Il Giro espatriato, bandiere contro

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Il Giro d’Italia 2018 è il racconto del buio politico di chi ha avallato la faziosa decisione di esportare la partenza a Gerusalemme, città di cui Israele vuole appropriarsi come sua capitale con la complicità di Trump che vi insedia l’ambasciata americana, finora a Tel Aviv. La pubblicità per nulla gratuita concessa a Netanyahu non è certo gratuita. Il giro l’ha pagata in termini di spese della trasferta per centinaia di addetti e di ingiustificata subordinazione a due Paesi che storicamente e nella circostanza specifica sono complici di neo colonialismo violento nei confronti dello Stato palestinese. Il Giro “israeliano” è servito a mettere la sordina ai media, all’indignazione per il terrorismo dei cecchini che hanno ucciso e ferito, vantandosene, decine di giovani palestinesi al confine con Gaza. Incredibilmente la Rai e altre reti che raccontano la corsa hanno enfatizzato il “bello” delle tappe israeliane e ignorato l’ennesima aggressione ordinata da Netanyahu, la pioggia di missili su Gaza e sulla Siria, altro obiettivo delle sue velleità espansioniste, la sceneggiata sulle presunte prove sulla ripresa dell’attività nucleare dell’Iran, smentite dagli osservatori internazionali. Il Giro è tornato in Italia e il “peccato” di non poco conto della trasferta di Gerusalemme sarebbe svanito nel nulla della cronaca sportiva senza la contestazione che accompagna le tappe nel nostro Paese. Bandiere palestinesi, striscioni, presenze coraggiose agli arrivi e durante i percorsi, ricordano al mondo della politica, distratto dalle vicende degli strani gemelli Salvini-Di Maio, l’infelice decisione delle tappe israeliane, in qualche caso rischiando interventi repressivi delle forze dell’ordine, ma comunque in evidenza per le riprese televisive che non hanno potuto ignorare l’evidenza di immagini esplicite. Oggi il trasferimento frettoloso nella sede provvisoria dell’ambasciata americana a Gerusalemme e una considerazione sui servizi televisivi sull’evento. L’inviata di Sky, chissà se di origine ebraica, ha gongolato per cinque minuti mostrando un mini manipolo di fanatici con bandiere congiunte Israele-Usa, scritte inneggianti a Trump e perfino magliette, indossate da donne sue fan con l’auspicio della rielezione del tycoon nel 2020. Che festa, ha commentato l’inviata, esaltando il sopruso di Gerusalemme capitale dello Stato ebraico. Due parole sottovoce per i nuovi atti di violenza al confine con Gaza dove i cecchini hanno ucciso un altro palestinese e ferito cento manifestanti. Complimenti all’ “obiettività” di Sky.

Bastardi, se no cos’altro? Ignobili vigliacchi, delinquenti spregevoli che solo in sordida complicità, nel cosiddetto branco, scatenano la perversione di violenze contro deboli e inermi. E’ purtroppo seriale il caso di delinquenti che usano violenza di gruppo sulle donne, spesso molto giovani e con l’aggravante, è il caso di quanto accaduto a Sorrento, di impedire ogni tentativo di reazione delle vittime, drogandole. I fatti, da approfondire: cinque individui, di località della provincia di Napoli, arrestati dalla polizia, sono accusati di aver stuprato una turista inglese a Sorrento, luogo prediletto del turismo britannico. L’episodio recupera dalla memoria casi analoghi. Ad esempio quello recente dei carabinieri (espulsi dall’Arma) accusati di aver violentato due ragazze americane e il caso di alcuni anni fa, quando sette giovani di Marano, di famiglie camorriste, sequestrarono una ragazza e la violentarono a turno per un mese. Il branco se la cavò processualmente con poco per aver platealmente offerto un’importante somma alla madre della vittima, una povera donna, in cambio della remissione dell’accusa.

E anche questa è l’Italia.

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