L’EX CAPO DEL DIS MASSOLO PREMIER? GOVERNO DI SERVIZI

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Niente governo di scopo, niente larghissime intese, nessun governo del presidente. Ma un governo di Servizi. E’ la prospettiva che può aprirsi se, dalla rosa dei papabili premier, esce il nome di Giampiero Massolo, a lungo al vertice dello strategico DIS, il Dipartimento Informazioni per la Sicurezza, dopo anni di ‘servizio’ alla corte di tanti papaveri della prima e della seconda repubblica, da Berlusconi a Fini, da Monti fino a Renzi. L’uomo del Sistema ora entrato nelle grazie delle formazioni Antisistema, 5 Stelle e Lega. Incredibile ma vero.

Scorriamo quindi in rapida carrellata le tappe note e meno note che hanno caratterizzato l’inarrestabile ascesa al vertici dei Palazzi del super diplomatico lanciato verso la premiership, oggi seduto – tra gli altri incarichi – sulla comoda poltrona di presidente Fincantieri, il maxi carrozzone di Stato impegnato nelle costruzioni navali, e di numero uno dell‘ISPI, lo strategico centro studi per le politiche internazionali.

UN UOMO PER TUTTE LE STAGIONI

Lamberto Dini. In alto Giampiero Massolo

Lo start avviene proprio nel pre Mani pulite, governo Andreotti, quando Massolo entra a far parte dello staff diplomatico. Eccolo quindi nelle vesti di consigliere aggiunto a palazzo Chigi per l’esecutivo retto da Carlo Azeglio Ciampi. Il terzo balzo quando il timone passa nelle mani di un Silvio Berlusconi appena sceso nell’agone politico e subito vincente: Massolo ne diventa il ‘consigliori’, ossia il capo della segreteria particolare.

Il cambio di padrone è ormai una consuetudine, ed è la volta di Lamberto Dini premier. Quando lo stesso Dini poi diventa, nel 2000, titolare degli Esteri all’interno del governo Prodi, il fedele Massolo va a ricoprire la carica di responsabile per i rapporti con la stampa. Non basta: perchè viene anche nominato sul campo vice segretario generale della Farnesina. La casacca successiva è quella di vicario del segretario generale, quando il ministro di riferimento diventa l’uomo Fiat Renato Ruggiero.

Un’escalation che non ha tregua. Così diventa Direttore generale degli Affari politici, strategico tassello agli esteri. E si consolida nella poltrona quando alla Farnesina sbarca Gianfranco Fini, che lo coopta anche nel suo gabinetto speciale. E’ proprio il fido Massolo ad organizzare il famoso viaggio dell’ex capo delle truppe mussoliniane in terra d’Israele: nell’impresa lo spalleggia un altro camerata doc, Italo Bocchino, l’uomo di Alfredo Romeo nell’affaire Consip.

Mario Monti

Non mancano che i galloni: e perciò nel 2006 viene incoronato ambasciatore di primo grado, quindi direttore del personale. La corsa trova un’altra indimenticabile tappa con la nomina, arrivata dalle mani del ministro Massimo D’Alema, in qualità di segretario generale della Farnesina, l’uomo che tutto vede & tutto controlla sull’ampio e strategico fronte degli Esteri.

Manca solo un salto, ormai, nello straricco pedigree: la nomina a ministro. Lo è praticamente per una notte del pre governo guidato da Mario Monti, ma la mattina la poltrona verrà affidata ad un altro ambasciatore di carriera, Giulio Terzi.

Una poltrona persa ma subito gliene viene affidata un’altra non meno strategica: quella di numero uno del Dipartimento Informazioni per la Sicurezza, DIS per gli aficionados. Un vero e proprio super coordinamento dei Servizi, con accesso a tutti i dossier più scottanti, spesso e volentieri top secret.

OO7, OPERAZIONE TRASPARENZA

Incarico che tiene ben stretto anche con l’esecutivo di Enrico Letta e, soprattutto, con quello affidato nelle mani di Matteo Renzi. Con il quale subito sboccia una perfetta intesa. I due, infatti, inventano, dirigono e orchestrano l’Operazione Trasparenza, una delle più colossali fake news mai messe in campo a livello politico.

Di cosa si tratta? Far Trasparenza nei Misteri di Stato, aprire gli Archivi, desecretare montagne di carte: tutto ciò nei propositi, poi regolarmente disattesi.

Massolo con Matteo Renzi

Ma affidiamoci alle parole di Mago Massolo per descrivere quell’atmosfera tutta Verità e Glasnost che si respirava nel magico dicembre 2014: “Le migliaia di documenti che da oggi ogni semplice cittadino potrà consultare contribuiranno a una ricostruzione più compiuta, a una conoscenza vera dei fatti e potranno dare forma a un processo di riconciliazione con il passato in grado di farci guardare, finalmente, al futuro”.

Così continuava Babbo Massolo con la sua inconfondibile vena pittorica: “Restituire i colori, le sfumature, ma anche le parole al grigio rumorosamente silenzioso in cui sono state avvolte le vicende che negli scorsi decenni hanno segnato la storia del nostro Paese, restituisce voce alle istituzioni che quelle vicende hanno dovuto trattare, confrontandosi con il dolore di tutti quelli che le hanno vissute”.

Continua il Profeta: “Restituire loro la voce e metterla a disposizione dei cittadini perchè, citando Camus, l’assurdo e l’incomprensione nascono soprattutto dal confronto tra le domande dell’uomo e il silenzio del mondo (le istituzioni): è questa la direzione, lo spirito con il quale il Sistema d’Informazione per la Sicurezza della Repubblica versa migliaia di documenti, relativi ai cosiddetti ‘anni di piombo’, all’Archivio Centrale dello Stato: affinchè studiosi, giornalisti, cittadini possano consultarli, grazie all’applicazione della direttiva Renzi, con decenni di anticipo”.

Un miracolo di San Gennaro che subito si è trasformato in una clamorosa presa per il culo. Come hanno dimostrato tutti i tentativi portati avanti dalle associazioni di vittime delle stragi impegnate per mesi nel vano tentativo di accedere a quelle informazioni. Lo ha denunciato a chiare lettere, per fare un solo esempio, il presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna e poi parlamentare Pd, Paolo Bolognesi: “La gran parte di quelle notizie erano inutili o già note. Hanno poi inventato un sistema che ha reso praticamente impossibile l’utilizzazione dei dati. Il metodo tecnico di versamento dei dati stessi, infatti, è stato un vero muro di gomma, fatto apposta per boicottare lo spirito della direttiva stessa. La volontà di depistare a quanto pare continua. Tra quei documenti non c’è nulla, nessun riferimento agli autori delle stragi, ai mandanti, alle trame internazionali, ai rapporti con i servizi segreti, italiani o stranieri”.

Parole dure come pietre.

Alla faccia di tutta la Trasparenza, l’Apertura e la Velocità comunicativa sbandierate dal super capo del Dis, il poeta Massolo.

QUEL SEGRETO DI STATO SALVA SPIONI

Il quale, tra una fake e l’altra, ha trovato anche il tempo per entrare a piedi uniti in una Spy Story che ha visto coinvolti i Servizi segreti di casa nostra, ben coperti da tutti i governi – politici e tecnici – che si sono succeduti da Berlusconi fino a Gentiloni. Si tratta dei super dossieraggi organizzati dal tandem composto dall’ex capo del Sismi Nicolò Pollari e dal fido braccio destro Pio Pompa. Una incredibile e misconosciuta vicenda di cui la Voce ha più volte scritto in passato: pagina tra le più vergognose nell’ultimo decennio di casa nostra.

Nicolò Pollari

Decine e decine di magistrati, giornalisti (anche noi della Voce, considerati a capo di una Cupola disinformativa), attivisti, tutti considerati ‘nemici politici’ di Berlusconi e dossierati per 5 anni (dal 2002 al 2006) dai Servizi. La storia è venuta fuori con l’inchiesta della procura di Milano sul rapimento Abu Omar: fu scoperto, in via Nazionale a Roma, un maxi archivio con una montagna di dossier.

Ma l’inchiesta avviata alla procura di Perugia (competente per territorio visto che nel mirino dei dossieraggi c’erano anche diversi magistrati romani) è finita in flop, per via della costante opposizione del “segreto di Stato” volta a coprire quelle straillecite attività di dossieraggio e spionaggio. Tutti i governi (Berlusconi, Prodi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni) hanno regolarmente impedito il corso della giustizia e l’accertamento di quelle verità scomode, invocando “il segreto di Stato”: che invece nulla aveva a che fare con quel pasticciaccio che più brutto non si può.

In una delle ultime udienze perugine, ad aprile 2015, i legali di Pollari (Titta e Nicola Madia) hanno addirittura esibito una missiva inviata dal capo del DIS, Massolo, all’imputato Pollari per rassicurarlo circa ogni esito giudiziario: perfino anticipando quanto il governo Renzi avrebbe poi esternato, appunto, a proposito di quel famigerato “segreto di Stato”.

Così veniva sottolineato nel messaggio catalogato come “Riservato” e letto in udienza dai legali dell’ex capo del Sismi: “Si fa riferimento alla Sua comunicazione concernente la prossima udienza fissata per il 29 aprile del procedimento penale pendente presso il Tribunale di Perugia e riguardante i cosiddetti ‘fatti di via Nazionale’. Al riguardo, si comunica di aver informato il Presidente del consiglio dei ministri (Renzi, ndr) e l’Autorità Delegata che è vigente il segreto di Stato, così come opposto e confermato nel procedimento penale dal Presidente del consiglio pro tempore. Le comunico altresì – ricorrendone la condizioni in ragione della sentenza della Corte di Cassazione del 13 novembre 2014, non in linea con la giurisprudenza costituzionale – che è intendimento del Governo di proporre un nuovo ricorso per conflitto di attribuzioni a tutela del segreto di Stato nei termini della suddetta conferma presidenziale”.

Una picconata anche alla sentenza della Cassazione che si era opposta all’archiviazione delle posizioni di Pollari e Pompa! Un autentico conflitto costituzionale orchestrato dal tandem Renzi-Massolo: e a coronamento di una spy story che – come spesso e volentieri ormai succede nell’Italia della giustizia negata – rappresenta l’ennesimo buco nero nella storia della nostra sempre più disastrata repubblica.

Sorgono a questo punto spontanee una considerazione e una domanda. Potrà diventare o no, Massolo, premier del governo: resta il fatto che il suo nome è stato al centro della ‘trattativa’ per la formazione del prossimo esecutivo.

Con quale faccia mai possono i 5 Stelle comunque far proprio un nome che rappresenta l’esatto contrario, l’antitesi più manifesta, di quello che hanno predicato fino a ieri, proprio come emerge dalla ‘storia’ dell’uomo di tutti i Servizi? Mistero tra i misteri.

 

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