“CONDOTTE” / PASSA IL CONCORDATO PREVENTIVO ?

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18 maggio. Entro quel termine Condotte – il terzo gruppo italiano sul fronte di costruzioni e infrastrutture – dovrà presentare al tribunale di Roma il piano operativo per poter concretizzare il concordato, richiesto quasi quattro mesi fa, l’8 gennaio.

Una scadenza fondamentale per evitare il crac della società che ha fatto la storia mattonara di casa nostra, Condotte d’Acqua, reginetta del parastato fin dai tempi della “Razza padrona” e saldo presidio di mamma Dc. La sigla che – insieme ad Italstrade – permetteva allo scudocrociato (ma non solo) di gestire appalti, favori, clientele, consulenze per amici e amici degli amici: tra i fiumi di danaro pubblico che hanno caratterizzato decenni di vacche che più grasse non si poteva.

Ma anche oggi Condotte è una star, potendo contare su un ricchissimo portafoglio ordini, un fatturato consolidato da 1,3 miliardi di euro, 6 mila dipendenti sparsi in tutta Italia e all’estero.

Tra i lavori di maggior rilievo, quelli per il nodo dell’Alta Velocità a Firenze (800 milioni di euro) e per la superstrada Siracusa-Gela (215 milioni) sul fronte delle infrastrutture; e sul versante edile, la realizzazione della Città della Salute a Sesto San Giovanni (900 milioni) e del Nuovo Policlinico a Caserta (121 milioni).

Non è certo finita. Perchè in vari grossi consorzi fa capolino la presenza strategica di Condotte. A partire dal Consorzio Venezia Nuova per dar vita al Mose (finito sotto inchiesta, of course) passando per altri lavori autostradali, come la tratta ad alta velocità Brescia-Verona e il lotto austriaco del Brennero, per la cui realizzazione Condotte partecipa con un terzo delle quote.

Non mancano le ciliegine sulla torta, per fare un solo esempio la celebre Nuvola dell’archistar Massimiliano Fuksas, ossia il nuovo Centro congressi di Roma.

Così come certo non mancano i pesanti grattacapi e i contenziosi giudiziari. A cominciare dall’arresto, qualche mese fa, del numero uno Duccio Astaldi, presidente del consiglio di gestione. Per proseguire con i lavori portati avanti a Firenze dal Consorzio Nodavia (partner eccellente Condotte), caratterizzati da continui stop and go. Due anni e mezzo fa, infatti, la grossa tegola dell’inchiesta avviata dalla procura gigliata per infiltrazioni della camorra nei subappalti, in particolare per quanto concerne il movimento terra e l’interramento di rifiuti tossici: gli inquirenti, strada facendo, hanno scoperto la presenza di imprese del potente clan dei Casalesi. Poi i problemi di ‘Monnalisa’, la super talpa per scavare e contribuire alla realizzazione della stazione Foster: a dieci anni dallo start dei lavori, nel 2007, RFI (Rete Ferroviaria Italiana) ha deciso di chiedere una modifica sostanziale del progetto a Nodavia, cosa che ha portato ad un maxi contenzioso giudiziario (per via dei 130 milioni di presunti extracosti che Condotte reclama).

Una questione tira l’altra e perfino la Nuvola griffata Fuksas dà problemi: Condotte ha vinto la battaglia legale contro Eus spa, ma i 190 milioni di euro aggiudicati tardano ad arrivare.

Altre rogne per i cantieri del Terzo Valico e l’inchiesta avviata dalla magistratura sul consorzio Cociv. Senza contare ulteriori grattacapi dall’Algeria (per un’autostrada) e da Panama (per alcuni impianti sportivi e un ospedale).

Tutto ciò – spiegano negli ambienti di Condotte – ha prodotto una fortissima crisi di liquidità e una sensibile crescita dei debiti con banche (quasi 800 milioni) e fornitori (superato 1 miliardo). Da aggiungere la solita difficoltà a riscuotere i crediti dalla pubblica amministrazione (oltre 850 milioni) e i tempi lunghi dei pagamenti.

Tutto ciò ha portato i vertici di Condotte a chiedere il concordato preventivo al tribunale di Roma, per evitare il crac, mettendo uno stop ai pagamenti e alle stesse possibili istanze di fallimento.

Basterà il ricco portafoglio ordini (6 miliardi circa) e un “piano credibile” per ottenere il disco verde al concordato dal tribunale di Roma?

Sottolinea un ingegnere di Condotte: “Siamo in angoscia, non ce lo aspettavamo perchè il lavoro non manca, siamo il terzo gruppo in Italia. Qualcuno sta cercando una nuova sistemazione in altre aziende, ma si tratta di pochi fortunati. Con la crisi delle infrastrutture c’è pochissimo spazio. Ma in tutto questo come mai il Governo non dice una parola? Perchè l’esecutivo Gentiloni non ha alzato un dito in questi 4 mesi? E poi, come mai giornali e tivvù non ne parlano? E’ calato un assordante silenzio sulla nostra vicenda. Perchè?”.

 

Nella foto Duccio Astaldi

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