là dai confini italiani. Appena edito, l’autore fu accusato di plagio per aver copiato articoli di Cronache di Napoli e Cronache di Caserta. L’iter giudiziario si è ora concluso con la sentenza definitiva della Cassazione che ha condannato Saviano e la Mondadori per plagio. Per lui, tuttologo onnipresente sui media in veste di guru della comunicazione, non è proprio un buon biglietto da visita. A proposito, della condanna nemmeno un rigo sulle testate giornalistiche e radiotelevisive che lo ospitano.

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